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Cronache postpsichiatriche: la responsabilità di trasmettere memoria orale (o scritta)

Appunti per la mia autobiografia.

Forse mi è mancata quella memoria orale, quel passaggio di informazioni di donna in donna, avendo messo in discussione tutto ciò che mia madre aveva da dire. Forse è per questo che mi sento senza radici. Eppure volgendo il mio sguardo al passato io so che le radici sono lì, solide, resistono alle tempeste e non parlo di mere illusioni ma di notizie che posso riferire su tutte le cose non dette. Le donne di un tempo comunicavano servendosi di messaggi cifrati. Quando dicevano che andava tutto bene poteva significare qualunque cosa. Quando erano dispiaciute per la perdita di un feto durante la gravidanza potevi leggere fra le righe un po’ di sollievo. Quelle donne non erano abituate o educate a dire le cose con chiarezza. Nascondevano sentimenti ed emozioni per concederle solo in rari momenti e in angoli bui. Non si aspettavano di essere capite e recitavano spesso una parte corrispondente al ruolo sociale che gli era stato assegnato.

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