Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Perché alcune donne trovano “contronatura” i padri che si occupano dei figli?

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La prima volta che mi svegliai dopo un gran brutto incubo, che in qualche modo riguardava mia figlia, lei aveva appena sette mesi. È strano, diceva mia suocera. L’apprensione, che crea ansia e poi trova una minima catarsi negli incubi notturni, dovrebbe essere tipica delle madri. Invece io ero un padre e già lei mi guardava in modo strano.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Sono padre di un bambino e non ho mai avuto scelta

Ho letto tante storie di madri che sono pentite di aver avuto un figlio. Si è aperto uno spiraglio per far raccontare a queste donne la loro solitudine e i loro pensieri bui. Mi sono chiesto se lo stesso spazio poteva essere destinato a me, un uomo, un padre pentito o, meglio, che non ha mai scelto di essere tale. Non ho mai avuto grande possibilità di scelta salvo all’inizio, credo, quando ho avuto un rapporto sessuale con un preservativo che ha funzionato male. Si è srotolato dentro la sua vagina e io non me ne sono neanche accorto, così anche lei, perciò nessuno ha “colpe” da espiare. Poi la mia vita mi è sfuggita di mano. Non ho più avuto alcuna possibilità di scelta. Stretto nel mio ruolo di uomo che doveva stare attento a non ricalcare le orme di uomini irresponsabili che prima di me avevano abbandonato madri e figli, sentivo sguardi e giudizi che mi prendevano di mira.

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Critica femminista, Pensieri Liberi, Violenza

#CulturaDelPossesso: genitori uccidono i figli. Li aiutiamo o no?

Proprio in questi giorni, mentre si discute del delitto di Santa Croce Camerina e si mette alla gogna, prima di aver ottenuto prove certe e di una sentenza, Veronica Panarello, tra gli altri delitti compiuti vediamo quello di due uomini [1] [2], che in due differenti luoghi della nostra penisola, uccidono moglie e figlio e poi si suicidano. In un altro post parlavo di come influisse in questi delitti la cultura del possesso. I figli li ammazzi, ovvero te li porti dietro, come fossero carne della tua carne, pezzi di cuore di cui non riconosci l’autonomia di un battito diverso dal tuo. Li uccidi, ti ammazzi, realizzando anche, a volte, un dispetto, una sottrazione di affetti, all’altro genitore. E’ possibile che quel dispetto lo compia la madre o è il padre a farlo. Sono certa che in questi giorni non avete sentito parlare degli ultimi delitti perché la storia di Loris è più succulenta. Veronica, sua madre, ha una vita talmente complicata da diventare il perfetto mostro da mettere alla gogna. Su una madre si scatena la rabbia popolare, perché secondo la mentalità corrente, per una madre, uccidere il proprio figlio, sarebbe contronatura. Eppure dalle cifre che seguono potete osservare voi stessi come l’uccisione di un figlio da parte della madre sia un fenomeno diffuso. Queste donne non sono mostri. Sono donne piene di problemi. Lo erano. Sono donne anche profondamente egoiste, perché considerare i figli cosa propria al punto di ammazzarli (io ti ho fatto e io ti disfo) è un segno di grandissimo egoismo. E’ anche segno, a mio avviso, di una totale adesione ad una cultura che vuole le madri santissime, martiri o molto ma molto cattive, senza via di mezzo, senza riuscire a dichiarare la propria stanchezza e distanza da quell’istinto materno che vorrebbero attribuirci per imposizione di ruolo di genere.

Quando sono i padri a uccidere, per un verso i media realizzano una descrizione della storia che li vede sofferenti, soli, esclusi dal ruolo genitoriale, abbandonati. Sono separati, non accettano la separazione, ancora di più non accettano la separazione dai figli. I loro delitti vengono usati da chi divulga fobia generalizzando a proposito di una presunta mostruosità dei padri tutti. Vengono usati da chi crea un pregiudizio affinché i padri non abbiano mai legittimazione e difese sociali per esigere l’affido condiviso del figlio. Se uno è un assassino lo sono tutti. Istigare all’odio contro i padri, d’altronde, è cosa che fa il paio con l’istigazione all’odio contro le madri. Parrebbe inutile raccontare una storia che non mostrifica nessuno e che tenta di capire le ragioni sociologiche, antropologiche di quel che questi uomini e queste donne compiono. Per esempio, in un libro recente che parla di uomini, una donna parlava di sindrome di Medea attribuibile agli uomini. Uccidere i figli per dispetto, portarli via alle donne che avrebbero negato l’affido o qualche visita in più, diventa il segno distintivo di una azione che in termini culturali si traduce in una ulteriore colpevolizzazione delle donne. La madre ha colpa quando è lei ad uccidere e sembrerebbe avere colpa anche quando ad uccidere è lui.

Di diverso c’è il modo in cui reagisce comunque la società. Gogna e sguardo pietoso possono riguardare la donna o l’uomo ma per l’uomo si parla di una pena ancora più grave in quanto il padre è quello che dovrebbe tutelare la vita dei figli. Non è accettabile che un uomo mostri tanta debolezza, perché ad essere debole, nella coppia come nella società, eventualmente è la donna. L’uomo deve proteggere moglie e figli. Per un verso o per l’altro entrambi, donne e uomini che uccidono i figli, trasgrediscono la regola che li lega alle convenzioni sociali. Cosa possiamo fare perciò per prevenire questi delitti?

1] Bambino ucciso dal padre. Lui uccide la moglie e poi uccide il figlio e si suicida. Non accettava la separazione.

2] Bambino ucciso dal padre. Lui aveva ucciso anche la moglie e poi si è suicidato. Non accettava la separazione.

3] Bambino ucciso dalla madre che poi si suicida.

4] Bambino ucciso  dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.

5] Bambino ucciso  dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.

6] Bambino ucciso probabilmente dalla madre. Non tollerava la separazione. Poi si suicida.

7] Bambina uccisa dal padre. Non sopportava l’idea della separazione. Poi ha tentato il suicidio.

8] Due bambini uccisi (assieme alla madre) dal padre. Voleva liberarsi del peso familiare. 

9] Bambina bruciata viva dal padre. Era un violento. Si è dato fuoco anche lui.

10] Bambino ucciso dal corteggiatore (respinto) della madre. Ritorsione.

11] Bambino ucciso dalla madre. Il marito aveva un’altra donna. Lei poi ha tentato il suicidio.

12] Bambina gettata dalla madre nelle fogne. Voleva liberarsi di lei. La bambina è sopravvissuta.

13] Due bambini uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.

14] Bambino ucciso dalla madre. Ha tentato di uccidere anche un’altra figlia. Parlano di “raptus” di follia. 

15] Due bambini bruciati/uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Il padre è sopravvissuto alle ustioni.

16] Due bambini uccisi dalla madre. Li ha buttati dalla finestra. Parlano di raptus di follia.

17] Bambino ucciso dal padre. Parlano di raptus di follia. Il padre si suicida.

18] Bambina accoltellata dalla madre. Parlano di raptus di follia. Poi tenta il suicidio. Sono sopravvissute entrambe.

19] Bambina uccisa dalla madre. Attraversava un momento “difficile”. Poi si è suicidata.

20] Bambina ridotta in fin di vita dalla madre. L’ha massacrata di botte. E’ sopravvissuta.

21] Bambina uccisa dalla madre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.

22] Bambina accoltellata dalla madre. Aveva litigato con il marito. La bambina è sopravvissuta.

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cari padri separati, l’ascolto può e deve essere reciproco

La vicenda del femminicidio commesso con tanto di plauso a suon di centinaia di Like su facebook ha suscitato una serie infinita di commenti divisi tra chi vede l’assassino come una vittima del sistema delle separazioni e degli affidi e chi lo giudica un femminicida e un veicolo di cultura sessista e misogina.

I delitti che vengono descritti dai media come conseguenza di presunte complicazioni relazionali unite a circostanze legate alla questione degli affidi diventano generalmente spunto di dibattiti, o meglio, di scontri tra due fazioni che sul web si contendono il primato del vittimismo.

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Antiautoritarismo, La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Bimbi picchiati: la violenza taciuta e rimossa in nome della “famiglia”!

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=72_i3SJbuhQ

[Campagna contro la violenza sui bambini]

Avevo chiesto se da piccoli vi aveva picchiato qualcuno. Padre, madre, zio, fratello, sorella, maestra, maestro, insegnante, qualcun@. Avevo chiesto da chi ritenete di aver subito violenza. Mi è arrivata una pioggia di messaggi privati, con la voglia, il bisogno, di raccontare violenze rimosse, abusi sopiti, o anche elaborati, talvolta banalizzati o inseriti in un contesto preciso. In ogni caso, quello che è risultato evidente, è che tra tanti messaggi quello che viene fuori è un quadro che demolisce ogni stereotipo sessista o che, talvolta, lo ripropone, oppure che ridefinisce il concetto di genitorialità alla luce di comportamenti che denotano un senso di proprietà, una cultura del possesso, che talvolta potrebbe portare anche a scelte estreme.

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Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#CulturaDelPossesso: Mio o di nessun altro (di figli uccisi e dintorni)

Più vengono fuori le notizie attorno all’ultimo delitto compiuto da una donna che ha ucciso prima i due animaletti che si portavano dietro, poi, a colpi di pietre, il figlio e poi si è lanciata da un dirupo, e più mi rendo conto che i contorni che si delineano sono esattamente, in qualche modo, identici a quelli che possono essere visibili quando un uomo compie un femminicidio. Al di là del fatto che insistere con la questione della “depressione”, ponendo uno stigma che riguarda tantissime persone che di fatto non uccidono nessuno, mi sembra solo un modo per dire a se stessi che le persone “normali” no, non potrebbero fare queste cose, impedendo così a chi lo vuole di cercare una risposta preventiva su una faccenda che presenta anche ragioni culturali, ma poi continuo a chiedermi quanto, nella foga di trattare la questione solo quando sono i padri ad uccidere i figli, la rimozione contribuisca a rendere invisibile un fenomeno che invece andrebbe messo in luce.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

A scuola di femminismo da un paternalista (come accreditare patriarcato buono dando addosso all’Eretica)

Ovvero quando essere anti/pas accredita il patriarcato (buono).

C’è un paternalismo che si traveste da femminismo (istituzionale) per sdoganare patriarcato (buono) con tanto di legittimazione delle donne. Si chiama backlash gender e produce mille danni al giorno. Uno degli impegni di codesti soggetti è quello di delegittimare i femminismi autodeterminati che non vogliono tutele, non tollerano paternalismi e dunque che non tollerano che un uomo possa dire a qualcuna “io so cosa è bene per te“.

Lo sapete: c’è un tale che si accredita presso mondi femministi dichiarandosi anti/pas e polarizzando lo scontro contro Eretica su tutto il web. Questa la chiave di volta per vivere di (micro)fama riflessa. Non un suo ragionamento critico. Non una sua analisi personale. Nulla di suo. Niente. Dall’alto del suo pulpito lui rilascia e toglie patentini femministi, si è autonominato guardiano del tempio, assegna etichette a quest@ e quell@ e sostanzialmente fa scuola di femminismo crocifiggendo femministe e pratiche che non gli piacciono.

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Antisessismo, Critica femminista, Genitori separati, Violenza

Lei voleva far uccidere il marito. Ora rivuole i “suoi” figli!

Leggo di una donna che voleva far uccidere il marito. Prova ad assoldare un sicario, che poi si rivela un poliziotto. Viene accusata e assolta. Lui non è mai stato in pericolo e lei non ha commesso alcun reato. Non entro nel merito dell’accusa o delle soluzioni perché non mi interessa il piano penale e come sapete bene per quello che mi riguarda il carcere e la repressione non risolvono proprio niente.

Mi piacerebbe però analizzare il contenuto dell’articolo pubblicato sul sito di RaiNews24,

Si definisce lo stato d’animo della donna come “in piena crisi coniugale e psicologicamente fragile“. Si spiega che parlò con un’amica per confidarle le sue intenzioni e l’amica, per fortuna, “avvisò l’uomo che architettò un piano per incastrare la moglie“.

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Affido condiviso, Genitori separati

Il cromosoma P

C’è un pezzo di Claudio Risè che stabilisce differenze e dice che il padre non dovrebbe indossare il grembiulino e fingere di essere “madre”, attribuendo perciò un ruolo specifico ad ogni genitore, sulla base del genere, confondendo il sesso con gli stereotipi di genere assegnati ad esso per cultura. Parere evidentemente speculare e opposto a quello di donne/madri che sostengono a loro volta come la differenza di genere debba essere ben espressa nei ruoli genitoriali. La madre ha da fare solo la madre e il padre ha da fare solo il padre. Uno dei papà con i quali sono in contatto, e che è già intervenuto su questo blog, però non è d’accordo. Ecco quel che scrive.

Il cromosoma P

di Capitan Daddy

Le generazioni cambiano e siamo cambiati anche noi, ora siamo nell’era in cui i rapporti tra genitori e figli sono molto diversi rispetto a quando eravamo bambini negli anni ’70; le separazioni allora potevi contarle in un rapporto 1/100 e nella maggior parte delle famiglie il padre lavorava e la madre faceva la casalinga: beato boom economico; adesso, invece: si vive nella speranza di trovare un lavoro, bisogna lavorare tutti e due per forza, altrimenti non si sbarca il lunario, quindi è normale che dei figli ci si occupi entrambi; la divisione dei compiti non è più netta come una volta: il padre spesso fa la madre e viceversa.

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Affido condiviso, Genitori separati, La posta di Eretica

#AffidoCondiviso: come avete organizzato la condivisione dell’affido?

Mi scrive Lu:

Vorrei sapere se fosse possibile confrontarmi con genitori separati che hanno già in atto l’affido condiviso da tempo.

Vorrei capire con quale modalità, che tempi di permanenza dall’un@ e dall’altr@ genitore, e se i bambini hanno trovato beneficio vorrei capire in cosa ed esattamente come.

Non sono sposata, per cui al momento stiamo facendo mediazione presso un centro. La mia speranza era di percorrere questa strada per ‘abbattere’ i conflitti e poter serenamente separarci. Per ora è pura utopia. Domani chissà.

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Affido condiviso, Genitori separati

Diario di una nuova compagna: mercoledì!

di Lady Fuxia

Mercoledì una giornata come tutte le altre. Non se sei la compagna di un padre separato.

Nella maggior parte dei casi il mercoledì dall’uscita di scuola al dopo cena in casa con noi c’è tuo figlio. Poche ore per condensare una vita fatta di scuola, pensieri da condividere, una vita da determinare. Si, perché un giorno lui sarà un uomo, proprio come te.

Mercoledì, quindi non è un giorno come gli altri in casa nostra, è un giorno in cui il sole scalda di più e il cielo è più azzurro, anche quando fuori piove.

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Affido condiviso, Genitori separati

Diario di un padre separato: la papà-cena!

di Capitan Daddy

È mercoledì, il giorno della cena col papà… ho due figli e da più di cinque anni nel classico mercoledì sera da papà separato passo a prenderli al ritorno dall’ufficio per cenare insieme; e da cinque anni loro lo segnano sul calendario; tuttavia nel bel mezzo della settimana si svolge un fantastico percorso ad ostacoli…

Questo dovuto al fatto che la più classica delle leggi di Murphy (se qualcosa può andare storto sicuro ci andrà) farà si che quanto previsto dagli accordi non si paleserà nei fatti.

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Come risolvere la povertà delle madri?

La povertà delle madri. La povertà dei padri. La povertà delle persone. Quando smette la solidarietà reciproca si fa a gara a chi è più povero di chi. Ho sempre odiato questa cosa e non capivo perché fosse necessario rilevare la povertà dei padri, per esempio, fintanto che non ho inserito quel ragionamento nell’analisi di una economia in cui a lui, padre, marito, ex marito, viene assegnato il compito di sopperire alla spesa laddove un datore di lavoro o lo Stato non ci sono.

Non si tratta più di responsabilità reciproche, che è chiaro che devono esserci. Non c’entra neppure il fatto di cavarsela con poco dopo che per anni hai vissuto una vita con una partner che con te condivide compiti di genitorialità. Si tratta solo di prendere atto del fatto che per quante madri povere esistano la mia stessa lotta sociale è ridimensionata, è tremendamente addomesticata e orientata a legittimare quello stesso Stato che si serve di me per reggere in piedi il suo modello di Welfare in cui io, donna, madre, altro non sono che un ammortizzatore e uno psicofarmaco sociale.

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Affido condiviso, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Genitori separati

Madri sante e padri criminali

Ripristinato l’ordine “naturale” delle cose. Le madri sono tutte sante, martiri, i padri sono orchi, cattivi, egoisti, criminali. Quando le madri parlano dei padri tanto cattivi davanti ai figli lo fanno per metterli in guardia, difenderli. Se i padri fanno la stessa cosa è certamente per mettere in cattiva luce le mamme. Quando le madri coadiuvano i figli affinché si nascondano per sfuggire al padre, lo fanno per il loro bene. Se un padre facesse la stessa cosa è sicuramente un mostro che vuole tenere lontani la mamma dal proprio cucciolo.

I figli devono stare con le madri e se i padri vogliono stare con i figli significa che hanno un secondo fine. Vuol dire sicuramente che sono molesti, vogliono picchiarli dalla mattina alla sera, vogliono stuprarli abitualmente ogni notte, vogliono percuoterli psicologicamente, vogliono poter avere uno strumento in più affinché le loro ex mogli, tutte innocenti, patiscano.

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Affido condiviso, Genitori separati

La Pas non c’è ma i problemi di genitori e affidi restano tutti

Per iniziare leggetevi le linee guida per parlare di Pas. Poi, volendo, potete orientarvi con la notizia che la Pas non è stata inclusa come Sindrome né come Disturbo nel Dsm5. Dopodiché tenete anche presente quel che si muove attorno alla questione della Pas o quel che si dice in giro dei padri separati, perché c’è chi se ne occupa, legittimamente, in senso scientifico o giuridico, e c’è chi fa da tifoseria producendo queste distorsioni delle quali potete leggere qui. Sui metodi attraverso i quali si costruisce consenso grazie all’indignazione teleguidata ho scritto, in altri tempi, più o meno qui e qui. Su come possa sentirsi impotente un genitore di fronte alla potente macchina dello Stato quando si muove per “ripristinare” l’ordine potete leggere qui. Sulla faccenda di Cittadella c’è questo. Commento a quello di cui si parla invece oggi, la sentenza che capovolge il risultato, c’è questo o questo o questo con le dichiarazioni varie raccolte sulla stampa. Qui trovate un commento di Adiantum che è una delle maggiori reti di associazioni che si occupano di padri separati. Qui il commento di Marino Maglietta che ha praticamente concepito la proposta di legge sull’affido condiviso che nel 2006 divenne legge. C’è n’è perciò per farvi un’idea del tema di cui parliamo.

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