Malafemmina

Quanto mi fanno male le donne a cosce chiuse!

Sapete che nei quotidiani si parla di donne, spesso, e il modo in cui se ne parla tende a schiacciare, a uniformare le opinioni e tutto sembra, ancora, l’ennesima strategia per battere su un chiodo che scatenerà misoginie diffuse e che sarà il pretesto per dare ai quotidiani online più click di femmine indignate, più click di quelle che vogliono leggere com’è bello crescere figlie che restino a cosce strette, alle donne di partito più motivi per fare un documento in cui si dirà che le donne devono scendere in piazza contro le puttane che non solo sono puttane ma se ne vantano pure. E che cazzo!

Mica si può essere puttane e vantarsene. Devi restare affranta, coprirti di un velo nero se decidi di apparire in pubblico, prostrarti di fronte all’inquisizione cattolica e poi prepararti al rogo perché il linciaggio è pronto e tu sei figlia di Eva e devi pagare.

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Malafemmina

Per fortuna che c’è il Dj

L’ultimo sabato sera al villaggio vacanze. L’ultima serata di animazione prima della disco. Canzoncina, balletto, mani su, mani giù, mani là, mani qua, arriva il boss capo animazione, voce da dj che presenta il dj vero, quello che parla di gola e che gli escono fuori dei mugugni dall’esofago perché fa più figo.

E’ lui, è lui, lo abbiamo tanto atteso, un mito, una celebrità, ragazze non potrete resistergli, è fantastico, una potenza. E nel frattempo che il boss lo annuncia io e altre ci guardiamo in faccia come per dire “ma chi cazz’è?”. Stiamo a vedere. Squillino le trombe (pure quelle del falloppio), rullo di tamburi, ragazze fategli la Ola, sta per entrare LUI, esso, egli, quello là. Fumo sul palco, musica in sottofondo, si sposta la tenda che separa il palcoscenico dal retropalco ed eccolo in tutto il suo metro e cinquanta di splendore, che se fosse solo per quello non ci sarebbe alcun problema ma se ti annunciano un gigante e ti vedi arrivare un signore di mezz’età, col capello lungo, il basettone, il berrettino delle scuole elementari, la maglietta da rocchettaro nostalgico, il jeans stretto che gli sega in mezzo alle cosce, per rendergli più evidente il pacco, e le scarpe a punta, resti un po’ così e così.

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Malafemmina

Vietato tossire nel villaggio vacanze

C’è che la stagione è quasi al termine e io ho resistito fino all’ultimo e questi dieci giorni che mi separano dalla scadenza del contratto mi pesano moltissimo, perché non c’è più curiosità, non ci sono più quasi neppure i villeggianti e quelli che vedo sono dei mangiacrauti nordeuropei che ingurgitano cose atroci a colazione e mettono il ketchup sulla pasta.

L’umido entra nelle ossa e il mio alloggio/loculo comincia a mostrare le prime tracce di muffa, che poi sono quelle che sul muro si vedono e nei nostri polmoni invece si sentono. Perciò ho cominciato a tossire.

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Malafemmina

Baciamoci le mani!

Il direttore del villaggio vacanze oggi si è fatto male. E’ inciampato su un mattone del vialetto. Il mattone aveva fatto inciampare un sacco di gente e noi l’avevamo avvisato che prima o poi qualcuno gli avrebbe fatto causa. Legge del contrappasso ha voluto che fosse lui quello in condizione di poter fare causa a se stesso.

Si è graffiato la mano, fatto un livido al piede, tagliato il ginocchio e parte della coscia, perché cadendo ha sbattuto su uno spigolo, brutto e rugoso, di un recinto evidentemente non confortevole per chi ci sbatte contro.

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Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Antisessismo, Comunicazione

L’antisessismo: da brand ad Application ed è un attimo!

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Elisabetta mi segnala questo articolo in cui si racconta come l’antisessismo, giacché è diventata una pratica commercializzabile, passa da brand ad application in un attimo. Perché, come ho sempre scritto, l’antiviolenza, la difesa della dignità della donna, un sacco di pratiche virtuali di tante donne che s’indignano per una pubblicità, sono diventate un brand che procura audience, accessi, e tutto ciò è anche indotto, monetizzabile, lo sanno i grossi quotidiani online che pubblicare una news che indigna praticamente è come fosse una miniera d’oro.

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Malafemmina

Vuoi dimagrire? Vieni al lager vacanze!

La vita è breve e si fa quel che si può. Dopo un primo pomeriggio trascorso a leggere le avventure di pelo della trombatrice precaria, sono tornata sul pianeta dello sfruttamento occasionale, quello che se c’hai l’occasione scappi e vai veloce senza guardarti indietro.

Di sabato il clima un po’ si ravviva e chi viene qui è tutto preso da questa foga di perdere due o tre chili in dueoredue, facendo ogni esercizio ginnico esistente, dagli addominali per averci la tartaruga anche sul cervello, al gambe/glutei/braccia che si pensano che fare hop hop per una giornata elimini le cose pendule, agli attrezzi che ti stirano la schiena che è una bellezza e poi ti viene l’ernia perché se carichi 50 chili a freddo la prima volta ci resti secco, a qualunque altra cosa possibile. Dato che mi pare che il dimagrimento sia uno degli obiettivi vacanze vorrei dunque parlarvi di una speciale cura che vi mette in condizioni di perdere chili e chili e vi fa asciuttissime/i come se foste passati/e dallo sgrassatore.

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Malafemmina

Progetti precari per il futuro

Se esiste una statura per i cervelli Lei ce l’ha alto. Ultraquarantenne, bella, di una bellezza fascinosa, non come le figure patinate, attraente, sensuale, intelligente, ironica. Conosciuta oggi a pranzo, mentre litigava con una specie di dessert che stava sventrando per ricavarne solo la ricotta e si fermava a dire “mo’ basta!”. Meridionale, quel tanto che basta a dire che le meridionali spaccano, con figlia al seguito, pure lei bella, intelligente, vent’anni di meno ma una copia della madre.

Due donne intelligenti allo stesso tavolo, che si scambiavano battute taglienti, si prendevano per il culo, prendevano in giro il mondo. Due precarie, manco a dirlo, l’una più precaria dell’altra.

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Malafemmina

Rabbia e malinconia

Al villaggio vacanze siamo quasi alla resa dei conti. Molti dipendenti precari hanno perso la pazienza. Volano pentole in cucina, attrezzi in palestra, oggetti di gomma in piscina, volano sdraio, bicchieri al bar. Sembra che tutti gli oggetti del villaggio abbiano messo le ali.

Il tono della voce è aumentato di diversi decibel. Tutti si guardano l’un l’altro in cagnesco e alla fine di qualche conversazione mi aspetto di vedere il classico colpo di guanto o la sciabola sguainata o un testa a testa da mezzogiorno di fuoco.

E’ diventato intrattabile anche il boss capo animazione che per la prima volta, oggi, ho sentito a pronunciare parole di stizza nei confronti di un cliente.

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Malafemmina

Pensieri sovversivi: la rivoluzione non può attendere!

Ieri sera avevo bisogno d’aria e ne ho trovata tanta su faccialibro. Comunicavo che “qui c’è l’atmosfera da foglie e organi genitali cadenti. L’autunno dei corpi. Tutti piantati in piscina. Li vedo che tentano di prolungare le vacanze e l’abbronzatura con fissanti simili al calcestruzzo.” e subito si sono materializzate tante belle persone che hanno condiviso con me quel momento, quella sintesi, quel bisogno d’aria pura.

La discussione si è evoluta in altre direzioni perché alla fine si finisce per parlare di quello che ci preoccupa di più: lo studio, la precarietà, il futuro.

Qualcun@ parlava di studio e obiettivi e io rispondevo da persona che ha già in tasca quei titoli e che sa bene come sia avvilente e tremendo togliere speranze a chi ancora ne ha prospettandogli un futuro per niente roseo.

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Malafemmina

Culi delocalizzati

Pensavo ieri che le imprese si possono delocalizzare, il denaro si può delocalizzare (e nascondere nei paradisi fiscali), e l’unica cosa che non si può delocalizzare è il proprio culo.

Migrare è diventato un rischio per tutti, anche per me, per noi, per quelli che sono dentro o fuori la comunità europea, dentro o fuori l’impero d’occidente o quello d’oriente.

E’ quello che fa l’imprenditore, no? Guarda come va e come non va nel proprio paese e se non gli conviene restare allora delocalizza. La stessa cosa fa ogni singolo individuo ed è per questo che nei secoli dei secoli la gente migra da est a ovest, da sud a nord, in via definitiva, transitoria, occasionale.

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Malafemmina

Se sei precaria e ti propongono di fare l’imprenditrice: usa il dito medio!

Le mie giornate procedono più o meno allo stesso modo. Unica eccezione un cubo di donna con collo a scomparsa, telefonino con cuffie sempre attivo e tono da imprenditrice che mi ha ricordato il personaggio della “prosivendola”, uno dei libri del ciclo Malaussene (di mestiere: capro espiatorio) di Daniel Pennac.

La donna senza collo ha una parure di bijotteria ricavata da fondi di bottiglia e tutto l’abbigliamento in tinta. Ha le unghie lunghe dipinte con colori forti e una bocca larga che la fa apparire definitivamente sgraziata.

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Malafemmina

Le mie emozioni non sono in vendita

Io e la mia nuova amica stiamo facendo accordi a lunga scadenza. Così almeno lei propone. Le piaccio. Tenta di acchiapparmi, fagocitarmi. Data la mia condizione mi ha proposto di fare qualcosa con lei. Di lavorare dove lei può darmi una mano.

Sarò scema ma io non la voglio la sua mano, come non vorrei la mano di un uomo. Non voglio essere dipendente da qualcuno. Vorrei poter dire domani che non le devo niente e che se la frequento è perché mi piace.

Tanto penso di un uomo, tanto penso di una donna. Le dipendenze sono dipendenze e per quanto certe proposte vengano fatte in assoluta buona fede sono certa che in fondo ci sia l’intenzione di impigliarmi.

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Malafemmina

Quando la rivendicazione diventa una patologia

Una delle mie colleghe ha mollato. Oggi, così, senza preavviso. Ha preso e se ne è andata. Forse lo progettava da tempo, forse non ce l’ha fatta più, non saprei. Con me non ha mai parlato. So che oggi, dopo due mesi da che siamo qui, in questo villaggio vacanze, e ad appena un mese dalla fine dell’incarico, lei se ne è andata.

La capisco. So che mille volte ho pensato di mollare e andarmene. So che un mese qui è lungo da aspettare e questa fine che non finisce mai è qualcosa che ci fa stare dannatamente male. I giorni sempre uguali, a cercare motivazioni intime, differenze personali, invenzioni soggettive, per riuscire a non alienarsi completamente.

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Malafemmina

Gli uomini che ce l’hanno grosso

Serata da spettacolino scemo. Sollecitazioni ambigue, battute con doppi sensi, urgeva un intervento divino e dal pubblico una signora, dopo aver ascoltato mille sciocchezze sulla misura del pene (più o meno ambiguamente evocato in tutte le forme, misure, e in ogni suo uso) si alza e fa: “Anche a me piace molto se gli uomini ce l’hanno grosso… il quoziente intellettivo!”.

Il boss capo animazione si è limitato a riprenderla con un’altra battutona delle sue “che spiritosa che è la signora… ma venga… resti con noi…”.

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Storie, Violenza

Piccole pulle offresi (assassinando s’impara!)

– Corri Letizia, corri.

– E corro, si. Ma dove stiamo andando?

L’altra si fa muta. Guarda dritto sulla strada e fa attenzione ai segnali.

– Ecco… guarda… svolta qui…

Letizia e Mariolina sono amiche fin dalle medie. Hanno cominciato ad arrotondare la paghetta facendosi ricaricare la scheda telefonica a dieci euro per ogni guardatina di tette. Se volevi vedere la fika, la più grande delle due, Letizia, si toglieva le mutande ed era una ricarica da trenta euro se potevi metterle un dito per sentire l’umido. Brave ragazze, tutt’e due, senza altro passatempo che non fosse l’acquisto di quel jeans di marca, poi la maglietta con la riga blu che ancora Mariolina ce l’ha indosso anche se ha una macchia scura che l’ha rovinata.

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