Diario di una famiglia tradizionale, La posta di Eretica, Personale/Politico, Sessualità, Storie, Violenza

Le forme d’amore dei piccoli e le perversioni degli adulti

La memoria della luce barbara e impietosa dell’estate greca dei miei dodici anni mi secca ancora la gola e rende – a distanza di decenni – la mia muscolatura fiacca, le palpebre di piombo. Come posso descrivere la sensazione corrosiva del sale mischiato al sudore e alla polvere sul cuoio cappelluto? Come posso raccontare l’odore di alga e yogurt del corpo di una bambina? Con quali parole posso dire che quando la accarezzai il suo sussulto fu incredulo e divertito? Come posso restituire nel racconto lo stesso vivido impeto di un’ondata di desiderio che tutto travolge e sommerge, mischiandosi alla burrasca del mare, risalendo in superficie come spuma luccicante, guizzando come le larve acquatiche e rituffandosi a capofitto con le disinvolte contorsioni degli invertebrati, diventando la vergogna che non ho ancora smesso di provare? Che forma hanno i desideri dei bambini? Perché la mia amica è stata picchiata, punita e allontanata da me? Perché mia madre mi ha impresso sulla pelle uno sguardo di disprezzo, disgusto e amarezza che, come le marchiature a fuoco del bestiame, non va più via?

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Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Perché la Rai trasmette spot antiviolenza così sessisti?

bohmah

In Rai pare stiano girando alcuni spot tra i quali quello che vi linko QUI. Sarebbero spot contro la violenza sulle donne e ci sono numerosi errori di comunicazione che vanno sottolineati.

1] presentare una donna con lividi per parlare di lotta contro la violenza sulle donne è semplicemente un invito al paternalismo e a considerare le donne oggetti passivi di mosse salvifiche senza che a loro sia data, invece, la scelta di salvarsi e tutelarsi. Quello che andrebbe mostrato nelle campagne antiviolenza è la forza di una donna, esattamente come per le immagini e gli spot che stanno circolando in questi giorni a promozione della manifestazione nazionale contro la violenza di genere del 26 novembre. Chi partecipa alla manifestazione mostra donne combattive che si riprendono la propria vita e se, invece, chi fa gli spot Rai conoscesse davvero una vittima di violenza, anche se non per tutte certamente è così, avrebbe capito che non c’è persona più forte e determinata, dallo sguardo diretto e fiero, di una donna che lotta contro la violenza di genere che ha subito o subisce ancora. Continua a leggere “Perché la Rai trasmette spot antiviolenza così sessisti?”

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#MascolinitàFragile: cos’è stato per me essere un uomo fuori dagli stereotipi

salve,
ho iniziato di recente a leggere questa pagina (arrivando tramite un articolo sul fatto quotidiano) e l’ho trovata interessante e coinvolgente.
sono un uomo, e mi interesso di sessismo da quando non sapevo nemmeno che esistesse la parola, da quando negli anni del liceo ho cominciato a rifiutare mentalmente tutte le norme che mi volevano in un certo modo in quanto maschio. più in particolare ho sempre detestato le differenze, quelle socialmente imposte, tramandate di generazione in generazione.
questo mi ha portato a cercare di vivere fuori dagli stereotipi di genere negli ultimi 30 anni, senza riferirmi a modelli particolari, basandomi solo sul mio intuito e sull’empatia con gli altri.
il discorso sul sessismo è diventato (per fortuna) molto più visibile negli ultimi anni, e persino la parola femminismo sta piano piano uscendo dall’interpretazione ignorante e demonizzante che ha avuto per decenni, ma sicuramente ancora c’è tanta strada da fare.

quel che mi dispiace è constatare spesso che per un uomo è ancora difficile partecipare attivamente a molte discussioni, specie se vuole fare qualche distinzione critica. subito scatta il rischio di essere accusati di *deragliare* la discussione. e lo capisco, con tutti quelli che non hanno di meglio da fare che scrivere “e allora noi che dobbiamo pagare il conto?” e altri argomenti caposaldo degli uomini che si sentono vittime, loro.
io non mi sento affatto vittima, però le volte in cui accorgo che il mio punto di vista è considerato buono solo a “deragliare”, un po’ mi dispiace.

questo succede soprattutto quando si parla di atteggiamenti sessisti all’interno dei rapporti interpersonali, di comportamenti tipici di vario genere, come se fossero principalmente maschili, e come se inevitabilmente fossero precursori della violenza. a me viene naturalmente da rispondere “parliamone”, e non perché mi hanno raccontato che una volta un amico di mio cugino ha rifiutato una ragazza e lei gli ha fatto lo stalking.

non è questione di aneddoti, ma di tutta una vita di esperienza diretta e contraria. non ho mai aderito ai modi canonici del corteggiamento, e questo mi ha fatto trovare regolarmente nelle situazioni che vengono raccontate di solito da donne e ragazze.
esempi a caso per capire a cosa mi riferisco:
al liceo rifiuto -gentilmente- gli approcci di una ragazza carina che piaceva a mezza scuola. mi arrivano telefonate a casa, scherzi, lei che passa con amiche sotto la finestra della mia classe e urla il mio cognome aggiungendo “frocio” (per fortuna avevo già capito che non era una parola che poteva colpirmi, e che diceva più cose su chi la usava come insulto che su di me, ma la connessione che lei ha fatto tra il mio rifiuto e la sessualità resta).
oppure un’amica che frequentava la stessa compagnia, e flirtava in maniera molto pesante, facendo *complimenti* sessualmente espliciti ed invadendo continuamente il mio spazio personale. ho cercato di dirle che data la mia timidezza questo modo di fare mi metteva spesso a disagio (usando queste parole). lei si è offesa e da quel momento ha cominciato a trattarmi malissimo.
potrei andare avanti per pagine intere. è solo per dire che se un ragazzo (e poi un uomo) commette il peccato di comportarsi “da donna” (parole altrui che mi sono state ripetute per tutta la vita), trova spesso donne che ripetono i comportamenti aggressivi dei maschi rifiutati.
ripeto, non mi sento vittima, è solo la realtà di tutta la mia vita. ho imparato a navigarci. però quando si parla di aneddoti simili mi piacerebbe poter prendere parte alla discussione, soprattutto per dire che certi atteggiamenti non sono come dicevo sopra esclusivamente indicativi della possessività dell’uomo verso la donna e precursori della violenza maschile, ma più che altro un modo che molti di noi (esseri umani, di qualunque genere) abbiamo per gestire -male- il rifiuto.
penso anche che additare come intrinsecamente maschili certi atteggiamenti, rischia di dare l’opportunità di approfittare di queste contraddizioni a chi davvero vuole deragliare la discussione, a chi vuole delegittimare il femminismo o addirittura l’esistenza del sessismo nella nostra società.

ma troppo spesso per un uomo provare ad entrare in discussioni di questo genere significa leggere “si capita anche agli uomini, ma non è questo lo spazio in cui parlarne”.
e lo capisco, capisco il perché e capisco il valore che ha questa risposta.
quindi ho imparato a stare zitto e a leggere e basta, chiedendomi però dove sia lo spazio per avere questa discussione, lo spazio dove la mia esistenza (che non è un aneddoto) vale quanto qualunque altra.
il tono sembra forse drammatico ma non vuole esserlo.
se ho scritto a questa pagina è perché è una delle poche dove ho visto spesso e regolarmente un atteggiamento diverso(ma forse sono io che non conosco altri luoghi di discussione analoghi), e insomma “complimenti per la trasmissione”.

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#MascolinitàFragile: non mangio carne, non voglio figli, amo gli animali. E non sono meno uomo!

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Maschio. Sono nato maschio. Riconosco il genere che mi è stato attribuito. Cis, etero, maschio, bianco, occidentale. Ateo. Quello che non riconosco e non accetto è il modo in cui altri vorrebbero io declinassi il genere maschile.

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#MascolinitàFragile: la libertà di piangere

Immagine tratta dal lavoro di Ari Folman, Valzer con Bashir
Immagine tratta dal lavoro di Ari Folman, Valzer con Bashir
“Quando fui desto innanzi la dimane,
pianger senti’ fra ‘l sonno i miei figliuoli
ch’eran con meco, e dimandar del pane.
Ben se’ crudel, se tu già non ti duoli
pensando ciò che ‘l mio cor s’annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli”
[Conte Ugolino della Gherardesca – Inferno, Canto XXXIII]

Stranamente l’esperienza del pianto è qualcosa che a noi bambini è stata negata a un certo punto dell’esistenza, come “faccenda non virile”.
Mi piace iniziare questo piccolo intervento con una dimostrazione di come una voce non certo da poco come Dante Alighieri considerasse una cosa solita il “piangere” e che ritenesse una vicenda orrida come quella di Ugolino della Gherardesca, costretto a vedere morire i suoi figli di stenti e a divorarli per fame, una vicenda degna di lacrime senza alcun dubbio.

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La bestia dentro me

Lei scrive:

Ciao Eretica! Non sai quanta ansia mi sale nello scriverti questo messaggio. Non sarò breve, mai scritto bene, mai avuto dono della sintesi. Vorrei riportare qui la mia storia tuttavia in forma anonima perché mi sento disturbata dal giudizio a riguardo. La affido a te perché nonostante non ti conosca e a volte non ti capisca mi sento rafforzata nell’animo forte dei tuoi post e nel tuo modo così lontano dal mio nel saper portare avanti guerre difficili con tutta questa determinazione priva di violenza. Sono nata nella fortuna. Sono stata cresciuta all’insegna della conoscenza scientifica e dell’amore per l’arte. Mi hanno tirata su ad apertura mentale e dialogo, mi hanno spinta a comprendere il mio valore e quello altrui, lontana da ogni sessismo, fascismo, razzismo, antisemitismo. Nonostante quest’idilliaco inizio sono una di quelli che porta “la bestia” dentro.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Avessi un figlio gli insegnerei a essere chi vuole e non a essere “più uomo”

Immagine da http://genderanarchy.tumblr.com
Immagine da http://genderanarchy.tumblr.com

 

Lui scrive:

Cara Eretica, ho letto il post che hai scritto sulla pagina “Gli uomini sono le nuove donne” e volevo ringraziarti per aver detto benissimo tutto quello che avrei voluto dire io. Io sono uno di quegli uomini che non paga la cena, non apro la portiera dell’auto, non  ho neppure la patente a dire la verità perché vado in giro in bicicletta e con la bici vado anche al lavoro. Non mi sento meno uomo per questo e per fortuna non ho incontrato donne che mi rimproverassero di essere poco uomo perché non somiglio a john wayne.

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Autodeterminazione, Comunicazione, R-Esistenze

Studenti di Caserta alla marcia antiabortista durante l’orario scolastico

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Vi segnalo un comunicato che parla di partecipazione alla marcia per la vita di studenti, con tanto di circolare, che saranno accompagnati dagli insegnanti.

[per gli aggiornamenti seguite in basso]

COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO

8 ottobre 2016: la partecipazione forzata ed obbligatoria degli studenti alla marcia anti-abortista di Caserta

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Caro Papa, anch’io ho il Gender

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Un po’ in ritardo, o solo perché in trasferta e con la quasi certezza che noi italiane non avremmo saputo nulla, ecco anche il Papa a esprimere la sua opinione contro il mostro Gender. Lo sottolineo soprattutto per quelle che dicevano che ‘sto Papa sarebbe pure un pochino femminista (maddeché?). Secondo i media lui avrebbe detto che “Oggi guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Il grande nemico è il gender”. Si trovava in Georgia dove, non si capisce per quale ragione, ha riferito che Dio si sarebbe lamentato per il costo subito dai divorzi. Io ho divorziato, parecchi anni fa, e ricordo perfettamente di aver pagato di tasca mia compensi per spese legali e traslochi e nuove soluzioni di sopravvivenza e mantenimento di figli e casomai ad aver pagato furono i miei che mi diedero una mano, ma mai, e dico mai, ho visto una bolletta pagata da questo signor Dio. So che la questione è assai meno concreta di così, forse il Papa parla di prezzo spirituale, ma la spiritualità è una faccenda individuale del proprio rapporto con Dio, o chi per lui, e non si capisce perché quel che è di una persona in rapporto a Dio debba interessare a Santa Madre Chiesa come sorvegliante eteronormativa dei matrimoni eterosessuali.

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Antirazzismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Storie

#GodLovesUganda: come la destra cristiana americana ottenne il controllo del governo ugandese

Volevo raccontarvi di un documentario che ho visto e mi ha lasciata davvero esterrefatta. Non perché non immaginassi le dinamiche ma perché a volte la realtà è talmente caricaturale da superare le stesse caricature di alcuni gretti personaggi. Si chiama God Loves Uganda, documentario indipendente presentato al Sundance Festival, che potete trovare anche in streaming (sottotitolato in italiano, per gentilezza di qualcuno che si è speso a tradurre), e parla della colonizzazione culturale e politica realizzata dalla destra cristiana in Uganda, quando era un territorio vergine, una giovane democrazia, il cui voto e le cui decisioni parlamentari potevano facilmente essere influenzate dall’esterno. La destra cristiana, in un’opera di massiccia evangelizzazione e con subdola richiesta di conversione, evangelizza con metodi classici. Sicuramente hanno appreso da altre chiese occidentali lo stile colonizzante e il furto di culture locali. Evangelizza allo scopo di applicare la legge biblica, si parla del vecchio testamento, che per alcuni fanatici diventa pretesto per chiedere l’assassinio di gay, la persecuzione di donne “adultere” o che fanno sesso fuori dal matrimonio, e di quelle che abortiscono.

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Antisessismo, Comunicazione, Contributi Critici, R-Esistenze

Sex chat with Pappu & Papa. L’India è più avanti dell’Italia nell’educazione sessuale.

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di Donatella Rosetti 

Nel corso dell’estate è uscita un po’ in sordina (i maggiori quotidiani online internazionali non ne hanno parlato, escluso Forbes) una web series della giovane casa di produzione cinematografica indiana Y-Films, Sex Chat with Pappu & Papa, sponsorizzata da Durex India.

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A tredici anni ero vittima di pedofili della rete

Ciao Eretica,

in questi tempi di notizie agghiaccianti, ho deciso di prendere coraggio e di rendere nota qui sul vostro blog, anche la mia triste storia.
Una storia di una ragazzina di 13 anni, lasciata troppo spesso da sola in casa.
Mia madre aveva due lavori, il giorno presso la sua attività di bar e ristorazione, la sera, in cucina alla pizzeria di mio padre, suo ex marito.

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La gogna esisteva anche quando non c’era internet

Lei scrive:

“Quando ci sono passata io, dalla gogna, internet non era così presente nelle vite di ognuno di noi. Erano i primi anni ’90, e se non c’era internet figurati i social network. Un mondo incredibilmente diverso nella socialità e nell’accesso all’informazione, terribilmente uguale nella gogna. A quel mondo mi ci stavo affacciando, ragazzina, nata e cresciuta in un paesotto qualunque nel nord delle fabbrichette, degli artigiani edili, degli allevamenti intensivi. Fiduciosa di quel “tutti conoscono tutti”, piena di me stessa e di curiosità di crescere, di scoprire, di frequentare quelli un po’ più grandi, i bravi ragazzi del paese che un giorno hanno deciso che dovevo andare con loro e diventare per un pomeriggio il loro giochetto da toccare, scavare, abusare.

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Stupro di gruppo su una educatrice? Sempre “colpa” della donna stuprata!

Lei scrive:

La notizia di una educatrice stuprata da un gruppo di ragazzi mi ha toccato nel profondo. Mi ha fatto riemergere ricordi spiacevoli, mi sono passate davanti le frasi, le parole, gli atteggiamenti discriminatori che ho vissuto da parte di colleghi (e colleghe) che invece avrebbero dovuto sostenermi.

E’ dieci anni che lavoro nell’ambito dell’educazione e del socio-sanitario. Ho visto donne, anche di una certa età, a capo della gestione di comunità per minori o per tossicodipendenti, o disabili. Donne. Alcune con corpi gracili, che riuscivano a tenere testa a uomini il doppio di loro. Uomini senza molti scrupoli in fatto di rispetto.

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