Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

La retorica razzista vi distrae dai problemi che il governo non risolve. Raccontateci la vostra precarietà!

Mentre il ministro dell’interno tiene banco sui media raccontando balle che costano tempo e salute alla gente migrante che arriva sfinita a Lampedusa ecco quel che il governo lega-m5s cerca di nascondere alla gente come noi, gente comune, persone precarie che si vedono sfilare via diritti come niente fosse. Prendo spunto da una notizia che è solo un esempio tra tanti. Un senzatetto viene multato per questione di “decoro”. Una persona povera e senza casa e soldi dovrà pagare 200 euro non si capisce per cosa. Ed ecco la sconfitta dello stato sociale, così come ben racconta Wolf Bukowski nel suo libro “La buona educazione degli oppressi – piccola storia del decoro“.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Quel femminismo razzista e classista che usa i corpi delle donne

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Lo vediamo in questi giorni, ancora impegnate a tentare una resurrezione, speculando sui fatti di Colonia. Di cos’altro potrebbero parlare donne che di femminismo non sanno niente e che tutto quel che sanno dire è solo qualcosa di scontato, banale, alla ricerca di una impossibile unità delle donne a qualunque costo. Le donne sono diverse. Sono di tante etnie, culture. C’è differenza di classe tra povere e precarie e borghesi e signore che parlano di femminismo usando tecniche di marketing obsolete, come se fosse un prodotto da rivendere con gadgets e poster ricordo. Un femminismo che non diffonde cultura ma preme a supporto di politiche economiche e sociali razziste e classiste.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Qual è l’approccio sbagliato per gli studi di genere nel medio oriente?

[Changes in traditional Sudanese dress. Image by Khaled Albaih]
[Changes in traditional Sudanese dress. Image by Khaled Albaih]
Il titolo letterale di questo pezzo è “Come non fare gli studi di genere nel medio oriente“, e così Maya Mikdashi, autrice di questo articolo, spiega in dieci punti il perché non bisogna realizzare gli studi di genere in medio oriente senza tenere conto del fatto che ignorare una serie di elementi vorrà dire che si tratta di neocolonialismo, di un punto di vista occidentale, della donna bianca e occidentale, che viene imposto anche alle donne mediorientali. La traduzione è di Giulia, che ringrazio molto. Buona lettura!

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Uno: il gender non è lo studio di ciò che è evidente, ma un’analisi su come ciò è diventato evidente.

Due: prima di decidere di scrivere di genere, sessualità, o qualsiasi altra pratica o aspetto della soggettività in Medio Oriente, si deve prima definire quale sia esattamente l’oggetto dello studio. Essere specifici. Quale paese, regione, e periodo storico è oggetto del vostro studio? Inoltre, i termini “Medio Oriente”, “mondo islamico” e “mondo arabo” non si riferiscono allo stesso luogo, allo stesso popolo, o alle stesse storie, anche se i legami tra loro sono cruciali. Oltretutto, lo “stato” è un fenomeno relativamente nuovo in Medio Oriente. Per studiare economia politica di genere in Siria, per esempio, si deve essere consapevoli della storia ottomana e regionale che ha prodotto questa economia politica di genere nella zona che noi oggi chiamiamo “Siria.”

Tre: uno studio che parli di questioni di genere deve tener conto della sessualità. Allo stesso modo gli studi sulla sessualità non possono escludere le analisi di genere. Farlo sarebbe simile a studiare la politica e la storia del Partito Comunista Iracheno (ICP), senza riferimento al ruolo dell’ideologia o delle politiche socio-economiche dello Stato iracheno. Continua a leggere “Qual è l’approccio sbagliato per gli studi di genere nel medio oriente?”

'SteFike, Antiautoritarismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Cinque ministre della difesa? Pinkwashing in salsa #NATO

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Se è pinkwashing (e lo è) quello adoperato per legittimare un governo con otto donne d’appartenenza politica, che possono pure essere donne ma non per questo sono mie sorelle, quanto potrà esserlo quello di chi a parte il governo legittima in un colpo solo anche la NATO?

C’è il compagno di ZeroViolenzaDonne.it che giustamente scrive:

Per la prima volta nella storia della Nato, sono 5 le #donne presenti come Ministre della #Difesa. Vengo da una lunga storia di militanza pacifista e la prima cosa che ho pensato è stata: è questa la #parità? #Uomini e #donne uguali nell’uso delle armi, nell’#esercito, nella #guerra? La mia risposta è no. Ed è no, non perché pensi che l’immaginario della donna debba essere associato ad un’idea di pace e che le donne siano immuni dalla #violenza. Ma semplicemente per un pensiero di ideali comuni e universali che troppo spesso ci dimentichiamo. Quindi, per favore, almeno in questo caso, evitiamo di dire: “W la parità tra i #sessi!“”

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Antiautoritarismo

#Ucraina, fascismi, complottismi e lotte

Compagn* io ho un disagio. Di Ucraina non discuto perché davvero non ne so molto e a parte aver capito che c’è di mezzo un gasdotto che viene dalla Russia, passa dall’Ucraina, e rifornisce tutta l’Europa, non potrei dire altro. Però commento delle cose lette e sentite.

C’è chi dice, e non ho motivo di non credergli, che tra i manifestanti ci siano dei fascisti e che il pericolo sarebbe che i fascisti vadano al potere. Vorrei che mi spiegaste cosa intendete voi per fascisti perché per me fascista è chi ritiene di disegnare un mondo a propria immagine e somiglianza senza alcuna tolleranza per chi la pensa in modo differente. E’ fascista chi immagina vi sia un popolo di inferiori tra migranti, islamici, ebrei, persone di qualunque altra religione a parte la propria, tra gay, lesbiche, trans. E’ fascista chi immagina di poter imporre la propria morale su ogni altra persona e dunque ordinare che la società vada programmata secondo un pensiero unico che corrisponde al proprio.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#NoTav: repressione e intimidazioni morali per inibire la solidarietà!

notavA voi, amanti delle lotte altrove, emozionati quando arrivano notizie dalla Turchia, la Tunisia, e tutte quelle belle nazioni presso cui le rivoluzioni e le azioni di resistenza parrebbero maggiormente motivate come se di capitalismo, sfruttamento e monopolio di territori e della vita delle persone si soffrisse solo lì, e dunque a voi rivolgo una domanda schietta, non prima di avervi definito quadro, contesto e ragione di quella che è diventata una battaglia dello Stato, in difesa delle imprese, contro chi lo Stato lo fa, ovvero le persone, gli abitanti di un preciso territorio.

Avrete certo notato il susseguirsi di notizie che ragionano di crimini e misfatti compiuti ad opera di taluni NoTav. E già pronunciare il nome del movimento, esibirne la bandiera, come fu per la Mannoia o Caparezza, significa essere accusati di responsabilità morali quando si parla di azioni violente contro le persone. Il punto è che a me pare che di persone violentate ve ne siano, certo, in quella valle e sono le stesse persone precipitate da metri e metri da un traliccio scampando la morte per un pelo, quelle che hanno curato e guarito lividi e ferite a seguito lancio pietre, grandinate di lacrimogeni, manganellate sul muso (così raccontano) per predisporre fermi di quella o la tal’altra Marta.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

La strage di Torino e l’alibi del #femminicidio (il capitalismo ringrazia!)

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Volevo scrivere ancora altre cose per raccontare il 2013, poi ho saputo della strage di Torino, un uomo di cui si dice fosse malato, depresso, disoccupato, ha ucciso moglie, suocera, figlia, e allora mi viene in mente la legge sul femminicidio, quella che avrebbe dovuto impedire le violenze, fondata sul criterio che la libertà delle donne si conquista con una denuncia e si persegue con percorsi legalitari e istituzionali. Fin dal momento in cui quella legge inappropriata, paternalista, priva di elementi di adesione alla realtà, fu approvata i delitti non sono affatto diminuiti. Ne sono seguiti molti altri, ché c’è sempre qualcuno, donne incluse, disposto a opprimere, per possesso e incapacità di accettare le differenze, l’autodeterminazione di chiunque dica no, agisca in conto proprio, autonomamente. Poi ci sono tanti delitti che per chi ha soldi e potere è comodo relegare nella sfera della cattiva predisposizione del maschile, così da deresponsabilizzarsi in termini sociali, economici, politici.

E dunque, io e altra gente adulta che viviamo con i piedi sulla terra, abbiamo capito che tanta deresponsabilizzazione corrisponde a una precisa intenzione: continuare a rendere precarie le vite, le famiglie, le persone, in nome del profitto.

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Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

Piuttosto che il suicidio troviamo un’isola per praticare anticapitalismo

Un altro uomo, un ragazzo in realtà, perde il lavoro e si dà fuoco. La disoccupazione in Italia è altissima e a essere maggiormente disoccupate secondo i dati Istat sono le donne. Tuttavia se guardiamo questa analisi dei dati relativi i suicidi per motivi economici si può vedere che sono gli uomini che si suicidano di più.

Il dato è del 2012 e parla di 165 suicidi e 70 tentati suicidi. 158 uomini e 7 donne si sono suicidati e 59 uomini e 11 donne hanno tentato di farlo. Da Gennaio a Ottobre del 2013 la tendenza non cambia. 114 uomini e 5 donne. Età media delle persone che maggiormente si suicidano va dai 45 ai 64 anni. Nel 2013 c’è stato un incremento dei suicidi tra persone con un’età tra i 35 e i 44 anni. Avviene soprattutto nelle regioni del centro/nord con il Veneto in prima fila. Nel 2013 Sicilia e Campania hanno registrato casi in aumento. Si suicidano impiccandosi, lanciandosi nel vuoto, sparandosi un colpo in testa, dandosi fuoco, talvolta in azioni dimostrative e pubbliche. A morire sono per lo più imprenditori e disoccupati. Ragioni analizzate: crisi economica, perdita posto di lavoro, debiti, difficoltà riscossione crediti. Il dato resta coerente anche per i tentati suicidi.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, Precarietà, R-Esistenze

#Forconi e i migranti chiusi nei nostri lager

“Denudati, messi in fila, umiliati, sottoposti a disinfestazione. Sono le immagini girate dal tg2 nel centro di contrada Imbriacola, a Lampedusa; scene che richiamano un passato lontano che nessuno avrebbe voluto più vedere.
Donne, uomini, eritrei, somali, siriani, ghanesi, kurdi, spogliati nel cortile del centro di prima accoglienza e soccorso per poi essere raggiunti dal getto di una pompa per debellare una malattia che gli viene attribuita quasi da protocollo, ma che in realtà, nella quasi totalità dei casi, viene contratta solo una volta giunti in Italia proprio a causa delle condizioni di “accoglienza” a cui sono sottoposti.
Tra loro anche i sedici superstiti del naufragio del 3 ottobre scorso, i testimoni del procedimento aperto dalla Procura di Agrigento contro gli scafisti ed i trafficanti, che da mesi sono costretti a vivere in condizioni deplorevoli.”

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Culture, R-Esistenze

La comunicazione secondo il Pd: loro il Bene, tutti gli altri sono il Male!

tempodianarchiaFatta di stereotipi, narrazioni tossiche, inversioni semantiche e revisionismi. Il partito per cui i Cie sarebbero luoghi di ospitalità. Dove non si capisce perché devi essere ospitato per forza per 18 mesi in un posto con le sbarre, i recinti e le guardie.

E’ il partito al governo per cui aiutare i migranti annegati a Lampedusa significa siglare altri patti per la Fortezza Europa e rimandare ad altre spese militari.

E’ lo stesso partito che in nome del bene delle donne autorizza la militarizzazione di un intero territorio in cui ritiene si debba realizzare la Tav.

La comunicazione del Pd funziona secondo lo schema lotta tra Bene e Male e ovviamente loro sono il Bene. Per essere il Bene bisogna travestire con una patina di tolleranza l’adesione a una politica liberista che privatizzerebbe anche tua nonna, se potesse.

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Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

La sindrome del fardello della femminista bianca, di Brenna Bhandar e Denise Ferreira da Silva

obey-a-roma-shepard-fairey-a-private-collecti-l-dk9zvuDa Incroci de-Generi:

Una risposta all’articolo di Nancy Fraser Come il femminismo divenne ancella del capitalismo, scritta da Brenna Bhandar, Senior Lecturer Soas School of Law e da Denise Ferreira da Silva, Professor, Queen Mary Scholl of Business and Management. Quil’originale. Considerato il tempo brevissimo che ho potuto dedicare alla traduzione, qualora si trovassero errori o imprecisioni, ben vengano tra i commenti correzioni alla stessa. Buona lettura.

Una risposta a Nancy Fraser

Nel suo recente articolo pubblicato sulla rubrica Comment is Free, Come il femminismo è diventato un’ancella – e come riprendercelo” Nancy Fraser traccia delle linee sul suo lavoro di teoria politica per argomentare che il femminismo nella migliore delle ipotesi è stato cooptato dal neoliberalismo e nella peggiore è stato un elemento di compartecipazione capitalista del progetto neo-liberale. Quella che ad una prima occhiata sembra una ragionevole auto-riflessione,  una di quelle che si assume il carico e la responsabilità di passate alleanze e celebrazioni di mosse strategiche per il miglioramento della vita delle donne,  ad una seconda occhiata rivela l’innata e ripetitiva miopia del femminismo bianco nell’accettare, conversare e riflettere con le femministe nere e del terzo mondo.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Precarietà, R-Esistenze

Cadaveri nel Mediterraneo in nome del profitto

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Anni fa vidi un cadavere arenato sulla riva, come una medusa, una conchiglia, un ramo, un pezzo di immondizia che il mare restituisce alla terra. Lo vidi in un angolo di mondo dove mi piace correre, nuotare, prendere il sole. Irriconoscibile, senza un volto, gonfio di quel mare che aveva tentato di varcare, emanava un fetore di morte misto alle macchie di petrolio che le piattaforme ormeggiate al largo lasciano sfuggire, sconfitto da scafisti, leggi, torturatori, protettori della fortezza Europa, reso invisibile da leggi razziste e disumane, rimosso dall’attenzione pubblica grazie ad una opera di ripulitura della notizia in se’:

– Trovato corpo di immigrato buttato a mare dallo scafista.

E mi va anche bene che lo scafista sia visto come l’esecutore della banalità del male, ma lo scafista esiste perché esistono leggi che vietano ai migranti di attraversare il mare legalmente. Esistono perché in tutta l’Europa ci sono lager cui i migranti sono destinati, in cui vengono rinchiusi per insegnare loro a perdere gli ultimi grammi d’umanità che durante quel lungo e difficile viaggio gli sono rimasti. Ma non volevo parlare di questo quanto raccontare la reazione delle persone che quella spiaggia la attraversavano. C’era il volenteroso, dispiaciuto, perché da quelle parti di persone buone ce ne sono tante, che rischiano la vita, fanno cordoni umani per salvare altre persone. C’era la signora rammaricata. C’era il pragmatico. C’erano poi quelli che passavano dicendo “oh, poverino… fa impressione” e continuavano la loro passeggiata, corsa, quel che stavano facendo.

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Comunicazione, Contributi Critici, R-Esistenze

#Guerrieri #EnelSharing: costretti al buio ché se non paghi ti tagliano la luce!

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Da FaS:

Avete presente la pubblicità Enel? Gli si è rivoltata contro. L’ha detta bene WuMing. Non serve arrabbiarsi. Bisogna sovvertire il messaggio, cavalcare il brand e renderlo veicolo di ulteriori significati.

Sicché hanno cominciato su Twitter, la faccenda si sta diffondendo su facebook e il web è invaso da messaggi in cui i #guerrieri sono quelli che resistono all’appropriazione della resistenza quotidiana per vendere un prodotto a stretto giro di monopolio.

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#Barilla Vs #Buitoni: davvero credete ad un capitalismo buono?

anticapitalismo selettivoI veri brand oggi sono le lotte sociali e identitarie. Lo sa meglio di chiunque altro chi fa comunicazione per le grandi aziende. Tant’è che ciascuna di loro si schiera a seconda del target di clienti che ha e della fetta di mercato che vuole ritagliarsi.

Barilla sta alla famiglia tradizionale come Buitoni (che poi sarebbe la Nestlè?) starebbe a ogni genere di famiglia (e dove l’abbiamo vista una sua pubblicità con una famiglia omogenitoriale?).

Come dicevo QUI – comunque – la cosa è un po’ più complessa. Se parli di stereotipi sessisti non puoi limitarti a girare sempre e solo attorno al mono/tema dell’uso della donna soprattutto se nel frattempo non dici che il brand “donna” lo usano per prime le istituzioni per raccattare consenso e legittimare ogni schifezza.

Se il capitalismo per veicolare i marchi che lo praticano ha bisogno di sposare brand come “donna”, “gay”, “ambiente”, etc etc, significa che si tratta di temi usati per vendere. E se si tratta di temi usati per vendere stai pur tranquill@ che quando vedi fronteggiarsi quel che tu presumi essere capitalismo buono contro il capitalismo cattivo, stai assistendo alla rimozione, sociale e collettiva del conflitto di classe.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, R-Esistenze

#NoTav: Marco, la “narrazione tossica”, il capitalismo “buono”

tumblr_ms7nth5WVV1qzmewho1_500“Per diventare “narrazione tossica”, una storia deve essere raccontata sempre dallo stesso punto di vista, nello stesso modo e con le stesse parole, omettendo sempre gli stessi dettagli, rimuovendo gli stessi elementi di contesto e complessità.

E’ sempre narrazione tossica la storia che gli oppressori raccontano agli oppressi per giusticare l’oppressione, che gli sfruttatori raccontano agli sfruttati per giustificare lo sfruttamento, che i ricchi raccontano ai poveri per giustificare la ricchezza.

Una narrazione tossica non si limita a giustificare l’esistente, ma è anche diversiva, cioè sposta l’attenzione su un presunto pericolo incarnato dal “nemico pubblico” di turno.
E il nemico pubblico di turno, guardacaso, è sempre un oppresso, uno sfruttato, un discriminato, un povero.

Stringi stringi, la fabula della narrazione tossica è la guerra tra poveri.

Così i Wu Ming introducono la storia di Marco, ragazzo #NoTav, denunciato per aver detto “pecorella” ad un membro delle forze dell’ordine e da quel momento incastrato in una morsa repressiva e criminalizzante che sembra non avere mai fine.

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