Nel luglio 2013, durante una manifestazione di No Tav, Marta, una compagna pisana, fu fermata dalla polizia dopo una carica. In seguito Marta affermò, pubblicamente, di essere stata pestata, insultata e molestata sessualmente dalle forze dell’ordine. Viene comunque denunciata (poi assolta), come altri compagni fermati quella sera. Alla prima udienza del processo il movimento No Tav organizza un presidio per non lasciare da sola Marta. Un gruppo di compagne decide di portare uno striscione con su scritto “SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE, NON UN PASSO INDIETRO, SOLIDARIETA’ A MARTA – COMPAGNE NO TAV”. Aprono lo striscione, provano ad appenderlo alle cancellate fuori dal tribunale ma vengono bloccate con violenza e poi denunciate. Le persone “identificate” sono poi indagate per violenza aggravata a pubblico ufficiale perché, così ha sostenuto la Procura, non rispettarono il divieto di appendere lo striscione. Non è servito dire che quell’ordine non avesse alcun senso perché su quei cancelli erano stati appesi, in svariate occasioni, striscioni riferiti ad altre manifestazioni. Così arriviamo a oggi.
E’ un pochino che non scrivo nulla e scommetto che non vi sono mancato.
Stavo giustappunto pensando di scrivere qualcosa riguardo la percezione dei corpi, solo che poi si è sollevato il gran macello riguardo le dichiarazioni di Miss Italia, e quindi.
Ragazzi, devo dirlo, certe cose mi fanno ammattire. Ammattire nel senso che vengo colto da momenti di ilarità incontrollata, nel senso che sono proprio divertito.
Vi pongo un quesito semplice. Quante volte siete passati da qualche stazione e avete visto una scritta NoTav? Io un sacco di volte. Come si fa a mettere una scritta NoTav in relazione ad un attentato? Mah!. Si è forse analizzata l’epoca in cui quella scritta è stata realizzata? Ieri? L’altro ieri? Un mese fa? Un anno fa? Io ricordo di essere passata da Bologna e di aver visto alcune scritte circa un paio di anni fa. Dunque sarebbe questa la prova regina che fa urlare i ministri all’attacco terroristico dei Notav o è semplicemente che in questo periodo di arresti e inchieste in cui si legge che certa gente di estrema destra, anche vicini a politici vari, progettava attentati e un mondo a misura nazista e bisogna spostare l’attenzione?
Come fa un ministro a urlare all’emergenza solo per qualche scritta sui muri? Come fa il governo a fornire un argomento così succulento ai quotidiani che sostituiscono la storia del terrorismo di estrema destra e della faccenda di mafia capitale con un argomento che amano da sempre?
Come avviene la costruzione del mostro? Proprio così. Prendi un attacco qualunque, attribuiscilo, a priori, senza alcuna presunzione di innocenza, a gente che di quella storia non sa un cazzo, ignora che gli accusati NoTav arrestati per terrorismo, di recente, sono stati assolti e che l’accusa di terrorismo nei confronti di quel movimento è una stronzata enorme, e insisti, sotto le feste di natale, nel dare alla gente un elemento di preoccupazione che certo non lascia tranquilli. Chi viaggerà serenamente sapendo che si sarebbe un fantomatico gruppo terrorista NoTav che può incendiarti stazioni e treni? Dico, ma si rendono conto i ministri di quello che stanno dicendo? Davvero non se ne rendono conto?
Com’è che non hanno urlato “fermiamo il terrorismo… non ci intimiderete” quando si è scoperto che ci sono estremisti di destra che progettavano di ammazzare giudici e politici? Com’è che quel terrorismo, a mio avviso reale, non fa paura? Gli estremisti di destra che lucrano perfino sull’industria del salvataggio, sui Cie, sui migranti, non sono pericolosi? Ancora si continua a spostare l’attenzione su un movimento, pacifico, che ha l’unica colpa di essere chiaro nelle proprie rivendicazioni e di mettere in discussione, con argomenti seri, le scelte del governo e le speculazioni avvenute sui loro territori? Come si può insistere in questa narrazione tossica che reprime il dissenso con argomenti così Assurdi? Quanti Sole, Baleno e Pellissero dobbiamo avere ancora? Quanti Claudio, Niccolò, Mattia e Chiara dobbiamo vedere ancora in galera?
Io auguro un buon natale alla bella gente del Movimento NoTav e spero che l’attenzione negativa sia concessa a chi di terrorismo parla e a chi lo pratica davvero.
Marco Bruno, il ragazzo che aveva chiamato “pecorella” un carabiniere, è stato condannato per oltraggio a pubblico ufficiale con pena di 4 mesi di carcere con la condizionale. QUI trovate il video e la frase esatta da lui pronunciata. Di lui all’epoca si disse un po’ di tutto. Il carabiniere, tra l’altro, fu premiato con un encomio per non aver reagito. Scrive oggi Il Manifesto che “Si versarono fiumi di inchiostro che produssero l’analisi sociologica dell’interno movimento Notav, processato con prova televisiva. Marco Bruno rappresentava un soggetto violento, prototipo di gruppi di persone irrazionali, folli e malvage. Intorno al termine «pecorella» non fiorirono analisi semantiche, ma ore ed ore di intrattenimento giornalistico non hanno lasciato scampo, producendo una sentenza di colpevolezza acclarata ancor prima che fosse avanzata una denuncia.”
Questa è la lettera della mamma di Mattia al figlio rinchiuso in carcere con l’accusa di terrorismo per fatti inerenti un sabotaggio di un mezzo meccanico destinato alla realizzazione della Tav. Di istigazione alla violenza è accusato invece lo scrittore Erri de Luca oltre a una infinita quantità di denunce e processi con i quali la magistratura accusa tante persone del movimento #NoTav (e varia popolazione solidale) per svariate categorie di reati. Buona lettura!
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“Carissimo figlio, perdonami se rendo pubblica questa lettera, ma ciò che ci accade non appartiene solo a noi. Tra pochi giorni sono cinque mesi che sei chiuso in carcere, tanta vita rubata. Sono centocinquanta lunghi giorni e centocinquanta lunghe notti di angoscia. Ti chiedo sempre di tenere duro, ma sono io che non ho più la forza. L’amarezza a tratti mi sommerge, lo sdegno mi ferma il respiro.
…Mi sveglio di soprassalto ogni notte e nel silenzio mi sembra di poterti raggiungere nell’isolamento atroce in cui ti costringono. L’idea di vivere in un paese che permette che questo accada mi ripugna. Sono oscene queste maschere del potere interessate solo alle loro poltrone e ai loro portafogli. La corruzione in Italia è spaventosa, la politica ha perso qualsiasi ideale di giustizia e di uguaglianza.
E per voi giovani non c’è nulla, il vostro futuro è stato depredato da chi oggi vi giudica..né lavoro, né aria che si possa respirare, né terra pulita, né libertà. Dovete tacere, dovete subire, altrimenti essere incarcerati. Carissimo Mattia, perché ti abbiamo insegnato il dovere di dissentire, di ribellarti davanti alle ingiustizie? Perché ti abbiamo trasmesso l’amore per l’umanità e per la Terra?
Non era meglio lasciarti crescere cullato dalla edificante “cultura” offerta dal nostro Paese negli ultimi vent’anni? Sono certa che risponderai no, che preferisci mille volte essere chi sei e dove sei piuttosto che adeguarti a questo spettacolo raccapricciante offerto da chi esercita l’abuso di potere applaudendo gli assassini di Aldrovandi, rispondendo con i manganelli e la prigione ai movimenti popolari che nascono sulle necessità reali della gente, ignorate da chi dovrebbe cercare e trovare delle risposte.
Carissimo figlio, sabato 10 saremo tutti a Torino alla manifestazione contro la barbarie dell’accusa di terrorismo, contro la devastazione della Val di Susa, per la libertà di dissenso, per il diritto degli italiani a una esistenza dignitosa.
Ci saremo tutti e saremo tanti. Manifesterò tutto l’amore che provo per te, ma anche per Claudio, Chiara e Niccolò e la promessa è di non smettere mai di lottare fino a quando non vi riporteremo a casa.
Nelle scuole danno lezioni di “legalità“. Legalità corrisponde anche al rispetto per le forze dell’ordine. Un carabiniere va in una scuola di un paese della bassa Val Susa a parlare di bullismo. Una bambina fa delle domande e chiede perché le forze dell’ordine in Val Susa non si comporterebbero in modo “legale“. Difficoltà, disagio, imbarazzo, applausi per la bimba. QUI la storia raccontata da SpintaDalBass. Repubblica Pro/Tav non ci sta e ci tiene a ripristinare l’ordine e la disciplina tra la popolazione NoTav che si è mostrata troppo entusiasta per la cosa. Dunque ridimensiona il fatto, lo inserisce in dinamiche infantilizzate, spoglia di consapevolezza la bambina, manca poco che nell’articolo non si dica che la bimba ha problemoni. Infine un paio di dichiarazioni dell’insegnante che dice che la bambina sarebbe stata “irruenta” e poi usa la parola “umiltà” da adoperarsi nei confronti dell’interlocutore (o dell’autorità?). Una gran bella lezione di democrazia. Davvero.
A voi, amanti delle lotte altrove, emozionati quando arrivano notizie dalla Turchia, la Tunisia, e tutte quelle belle nazioni presso cui le rivoluzioni e le azioni di resistenza parrebbero maggiormente motivate come se di capitalismo, sfruttamento e monopolio di territori e della vita delle persone si soffrisse solo lì, e dunque a voi rivolgo una domanda schietta, non prima di avervi definito quadro, contesto e ragione di quella che è diventata una battaglia dello Stato, in difesa delle imprese, contro chi lo Stato lo fa, ovvero le persone, gli abitanti di un preciso territorio.
Avrete certo notato il susseguirsi di notizie che ragionano di crimini e misfatti compiuti ad opera di taluni NoTav. E già pronunciare il nome del movimento, esibirne la bandiera, come fu per la Mannoia o Caparezza, significa essere accusati di responsabilità morali quando si parla di azioni violente contro le persone. Il punto è che a me pare che di persone violentate ve ne siano, certo, in quella valle e sono le stesse persone precipitate da metri e metri da un traliccio scampando la morte per un pelo, quelle che hanno curato e guarito lividi e ferite a seguito lancio pietre, grandinate di lacrimogeni, manganellate sul muso (così raccontano) per predisporre fermi di quella o la tal’altra Marta.
Domani a Roma c’è il vertice Italia/Francia. Ragionano di polizie europee che meglio possano tenere d’occhio l’arrivo dei migranti (a contrasto dell’immigrazione), poi di dare via l’alitalia a air/france, se ora la piglia, e di stringere un accordo di ferro per fare la Tav Torino/Lione. A queste cose il governo tiene moltissimo. Sembrano le urgenze più urgenze che ci siano.
Voi ricordate le centinaia di morti migranti ripescati a Lampedusa? Sostanzialmente la tragedia, della quale si accorgono solo ora denunciando l’emergenza, è stata utile a dirottare soldi per spese militari e a ragionare di pattuglie poliziesche europee che diventino ancora più poliziesche. Qualcuno auspicherebbe perfino l’impiego delle forze Nato, tanto per non farci mancare nulla, per la felicità, immagino, dei leghisti che vedranno ben realizzato il concetto di frontiera protetta contro l’invasione degli stranieri.
Di quel che rappresenta la figura femminile nella propaganda di guerra e di regime ho scritto QUI. Degli effetti della presa di distanza della ragazza dalle interpretazioni mediatiche circa il presunto bacio alla visiera del poliziotto ho accennato QUI. Poi potete trovate una descrizione della giornata di manifestazione e la narrazione NoTav, con una lettera scritta da Marta, nel post delle Sguardi Sui Generis. Un comunicato di Rimake/Communia, collettivo di genere di cui fa parte Nina: QUI.
Dueparoledue su quello che questa cosa credo abbia significato nelle dinamiche di movimento.
Le donne borghesi tutte lottaNONviolenta e simbolo femminista brandito come fosse un crocifisso hanno usato la foto del NON bacio per addomesticare le movimentiste e fare la loro solita retorica contro la violenza machista (quella militante… di quella dello Stato paternalista e autoritario, invece, se ne fregano). Regalando, di fatto, come sempre, una visione viziata della questione e tra l’altro attribuendo violentitudine, accreditando la narrazione criminalizzante dei media, invece che prestare ascolto a quella del movimento che giammai farebbe male a nessuno. Quindi hanno usato la foto per definire “machiste” altre modalità di lotta (e immagino che le donne che non facciano tali distinzioni siano giudicate maschie pure loro, nella più fedele interpretazione dicotomica in cui ci sono buone vs cattivi, come piace al PD e alle filoistituzionali).
Dunque il bacio della #NoTav al poliziotto era solo sfottò. Come si potrebbe baciare un tutore dell’ordine se tutti i baci sono casomai destinati a Marta?
Perciò torniamo al ruolo precedente assegnato alla donna militante NoTav, tra l’altro sintetizzato nel momento in cui qualcuno più o meno fece intendere che se la NoTav va in giro con il cervello in minigonna poi non può che aspettarsi le legnate.
C’è una cromolitografia che racconta la guerra russo/giapponese in cui vedi una donna, bella, giovane, alle cui spalle sta un angelo, con un ramo fogliato in mano, vestita in maniera regale, che rappresenta la Russia in tutta la sua soave angelicità mentre combatte contro un Giappone descritto come un diavolo, maschio, mostruoso, con le corna, denti aguzzi, “bestiale”, in senso anche specista.
Grazia è una rivista che parla di donne. Parlare di donne è un buon traino per diffondere idee di qualunque tipo. Donna serve a vendere un detersivo, il tonno in scatola, una visione un po’ demonizzante dei #NoTav.
L’articolo che ne parla titola qualcosa sulla Trincea. Mi chiedo se parli di quella “trincea” dei militari e delle polizie inviate negli anni in Val Susa (aumenteranno grazie al decreto femminicidio) a presidiare il territorio e a recintare, metro dopo metro, pezzi di valle, bosco, montagna, sottraendoli alla gente che lì abita. La militarizzazione del territorio è aumentata con l’idea, crescente, che vi fosse un grande pericolo da cui difendersi. Tipo vecchine che andavano lì con la cesoia per attraversare un pezzo di strada chiusa, donne che oltrepassavano barricate per andare oltre i confini imposti, e poi sindaci, amministratori locali, tantissime persone, che per ogni manifestazione contro, osavano sfidare quei recinti e a volto scoperto (spudorati), con le gonnine e le scarpette della domenica, con le tenute da vecchi montanari e da contadini stanchi, assieme ai figli e alle figlie di quella terra, facevano passeggiate che ogni tanto erano interrotte da lanci di lacrimogeni, barriere umane a cui l’aria aperta decisamente non faceva tanto bene.
Il Dl contiene quel passaggio che consente l’invio di centinaia di militari in Val Susa a creare il fortino più inespugnabile che ci sia attorno ai cantieri della Tav. In questi giorni il ministro dell’interno pronuncia una dichiarazione che sa di beffa perché parla di sovranità dello Stato, che quei quattro straccioni della Val Susa vorrebbero mettere in discussione, e ne definisce l’intoccabile autorità contro una non riconosciuta sovranità territoriale, ovvero di chi in quel territorio ci vive.
Se il Decreto non viene convertito in Legge entro il 15 ottobre con una discussione compiacente e accondiscendente alla Camera il Senato sarebbe pronto a blindarlo con la fiducia. Ma come si giustifica l’emergenzialità della questione? Di nuovo con la lotta alla violenza sulle donne. Il Decreto sarebbe straordinario, eccezionale, salva la vita delle donne, dunque a partire dallo stesso giornale che conduce una spietata campagna di criminalizzazione contro i #NoTav arriva il marketing che promuove il Dl come indispensabile.
Nelle ultime settimane feroce è stato l’attaccomediatico contro i/le #NoTav. Due righe di smentita solo per Marco al quale però erano state dedicate svariate prime pagine per riaccostarlo ai “mostri” e raccontare quello che lui stesso fin da subito aveva invece smentito. A proposito dell’accanimento e della criminalizzazione dei #NoTav ecco l’appello delle Donne In Movimento della Val Susa. Buona lettura!
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Fate qualcosa.
La rete di persone che in questi lunghissimi anni è stata tessuta in Italia e anche all’estero si fa viva con telefonate, e-mail, sms per chiedere che si faccia qualcosa (con urgenza), che ci si materializzi per cercare di arginare la valanga di fango che scientificamente orchestrata tenta di sommergerci. (Fate qualcosa). Ma come, ancora? Pensavamo di aver fatto e detto/di tutto. Cos’altro ci dobbiamo ancora inventare? Strano come questa domanda rappresenti bene il quotidiano femminile (domanda storica). Sempre pronte ad interrogarci a inizio come a fine giornata: Ho dimenticato qualcosa? E’ tutto a posto? Ho fatto tutto? (come sempre e sempre di più delegate a coprire le mancanze dello stato sociale).
Se qualcuno decide che i #NoTav sono cattivi ecco che spuntano come i funghi articoli su articoli che li descrivono come terroristi. Perché se non demolisci la loro immagine dunque l’esercito, i tutori dell’ordine pubblico e poteri vari non sono legittimati ad agire la propria repressione.
La repressione si muove se la parte sociale da reprimere è isolata, perde consenso sociale, e la tecnica di demonizzazione è identica a quella realizzata da chi ha partorito leggi razziste.
Quella tal legge e quei provvedimenti puoi calarli nella discussione pubblica non senza prima aver fatto pensare che siano necessari. Perciò bisogna disegnare sul volto di alcune persone la pericolosità fatta di stigmi, pregiudizi, agitando lo spettro del terrorismo, della violenza, perché sul terreno della paura si finisce per considerare plausibile, anzi, auspicato l’intervento dei tutori dell’ordine che a quel punto possono smantellare un intero movimento raccontando che stanno svolgendo un servizio pubblico.