Antiautoritarismo, Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Facebook vuole solo pagine felici e censura me

Ho pensato e ripensato e credo proprio che ci sia chi vuole che le storie delle donne siano “sane e felici”, sul social network più frequentato al mondo, facebook, che ogni giorno mi invia un avviso intimidatorio per dirmi che sono a rischio chiusura pagina e profilo utente e poi mi invita a cancellare post come QUESTO, in cui non mi pare ci siano violazioni al loro codice morale, tuttavia la faccenda diventa palesemente una forma di persecuzione algoritmica. Mi si dice che si desidera mantenere un contesto sano e felice, dunque nessuna delle vostre storie può essere accettabile se non parla di voi felici e senza esposizione di corpi e storie che vi rendono vive.

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Ciò che la chiesa cattolica fa quando ha il monopolio dell’utero delle donne

Lo scandalo delle madri e dei bambini in Irlanda, documentario che potete trovare Qui, chiarisce, se non vi fosse chiaro, quel che la Chiesa può fare se viene supportata dallo Stato e se ad essa viene concesso il potere di interferire con la vita sociale e civile.

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Fantascienza che smaschera brame di potere maschile

A proposito di film in cui la donna reagisce all’uomo violento, classificati da una commissione moralista italiana come horror, eccone un paio, in realtà trame di fantascienza, entrambe interpretate egregiamente da Elisabeth Moss. Il primo non è un remake dell’uomo invisibile tratto dall’opera di H.G.Wells, ma semmai si ispira a quello per realizzare un film in cui un narcisista patologico, stalker e violento, perseguita la donna che vuole lasciarlo fingendosi morto, poi indossando la speciale tuta che lo rende invisibile e continuando a stalkerarla facendo del male a chi lei ama, mettendola incinta senza il suo consenso, facendola passare per matta e assassina, fintanto che lei non lo ripaga con la stessa moneta. Ed ecco che il film di fantascienza diventa horror, perché una donna si difende e infine sconfigge il suo persecutore.

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Horror? Assassini di donne e fanciulle indifese.

Scorrere decine di titoli di film horror dagli anni settanta in poi è illuminante per capire come innanzitutto l’oggetto principale del massacratore di turno è la donna. Squartata, fatta a pezzi, massacrata, sepolta viva, bruciata, e chi più ne ha più ne metta. Togli i film a sfondo sociale con gli zombie di Romero e troviamo la misogina risposta ad Alien con Species, in cui l’aliena non è più contenitore per generare prole mostruosa ma alla ricerca di uomini di cui nutrirsi per rigenerarsi. Molti degli horror sono ispirati alla cultura Usa di Halloween, non c’è scampo. Studentesse senza meta che incontrano uomini folli muniti di asce o machete. In Italia la categorizzazione horror è raffinata quanto misogina. Lasciate stare i tempi di Argento. Viene classificato horror tutto ciò in cui una donna reagisce a violenze e si difende. Così per Antebellum o per Reckoning. Il primo parla di una donna afroamericana che sfugge ad una riedizione del tempo della schiavitù. Non senza aver agito per legittima difesa alla cattiveria razzista di gente del cavolo. Il secondo parla di una donna che non confessa di essere una strega e si difende da inquisitore, denunciante, gente piena di pregiudizi e scappa sottraendosi alla morte.

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Film e storie di Azione: una noia da maschio alpha

Il mio studio sulle trame che costituiscono i maggiori filoni di intrattenimento si è arenato mentre leggevo o guardavo storie che sono la replica delle repliche, remake su remake, plot che negli anni della guerra fredda raccontavano con vigore patriottico le gesta di spie in contrasto con gli intenti di altre nazioni, racconti di ex spie (dato che la guerra fredda è finita) che si sono dati ad attività boscaiole di colpo coinvolti nel salvataggio di tenere fanciulle o donne in pericolo. Storie di uomini abbruttiti in una cella, per chissà quali reati, cui viene offerto il perdono in cambio di una partecipazione poco salutare a missioni sui.ci.de.

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La morale ai tempi dei social network

Psico-Polizia-3

Prologo

Quando decisi di aprire un account in un social network non prevedevo che avrei così legittimato la nascita e la divulgazione di una morale fluida che avrebbe influito nella vita reale nelle discussioni pubbliche. Sapevo delle profilazioni, del fatto che ogni mio bisogno sarebbe stato intercettato e venduto ad aziende che poi mi avrebbero tartassato di marketing pubblicitario. Non pensavo che le conseguenze fossero così devastanti. Ad un certo punto mi sentii la protagonista di Ubik (di Philip K. Dick) costretta a litigare con il mio frigorifero che imponeva una tassa se non avevo comprato questo o quel prodotto. Pensavo a Minority Report, con il protagonista intercettato ad ogni angolo di strada, massacrato da annunci pubblicitari, inviti accattivanti a comprare qualunque cosa.

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Psico-Polizia-3

Prologo

Quando decisi di aprire un account in un social network non prevedevo che avrei così legittimato la nascita e la divulgazione di una morale fluida che avrebbe influito nella vita reale nelle discussioni pubbliche. Sapevo delle profilazioni, del fatto che ogni mio bisogno sarebbe stato intercettato e venduto ad aziende che poi mi avrebbero tartassato di marketing pubblicitario. Non pensavo che le conseguenze fossero così devastanti. Ad un certo punto mi sentii la protagonista di Ubik (di Philip K. Dick) costretta a litigare con il mio frigorifero che imponeva una tassa se non avevo comprato questo o quel prodotto. Pensavo a Minority Report, con il protagonista intercettato ad ogni angolo di strada, massacrato da annunci pubblicitari, inviti accattivanti a comprare qualunque cosa.

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La grassofobia è sistemica

Lei scrive:

Ciao Eretica.

Ritorno dopo aver pensato a lungo sulla campagna che stai/state portando avanti in pagina. Su quale elemento è stato fonte di disagio e, ammetto, di irritazione per me. Ho visto il tuo ultimo post sul maternage, su quelle parole di condiscendente e benevolo consiglio elargite da chi, un corpo anomalo, magari non ce l’ha. Non ci convive, semmai l’abbia avuto. Non deve fare i conti ogni giorno con un’immagine di sé riflessa allo specchio che le ricorda quanto, nel caso specifico di una persona grassa, quel grasso che straripa dai tessuti, che riempie la pelle fino al trabocco, costituisca un’anormalità rispetto al corpo normato che genera l’altrui ribrezzo, schifo, ripudio, e l’oppressione che ne consegue è al tempo stesso causa di quegli stessi sentimenti. Un circolo senza fine.

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Personale/Politico, Salute Mentale

Disturbi alimentari: una questione di genere

fatto qualche ricerca. Statistiche, dal 2019 al 2022 secondo fonti dell’OMS in italia i disturbi alimentari sono passati da 600.000 a 3.000.000.

questi solo quelli documentabili in luoghi in cui ci sono strutture funzionanti. più del 90% delle persone affette da disturbi alimentari è donna. sessismo e body shaming stimolano o aggravano il problema. la questione di genere non viene considerata e neppure un’educazione al rispetto dei generi viene pensata come prevenzione contro tali disturbi e il sui.ci.di.o che spesso diventa la richiesta d’aiuto di chi non sa dire che ha questo problema. la pandemia ha aggravato tutto, restare chiuse non ci ha fatto bene, lo dico per esperienza personale ma aggrava situazioni già gravi.

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Personale/Politico, Salute Mentale, Sessualità

Sexual life di una depressa sobria

Mi chiedono: ma come funziona? Funziona?

Ogni disabilità immagino abbia proprie specificità al riguardo. Per me il punto è che depressione e farmaci coincidono con post menopausa. Non ho mai avuto problemi, anzi, sono sempre stata passionale, senza pudore, ma oggi non posso ruggire. Dunque se chiedi come funziona per me, depressa, ti dico che la vicenda è complessa. Sono frustrata perché non sento ciò che sentivo prima ma se devo accettare quel che mi accade, chiedo ascolto, dialogo, richieste esplicite.

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#bodyliberationfront: il mio corpo

Questa ero io prima della pandemia e della clausura totale per tre anni di seguito. Avevo partecipato anonimamente alla campagna #bodyliberationfront e #nobodyshaming (trovate tutto sul blog) per incoraggiare me stessa e tutte a svelarci senza sentirci sole, con i nostri corpi che possono piacerci o meno, con i chili e le cicatrici che viviamo male, con il passsato che ci ricorda come eravamo e il presente che non riusciamo ad accettare, non io per lo meno, non in quel momento e tantomeno oggi con una decina di chili in più accumulati in clausura e che mi danno un aspetto da signora anziana che cammina curva, puntellandomi ovunque per trovare supporto fisico. Pesavo poco, per la mia altezza, mi sono massacrata di esercizio fisico per tenere il conto delle calorie e così sfuggivo alle conseguenze di digiuni e abbuffate. Compensavo la bulimia. Temevo meno si vedesse il frutto dei disturbi alimentari e mi sentivo comunque non benissimo con il mio corpo.

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Donna: se non sei vittima diventi la “strega”

La storia del mostro delle Ardenne, documentata su Netflix, appare in realtà come l’esposizione di stereotipi sessisti e pregiudizi di genere che dimostrano quanto poco si comprendano certe dinamiche relazionali tradotte in dimensioni criminali e di come si è pronti a bruciare la “strega” se nel crimine è coinvolta una donna.

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Personale/Politico, Salute Mentale

Pandemia e riacutizzazione depressione

Qualcuno chiede: ma qualche anno fa uscivi, venivi alle manifestazioni e partecipavi in giro. Che è successo? Ero già in terapia, non funzionava benissimo ma per lo meno ero riuscita a superare a tratti, non spesso, lo scoglio agorafobico. Poi la pandemia mi ha costretta a restare chiusa in casa. Infine avevo il terrore perfino di andare dal medico. Ho fatto i vaccini con molte cautele. Ho ricevuto una visita domiciliare da una psichiatra che comunque non mi reputava “grave”. Ho delegato il ritiro farmaci al compagno e tra noi si sono ingigantiti scogli mai affrontati, forse. Lui fuori, lavorava, io sempre a casa, sola, avevo staccato da tutto, non riuscivo più neppure a gestire la pagina, a scrivere, leggere, a fare nulla. Me ne stavo seduta sul divano ad abbuffarmi, vomitare, anestetizzarmi con sedativi e serie tv in streaming. Se dovevo affrontare il mondo esterno, vedere qualcuno, parlare al telefono, andavo nel panico. Il mio compagno non poteva ovviamente portare a casa nessuno perché io mi sarei chiusa in camera da letto. Lui frustrato, scandendo gli ultimi periodi, io completamente massacrata e senza forze.

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La stanza tutta per me

Tornata a casa, il luogo che sento mio è la stanza con i miei libri. Lavo la faccia, ho messo anche una crema per alleviare le screpolature del viso. Lucida e diretta, prima discussione con il mio compagno. Quando si parla di qualcosa che lo riguarda ed esprimo un parere o condivido un mio sapere in proposito si sente sminuito. Non ha mai accettato il mio valore. Quindi ridivento muta, comunico con me stessa. Noi forse faremo terapia di coppia. Io torno ai miei libri e alla scrittura.

La sua insicurezza mi devasta. Dopo vent’anni vuole che io gli dica ancora che è “bravo”. Vuole rassicurazioni, incoraggiamenti, non è uno scambio reciproco. Lui parla io ascolto e se io parlo lui va in bestia. Il mio sapere lo innervosisce. Voleva una madre? Intanto ha me. Di tutto ciò che ho fatto per costruire il nostro rapporto non sembra ricordare nulla. Solo i suoi sacrifici. I miei non valgono un ricordo. Memoria selettiva.

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Depressolandia e la camicia sciolta

In reparto stanno maschi, in alcune stanze e donne in altre. Ci si osserva a malapena, Gli uomini maniaco ossessivi, nevrotici, psicotici o schizofrenici e le donne depresse, affette da disturbi alimentari, autolesioniste, bipolari. Le diagnosi sono palesi, non ci si nasconde gli uni dalle altre. Le storie degli uomini restano impalpabili. Quelle delle donne più visibili.

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Non siete femministe: come i catto-fasci antisemiti

Cibo, vomito, sigarette, malessere, lettura, scrittura. Non so se è bene leggere qualcosa che a pelle potrebbe farti ribrezzo ma ci sono riuscita, fino in fondo, perché è bene conoscere il tuo nemico e perché un libro fuori da ciò che consideri “utile” potrebbe regalarti una visione più chiara di alcune cose.

Per esempio: leggere un libro catto-fascista che giustifica l’operato di catto-antisemiti della seconda guerra mondiale, ti fa capire che chi scrive non sa di fornire prove a chi vuole sapere come gli sia venuto in mente, ai catto-fasci, di stare in silenzio e supportare il nazifascismo. Sapevano tutto, lo sapevano, degli ebrei, dei forni, dei gas, eppure temevano di più i “bolscevichi” e identificavano – come da steretipo antisemita – l’ebreo per scorgere il bolscevico, dicevano che gli scritti fasulli, inventati da zar russi antisemiti, sui presunti savi di sion, erano veri e pensavano che tanto poi avrebbero potuto dirigere fascismo e nazismo come volevano, come fossero marionette. L’importante era che la chiesa cattolica non venisse toccata e fruisse di tutti i privilegi possibili. Comprati per trenta denari, direbbe cristo, mentre tanti suoi simili sono finiti sulla croce per colpa vostra. Vostra, di voi catto-fasci.

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