Se tra compagn* si pratica il “sessismo militante”

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Ci sono cose che per amore di militanza non sono dette a voce alta. Ricorre un’omertà che ci fa male o di sicuro fa male a me. Se un compagno ti molesta non va bene dirlo perché contribuisce alla demonizzazione che la società fa dei contesti antagonisti. Ma chi sa discernere sa bene che dire di uno che è stronzo non vuol dire che lo sono tutti. È la pretesa superiorità morale di tutti gli uomini di sinistra o anarchici che invece diventa mezzo di assoluzione per tutti, un po’ come quando dici che le donne, dato che alcune tra loro sono vittime di violenza, allora dovranno tutte essere considerate vittime.

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Del mio naso storto

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di Inchiostro

Avete mai pensato al fatto che i sogni sono fuori, e voi nel cassetto?

Mi è sempre piaciuta questa frase. In realtà mi sono sempre piaciute tutte le affermazioni che, in qualche modo, riuscissero a ribaltare un qualche punto di vista.

Comunque.

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Ti voglio depilata ma mi tengo la mia foresta vergine, egli disse

23GIU2004 OCCHI ELIO

Non ho mai capito perché agli uomini è concesso di andare in giro con sopracciglia tipo alberi dopo il passaggio di un tifone. Invece un giorno è capitato che io uscissi fuori con le sopracciglia non allineate. Ne avevo ripulito una e mi ero scordata l’altra. Così potevo usare l’opzione doubleface per adescare uomini con gusti assai diversi. Il tizio che mi aveva invitato a cena non era incline all’ironia, perciò non era una storia che potevo sistemare con una battuta. Per tutta la cena si percepiva il suo imbarazzo e alla fine pure il mio. Maledicendomi per aver dimenticato la pinzetta a casa – diversamente avrei potuto sistemare il pelo in bagno – mi concessi il diritto di continuare a conversare come se niente fosse. Ci sono mode di ogni tipo sul trucco e il pelo delle donne. Perché non è possibile annoverare tra quelle pure la moda delle sopracciglia spaiate?

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Godere sempre. Subire mai!

Serve parlare del problema della sega lunga. Quando ti si addormenta la mano perché lui non viene manco con i mozzichi e poi, tra l’altro, stringe la tua mano con la sua e la preme così forte che non la senti proprio più. Allora tenti di fare un movimento che non lo distragga. Sottrai alla stretta prima un dito, poi l’altro, e quando pensi di essere riuscita a liberarti lui si ripiglia e la riprende in ostaggio.

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Ho per compagna una cicatrice e te la spiego, figlia mia

Tutte le volte che guardo la mia cicatrice ricordo quello che è successo nel 1998. Sono trascorsi molti anni ma la cicatrice non mi permette di dimenticare. Perciò ho scelto di conviverci. C’è questa traccia qui con me e quasi le voglio bene. La capisco, mi commuove, è parte di me.

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Che fortuna che non abbia chiesto anche un pompino

Sto guardando l’ultimo rotolo di carta igienica. Poi dovrò pulirmi il culo con la carta del giornale. Ad avercelo il giornale. Mi pulirò con le pagine di un romanzo dell’ottocento. A me sono sempre piaciuti molto poco i tardo romantici.

Mi manca anche il bagno schiuma che ho allungato all’infinito con un litro d’acqua aggiunta in varie sessioni. Oramai diciamo che mi lavo con lo sputo e con una bolla simulata che viene fuori dall’apposito contenitore. Ho saltato due bollette della luce e sto sopravvivendo immaginando che tra un po’ non avrò più neppure l’elettricità. Allora mi converrà tagliare i capelli a zero, così potrò lavarli col sapone e asciugare la testa al sole.

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La ragazza che non sapeva dire di No

È difficile percepire la violenza se non ti hanno insegnato a farlo. Per esempio. Fintanto che mia madre mi diceva che era giusto punirmi perché non la aiutavo a casa io pensavo che quella violenza fosse giusta. La famiglia è il primo luogo in cui ti ingannano, frequentemente, e ti confondono così tu non distingui e tutto diventa un po’ più ambiguo. Ti insegnano che la violenza che subisci è colpa tua, dopodiché si incazzano se qualcuno, fuori, fa le stesse cose che fanno loro perché in quel caso la violenza diventa inaccettabile.

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