Antifascismo, Personale/Politico, R-Esistenze, Violenza

#G8Genova – Chi siamo noi? O con il popolo o con i manganelli!

chi siamo noi, quell* che non si fidano a priori delle istituzioni, o che sono diventati diffidenti perché genova 2001 insegna, e poi perché non c’è nulla di buono che ci si possa aspettare da quei corpi armati di gente che a bolzaneto ha torturato persone, ha negato umanità e diritti a donne e uomini inermi, spogliati, scherniti, isolati, dileggiati, abusati. chi siamo noi, quell* che non direbbero mai “comunque appoggiamo la polizia sempre e comunque”, giusto noi che insegniamo alle donne, per esempio, a salvarsi da sole, perché chi dice di volerti salvare usa quel pretesto per sorvegliarti, controllarti, per raccontarti balle, e anche se so che non si deve generalizzare, come pretendete voi che io guardi con gli stessi occhi un uomo in divisa dopo quello che ho visto, provato, subito. le prove inventate, la balla della violenza usata per proteggere i cittadini, quando in realtà quei cittadini eravamo noi, siamo noi, e non ci siamo sentiti protetti affatto, anzi, abbiamo trovato un muro enorme contro cui si sono infranti sogni e speranze ed era un muro fatto di violenza che cercava solo scuse ridicole per essere legittimato, giustificato.

Continua a leggere “#G8Genova – Chi siamo noi? O con il popolo o con i manganelli!”

Antiautoritarismo, Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

La giornata della memoria è la giornata dell’ipocrisia

12524298_10205717081827080_1542816881711177640_n

la giornata della memoria per me è la giornata dell’ipocrisia. vedi gente che fino a ieri sputava su chiunque, stranieri, persone di altre religioni, gay, lesbiche, trans, donne e uomini antifascisti, e quella stessa gente oggi offre un cordoglio ipocrita per quel che fu ai tempi del nazismo. come se non sapessero che il nazismo fu fatto esattamente dagli stessi elementi culturali che oggi caratterizzano ancora discriminazione, razzismo, sessismo, omofobia, transfobia. quando si dice che mai più dovrebbe accadere non si parla di parole vuote dietro le quali anche i peggiori fascisti possono nascondersi. si dice invece che non si può ripercorrere quella storia facendo finta, oggi, di essere nel giusto mentre si sputa sull’immigrato, sulle famiglie omogenitoriali, su chiunque viva senza aderire a norme rigide e insensate. è la banalità del male quella contro cui bisogna opporre memoria, senza che sia caratterizzata da una sola categoria di vittime dietro le quali, tra l’altro, si nascondono anche quell* che conducono guerre, occupazioni, annientamento di popoli e appropriazione di terre trattando chi è divers@ sempre e solo come “terrorist*”. anche i partigiani, a quei tempi, lottavano contro il potere, il governo fascista regolarmente eletto con regolari elezioni e i partigiani venivano chiamati banditi, terroristi. allora capirete perché questa giornata per me evoca cose che mi fanno rabbia, come quando senti un politico che si dispiace per i lager di un tempo eppure accetta che esistano lager anche oggi. mi fa rabbia chi parla di disumanità riferita alle leggi razziali di un tempo eppure insiste per chiudere le frontiere e ergere muri per impedire ad altri essere umani di trovare rifugio in Europa. Il giorno della memoria è un brand utile a chi sfrutta l’ideologia vittimaria per raccontare che qualunque sia l’iniziativa razzista e fascista che porta avanti in ogni caso è dalla parte delle “vittime”. il punto è: chi sono le vittime oggi? sapete dare una risposta o vi accontentate delle spiegazioni che forniscono gli ipocriti? i muri vanno abbattuti tutti. crea un varco e vieni a conoscere le persone delle quali hai paura. donne, uomini, gay, lesbiche, trans, migranti, chiari, scuri, religiosi, atei, poveri. guardaci tutt*, ma guardaci per davvero. e poi, solo poi, potrai dire di aver fatto davvero tesoro della memoria.

ps: avevo scritto questo status per avvilimento, l’amarezza, il disincanto e la speranza, quella c’è sempre, ché il sogno che le cose cambino non muore mai. allora lo ripropongo qui perché le ipocrisie vanno smascherate. tutte.

Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze

Il 25 aprile celebriamo ogni donna che si ribella!

C’è questo testo diffuso da Me-Dea che è dell’anno scorso ma assolutamente attuale e racconta come nel fascismo le donne fossero ridotte a ruoli di cura, valorizzate in quanto madri e considerate soltanto in quanto fattrici. Quando io parlo di maternage da ventennio, ritorno ad uno schema sociale e politico che fa rabbrividire mi riferisco anche a questo. A tutte le persone che pensano che oggi parlare di madri, con i toni con i quali se ne parla, sia salutare per le donne dico almeno di rileggersi la storia. Almeno quello. Buona lettura!

>>>^^^<<<

il tempo, il tempo, insomma, porta via…porta via la memoria, porta via le immagini, porta via un po’ tutto…ma come si fa a dimenticare? Non puoi dimenticare. Non puoi dimenticare perché noi abbiamo passato anni…anni atroci.” Giacomina Ercoli, partigiana

partigiane_3Parliamo di memoria, una memoria di sessanta e più anni, una memoria che si fa consapevolezza quanto più appare opaca e stanca, memoria che vogliamo riconsegnare nuovamente viva al futuro proprio in un’epoca in cui assistiamo con rabbia alla sistematica distruzione e distorsione di immagini, fatti e ricordi legati ad una fase cruciale della storia dell’Italia contemporanea, quale quella che corre dalla marcia su Roma alla caduta del regime fascista, dalla grottesca e sanguinaria appendice di Salò alla guerra di Liberazione e alla nascita dello stato democratico. Memoria che ci propone somiglianze e analogie con il presente che non dobbiamo e non possiamo sottovalutare, in particolare, ma non solo, per quanto riguarda la donna, la sua collocazione e il suo peso nella società.

Di solito il discorso sulla partecipazione delle donne alla Resistenza tende a concentrarsi sulle diverse forme, sulle attività, gli spazi e i ruoli che le donne hanno praticato tra il 1943 3 il 1945, in montagna, nelle fabbriche, nelle città e nelle campagne, lasciando forse un po’ in ombra tutte quelle esperienze di opposizione quotidiana e resistenza politica alla costruzione di un ordine sociale attraverso il quale, dalla fine della I guerra Mondiale alla caduta della Repubblica di Salò, il regime fascista ha voluto determinare il destino delle donne.

Continua a leggere “Il 25 aprile celebriamo ogni donna che si ribella!”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Estratto da “Prostituzione e nuovo femminismo” di Michi Staderini

Qui condiviso da Natalina Lodato:

[L’intervento è apparso su Memoria nel 1985, dopo la partecipazione di Michi Staderini al primo convegno pubblico del Comitato dei Diritti Civili delle Prostitute, nel novembre 1982, intitolato: «Prostituzione anni 80: marginalità o questione sociale?».

«Sono andata al Convegno entusiasta del fatto che finalmente si mettessero a parlare le prostitute di cui tanto si era discusso nel movimento femminista degli anni ’70. Tali discussioni avevano come premessa l’idea che un rapporto con le prostitute poteva iniziare solo quando loro avessero voluto farlo, partendo dai loro bisogni: il femminismo invitava le donne a partire da se stesse ed era contrario a interventi esterni.
Sono andata con l’idea che forse si sarebbero finalmente potuti chiarire alcuni nodi sul problema del rapporto sessuale fra uomo e donna, problema che a mio avviso il femminismo non era riuscito a chiarire, come dimostravano molti errori commessi e alcuni dei fallimenti degli anni ’70 sui temi dello stupro e della pornografia. […] Sono andata infine con l’idea che il movimento delle prostitute fosse un prolungamento del femminismo degli anni ’70, il seguito della ipotizzata espansione a “macchia d’olio” che arrivava finalmente a toccare gli strati più emarginati delle donne, il portato della sua “onda lunga”.

Continua a leggere “Estratto da “Prostituzione e nuovo femminismo” di Michi Staderini”

Antiautoritarismo, R-Esistenze, Violenza

#GenovaG8: non potete archiviare i nostri ricordi e le consapevolezze!

donnainc

Alla funzione risolutrice della magistratura in tutta questa storia non ho mai creduto. La verità su Genova non è processuale. La trovi nei racconti di tante compagne e compagni che se ne fregano dei revisionismi e figuriamoci quanto può interessare la decisione, più che scontata, dell’archiviazione di quel che accadde per le strade allora, nel 2001, durante il G8.

Vorrei fare capire, non so se sono in grado, quello che accadde quando più generazioni da quel momento in poi si trovarono in una posizione di irreversibile conflitto con le istituzioni cosiddette “democratiche”. Quel che fu Genova portò alla luce il disincanto, la delusione di tante mani alzate che cercavano una spiegazione alle legnate mentre ancora dopo un morto, Carlo Giuliani, c’era chi diceva “ma io non ho fatto niente… perché mi hanno picchiato?“.

Continua a leggere “#GenovaG8: non potete archiviare i nostri ricordi e le consapevolezze!”