
Continua a leggere “La scelta è delle donne: il tasso di natalità non è affare del governo”
Critica femminista, bollettino di guerra su femminicidi e violenza di genere

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Leggo questo e al di là del fatto che mi pare si discuta di una ministra che, in un modo o nell’altro, forse, intende opporre altre regole al via libera dato dalle sentenze a proposito di fecondazione eterologa (già usata in Toscana), mi chiedo come si possa, oggi, da femminista voler mettere un freno al desiderio delle persone quando si tratta di avere figli. Terragni dice due cose: che il donatore di spermatozoi non dovrebbe essere anonimo, perché il bambino avrebbe diritto a conoscere la sua origine biologica, e che non trova progressista battersi per i diritti delle coppie infertili – “anche di età avanzata” – che intendono accedere alla fecondazione assistita per avere un figlio. Mi pare lei consideri più auspicabile “battersi” perché ragazze e ragazzi “non infertili possano dare corso per via naturale” al desiderio di fare figli e lì si riferisce agli ostacoli da rimuovere, ovvero la mancanza di lavoro e servizi, la difficoltà di accesso ai mutui, tutte cose che contribuirebbero, secondo lei, alla bassa natalità. Poi aggiunge che, se non erro, contribuire all’aumento dei livelli di natalità del paese è ritenuta una battaglia conservatrice, genere “figli della patria”, quando non in odor di reazione.
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Secondo la ministra alla salute Lorenzin il calo demografico necessita di un “piano nazionale della fertilità“. Dice che sarebbe anche necessario “educare alla maternità”. In una intervista ad Avvenire lei afferma che “il crollo demografico è un crollo non solo economico, ma anche sociale” ed è preoccupata perché la denatalità produrrebbe la sparizione del paese intero. Secondo la visione apocalittica dell’articolo che leggo, contro l’idea che le donne diventino madri intorno ai 40 anni “va riscoperta la bellezza di diventare madri in età più fertili” e poi prosegue immaginando investimenti per incoraggiare la fertilità della donna rammaricandosi del fatto che l’Italia invecchia.
In tutto ciò quel che mi lascia basita è il fatto che quando parlano di politiche demografiche stanno parlando di biocapitalismo e dei corpi delle donne e io intravedo certamente – sullo sfondo – un retropensiero ideologico, in special modo se questi propositi arrivano da chi ha una opinione non precisamente concorde alla pma, procreazione medicalmente assistita. Si intende che pare strano ci si sforzi tanto per far scoprire la bellezza del diventare madri a quelle che, anche grazie a “riforme” che questo governo promuove, sono ancora precarie, non hanno voglia, tempo, non ci pensano neanche a fare figli se poi non si agevola chi invece un figlio lo vuole, includendo le coppie omosessuali, al punto tale da sottoporsi a trattamenti lunghi, dolorosi, estenuanti. E che dire circa le politiche migratorie del nostro bel paese? Se ci mancano “giovani” che paghino con i loro contributi le pensioni ai nostri vecchi e muovano l’economia italiana, spendendo dall’asilo in su, com’è che ogni anno si respingono tantissimi immigrati?
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