Affetti Liberi, Autodeterminazione, Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Abbatto i Muri: un bilancio Eretico e intimo

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Riflettevo. È il mio bilancio per capire qual è l’utilità del tempo speso su questo blog o sulla pagina facebook di Abbatto i Muri. Tempo che non è rubato alla vita perché quel che faccio qui io lo considero un modo di vivere in sintonia con storie e persone che altrimenti non potrei proprio conoscere. A volte mi sento emotivamente affaticata perché non è facile farsi carico di tante intime confessioni, ed io che non sono un prete e neanche una psicoterapeuta, mischio la mia storia, precaria, umana, imperfetta, a quella di tante altre persone che alla fine mi ringraziano e io non so davvero per cosa. Ma è davvero così complicato trovare uno spazio in cui poter parlare senza che nessuno ci/vi giudichi? È così stravagante, bizzarro, raro, il pensiero di trovare luoghi in cui la nostra/vostra voce sia ascoltata?

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista

Un video “esilarante”, ragazzini e rapporti tra i sessi

 

Pubblico questo pessimo video, con questa pessima canzoncina, abbastanza scontata e comunque sessista, senza sapere chi sia il tizio che canta e dunque mi scuserete se non cito la fonte. Di fatto è un video pubblico e virale e se qualcuno mi indica la fonte non avrò problemi a nominarla e a raccontare all’autore quello di cui si discute qui (sai mai volesse partecipare).  Vi invito perciò a leggere il contenuto della mail della persona che me lo ha segnalato e gli spunti ai quali rimanda per una discussione che spero non si ridurrà in un “e fatevela una risata… le femministe non hanno il senso dell’umorismo… ah ah… fatevi i caxxi vostri“. Buona lettura e buona discussione.

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Affetti Liberi, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista

FriendZone: quand’è che le donne hanno il diritto di dire no?

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Ieri, sulla pagina di Abbatto i Muri, si è aperta una discussione attorno al termine FriendZone e al modo in cui esso viene utilizzato. Il termine più spesso viene riferito ad un uomo che viene trattato da una donna in modo ambiguo. La donna di cui stiamo parlando è la profumiera, quella che la fa “sciavurare” (annusare) ma non la dà. Quella che non dice no ma neanche si e resta in una situazione ambigua che le permette di fruire dei favori del friend zonato. Il punto è, come spiega Manu, che il termine è stato decisamente frainteso al punto che oramai si sente friend zonato ogni uomo che ottiene un rifiuto netto, chiaro e non frantendibile.

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Comunicazione, R-Esistenze, Violenza

Gore Unlucky Wear e l’arte splatter dedicata a noi

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Dalla pagina Gore Unlucky Wear (abbigliamento, così c’è scritto), parte la chiamata alle armi per un gorestorm, ore 17.00, contro ignoti. Appena prima però pubblicizzavano il capolavoro sanguinolento che vedete sopra (a destra) dedicato alla pagina facebook Abbatto i Muri (grazie mille… siamo commosse :D). Cosa pioverà dunque su di noi? Merda? Segnalazioni per farci chiudere la pagina? Qualcuno scrive che vorrebbe segnalarci per incitamento all’odio. Si, come no. In ogni caso abbiamo apprezzato il disegnino in cui in un lato c’è una tomba per la puttana e in mezzo c’è una testa spaccata in versione splatter che sputa sangue. Bella immagine, non trovate? Puramente artistica. Però avremmo gradito molto più sangue, tanto più rispetto a quello che vediamo noi ogni mese per le mestruazioni. A meno che non siate Gore tanto per dire e poi svenite davanti a un assorbente insanguinato. Che sia splatter ma, almeno, fate che sia splatter per davvero.

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Pubblicità della Shell: “Le rinnovabili sono inaffidabili, come le donne”

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L’articolo originale in inglese è questo, tradotto da Valeria.

La pubblicità Shell a cui si riferisce è questa:

https://www.youtube.com/watch?v=C6L2WA3ble8

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Pubblicità della Shell: “Le rinnovabili sono inaffidabili, come le donne”

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Antifascismo, Antirazzismo, Comunicazione, R-Esistenze

I sostenitori del Gamergate sono responsabili di aver modificato una foto del giornalista Veerender Jubbal per farlo apparire come un terrorista

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Di Rich Stanton

Testo originale QUI. Traduzione di Cruth A Bhàis

In seguito agli attacchi terroristici avvenuti a Parigi Venerdì notte (era il 13 novembre ndt) la maggior parte del mondo ha reagito con orrore.
Ma individui attivi nel Gamergate –un movimento che si occupa, a seconda di chi chiediate, di molestare donne e quelli che il gruppo chiama Social Justice Warrior (SJWs, Guerrieri della giustizia sociale) nell’industria del videogioco, oppure di indire campagne per una migliore trasparenza e standard etici tra i media- hanno avuto una reazione diversa.
Questi individui hanno usato la tragedia per presentare un critico del Gamergate, il giornalista canadese Veerender Jubbal, come uno dei terroristi di Parigi.

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Antisessismo, Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

La donna sarda (tesse e cuce)

di Linda

C’è un sito che da qualche tempo sta attirando la mia attenzione, ma per i motivi opposti a quelli che vorrebbero loro. Si chiama “La donna sarda” ed è, come facilmente intuibile dal nome, scritto da donne sarde per un pubblico composto prevalentemente da donne sarde. Cosa c’è che non va?

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Antiautoritarismo, Comunicazione, L'Inchiostrato, R-Esistenze, Violenza

La resistente Emel, gli insulti sessisti e la lotta

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di Inchiostro

Ho visto una foto, l’ho vista di sfuggita scorrendo la Home di questo posto schifoso conosciuto come Facebook.
La foto di Emel*.
Non so quanti anni abbia, che lavoro faccia, non so nulla – non è vero, due click e quattro scroll di siti e ho scoperto tutto -.
Lei è lì, col pugno chiuso e quegli occhi.
L’ho stampata, me la sono appesa di fronte. La fisso. La guardo. I brividi mi percorrono la pelle, mi scivolano sulla schiena.

Quell’elettricità pazzesca, forte, che ti fa pulsare le tempie, gonfiare gli occhi al limite delle lacrime – che poi non versi, perché da queste parti è un po’ che piangere è diventato inutile -.
Emel è lì,che fissa davanti a sé, le mascelle strette, il volto duro, severo, eppure al contempo rilassato, quasi pacifico.
Non ci sono smorfie di dolore sul suo volto, non ci sono lacrime, la bocca non è deformata in un urlo rabbioso.

No, Emel è lì, in piedi, fiera e indomita, forte.
Il suo pugno, a braccio teso, cerca il cielo, quei cancelli del paradiso che qualcuno, tanto tempo fa, aveva detto di voler assaltare e che, poi, nemmeno è riuscito a scardinare.
Emel è lì e noi siamo qui.
Noi siamo qui a scannarci sulle minchiate, quando è là fuori che dovremmo riversare la nostra rabbia, la nostra forza, risparmiando le parole rabbiose, le spiegazioni articolate, i confronti che alla fine diventano risse verbali – e le risse verbali sono noiose – per qualcosa di più concreto, di più costruttivo o, a seconda delle prospettive, distruttivo.

Che vengano a metterceli pure i dildi nel culo, che ci prendano pure a pisellate, quando hanno finito di controllare chi ce l’ha più lungo.
Parlo per me, e dico che degli insulti non mi importa nulla. Sono il primo a non essere una persona civile, a non volere i confronti civili, la civiltà come convenzione della comunicazione mi fa cagare, come mi fa cagare dover sempre essere polite o posato o chissàchecazzodaltro.
Non mi importa molto della sensibilità, perché la mia è costantemente colpita, ferita, devastata ogni cazzo di giorno.

Quando mi fermo a parlare coi senza tetto di Piazza Della Repubblica, quando vedo i controllori dell’ATM di Milano, forti della loro divisa da mezz’uomini, insultare deliberatamente le persone per il colore della loro pelle, o per la scarsa conoscenza dell’italiano.
Ogni volta che mi dicono che la bomba in piazza Fontana l’han messa quelli come me, con annesse grasse risate di quello scherzo della natura di Delfo Zorzi – morirai, prima o poi, coglione -.
Ogni volta che i giornali mi chiamano teppista, terrorista, ignorante, pazzo, pericolo pubblico.

Ogni volta che i moderati spengono i fuochi che si cerca di accendere, ogni volta che qualche buontempone sceglie la propria sicurezza, in favore di una disciplina che nega all’uomo il diritto d’essere uomo, di esistere, di vivere una vita degna di questo nome.
Che cazzo volete che me ne freghi di quattro insulti, nemmeno fantasiosi, scritti in una piattaforma informatica? Non si dovrebbe nemmeno rispondere, a certe cose, perché non sono degne di risposta.
Siamo più forti degli insulti, delle brutte parole.
E vi dico di più: gli insulti andrebbero rivendicati. E’ questa la cosa che fa incazzare chi insulta.

Come fa incazzare il potere una donna che, fiera e forte, rimane in piedi, immobile, con il suo pugno gigante alzato al cielo, le sue mascelle serrate, senza versare una lacrima. Come a dire che la devono spezzare, perché lei si pieghi. Come a dire che, per cento volte che verranno, per cento volte dovranno tornare indietro. Come a dire che non basta l’uccisione del marito per farle pensare che la lotta sia persa e, anzi, è proprio per il marito che adesso lei lotterà più forte di prima. Fino alla morte o alla vittoria, senza compromessi.
Perché i compromessi li fanno le persone inutili, quelle che potrebbero morire domani e nessuno ne sentirebbe la mancanza.

E io sto con Emel e non me ne fotte un cazzo degli insulti di quattro coglioni che non hanno altri argomenti se non i soliti stantii luoghi comuni che, più che fare incazzare, annoiano da morire.
E per le persone che annoiano le strade hanno da sempre una sola risposta, che qui non si può scrivere.
Ecco, questo è il mio pensiero.
Il pensiero di uno che butta tutto sul ridere, perché quando si è seri bisogna esserlo per bene, fino in fondo, per davvero.
E sicuramente non sono gli insulti su una bacheca di facebook a dover meritare la mia serietà, e nemmeno la vostra, spero e mi auguro.
Altrimenti non abbiamo capito niente e non stiamo andando da nessuna parte.

Emel lo sa. E il suo discorso al funerale ne è stato testimonianza.
Non rabbia, non indignazione, non urla.
Ma solo fiera, decisa, potente determinazione:
“Noi vogliamo la pace per questo paese, per i poveri di questo paese, per i lavoratori, i curdi, i turchi, i lazidi, i circassi, per le donne e gli uomini.

Noi abbiamo detto ‘pace’, lui ha detto ‘morte’. Noi sappiamo chi è l’assassino. Ma siamo in piedi. Con la nostra coscienza, con la nostra morale, la nostra lotta continuerà.
Ci uccidono una volta ma mille volte rinasciamo. La libertà arriverà.”

Io sto con Emel, e piango.
Piango una rabbia antica che, prima o poi, qualcuno pagherà.

Vostro,

Inchiostro.

*Emel è moglie del ferroviere anarchico ucciso in Turchia il 12 ottobre

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.
'SteFike, Comunicazione, Sessualità

La vera storia dietro il Dildo Selfie Stick

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Antonella.

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Tutta colpa del Selfie Spoon. Lo scorso settembre fu lanciata una campagna pubblicitaria che si era guadagnata l’immediata attenzione del mondo dei media. Ed è stato a quell punto che Michael Krivicka si è messo a pensare se non fosse possibile realizzare qualcosa di ancora più stupido che riuscisse però ad avere il medesimo successo mediatico.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Un abbraccio Eretico e solidale ad Alice Sabatini

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La lapidazione della settimana è dedicata ad Alice Sabatini, vincitrice del concorso per Miss Italia e autrice di una delle battute più ingloriosamente spiacevoli per il pubblico. Sono tutti fan dei partigiani? Sono consapevoli del fatto che esistevano anche le partigiane? Sanno che in quegli anni si lottava per la liberazione dal nazifascismo? Direi di no. Non tutti. Quello che ho letto in questi giorni è stato puro fango gettato contro una giovane donna con i pretesti più esilaranti. Riderei moltissimo se non ci fosse da piangere.

  • non bisogna difenderla in quanto donna perché quel che ha detto è indifendibile.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Comunicazione, R-Esistenze, Violenza

Il bambino siriano

Ho letto commenti, impressioni, una retorica pietosa da parte di chi fino a ieri diceva peste e corna sui rifugiati. Sono così bravi a fregarsene di quello che succede nel mondo e dei motivi che spingono la gente a fuggire da case, città, nazioni. E l’Europa invece che fa? Semplicemente vive di negoziazioni. Due vite al posto di una o mezza vita invece che tre. Io non li voglio e te li prendi te. L’immigrato nemico, il rifugiato che non merita pietà e neppure una foto del genere fa cessare il rumore di tanti razzisti che trovano tutte le scuse per recitare il motto “prima gli italiani”.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Siete sicure che il Papa-pensiero sull’aborto non ci riguardi?

Le ricche abortiscono e le povere muoiono (di aborto clandestino.
Le ricche abortiscono e le povere muoiono (di aborto clandestino.

 

In risposta al mio post su Il Fatto Quotidiano, a proposito del perdono concesso alle donne pentite di aver abortito, alcune persone hanno scritto che in fondo quel che dice il Papa non dovrebbe affatto riguardarmi. Io sono atea, lui parla ai cattolici e alle cattoliche, quindi a me che me ne frega?

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Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Vorrei solo circondarmi di bellezza

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Gli ultimi giorni vedo tutto a rallentatore. Non riesco a stare dietro a nulla, inclusa la pagina facebook, e quando non riesco a starle dietro arrivano puntuali commenti sessisti, razzisti, brutti commenti che vengono messi in discussione da chi ha pazienza e devo dire grazie alle persone che frequentano la pagina perché molto più spesso rispondono con una battuta o semplicemente spiegando, perché altrimenti finirebbe in rissa.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Mi chiamano “faccia da drogata”, perché ho piercing e tatuaggi

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Lei scrive:

“(…) ho sedici anni, ho piercing e tatuaggi e grazie anche a chi parla male del caso di Ilaria per molte persone io ho la faccia da drogata. Sono una sballata, inaffidabile, una delinquente. Mi sono fatta qualche canna e ho preso l’ecstasy un paio di volte, poi non l’ho fatto più perché non mi è piaciuto il modo in cui mi faceva sentire. Non bevo, studio con buoni risultati, ho intenzione di intraprendere la carriera universitaria e di andare all’estero, un giorno, e restarci.

Ho sedici anni ma ho le idee chiare sulla mia vita e anche se ho i capelli rasati da un lato non vuol dire che io sia una della quale aver paura. Ho baciato il mio primo ragazzo a 12 anni. Ho avuto il primo rapporto sessuale l’anno scorso. La mia vita inizia praticamente adesso e così penso era anche per Ilaria. A quest’età si sbaglia sulla nostra pelle. Se non fossimo costretti a nasconderci come ladri forse lei non sarebbe morta. Io penso a un negozio che ha l’obbligo di vendere droga controllata e che non te ne dà mai più di quello che ti serve per sballarti. Dovrebbe esserci un punto sanitario a cui rivolgersi, e gli telefoni subito e ti dicono cosa fare. Non si può morire così per una stronzata del genere.

Non mi sento migliore di lei e non so neppure se quello che scrivono è vero, ma se lo è posso pensare che una cosa simile poteva succedere anche a me. Questa cosa mi fa riflettere, ne ho parlato con le mie amiche e gli amici e tutti dicono che sono state ingenue perché si deve sapere cosa prendi e devi sapere quali effetti ha su di te la droga. A me l’ecstacy non è piaciuta. Mi fa stare bene la marijuana, ma il resto non lo tocco. Da qualche giorno i miei genitori mi perquisiscono lo zaino, mi chiedono se ho dei problemi e non posso dire a loro quello che sto dicendo a te. Se sapessero qualcosa mi vieterebbero di uscire fino alla morte. Anche questo mi dà fastidio. Perché non si deve poter parlare con i genitori di droghe? Si può fumare erba ed essere persone a posto. Si può usare l’ecstasy il sabato e non sbagliare niente. Non si può giudicare una persona per una sola azione. Non sono una delinquente e per le cose che si dicono in televisione mi guardano male pure i compagni, come se avessi scritto sulla fronte “drogata”.

Ho rivisto il mio profilo facebook e ho controllato com’è la privacy. Ho nascosto le mie foto e mi sono staggata da tutto. Se dovesse succedermi qualcosa non voglio che tocchino niente. Non voglio che la mia faccia sia pubblicata in prima pagina con tutti quanti che dicono “guarda quella… sembra una drogata”. E vorrei dire una cosa ai giornalisti: l’unica cosa che avete ottenuto è che avete fatto male a tante ragazze e ragazzi come me. Poi si lamentano che facciamo le cose di nascosto.

A me dispiace per Ilaria e mi dispiace per la sua famiglia e tutti quelli che la conoscevano. Mi dispiace anche per me che non posso dire quello che ho scritto mettendoci la faccia. La mia faccia. Una faccia da “drogata” (…).

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Acchiappa Mostri, Comunicazione, R-Esistenze

La ragazza coi piercing e il giornalismo di infima categoria

Come dicevo ieri gli esempi di cattivo giornalismo sul caso di Ilaria non si fanno attendere. Ne cito uno a casa, pubblicato su Repubblica, a firma Alessandra Ziniti.

Il titolo sensazionalista, basato su una ipotesi di testimonianza, un sentito dire, chissà. La foto della ragazza, quella presa da facebook che dà l’impressione che la tizia non smettesse mai di avere la posa da tossica. Le viene fuori dalla bocca nientemeno che del fumo azzurro. Chissà che cosa mai sarà. I piercing, che fanno tanto “faccia da drogata”, come qualcun@ commentava su facebook ieri, commenti che poi non si discostano da quel che leggo sui media mainstream, e poi il lobo dell’orecchio che non è, cara Ziniti, “sfondato”, ma è adornato di un dilatatore che è la moda del momento. Si inizia con un piccolo dilatatore, poi via via se ne usa uno sempre più grande e lo usano persone di ogni tipo. Tu pensa, lo usano anche quelli che non fumano neppure le sigarette.

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