Affido condiviso, Antiautoritarismo

#ddlPillon – L’affidamento condiviso visto da Marino Maglietta: obiezioni e risposte alle obiezioni

Risento dopo alcuni anni Marino Maglietta, che ha un curioso e alterno rapporto con il diritto. Dopo il liceo sceglie giurisprudenza, ma si convince ben presto che non c’è molto rigore nel modo in cui vengono affrontate le questioni giuridiche; non vi incontra la ferrea logica giuridica che aveva ammirato (e/o creduto di trovare) negli antichi. Così abbandona quella facoltà e passa a Scienze matematiche, fisiche e naturali, dove compie l’intero percorso per restare poi all’Università, come docente di Fisica dello Stato Solido nella Facoltà di Ingegneria (da qui i bene informati lo definiscono “ingegnere”, per accreditarne l’incompetenza). Riprende poi, dopo anni, i libri di diritto, quando vicende personali ben risolte gli fanno incontrare il mondo abbastanza speciale del diritto di famiglia. Restando stupito per la sua organizzazione, basata su una serie di stereotipi, decide di tentare una riscrittura delle norme. Fonda Crescere Insieme e ci lavora per tutto il 1993 fondandosi sui principi generali e su un attento studio delle soluzioni più valide adottate negli altri paesi. Così, nel gennaio del 1994 la sua prima versione di affidamento condiviso (estremamente simile a ciò che propone attualmente) è in Parlamento. Il resto è storia recente, facile da seguire attraverso le cronache parlamentari. Anche adesso è presente, condividendo integralmente gli obiettivi in questa materia del Contratto di Governo, ma praticamente nulla delle modalità e dei contenuti adottati dal ddl 735. Avendo da sempre un vivo interesse per la dialettica interna ai rapporti familiari, nel momento in cui questi sono al centro di vivissime polemiche non potevo non incontrarlo.

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Affido condiviso, Antiautoritarismo, Genitori separati

#DecretoLegislativo sulla filiazione: alle donne riassegnato (in esclusiva) il ruolo di cura!

E’ successo che sui media ad un certo punto è stato detto che si era fatto un gran passo avanti. Finalmente i figli dentro e fuori dal matrimonio avrebbero avuto uguali diritti. Senonché, da quel che leggo, la norma che è stata raccontata come un grande passo avanti per tutti conterrebbe, a detta dei suoi detrattori e delle sue detrattrici, alcuni passaggi che poco c’entrano con l’oggetto della norma e che invece, subdolamente, senza una discussione parlamentare e senza alcun tipo di coinvolgimento della pubblica opinione, costituirebbero un regresso rispetto la legge 54/2006 sull’affido condiviso. Sostanzialmente si sostiene sia stata cambiata una legge senza intervenire sulla stessa legge ma vanificandone alcuni punti in virtù della volontà di poche persone all’insaputa di molte altre. Come se in una legge che racconta una evoluzione nel mondo del lavoro si cancellasse di colpo il diritto del lavoratore ad essere informato circa i diritti e le tutele derivanti dal proprio contratto o come se in una norma che parla di maggiori tutele nei confronti delle donne vittime di violenza venisse fuori un articolo che parla di matrimonio riparatore in caso di stupro. La norma, dunque, da quel che ascolto e leggo (QUI o QUI anche una interrogazione parlamentare presentata dall’On.le Bonafede di M5S), presenta alcuni passaggi controversi. Come faccio sempre vado a chiedere a chi da sempre se ne occupa, perché ha elaborato e promosso la stessa legge 54/2006, cosa ne pensa. Porgo alcune domande al Prof. Marino Maglietta di cui potete leggere altri interventi a partire da QUI per conoscere quanto lui ha da dire circa l’affido condiviso. Ecco le sue risposte. Buona lettura!

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1] Il decreto legislativo sulla filiazione cancella la definizione di figlio illegittimo nato al di fuori dal matrimonio e gli restituisce tutti i diritti che un bambino deve avere. Secondo lei è la giusta soluzione?

Veramente cancella i termini “naturale”, “legittimo” e “illegittimo”, ma la distinzione tra figli nati nel matrimonio e fuori di esso resta. Non si è trovato il modo di cancellarla. In effetti non era facile. Ad es., resta in  tutte le norme relative al riconoscimento e al disconoscimento. Forse si dovrebbe sopprimere il matrimonio … :).

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Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: la mediazione familiare

Tante persone si interessano a questi temi e la cosa curiosa è che molte tendono a parlarne per partito preso, attribuendo significati, opinioni a seconda dell’immagine, se negativa o positiva, che vogliono dare della proposta di legge che ragiona di affido condiviso. A me piace farmi una corretta idea – nel merito – delle cose e dato che non sono abituata a vedere demoni dietro le proposte né mi interessa fare un processo alle intenzioni della gente dunque mi interessa capire. A partire da informazioni dirette. L’ho fatto assieme a voi, condividendo ogni settimana una intervista di approfondimento di ogni singolo punto trattato dalla proposta che arriva da chi l’affido condiviso in Italia l’ha immaginato, progettato ed eccoci allora all’ottavo appuntamento con Marino Maglietta, il quale ha elaborato e proposto le norme e le modifiche alla attuale legge dell’affido condiviso (54/2006). QUI il suo primo intervento introduttivo. QUI ci racconta qual è stata l’origine della riforma. QUI ci siamo occupati di collocazione e frequentazione del bambino. QUI ci siamo occupati del mantenimento dei figli. QUI circa l’assegnazione della casa e i cambiamenti di residenza. QUI circa la violenza intrafamiliare. QUI sulla alienazione parentale. Buona lettura!

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Nella sua proposta di legge lei prevede all’articolo 8 l’obbligo di rivolgersi ad un mediatore familiare “In tutti i casi di disaccordo nella fase di elaborazione di un affidamento condiviso (…), prima di adire il giudice e fatti salvi i casi di assoluta urgenza o di grave imminente pregiudizio per i minori“. Dunque alcune domande: Cos’è e cosa fa concretamente un mediatore familiare; qual è il suo orientamento e che tipo di soluzioni indicherà ai coniugi in fase di separazione; se esiste la mediazione familiare come istituto pubblico; quanto costa mediamente la mediazione privata; chi può essere mediatore familiare, che competenze e titolo di studio e che tipo di formazione riceve. E mettendo più a fuoco gli aspetti che qui maggiormente interessano, uno degli argomenti di opposizione all’uso della mediazione familiare nei casi di separazione e affido è quello relativo al fatto che si tenderebbe a confondere conflittualità e violenza. La mediazione familiare può, nella sua previsione, essere usata in casi di violenza sulle donne e sui minori? Chi determina e stabilisce il confine tra conflittualità, litigiosità sanabile e violenza?

Al momento in Italia il mediatore familiare è figura senza un profilo professionale definito per legge. Questo vuol dire che in linea di principio chiunque potrebbe porre una targa di mediatore fuori della propria porta e “mediare”. Teoricamente. In pratica, però, esistono regole interne alle associazioni di mediatori (di natura privata), ispirate dal “Forum Europeo per la formazione dei mediatori familiari”, che definiscono gli accessi. Tipicamente occorre frequentare un corso di 240 ore almeno, delle quali 40 di tirocinio. Naturalmente la qualità, ovvero la bravura, del mediatore dipende dal talento personale, oltre che dalla formazione, come in ogni attività. Non ci sono limiti rigidi agli accessi (dipende anche dalla associazione alla quale ci si rivolge), ma di regola la professione interessa psicologi, giuristi, operatori nelle scienze sociali e della comunicazione. Anche le istituzioni (Università, Regioni ecc.) organizzano corsi di formazione, con regole variabili. La mediazione presso enti pubblici come le ASL è gratuita; presso i centri privati a pagamento, con costi variabili, ma sempre contenuti, neppure comparabili con il costo di una lite. Normalmente si assume che un percorso di mediazione richieda una dozzina di incontri, scaglionati nell’arco di qualche mese, al costo di un centinaio di euro ciascuno, complessivi. Esistono varie tecniche di mediazione, ma lo scopo è sempre lo stesso: riattivare la comunicazione all’interno della coppia, agevolare la formazione di accordi, senza intervenire all’interno di essi: ovvero non “indica soluzioni”. Prerequisito perché una coppia sia mediabile è che ci sia analogo “potere contrattuale”, nel senso che non esistano condizioni di vantaggio o di soggezione dell’uno rispetto all’altro, come la violenza o il ricatto economico. Ci sono, tuttavia, delle eccezioni, come la previsione della legge 154/2001 (Finocchiaro, Misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare). che il violentatore e la violentata siano inviati in mediazione: “Il giudice può disporre, altresì, ove occorra l’intervento dei servizi sociali del territorio o di un centro di mediazione familiare” (art. 342 bis c.c.). Ma quella non l’ho scritta io. Per quanto mi riguarda non se ne parla proprio. Quanto alla confusione tra litigiosità e violenza, o meglio quanto al problema di monitorare attentamente le situazioni a rischio e di dare credito alle violenze denunciate invece che attendere che scorra il sangue, è un problema grave, molto grave, che riguarda l’applicazione, la capacità delle istituzioni di far rispettare le leggi; non chi le scrive.

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Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: la Alienazione Parentale

Settimo appuntamento con Marino Maglietta, il quale ha elaborato e proposto le norme e le modifiche alla attuale legge dell’affido condiviso (54/2006). QUI il suo primo intervento introduttivo. QUI ci racconta qual è stata l’origine della riforma. QUI ci siamo occupati di collocazione e frequentazione del bambino. QUI ci siamo occupati del mantenimento dei figli. QUI circa l’assegnazione della casa e i cambiamenti di residenza. QUI circa la violenza intrafamiliare. Appuntamento fisso su questi temi con altre domande e risposte che toccheranno un altro aspetto della proposta a tra sette giorni. Buona lettura!

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Affido condiviso, Genitori separati, La posta di Eretica

Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: la violenza intrafamiliare

Sesto appuntamento con Marino Maglietta, il quale ha elaborato e proposto le norme e le modifiche alla attuale legge dell’affido condiviso (54/2006). QUI il suo primo intervento introduttivo. QUI ci racconta qual è stata l’origine della riforma. QUI ci siamo occupati di collocazione e frequentazione del bambino. QUI ci siamo occupati del mantenimento dei figli. QUI circa l’assegnazione della casa e i cambiamenti di residenza. Appuntamento fisso su questa materia con altre domande e risposte che toccheranno un altro aspetto della proposta a tra sette giorni. Buona lettura!

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Lei ha progettato e portato avanti la legge che parla di affido condiviso perché è a capo di una lobby di padri separati, di uomini violenti che vorrebbero strappare i bambini alle loro madri per vendicarsi dopo una separazione?

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Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: l’assegnazione della casa familiare e i cambiamenti di residenza!

Quinto appuntamento con Marino Maglietta, il quale ha elaborato e proposto le norme e le modifiche alla attuale legge dell’affido condiviso (54/2006). QUI il suo primo intervento introduttivo. QUI ci racconta qual è stata l’origine della riforma. QUI ci siamo occupati di collocazione e frequentazione del bambino. QUI ci siamo occupati del mantenimento dei figli. Appuntamento fisso su questa materia con altre domande e risposte che toccheranno un altro aspetto della proposta a tra sette giorni. Buona lettura!

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A seguito di una separazione vengono assunte decisioni in merito all’assegnazione della casa familiare. Quali sono attualmente i criteri seguiti? E domani, ovvero quando, così come propone lei, si realizzerà il perfetto affido condiviso, l’immobile a chi sarà assegnato? 

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Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: il mantenimento dei figli!

Quarto appuntamento con Marino Maglietta, il quale ha elaborato e proposto le norme e le modifiche alla attuale legge dell’affido condiviso (54/2006). QUI il suo primo intervento introduttivo. QUI ci racconta qual è stata l’origine della riforma. QUI ci siamo occupati di collocazione e frequentazione del bambino. Appuntamento fisso su questa materia con altre domande e risposte che toccheranno un altro aspetto della proposta a tra sette giorni. Buona lettura!

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Una delle questioni che il Prof. Maglietta si propone di affrontare con la nuova proposta di legge a modifica della 54/2006 è quella del mantenimento diretto dei figli. Può spiegarci, per favore, qual è la situazione attuale e in cosa esattamente consisterebbe la modifica proposta?

Abbiamo una legge che si esprime sul punto in modo quanto mai chiaro e coerente con i diritti riconosciuti ai figli al primo comma dell’art. 155 c.c. Se i figli hanno diritto ad essere accuditi da entrambi i genitori, entrambi affidatari, è logico che entrambi debbano provvedere ai suoi bisogni e non ha senso disporre che il padre dia dei soldi alla madre perché faccia tutto lei, come si fa oggi, mettendosi a vivere da scapolo impenitente. Quindi la forma dovrebbe essere diretta, ossia si dovrebbe solo assegnare a ciascun genitore l’obbligo di coprire alcune necessità: uno paga l’affitto e la scuola, l’altro l’abbigliamento e lo sport. Fermo restando che la scelta dei capitoli di spesa sarà proporzionale alle rispettive risorse, attribuendo al più abbiente le voci più pesanti, e che comunque, se neppure così ci si fa a rispettare la proporzione (ad es., madre casalinga e senza redditi)  ci sarà un assegno, ma con valore perequativo. Oggi questa logica prescrizione viene totalmente ignorata dai tribunali. La “nuova” proposta è solo una riscrittura del testo per impedire una sfacciata violazione di legge.

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Affido condiviso, Genitori separati, La posta di Eretica

Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: la collocazione e la frequentazione!

Terzo appuntamento con Marino Maglietta, ovvero colui il quale è responsabile della elaborazione delle norme (Legge 54/2006) che riguardano l’affido condiviso e successive modificazioni proposte in parlamento e ancora in fase di discussione. QUI il suo primo intervento introduttivo. QUI ci racconta qual è stata l’origine della riforma. Come già specificato gli interventi di Marino Maglietta avranno cadenza settimanale e lui risponderà ad una serie di domande ciascuna tesa a chiarire un singolo particolare aspetto della proposta legislativa. In questo caso chiarisce tempi e modalità attraverso i quali l’affido condiviso dovrebbe realizzarsi. Appuntamento di nuovo tra sette giorni e buona lettura!

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Con il terzo incontro con il Prof. Maglietta entriamo nel vivo delle questioni concrete. Vogliamo anzitutto ricordare quali sono le attuali prescrizioni di legge in materia di collocazione e frequentazione?

La riforma del 2006 ha riconosciuto il diritto alla bi genitorialità e pertanto cancellato qualsiasi riferimento a differenze nel rapporto tra genitori e figli. Non esiste più l’ “affidatario”, diverso dal “non affidatario”, il “genitore convivente”, diverso dal “genitore non convivente”; e simili. Il rapporto del figlio con ciascuno dei genitori dovrebbe essere simmetrico, così come il loro ruolo e i loro diritti-doveri. In altre parole, il “genitore collocatario” è una invenzione della magistratura, attuata in diretta e totale violazione delle prescrizioni di legge. Se il figlio è affidato a entrambi i genitori e deve avere con entrambi un rapporto equilibrato e continuativo nonché ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi, come si giustifica che il giudice imponga che ci sia un genitore con cui i figli convivono, che può e deve decidere e provvedere ad ogni loro bisogno quotidiano, mentre l’altro continua ad esercitare l’antico saltuario “diritto di visita” e passa del denaro all’altro come se fosse una baby-sitter? Dove è finita la riforma?

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Affido condiviso, Genitori separati, La posta di Eretica

Dialoghi intorno all’affidamento condiviso: l’origine della riforma!

Secondo appuntamento con Marino Maglietta che racconta tutto ciò che riguarda l’affido condiviso. Voci disinformate ne attribuiscono l’origine a soggetti molteplici, misteriosi, segretissimi, oscuri. In realtà non c’è nulla di misterioso, nulla di segreto o di oscuro e se volete ragionare di questa materia, come già anticipato, Marino Maglietta è la persona giusta con cui confrontarsi. Gli ho chiesto di rispondere a molte domande. Potete trovare il suo primo intervento QUI. In basso racconta l’origine della riforma e dal prossimo appuntamento in poi risponderà a quesiti che gli porrò, un argomento alla volta, affinché tutto sia chiarito a chi vuole saperne di più. Gli altri interventi, come già anticipato, avranno cadenza settimanale. Buona lettura!

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L’origine della riforma: padri e madri insieme

Intanto mi presento: l’affidamento condiviso sono io che l’ho pensato, che l’ho scritto, gli ho dato il nome e l’ho accompagnato fino alla sua approvazione, combattendo perché a forza di emendamenti fosse annacquato il meno possibile, che l’ho difeso successivamente dagli stravolgimenti della giurisprudenza e che oggi, constatata la sostanziale inutilità degli sforzi in tal senso, chiedo al Parlamento di tornare alle origini, introducendo anche alcuni indispensabili aggiornamenti.  Quindi, se ne sentono dire tante, ma si può essere sicuri, leggendomi, di essere risaliti alla fonte e di avere informazioni sicure.

La riforma, dunque, nasce dalla banale constatazione che la rottura del legame di coppia non può e non deve trasformarsi in rottura del legame del figlio con il genitore “non affidatario”; quanto meno, non deve essere il sistema legale stesso a prevederlo. Viceversa, prima della riforma per legge e per giurisprudenza la frattura era pressoché totale e obbligatoria: i figli stavano con genitore, investito dell’obbligo di provvedere a ogni loro necessità, assumendo tutte le decisioni della vita quotidiana, mentre l’altro doveva solo corrispondere del denaro e fruire, se voleva, di un “diritto di visita”. Un modello ideale per madri arrabbiate e vendicative e per padri estraniati: pessimo per padri presenti e madri in affanno.

Crescere Insieme, l’associazione fondata nel 1993 proprio per cambiare questo stato di cose, si propose di ribaltare la situazione, conservando ai figli l’apporto educativo e affettivo di entrambi i genitori, gravati entrambi da medesimi obblighi, poteri e responsabilità. Le linee guida del progetto – rispettate purtroppo solo sulla carta – si ritrovano nel primo comma della legge sull’affidamento condiviso: “Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.”

Allora, una legge contro le donne? Stiamo ai fatti e continuiamo a leggere la storia.

Al diverso approccio di Crescere Insieme fece seguito l’avvio di una collaborazione con i gruppi di madri separate che andavano nascendo, che si mossero con gioia nello stesso senso. Non più steccati e contrapposizioni tra genitori di sesso maschile e femminile, secondo lo sciocco messaggio mediatico di allora (e in parte di oggi) e a involontaria conferma della discriminazione dei tribunali, ma solide intese tra buoni genitori contro cattivi genitori.

Il primo e più forte segnale venne dall’Associazione Donne Separate, fon­data ad Agrigento nel 1996 nel segno del desiderio di staccarsi, di separar­si, non solo da un coniuge non più amato, ma da un insieme di stereotipi che in Sicilia continuano ad affliggere la donna. Il rifiuto dei luoghi comuni a proprio carico portava infatti le iscritte, in modo del tutto naturale, ad estendere la contestazione a quel concetto della famiglia che fa ritenere i figli “cose da femmine”, alle quali vanno quindi sistematicamente ed esclusivamente affidati in caso di separazione, affermando per prime che la donna non è l’unico essere in grado di accudirli e che non sempre e non in tutto l’affidamento esclusivo è un privilegio.

Queste intelligenti ammissioni nascevano dalla consapevolezza di un pro­prio personale interesse ad una diversa e più equilibrata ripartizione di diritti e doveri tra i genitori, in armonia con il principio delle pari opportunità. Ve­niva dunque, curiosamente, dal profondo sud, la più moderna e avanzata visione del problema, in accordo con le posizioni delle donne nordeuropee che da tempo rivendicavano spazi adeguati per la propria vita privata e pari pos­sibilità in ambito lavorativo, secondo i principi sanciti dalla Convenzione sul­l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della don­na, fatta a New York, il 18.12.1979 e ratificata dall’Italia con legge 14.3.1985 n. 132. Vi si legge, tra l’altro:  “Gli Stati parte della presente Convenzione,  … consapevoli del fatto che il ruolo procre­ativo della donna non deve essere all’origine di discriminazioni e che l’educazione dei fanciul­li richiede una suddivisione di responsabilità tra uomini, donne e società nel suo insieme; consapevoli che il ruolo tradizionale dell’uomo nella famiglia e nella società deve evolversi insieme a quello della donna se si vuole effettivamente addivenire ad una reale parità tra uomo uomo e donna;…

Art. 16… prendono tutte le misure adeguate per eliminare la discriminazione nei confronti della donna in tutte le questioni derivanti dal matrimonio e nei rapporti familiari e, in particolare, assicurano in condizione di parità con gli uomini: … d) gli stessi diritti e le stesse responsabilità come genitori, indipendentemente dalla situazione matrimoniale, nelle questioni che si riferiscono ai figli”. Concetti confermati nel testo conclusivo della IV Conferenza Mondiale sulle Donne (Pechino, 1995).

Né il caso restò isolato, assumendo posizioni simili a quelle di ADS le Mamme Separate (Como) e il Centro Italiano Femminile (CIF).  Né si rimase sul piano della pura teoria, scendendo nelle piazze le mamme separate a raccogliere firme insieme ai padri per una petizione a favore della riforma, negli stessi giorni in cui Crescere Insieme pubblicava sulla medesima un articolo dal titolo “Con le donne, per le donne”. In sostanza, la comparsa di associazioni femminili specificamente interessate alla sepa­razione fece chiarezza nella lettura delle posizioni delle forze in campo rispet­to alla riforma che nel frattempo era giunta al­l’at­ten­zione del paese, spazzando via la tesi di chi voleva ricondurre la battaglia pro e contro la nuova legge ad un confronto maschi-femmine e dare al movimento a favore della bigenitorialità il senso di una mera rivendicazione dei diritti dei padri. Diventò sempre più evidente che a favore o contro il cambiamento ci si poneva non in virtù di una inessenziale differenza di genere, ma in conseguenza di una diversa concezione dei diritti e dei doveri dei genitori, nonché di una diversa collocazione dell’interesse dei figli nella scala dei valori da tutelare. Si comprese che i padri poco responsabili, che approfittava­no della condizione di non affidatari per defilarsi o scomparire del tutto erano ostili alla riforma tanto quanto le madri possessive che approfittavano dell’affidamento esclusivo per consumare vendette o attivare ricatti. Così come i padri obbligati per legge all’assenza scoprivano come naturali alleate quelle sagge madri affidatarie, permanentemente impegnate a sollecitare la presenza e il contributo di ex partner in fuga.

Concludo questo veloce riepilogo storico riportando integralmente un articolo da me scritto a quel tempo e uscito su una rivista siciliana (Green Club Magazine”, p. 9, 1997), che documenta l’attenzione, la reciproca sensibilità e lo spirito di collaborazione che ha animato padri e madri separati fin dal nascere della riforma. Appuntamento fra altri sette giorni.

Penelope, ieri e oggi

Separazione per la donna è termine dai molti significati, potendo indicare ad esempio, come l’Associazione Donne Separate ci ha recentemente ricordato, non solo separazione personale da un compagno non più gradito, ma anche volontà di superare una quantità di sgradevoli luoghi comuni. Altre volte, però, la separazione è distanza non voluta da cose profondamente amate, da altri esseri che hanno scandito per lungo tempo i ritmi felici della nostra esistenza. Un distacco che impone dolorosi e difficili adattamenti, dei quali la donna è costretta a sperimentare da sola la quotidiana valenza. Ci interessa dunque proprio di questa ultima situazione ritrovare gli archetipi, ricercando nel mito le figure che meglio possono aiutarci a leggere e comprendere le vicende di oggi.

Non è tra il vasto esercito di donne abbandonate (Medea, Arianna, Didone ecc.) che potremo trovare il modello più calzante per illustrare il disagio della condizione della separata, ma presso quella regina così a lungo impegnata nell’educazione solitaria di un figlio e nella gestione di un sia pur piccolo regno: Penelope.

La conosciamo tutti, sappiamo della sua lunga attesa di uno sposo che scompare per vent’anni lasciandola a sostenere da sola la cura dello stato. E sappiamo della folla di pretendenti che ben presto la circonda, che le invade la casa e la logora con pressioni per nuovi legami che nulla hanno di romantico, ma che rappresentano solo il tentativo di approfittare della sua situazione.

E la Penelope di oggi, la donna separata, si trova anch’essa alle prese con una schiera di aspiranti seduttori volgari e arroganti, non di rado sfacciatamente ricattatori.  Essa infatti, non appena il distacco dalla vita precedente si concretizza, e resta senza un uomo al fianco, per “amici” o anche solo conoscenti alla lontana diventa una facile preda da non lasciarsi scappare! Perché realmente questa donna incontra grosse difficoltà nella vita sociale, e quindi sicuramente è un soggetto esposto alla tentazione di farsi aiutare. E più il personaggio è potente, maggiori sono le sue possibilità di intervento: sotto condizione, beninteso. “Banchieri, pizzicagnoli, notai, dai ventri obesi e le mani sudate” si scatenano nella caccia. Ma anche ai pesci di minor taglia l’occhio si fa piccolo e cisposo, e non meno degli altri diventano scorretti e molesti.  E’ così che si innesca lo squallido rituale di assillanti telefonate, di inviti “a cena” dal ben diverso significato, di “regali” che tutto sono meno che gesti gratuiti, di richieste di “uscire” che tutto intendono meno che il desiderio di prendere aria. Iniziative, ovviamente, di cui si parla limitatamente al caso in cui non sono gradite. Perché è allora che Penelope 2 scopre che un “no” non basta, e neanche quattro o cinque, – certo, deve cedere: come può fare da sola, senza un protettore? – ma che i suoi rifiuti addirittura rischiano di provocare l’irritazione, per non dire il desiderio di vendetta, del maschio respinto, che non di rado “si tutela” dallo smacco vantandosi falsamente di avere ottenuto ciò che voleva. Così, in una totale povertà non solo di sentimenti, ma anche di fantasia amatoria, si consuma il “corteggiamento” (dispiace sporcare una parola che in natura ha ben altra dignità).

La vera Penelope ha però un vantaggio: la speranza del ritorno di Odisseo, che la sosterrà e le darà la forza di resistere. E Odisseo  tornerà, e col suo arco farà giustizia dei Proci.

Ugual fortuna non ha Penelope 2, per definizione priva di uno sposo e per frequenti imposizioni sociali spesso condannata a celare un nuovo compagno. Così dunque una ulteriore atroce beffa si sovrappone alle già descritte difficoltà: perché non di rado le “avances” dei nuovi Proci avvengono proprio sotto gli occhi di questa persona, costretta al silenzio come Ulisse in veste di mendicante in casa propria.

Ma, in questa situazione, che si può fare? Ben poco. Si può solo sperare che alla lunga prevalgano le buone qualità di quegli uomini che non si propongono alle donne solo perché in condizioni di inferiorità, e che quando sono veramente interessati a una di esse hanno il coraggio di venire allo scoperto e soprattutto la dignità di accettare quello che viene loro risposto.

Troppo semplice e onesto per certe persone?

Allora Zeus, ti prego, dammi un arco.

Marino Maglietta

Leggi anche:

di Marino Maglietta: Uomini contro donne?

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