Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Sono una sex worker e sono felice che Jeremy Corbyn ci ascolti

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[Testo originale da QUI. Traduzione di Fabrizio]

“Ho iniziato con il Sex Work per via della mia invalidità, non potendo più lavorare in un bar, negozio, o ufficio, ma dovendo sempre pagare un affitto. Viste le opzioni, ho deciso che questa fosse, fra tutte, la migliore.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Sono un uomo e vendo servizi sessuali

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Sono uno studente universitario e per mantenermi vendo servizi sessuali. Si, perché a fare i/le sex workers non sono solo le donne. C’è una grande quantità di uomini, ragazzi, gay, bisex, e poi ci sono le trans, cioè le donne delle quali le abolizioniste non si occupano. Sono italiano e lavoro all’estero, perché è qui che studio. Questo lavoro io l’ho scelto, liberamente, e tanti altri miei colleghi possono dire la stessa cosa. Di noi si parla poco perché non siamo utili a chi vittimizza tutte le donne che vendono servizi sessuali. Le abolizioniste sono così perse nella fantasia, tutta proiettiva, di chi sogna, morbosamente, branchi di uomini che penetrano una sola donna. Le rubano pelle, organi interni e poi anche l’anima. Come certi indigeni che si rifiutavano di posare per le foto perché una fotografia rubava l’anima.

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Il gruppo femminista e la teoria che si scontra con la realtà

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Con un panino in una mano e una birra nell’altra mi concedo un momento di pausa prima di affrontare una merdosissima serata. Su un’altra poltrona c’è Renato privo di connessione con il mondo. Guarda nel vuoto, non parla, ogni tanto sorride e il suo stato è quello di un coglione che per disconnettersi dal mondo si massacra di canne, vino e ketamina.

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Tanti femminismI sono meglio di un solo, intollerante, femminismO

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Viola scrive:

“Carissima Eretica,
Ho sentito il desiderio di scriverti perché vorrei dire la mia su un muro che tu da sempre tenti di abbattere: l’intransigenza di parte del Femminismo, il femminismo “ortodosso”.
In giro per il web ho incontrato svariate esternazioni da parte di femministe “ortodosse” abolizioniste, che affermano che chi si schiera per la depenalizzazione del sex work non può dirsi femminist*, anzi,sarebbe maschilist* per definizione.

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Le abolizioniste impongono alle sex workers di fare le delatrici?

sexworkerIeri avevo raccolto un po’ di commenti sul sex working, lasciati qui e là da abolizionist*, e avevo chiesto a una delle sex worker con le quali sono in contatto qual è il suo punto di vista. Ci siamo date appuntamento per oggi, ora di pranzo, su skype, e lei si è ritagliata quel tempo proprio per parlare con me. Dopo un rapido saluto le dico che non so se sarò in grado di sostenere la discussione nel modo giusto perché ho ricevuto una cattiva notizia e sono molto preoccupata per un parente. Così ci scambiamo il peso di un reciproco dolore, giacché anche lei l’ha affrontato, e dopo venti minuti di chiacchierata ci sentiamo a nostro agio. Siamo diventate ancora più “intime”, e allora riesco a dirle innanzitutto che mi dispiace per la maniera in cui le abolizioniste – o gli abolizionisti – della prostituzione trattano lei e tutte le altre che fanno le sex workers per libera scelta.

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La sexy massaggiatrice

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Non ho mai avuto molta voglia di studiare, però mi piaceva fare delle cose con le mani. Mi piace impastare, toccare, mischiare, sentire con le mani qualunque cosa. Così nacque la mia passione per i massaggi. Ho fatto un corso per imparare bene. Ne ho frequentati altri per tenermi aggiornata e non ho mai smesso di imparare. Il mio primo lavoro fu in un centro estetico. Un’ora di massaggio e avanti un’altra. Non era così divertente come l’avevo immaginato.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Prostituzione: gli insulti delle abolizioniste e la risposta di Amnesty

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Qualche giorno fa il blog Narrazioni Differenti ha pubblicato un articolo in cui venivano descritte le varie posizioni assunte in relazione alla decisione di Amnesty International sulla decriminalizzazione del sex work. Com’era ovvio sulla loro pagina sono piombate le varie figure virtuali che da tempo passano di pagina in pagina per ripetere sempre le stesse cose, lamentandosi di essere vittime di chissà quali offese, assumendo una posa vittimista in schieramento a favore delle vittime di tratta, come se le stesse fossero mai state messe in discussione dalle persone che supportano le rivendicazioni delle sex workers, e dimenticando la mole enorme di insulti che viene fuori dalle loro tastiere.

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Non ne avete il diritto

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di Inchiostro

Ho sempre avuto un problema, un problema serio, con chi vuole prevaricare sugli altri.
Per questo motivo, a domanda precisa perché odi il fascismo?, la mia risposta è, e sarà sempre, perché vuole imporre un’idea e delle regole assolute a tutti.
Non me ne fotte una sega di nulla di perder fiato, tempo e parole a descrivere quanto sia aberrante o schifoso come concetto. Perché non mi fa schifo.
Semplicemente non sono d’accordo.
Mi stanno sul cazzo le imposizioni.
Più che il fascismo, mi sta sul cazzo l’autorità, l’autoritarismo. Mi sta sul cazzo chi crede d’aver sempre ragione.
Mi sta sul cazzo chi dice di battersi per un’ideale, chi in nome di questo ideale prevarica gli altri, chi fa di un ideale un assoluto che tutti devono incontestabilmente rispettare.
Mi sta sul cazzo chi, se tu non sei d’accordo, ti dice che non hai capito ‘na sega, che devi studiare.

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Sex worker per scelta, ma la “vittima” vende meglio!

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Ho avuto un padre meraviglioso e una madre così così. Due bravi genitori, in fondo. Sono cresciuta studiando, mangiando fragole appena raccolte, monitorando i battiti delle mie gatte, facendo sesso con uomini, donne, persone alle quali davo piacere. Mi sono resa conto di amare quella parte di me, quella che vuole vedere sazi di piacere gli uomini o sorridenti e pigre le donne dopo due o tre orgasmi. Ho cominciato a prostituirmi a 24 anni. Per libera scelta. Ancora oggi lavoro in un “bordello”. Lo metto tra virgolette perché com’era un tempo, quando puritane e moralisti passavano in rassegna le puttane delle case, ci si aspetta di trovare non so cosa dentro edifici accoglienti, predisposti a creare una certa armonia e a favorire incontri sessuali tra persone che tra un drink e l’altro in qualche modo si scelgono. Ci sono i clienti fissi di A., quelli di G., e anch’io ho le mie clienti e i miei clienti fissi che pendono dalle mie labbra, la mia bocca, la mia lingua, le mie mani, la mia pelle.

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Autodeterminazione, Contributi Critici, Ricerche&Analisi

Prostituzione, con Amnesty per la decriminalizzazione

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Da InGenere.it:

Due ricercatrici spiegano perchè sono i risultati del loro lavoro a portarle a sostenere la decisione di Amnesty per la decriminalizzazione della prostituzione

Marina Della Giusta e Maria Laura Di Tommaso

L’11 agosto scorso il Consiglio Internazionale di Amnesty International ha votato una risoluzione in cui si dichiara a favore di una completa decriminalizzazione della prostituzione. Si dichiara contraria sia a politiche di criminalizzazione dell’offerta di sesso a pagamento che della domanda. E’ una decisione che ha suscitato molto scalpore con forti prese di posizioni sia a favore che contrarie.

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Elogio della prostituzione

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di Andrea

Voi, voi, voi siete pazz*.

Scrivo dal profondo della mia mente che, forse, voi giudicherete contorta e mal funzionante, e scrivo che siete pazz*.

E un po’ mi fate tenerezza, e vorrei coccolarvi, abbracciarvi, dirvi che va tutto bene.

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Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cara Lena Dunham: così danneggi e metti in pericolo altre donne!

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Questa è la lettera che Molly Crabapple ha scritto a Lena Dunham in risposta all’invito a partecipare alla campagna contro la posizione di Amnesty sulla decriminalizzazione della prostituzione. Molly spiega la sua distanza dalla posizione di attrici, bianche, ricche, che si permettono di dettare legge su una decisione che è stata a lungo auspicata dai/dalle sex workers di tutto il mondo.

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Se mia figlia vorrà prostituirsi? Rispetterò la sua scelta!

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Sono stata una ragazza piena di complessi fino a diciassette anni. Poi ho conosciuto un uomo di vent’anni più grande e mi ha incantata con il suo modo di fare. Mi ha resa più sicura. Mi ha fatto sentire bellissima e amata. Mi ha insegnato a chiedere piacere e godimento e sapeva toccarmi, baciarmi, stringermi, in un modo che poi nessuno ha mai saputo imitare.

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Sono una prostituta: perché le abolizioniste non possono essere felici per me?

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Mi è arrivata la mail di una delle tante donne, sex worker, che mi hanno raccontato la propria storia. Io l’ho poi raccontata a voi. Mi scrive in inglese e dunque traduco e sintetizzo quello che mi ha scritto. Buona lettura!

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Cara Eretica,

quando ho letto del voto di Amnesty ho pianto di gioia. Ho pensato: finalmente una organizzazione umanitaria si occupa di noi. Finalmente qualcuno ci ascolta, dopo tanti anni trascorsi a comunicare disagi, discriminazioni, la persecuzione della polizia. Dopo aver visto le mie sorelle straniere prese e portate via, inghiottite nel nulla, espulse dal paese, da chi diceva di volerle aiutare. Le hanno aiutate a tornare in luoghi di fame, povertà e morte. Finalmente Amnesty ha riconosciuto che meritiamo rispetto per i nostri diritti umani.

Ho pianto e ho sentito al telefono altre colleghe, ho comunicato in chat, via mail, con amiche e amici che in questi anni ci hanno supportato, e ho sperato di vedere le femministe (abolizioniste) sedute assieme a noi a parlare in modo civile, ascoltando quello che noi abbiamo da dire, senza aggredirci o chiamarci pappone, criminali, nemiche delle donne. Ho cercato notizie su twitter e ho letto i soliti messaggi di donne arrabbiate. Eretica, perché sono così arrabbiate? Da dove viene tanto livore? Perché non si può parlare con loro senza essere insultate?

Dicono che Amnesty difende i papponi e non le sex workers. Dicono che così aiuteranno gli sfruttatori a tenere le donne in stato di schiavitù. Amnesty pazientemente ha risposto a tutti. Ha scritto pagine chiarissime e non capisco come si possa essere così disoneste da travisare volutamente parole chiare distorcendone il contenuto.

Come posso spiegare che questo lavoro io l’ho scelto e che se c’è qualcuno che mi ha fatto male non sono i clienti? Ho subito la repressione della polizia. Mi hanno cacciata da case, strade. Non mi hanno permesso di lavorare assieme alle mie amiche e colleghe. Le femministe che ogni tanto passavano da noi ci consigliavano di andare da un buon psichiatra, perché per loro le prostitute che hanno scelto il sex work per scelta o sono malate o non esistono. Hanno deciso che le donne sono tutte schiave, tutte vittime.

Io sono una persona modesta, di media cultura, e tu sai, Eretica, da quel che ti ho raccontato altre volte, che non giudico le scelte di nessuna donna. Il mio mestiere mi ha insegnato a guardare alle altre con rispetto, tenerezza e molta ironia. Capisco anche le femministe, con l’urgenza di dover salvare altre per salvare se stesse. Vorrei abbracciarle e dire loro che va tutto bene, io sto bene, noi stiamo bene e siamo felici della scelta di Amnesty, perché io sono diversa da una vittima di tratta e una vittima di tratta è diversa da una immigrata che arriva senza documenti e sceglie di fare la prostituta per guadagnare ma allo stesso tempo non è sfruttata da nessuno. Il mio mondo è tanto complesso e non c’è spazio per le semplificazioni.

Se io, che vivo questa professione, riesco a guardare tutto con la giusta distanza, per vedere la mia realtà fin nei minimi particolari, senza lasciarmi tentare dalla voglia di semplificare, chi non fa questo lavoro dovrebbe essere ancora più obiettivo. Invece non è così. Mi chiedo, perché? A cosa serve vedere le prostitute come un solo mucchio, tutte uguali, tutte private della libertà. E di quali libertà discutono? C’è un solo modo di intendere la libertà? Per me poter lavorare senza conseguenze e pericoli è libertà. A chi serve criminalizzare la prostituzione facendo in modo che le prostitute finiscano in carcere?

Ho il dubbio che a guadagnarci è quella che Laura Agustìn chiama “industria del salvataggio”. Tante associazioni contro la tratta, organizzazioni come quella di Somaly Mam che ha mentito al mondo intero dicendo di essere una vittima di tratta quando invece non lo era. Perché non lasciano che quelle come me si organizzino come meglio credono, in cooperative, a lavorare in luoghi chiusi assieme ad altre, per maggiore sicurezza? Non le capisco e sono molto amareggiata.

Perché queste donne non possono essere felici per me? Sarebbero felici se io vivessi la vita che vivono loro? Ma siamo diverse e, allora, perché? Tu hai una spiegazione?

Un abbraccio

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Il problema del “modello svedese” di regolamentazione del lavoro sessuale

© 2014 Matt Lemon Photography
© 2014 Matt Lemon Photography da Research Project Korea

 

Da un articolo di Roberto Sedda che vi consiglio di leggere per intero. Riporto qui l’intervento di una sex worker che spiega quanto è brutto il modello svedese. Buona lettura.

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di Molly Smith*

La legge svedese del 1999 in materia di lavoro sessuale – che viene presentata come un modo per depenalizzare il venditore mentre si criminalizza il cliente – è un punto di riferimento che viene spacciato aggressivamente a livello internazionale come una “soluzione progressista” alla prostituzione. Versioni del “modello svedese” sono state messe in campo in Norvegia, Islanda e Canada e la scorsa settimana [l’articolo è dei primi di giugno, NdRufus] una versione è stata adottata in irlanda del Nord. L’intenzione, ci viene detto, è di “ridurre la domanda” per prestazioni sessuali a pagamento: ridurre progressivamente il commercio di sesso fino a abolirlo del tutto.

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