Critica femminista, Culture, Violenza

Quando per la donna uccidere un uomo è legittima difesa?

La risposta parrebbe essere: mai!

Secondo la legge devono esserci ripetuti episodi di maltrattamenti ma evidentemente devono essere stati denunciati. E ci deve esser una situazione di reale pericolo, diversamente non viene considerata una difesa legittima ma un assassinio.

Per tentare di capire bisogna fare una premessa: una donna non denuncia e se è vittima di violenza molto spesso è terrorizzata e non ritiene, per questioni psiclogiche e per disistima, di poter essere creduta. Spesso molte riferiscono che le stesse famiglie non credono ai loro racconti e le incoraggiano a resistere per il bene dei figli. Si viene a creare una situazione di terrore nella quale una donna, manipolata e offesa dal marito violento, non ritiene di avere nessuna via d’uscita. Le botte non arrivano mai da sole. Un violento le accompagna con svalutazioni e spinte all’isolamento della donna. Non ti vorrà nessuno. Te lo meriti, è colpa tua, non dovevi fare questo o quello. Dunque qual è la via d’uscita che una donna in queste situazioni trova? Generalmente, giacché il rapporto di forza fisica è impari, decide di uccidere il marito nel sonno. Da sveglio non potrebbe avere la meglio. Ma uccidere nel sonno significa per la legge che lei non è in oggettivo e immediato pericolo e che ha premeditato l’assassinio. Non si tiene conto della cosiddetta sindrome della donna maltrattata, più conosciuta negli Usa, che impone alla donna di sentirsi in pericolo sempre, finanche quando lui le dorme accanto. Lei soggiace al di lui controllo e non riesce a salvarsi se non immaginando una via definitiva per sé e i figli. Le donne che uccidono gli uomini, per la maggior parte, senza voler giustificare le loro azioni, lo fanno in situazioni di violenze ripetute e mai denunciate. Situazioni di cui sapevano i vicini e i familiari ma venivano taciute. Situazioni perfino conosciute dai figl vittime di violenza assistita ai quali si impone lo stesso regime di omertoso silenzio.

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Contributi Critici, Storie, Violenza

In Francia chiedono la grazia per Jacqueline Sauvage: uccise il marito violento!

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Elisabetta ha approfondito quanto c’era da sapere su un caso di cronaca del quale potete leggere in basso. Sua la premessa e sue le traduzioni. Buona lettura!

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Storia di Jacqueline Sauvage: raccolta di articoli

La vicenda di Jacqueline Sauvage è infine comparsa anche nella cronaca italiana qualche giorno fa. É una storia difficile da qualunque parte la si prenda. Dopo 47 anni di stupri e violenza su di lei e sui figli ha ucciso il marito ed è stata condannata a 10 anni di carcere. In seguito alla sua condanna in appello, le sue due figlie hanno lanciato una petizione per chiedere al presidente Hollande (in questo momento impegnato in ben altro) la grazia per la loro madre. La petizione, che ha già raggiunto circa 150.000 firme, è stata rilanciata da alcune femministe storiche (articolo “Chi ha il permesso di uccidere”) e circola corredata di tutto l’armamentario vittimistico (basta vedere la foto allegata al testo.) Un’altra associazione femminista critica il ricorso alla giustizia e organizza una colletta per renderle il carcere più vivibile (vedere l’articolo “Mensa per Jacqueline Sauvage”), che al momento raccoglie 14.460 euro. A parte un testo apparso su un blog anarco-femminista (vedere l’articolo “É stata una ribellione) è flagrante in queste mobilitazioni l’assenza di una critica alla cultura che ha prodotto una vicenda come questa. 

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Uccisa una esponente del PPE in Spagna a causa di un licenziamento

Qualche giorno fa una donna, María Montserrat González Fernández, 55 anni, pare abbia confessato di aver ucciso la rappresentante politica del partito di maggioranza (PPE) Isabel Carrasco. Dice che ha pianificato la vendetta dopo il licenziamento della figlia che ha perso il posto di lavoro presso la provincia presieduta proprio dalla Carrasco. La figlia aveva perso il lavoro nel 2011, quando il contratto a tempo determinato con il consiglio provinciale era scaduto e fu scelto un altro candidato a sostituirla. Tra l’altro il consiglio dichiarò di averla pagata in eccesso ed esigeva la restituzione di circa 6.500 euro. Tra cause e contro cause la legge ha dato ragione al consiglio e quella è stata, secondo le cronache, l’ultima goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso.

Non si sa se la figlia, Montserrat Triana Martínez González, 35 anni, sia stata complice nella realizzazione del delitto. E’ stata arrestata ed è comunque sotto inchiesta. Alla Carrasco, nel frattempo, sono dedicate celebrazioni e cordoglio nazionale. I media spagnoli descrivono la Carrasco come la donna più potente della zona di Leòn. Membro di primo piano del partito al potere, era stata alla guida dello stesso nella provincia e poi capo del governo provinciale. “E’ stata colpita con tre colpi di pistola e uccisa un giorno che camminava tra la sede di casa sua e quella del partito. Le due donne, madre e figlia, sono state subito arrestate. Marito e padre delle donne, Pablo Antonio Martínez, è un ex ispettore capo della polizia della città vicina di Astorga. E’ stata arrestata anche una terza donna ma non si capisce che ruolo abbia avuto.

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