Affetti Liberi, Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Storie

Cara figlia: meglio sola che male accompagnata…

Mamma, se non mi tieni il figlio allora rimarrai da sola… e da vecchia nessuno si prenderà cura di te!” – perché  quello che le avevo detto era che se avesse fatto un figlio doveva pur crescerselo da sola.

Allora ecco i ricatti:

non chiedermi di fartici giocare perché non lo vedrai neppure da lontano.

non chiedermi di venirti ad assistere quando starai male perché la vita è un dare/avere e se non mi dai niente da me avrai zero.

Io provo a dirlo con delicatezza. Cara Figlia, vedi di andare a quel paese, perché se quel che ho fatto in tanti anni per crescerti e provare a renderti autosufficiente non è bastato a meritarmi, non dico la tua riconoscenza, ma almeno il tuo rispetto allora va bene così. D’altronde non mi avevi chiesto di metterti al mondo e io so bene che i figli non appartengono a nessuno e crescerli non si fa mica per ottenere gratitudine. Ti ho sempre slegata, ho lavorato duramente per darti strumenti per fare quello che vuoi senza dipendere da me, e quel che chiedo adesso e di essere autonoma a mia volta.

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Malafemmina

Cara mamma: sono precaria e un nipote non te lo faccio!

Quand’è che farai un figlio?” Chiede mia madre. “Mai!” rispondo io che non ho mai avuto la sindrome della madre mancata. Ed è l’estrema sintesi di un botta e risposta che dura già da qualche anno.

Riepilogando. Sono precaria, faccio tre/quattro lavori contemporaneamente, non ho alcuna prospettiva che possa garantirmi autonomia economica oltre la scadenza dei vari contratti. Pago l’affitto di un monovano/sottoscala, saldo le bollette, e sto in una città che non è quella dei miei genitori. Sono arrivata qui per l’università e ci sono rimasta anche dopo perché oramai la mia vita è qui. Lavoro da tanti anni eppure sono sempre considerata una apprendista. Una apprendista con esperienza, ché poi è quello che richiedono i datori di lavoro paraculi che vogliono manodopera qualificata ma sottopagata.

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Figlia, separata, torna con allegata prole (che palle, disse la nonna!)

Quando mia figlia si sposò e disse che aspettava un bambino tentai di spiegarle che non sarebbe stato semplice, avrebbe dovuto pensarci bene, e potrei recitare qui la parte della madre affranta e preoccupata esclusivamente del suo bene, ma se si può accettare il fatto che io sia umana allora sono libera di dire che in quel momento pensavo anche a me stessa.

C’è chi ritiene che una donna debba essere sempre felice e sorridente mentre lava e stira, cucina e rassetta, quando nessuno chiede come stai e quali sono i tuoi reali desideri, e se dichiari apertamente che non ne puoi più, e ad un certo punto vorresti fare anche altro, ti tolgono l’aureola e ti spediscono nel peggiore girone dell’inferno.

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Cara figlia: se resti incinta poi crescitel@ da sola!

Mi chiamo Cecilia, ho 54 anni, ho due figli e un lavoro precario e non me ne frega niente di fare la nonna. Mi spiace davvero ma se mia figlia o mio figlio hanno idea di mettere al mondo un pargolo o una pargola per poi mollarli a me hanno fatto male i loro conti. So io che strizza al solo pensiero che mia figlia rimanesse incinta in età adolescenziale. Sempre a combattere con il ricatto affettivo, e poi della sua vita che sarà, e se non ci pensi tu lei è rovinata, e se non ti assumi le tue responsabilità sei una cattiva madre, perché se dici che non vuoi saperne ti guardano quasi come fossi un mostro. Davvero: se lei avesse partorito un figlio come avremmo fatto? Chi l’avrebbe mantenuto? Ho già i miei guai a tirare avanti senza aggiungere altre bocche da sfamare e mi dispiace ma per chiunque abbia idea di far leva sul mio buon cuore di presunta aspirante nonna sappia che ho diritto ad un momento di pausa, che non voglio saperne e che i miei figli dovranno fare le proprie scelte assumendosene la responsabilità.

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