Antirazzismo, Comunicazione, Culture, R-Esistenze

Giulia Innocenzi: sull’Iran non hai capito niente!

20150802_101108Giulia Innocenzi è andata in viaggio in Iran. Descrive quel viaggio sul suo blog e racconta un paese visto con gli occhi di una occidentale un po’ disinformata che, suo malgrado, si presta a legittimare un quintale di islamofobia e neocolonialismo.

Solidarizzo con lei e non nego affatto che in Iran, come altrove, esistano pressioni maschiliste ma, da quel che scrive, deduco che non abbia mai viaggiato per l’Italia facendo attenzione ai molesti, agli esibizionisti dal pene in libertà, agli inseguitori, agli stupratori che qui esistono in gran numero. Deduco anche che non sappia come l’occidente paternalista usi il pinkwashing per giustificare l’aggressione ad alcune culture e ad alcuni paesi prendendo a pretesto la difesa delle donne: ovvero quelle che, a quanto pare, non saprebbero difendersi da sole e senza l’ausilio del “liberatore” occidentale. Il patriarcato del vicino è sempre più verde, per l’appunto. E il femminismo antisessista che non è Intersezionale per me è difficile da digerire.

Nel suo post, con tanto di foto che regalano una visione e stereotipata di quel paese, si parla di uomini perennemente molesti e di donne sottomesse e vittime di molestie. Mi chiedo, ancora, dove fosse la Innocenzi quando per le strade studenti e studentesse iraniane (in numero altissimo) rischiavano la morte, buttavano pietre contro il regime e furono protagoniste della rivoluzione in verde. Tra i commenti al post della Innocenzi ce n’è uno che vale la pena leggere con attenzione scritto da Giulia Presbitero. Ve lo propongo qui. Buona lettura!

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Buonasera Giulia,
sono una studentessa di relazioni internazionali dell’Università di Torino e le scrivo in merito all’articolo che ha pubblicato riguardo alla sua vacanza in Iran.
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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Stronzate che le femministe bianche devono smettere di fare

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Testo originale tratto da QUI. Traduzione di Nicole Siri e Agnes Nutter. Buona lettura.

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Stronzate che le femministe bianche devono smettere di fare

Sono una femminista bianca*, e lasciate che vi dica una cosa: il femminismo bianco fa schifo. È esclusivo, oppressivo, e contribuisce a marginalizzare ulteriormente le persone su cui la misoginia ha maggiore impatto. Sfortunatamente, il femminismo bianco è anche la norma femminista in occidente, il che significa che le femministe bianche hanno gli spazi più ampi, il maggiore accesso a media e risorse, e sono generalmente considerate La Voce del Femminismo. In teoria, qualcuno che fosse davvero interessato all’eguaglianza (equality) userebbe questi strumenti per dare più voce alle donne di colore. In pratica, la supremazia bianca è un problema reale e le femministe bianche sembrano spesso dimenticare che il loro privilegio di razza rende facilissimo calpestare le donne di colore mentre lavorano per smantellare il patriarcato.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

Qual è l’approccio sbagliato per gli studi di genere nel medio oriente?

[Changes in traditional Sudanese dress. Image by Khaled Albaih]
[Changes in traditional Sudanese dress. Image by Khaled Albaih]
Il titolo letterale di questo pezzo è “Come non fare gli studi di genere nel medio oriente“, e così Maya Mikdashi, autrice di questo articolo, spiega in dieci punti il perché non bisogna realizzare gli studi di genere in medio oriente senza tenere conto del fatto che ignorare una serie di elementi vorrà dire che si tratta di neocolonialismo, di un punto di vista occidentale, della donna bianca e occidentale, che viene imposto anche alle donne mediorientali. La traduzione è di Giulia, che ringrazio molto. Buona lettura!

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Uno: il gender non è lo studio di ciò che è evidente, ma un’analisi su come ciò è diventato evidente.

Due: prima di decidere di scrivere di genere, sessualità, o qualsiasi altra pratica o aspetto della soggettività in Medio Oriente, si deve prima definire quale sia esattamente l’oggetto dello studio. Essere specifici. Quale paese, regione, e periodo storico è oggetto del vostro studio? Inoltre, i termini “Medio Oriente”, “mondo islamico” e “mondo arabo” non si riferiscono allo stesso luogo, allo stesso popolo, o alle stesse storie, anche se i legami tra loro sono cruciali. Oltretutto, lo “stato” è un fenomeno relativamente nuovo in Medio Oriente. Per studiare economia politica di genere in Siria, per esempio, si deve essere consapevoli della storia ottomana e regionale che ha prodotto questa economia politica di genere nella zona che noi oggi chiamiamo “Siria.”

Tre: uno studio che parli di questioni di genere deve tener conto della sessualità. Allo stesso modo gli studi sulla sessualità non possono escludere le analisi di genere. Farlo sarebbe simile a studiare la politica e la storia del Partito Comunista Iracheno (ICP), senza riferimento al ruolo dell’ideologia o delle politiche socio-economiche dello Stato iracheno. Continua a leggere “Qual è l’approccio sbagliato per gli studi di genere nel medio oriente?”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Il femminismo è stato sequestrato dalle donne bianche borghesi

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Da Intersezioni:

Questa è la trascrizione del discorso tenuto da Myriam Francois-Cerrah in occasione di un dibattito tenuto alla Oxford Union il 12 febbraio, in cui ha sostenuto la mozione approvata “Questa Camera è persuasa che il femminismo sia stato sequestrato dalle donne bianche borghesi“.

Myriam Francois-Cerrah, ricercatrice alla Oxford University, studia i movimenti islamici in Marocco e si occupa di Medio Oriente e di attualità in Francia. E’ giornalista, anche televisiva e  radiofonica, ed oltre a collaborare con testate quali  The Guardian, New Statesman, The Independent, Middle East Eye e Al Jazeera English, anima dibattiti televisivi su Sky News, BBC Newsnight, Channel 4 news, etc.

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I nostri corpi? Sono già “sottomessi”! – risposta ad Alessandra Bocchetti

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Cara Alessandra,

vorrei articolare una risposta che possa giungerti in modo diretto, alla mia maniera, sperando che la mia franchezza non ti induca a rifiutare un confronto su questo. Ho letto il tuo pezzo pubblicato su la 27esimaora e non mi ha convinto come non mi convince l’urgenza che manifesta Marina Terragni quando parla del pericolo islamico che potrebbe costringerci a tornare sottomesse.

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Rendere omaggio a #CharlieHebdo: boicotta la manifestazione dell’11 gennaio (per 10 ragioni)

Pezzo tradotto dal francese da Maghda. QUI la versione originale. Buona lettura.

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Primo, condanniamo senza riserve la barbarie di questo crimine indifendibile.

Secondo, onoriamo la memoria delle vittime e dei loro cari.
Vi chiedo perciò di boicottare la manifestazione dell’11 Gennaio per le vittime della tragedia di Charlie Hebdo. Per le seguenti ragioni:

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1- Per non essere complici di un’infame strumentalizzazione.
Merkel, Cameron, Renzi e Rajoy saranno presenti alla manifestazione. Manca solo Obama.
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#CharlieHebdo: davvero l’attacco c’entra con la “libertà di espressione”?

E’ un pezzo di Asghar Bukhari. La traduzione non è letterale. Il testo in inglese è QUI. Buona lettura.

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Charlie Hebdo: Questo attacco non ha nulla a che fare con la libertà di parola. Ha invece a che fare con la Guerra.

Alla gente bianca non piace ammetterlo, ma quelle vignette rispecchiano i loro pregiudizi, il loro razzismo, la loro supremazia politica, e potete raccontarla come vi pare ma quelle vignette supportano un ordine politico costruito sulle discriminazioni.

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Je ne suis pas Charlie (Io non sono Charlie)

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E’ un articolo in spagnolo, con un punto di vista altro che non giustifica affatto quanto è successo e che non legittima alcuna censura. Mai. Provo una traduzione approssimativa. Il testo originale sta QUI. Buona lettura!

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Comincio chiarendo, prima di tutto, che ritengo un’atrocità l’attacco agli uffici della rivista satirica Charlie Hebdo a Parigi e non credo che in nessun caso sia giustificabile trasformare una sede giornalistica, con i professionisti che ci sono dentro, in un obiettivo militare. Lo stesso vale quando questa cosa si verifica in Colombia o in Palestina. Io non tollero alcun fondamentalismo, chiunque sia che lo pratichi: cristiani, ebrei, musulmani, francesizzati o meno, così come quelli che tendono a raggiungere il riconoscimento dato dalla repubblica cose se si trattasse di una dea.
Faccio questi chiarimenti, necessari, perché, vedo tanti guru dell’alta politica europea che dichiarano di vivere in una “democrazia esemplare” luogo di “grandi libertà”, anche se sappiamo come il grande fratello, in realtà, ci osservi tutti e che ogni cenno di dissenso viene punito in modo duro.

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Chi dice che le donne che indossano il velo non siano “libere”?

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Vi ricordate l’Oriana Fallaci ultima maniera? Scriveva cose perfettamente affini alla politica di Bush e paventava una presunta minaccia islamica che avrebbe colpito l’occidente. I suoi ultimi scritti, se non erro, furono pubblicati su Il Giornale o Libero. Lei ricevette il plauso del centro destra nel quale spiccava una Santanché intenzionata a liberare le donne dal velo, anche se quelle donne non volevano essere liberate e poi c’erano i leghisti che lanciavano strali ogni volta che qualcuno pronunciava la parola “moschea”.

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#Gaza: femministe silenti e marketing militare israeliano

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Le bombe cadono su Gaza e molte femministe tacciono. Oppure si occupano di altre emergenze. C’è sempre la violenza sulle donne da mettere in primo piano, e io posso anche concordare, non fosse per il fatto che se ti casca una bomba sul cranio sarà violenza pure quella. Chissà perché però ho visto pochi balli, canti, girotondi e pensieri devoluti in direzione di una violenza sistematica che coinvolge un intero popolo sacrificato all’interesse di un occidente neoliberista che per avere due grammi di petrolio e il controllo del medio oriente piuttosto tratterebbe le donne che si oppongono a ‘sta cosa tutte quante come terroriste buone da rifarcisi l’immagine di santi, eroi, invece che degli speculatori che in realtà sono.

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#Francia: licenziano donna che non vuole essere “liberata” dal velo!

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[QUI traduzione e recensione della vignetta di Rosalarian]

Se io abitassi in Francia penso che a questo punto indosserei il velo, perché lo fanno apparire tanto trasgressivo, perché diventa una risposta agli autoritarismi di chi dice che per “salvarti” vuole vietarti le tue convinzioni, il tuo percorso, la tua scelta o quel che è. Non penso che tutte le donne che indossano il velo siano libere e lo stesso penso delle donne che quel velo non lo indossano. La libertà individuale si misura in altro modo e certo il mio grado di libertà non può prescriverlo la legge neppure se dice di farlo per il mio bene.

Però è vezzo francese o dei paesi neocolonialisti, anche un po’ autoritari e razzisti, se vogliamo, come succede nel nord europa,  quello di pretendere la consegna del corpo delle donne allo Stato paternalista che, con il plauso delle femministe, dice di volerlo tutelare. Io trovo che le leggi promosse dalla Francia contro chi porta il velo, esattamente come quella abolizionista che pone un grave stigma sulle prostitute, siano di un autoritarismo senza eguali. Condite di islamofobia, razzismo, e quella presunzione nord/occidentale che trovi in tutte quelle persone che immaginano tu sia liberata soltanto se vieni assimilata dalla loro cultura.

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Neocolonialismo, pornoindignazione e sedativi sociali

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Questa settimana avete avuto la vostra dose di pornomostruosità per pornoindignazione. C’è da soddisfare per un mese anche i pruriti delle forcaiole neocolonialiste che concludono che i patriarcati altrove e le culture di violenza sessista dipendano sempre da fattori etnici e non di tipo culturale. Perciò correte tutte a mettere un like per “salvare” le ragazze che nel mondo vengono offese, umiliate, stuprate e uccise. Ci sono alcune, poi, che dicono: vedete? eccola la dimostrazione del fatto che le donne sono vittime di brutalità atroci perché l’uomo, in quanto uomo, è cattivo. Si dice questo senza che si analizzino le cause e le fonti culturali, chiunque sia a veicolarle, o senza che si ragioni sulla prevenzione, che si provi ad arrivare a conclusioni di buon senso.

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Il Governo #Renzi e l’Italia neocoloniale

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L’Italia neocoloniale. Dio, patria, famiglia. Notate soprattutto foto con bambini e colori della bandiera italiana. Non ce l’ho con le famiglie che adottano, ovviamente, e che forse avevano diritto ad un po’ di privacy, ma con un governo che fa di questa faccenda privata, delicata, dolorosa, gioiosa, un evento mediatico. E’ propaganda. E’ fiction. E’ emozione elargita a go’ go’ che spezza i cuori degli italiani. E’ barbaradursismo. E’ atroce. Renzi, il padre della nazione, riunisce i bimbi adottati alle famiglie. Lo fa tramite la ministra, donna, in veste di fatina buona, che sembrerebbe lì apposta per compiti del genere, la quale così, forse, soddisfa il sogno familista espresso su Vanity Fair. Questo succede dopo Renzi che dà ottanta euro ai poveri. Renzi che va nelle scuole dai bimbi che cantano l’inno. Renzi che… #papasubito. Chiunque gli si oppone, lo critica o dissente non può che essere il diavolo (o una diavolessa). Non ho altro da dire. Per ora mi tengo l’indignazione. Dico solo che non è diverso da un ex premier che diceva, dopo il terremoto de L’Aquila, che avrebbe dato la dentiera alla povera vecchietta. Attendo la notizia secondo cui Renzi porterà in salvo le giovani ragazze nigeriane. Trovate la notizia QUI. E per una volta devo dare ragione a D’Alema, pensa tu che roba.

Ps: alla storia della santità sfugge il Piano Casa che per l’Onu aumenta la marginalità sociale

Chi si commuove per i bambini del Congo potrebbe anche interessarsi ai bimbi cacciati fuori negli sgomberi in linea con il Piano Casa?
Chi si commuove per i bambini del Congo potrebbe anche interessarsi ai bimbi cacciati fuori negli sgomberi in linea con il Piano Casa?

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I media non ce la raccontano giusta sulle ragazze rapite in Nigeria

Tenendo conto di un’altra traduzione su un pezzo che parla del modo attraverso il quale il potere militare americano può trarre giovamento dalla campagna per la liberazione delle ragazze ecco un altro articolo che racconta come quel che serve, oggi, non c’entra con le opinioni e gli interventi calati dall’alto dagli e dalle occidentali, bianch*, neocolonialist*. Buona lettura!

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Da QueerNotes:

Articolo originale di Alexandra Hartmann su PolicyMic – Traduzione a cura di Agnes Nutter e Jinny Dalloway

I media non ce la raccontano giusta sulle ragazze rapite in Nigeria

di Alexandra Hartmann, 6 maggio 2014

Sono passate quasi tre settimane da quando decine e decine di ragazze sono state rapite in Nigeria, e i media internazionali sgomitano per avere per primi lo scoop, cercando un modo di coinvolgere il pubblico nella storia delle oltre 200 ragazze, rapite dai loro dormitori nel cuore della notte.

“[Stiamo] seguendo la vicenda in tutto e per tutto, da questo momento in poi… qualcuno deve pur farlo” ha tweettato il conduttore della CNN Jim Clancy. Un servizio sulla rivista [femminista, ndt] Ms. asserisce persino che “Le giovani nigeriane rapite siamo noi”.

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Dall’hashtag #BringBackOurGirls trae giovamento il potere militare americano

Nigeria: Michelle Obama, prego per liceali rapite

A proposito delle ragazze nigeriane e della mobilitazione per portarle a “casa”. Alcuni articoli ci raccontano una visione un po’ diversa della storia. Parlano in maniera chiara di neocolonialismo e di sollecitazione alle forze militari americane affinché intervengano e siano legittimate a espandere il proprio potere. Un articolo sul The Guardian vi dice anche qualcosa in più. Provo a tradurlo/sintetizzarlo.

Sostanzialmente dice che le vostre buone intenzioni non corrisponderebbero alle reali intenzioni che ci sono dietro la diffusione dell’hashtag BringBackOurGirls. Chiedere all’America di intervenire, invece che supportare la Nigeria nelle loro azioni di liberazione e ribellione fa più male che bene. Così racconta Jumoke Balogun, nigeriana – americana, co-fondatrice e co-editore di compareafrique.com.

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