MenoePausa

Mamma cattiva!

Mi è partito il filone mammesco e vabbè. Le persone sono multiple e complesse e dunque  dovrete sorbirvi – se volete, altrimenti potete sempre cambiare blog – anche codeste parti di me. Ovviamente io dico mamma perché sono mamma. Se fossi stata babbo avrei detto babbo. Ma le cose di cui parlo credo riguardino entrambi i genitori.

Mamma con l’occhio languido, che vede quel corpo estraneo e lo incontra per la prima volta che ti guarda, fisso, e chiede, chi cazz’è quella faccia tonda, con la bocca tonda, con l’occhio tondo e via di geometriche definizioni da cui escono suoni indecifrabili?

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MenoePausa

Libera i bimbi. Liberi tutti!

Al piano di sopra s’è trasferita una famiglia nuova. Lui, lei e un bambino. Di lui non si sa niente, di lei più o meno tutto quello che trasuda dalle pareti che non isolano nulla.

Urla da mattina a sera, sta zitto Piero (e faccio finta che il bambino si chiama così), non muoverti Piero, e mangia Piero, e sbrigati Piero e vaffanculo a Piero che secondo me tra strepiti e intimidazioni è lì a unire uno ad uno le lenzuola per scappare da quella prigione.

Li incontro all’ascensore, lei un po’ triste, sbrigativa, ché deve avere una vita un po’ di merda, il bimbo ben vestito, curato, sembrerebbe tutto a posto. Vivace, si, molto vivace. Non sta fermo un attimo. E allora penso che lei provi un po’ a tenerlo quieto mentre lui spera di conquistare il mondo con l’energia che ha.

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MenoePausa

Il mio primo bacio

Antonella, cioè io, aveva un paio di scarpe con la fibia alla caviglia. Belle belle, le piacevano tanto.

La racconto così perché se parlo in terza persona forse riesco a definirvi quel pomeriggio, quel momento, quella particolare circostanza.

Con le scarpette piccole da piccola undicenne, senza tette, senza carne, con quel corpo un po’ sguarnito e gli occhietti di chi vuole sapere, camminava lungo la strada per andare a bottega, ché erano i tempi in cui le mamme ti davano moneta e andavi a raccattare un po’ di spesa, quel minimo indispensabile, la dimenticanza dell’ultima ora. Un po’ di zucchero, una bottiglia d’olio – e fai attenzione, non la rompere che sono anni di disgrazia – il sale o capitava a volte il pane.

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MenoePausa

Ho cresciuto mia figlia perché sia libera! (di stupri e di omertà)

Io leggo di sentenze e stupri. Non posso fare a meno di pensare a mia figlia. Al posto di quella povera ragazza poteva esserci lei, ché esce spesso, fa tardi la sera, ed è giusto, è bello, perché è una creatura viva, ne ha diritto, cazzo, certo che ne ha diritto.

Non l’ho mica cresciuta per stare in carcere sigillata a pietire tutele per la propria sicurezza. E’ grintosa, meravigliosa, allegra e se qualcuno osasse spegnerle il sorriso o la luce bella che ha negli occhi io davvero non so cosa farei. Mi vengono pensieri troppo orrendi perché non riesco a pensare ad un malcelato senso di giustizia, e so che non sarebbe giusto ma sfido chiunque abbia cresciuto una figlia per essere libera di girare il mondo e diventare grande e poi vedersela trafitta da otto persone con la mente piccola, il cazzo piccolo, la vita piccola, che misuravano la propria grandezza solo in virtù di quello che sarebbero riusciti a fare per sottomettere qualcuna alla loro crudeltà.

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MenoePausa

La pena delle madri

La vita mia è pallida. Vorrei darle una passata di colore, forse anche più d’una. Ho massacrato un marciapiede nel cammino. Ho inseguito un odore e l’ho trovato.

C’era una faccenda che avrei dovuto risolvere domani o doman l’altro. Invece l’ho voluta adesso. L’ho fatto. Gliel’ho detto.

Dammi queste mani, figlia mia. Ché le ho fatte io. Posso descriverle fin dalla nascita. Dammi questo viso, il tuo orgoglioso movimento, la tua espressione fiera, dammele tutte queste cose tue. Ti posso dire di che materia erano svolte. Ti posso dire che speranze avevano. Ti posso dire che avevi immaginato – lì con me – di poter godere di una vita un po’ migliore. Invece hai dei problemi. Invece lui ti vuole.

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Malafemmina

Gli amorevoli genitori del villaggio vacanze (seconda parte)

Sto moltissimo con i bambini. Mi diverte guardarli mentre giocano, ascoltare le loro risate, poi li osservo.

Dopo i giochi tra la sabbia, al momento di ripulire i piedini, se ne stanno mezz’ora a crogiolarsi con il piede sotto il getto dell’acqua. Lo rigirano di qua, lo rigirano di là, poi lo rimettono giù e di nuovo si sporca di sabbia e allora lo rimettono sotto l’acqua e non capiscono perché mai dopo aver seguito tutte le istruzioni del lavaggio piedi poi di nuovo si sporcano. Perchè per loro l’acqua è come se fosse una specie di liquido magico, la fai scorrere addosso e non ti sporchi mai più, ti si forma una patina che ti fa superbaby e con i tuoi nuovi poteri puoi fare quello che vuoi, giocare quanto vuoi e nessuno ti sgrida perchè non ti sei sporcato.

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MenoePausa

E per fortuna i padri non sono tutti così!

Il mio ex è un coglione. Il babbo di mia figlia dico. E dopo che l’ho detto mi sento tanto ganza perché se lo dico tra amiche tutte a ridere che tanto è naturale che un uomo, nella fattispecie un ex, sia un coglione. E invece proprio no. Non è “naturale” per niente. La pretesa è che un ex e un padre proprio non lo sia.

Lui è un coglione perché nonostante io abbia messo da parte perfino la paura di vederlo, ché le ultime volte non era stato tenero e mi aveva lasciato i segni del suo “amore”, per dargli spazio nella vita di mia figlia, a lui non gliene è fregato un cazzo.

Non mi ha mai dato un soldo di mantenimento né io l’ho preteso perché per quanto faticassi a sopravvivere e a camparla avevo il timore di scoraggiarlo mentre speravo che lui non si sentisse in difficoltà quando c’era da vedere quella bimba.

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MenoePausa

I padri vogliono i figli? Mamme: mollateglieli!

E cosa penso io rispetto alla paternità? Ma, cazzo, che ben venga. Ma chi li vuole questi figli. Ma signore, sorelle, mollateli e smettete di rivendicarvi un ruolo di cura che vi si incolla al culo senza lasciarvi spazio per fare altro. Siete persone e non chioccie ambulanti.

I figli li vuole lui? Dateglieli. Uno: perchè non vi appartengono. Io lo so perché mia figlia non mi appartiene dalla nascita e da sempre so che non ho mai potuto immaginare come nei tempi andati di considerarla come un fenomeno da ostentare, un bastone sul quale poggiare. E’ una persona a se’, libera e definita e può voler stare con me oppure no e deve essere libera di farlo.

Perciò dateglieli perchè non vi appartengono. Dateglieli perché bisogna smetterla di incafonirsi piangendo perché si fa tutto noi se poi quando c’è uno che vuole fare qualcosa viene sorvegliato a vista perché meglio di voi nessuno. Cazzate.

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MenoePausa

E’ solo uno stupro come un altro

Stamattina mia figlia mi diceva “sappi, mamma, che io la cintura di castità non la metterò mai!” e mi invitava a non stare in silenzio. Sicchè ho bisogno di dire a me stessa in primo luogo, a lei e a chiunque abbia voglia di leggere, qual è la differenza tra un rapporto consensuale e uno stupro.

Dove sta l’elemento di coercizione e come avviene l’equivoco, il fraintendimento, che poi non si tratta né di equivoci né di fraintendimenti ma di intenzioni spicciole, cose evidenti.

Faccio sesso consensuale quando io dico si, lui dice si, usiamo un contraccettivo, un preservativo per non rischiare contagio di malattie sessualmente trasmissibili, ci piace, ed è tutto ok.

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MenoePausa

Ho abortito e sto benissimo

Pensavo. A me, a mia figlia, all’aborto che ho scelto di fare.

Ho preso e sono andata al consultorio, anni fa. Mi hanno chiesto perchè. Sono troppo precaria, ho detto, e comunque non voglio un altro figlio, non sono in grado neppure di mantenere quella che ho già.

Mi hanno chiesto come fosse successo. Il contraccettivo ha fallato nell’incrocio con un antibiotico. Così è successo.

Mi hanno messa in lista d’attesa, perché “sa com’è, c’è solo un ospedale che pratica l’interruzione di gravidanza e quindi ci vuole tempo”.

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Malafemmina

La precarietà e la sindrome della madre mancata

Una giornata come un’altra, una discussione come un’altra. Sera, sono fuori con un gruppo di persone che conosco. Si finisce per discutere di precarietà, perché a pensarci bene tutti i presenti sono abbastanza precari.

La discussione prende una piega decisamente curiosa. La precarietà viene raccontata in modo diverso a seconda del sesso di chi la vive. E questo è probabilmente accettabile. Finisce per non diventarlo quando  il mio racconto sembra coincidere più con quello delle persone di sesso maschile che con quello delle persone di sesso femminile.

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MenoePausa

Di furioso amore, precarietà, figlie e sorellanze

Ancora sulla maternità di una precaria o la precarietà di una madre e poi sul vivere comune e sulla condivisione della cura e su tutto quello che ho scritto nella mia lettera alle giovani precarie.

Avete visto la serie televisiva “Una mamma per amica”? Scordatevela. La realtà è un’altra cosa. O quanto meno non è tutta lì.

La maggior parte delle mamme che conosco, me compresa, non sono rampolle fuoriuscite da nuclei aristocratici e straricchi. Sono con le pezze al culo e non hanno grandi alternative.

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MenoePausa

Santa precaria

Siamo alle solite. Devo un po’ scegliere. Senza stipendio non posso vivere per conto mio, realizzare nulla che mi appartenga, avere spazio d’autonomia. Semplicemente dipendo da.

La dipendenza tenti di evitarla finchè puoi. Infine ti capita di investire tutto ciò che hai nella famiglia, in una relazione, e allora non hai più nulla e non ti viene restituito nulla.

Non posso scegliere. Non posso andare avanti. Non posso neppure soccorrere mia figlia che ha il suo tempo da vivere che giudico prioritario rispetto al mio ma non ho davvero niente da darle.

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MenoePausa

La signora dei pasticcini

Voi lo sapete di che parlano le donne adulte quando si incontrano?

Di tante cose. Sicuro. Perfino di sesso. Perché la rappresentazione media delle donne che vanno dai quaranta in su è quella di figure anglosassoni che all’ora del thé si riuniscono in salotto a mangiare biscottini o a tracannare brandy intrattenendosi a giocare a bridge.

Io e le mie amiche non giochiamo a bridge, non beviamo brandy e direi che non beviamo neppure il thé ad orari fissi. Qualcuna sorseggia un succo, un’altra mezzo bicchiere di vino, c’è quella che si fa una sigaretta artigianale e poi si parla di cose serie, sogni, bisogni, presente, futuro, sesso.

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MenoePausa

Pianti, bambini e adulti infastiditi

Volendo immaginare di andare lontano mi vedrei bene su un treno, come quello che ho preso per tornare a casa qualche giorno fa. C’era una bimba accanto a me, con mamma annessa e quello che è successo è abbastanza comune.

Avevo un portatile disponibile, qualche grammo di connessione e poi la musica e le cuffie, ché non riesco a viaggiare senza a meno che non vedo facce che valgono la pena di una attenzione e di una chiacchiera. Mi sarebbe piaciuto parlare con le tre ragazze vestite come i manga giapponesi per chiedere il senso di quel travestimento. Ero curiosa e divertita ma sono fuggite via.

La bimba ha cominciato a piangere, urlava e urlava forte perché il treno può dare noia e perché non serve cullarli i bimbi che hanno in odio i viaggi, soprattutto se la notte hanno dormito male, se non stanno bene di salute e se hanno in sospeso qualche frustrazione da risolvere.

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