Leggo dalla composizione delle persone accusate nell’inchiesta per sfruttamento della prostituzione minorile che alla fine si tratta sempre e solo della stessa merda. Non parlo delle loro mogli e non mi piace il fatto che si insultino e si straparli con soddisfazione per dedicare un “ben le sta” compensando in maniera anche sessista un puro risentimento politico. Parlo dei mariti, ché i media schedano oggi trattandoli da mostri, e lì vorrei vedere quanti di quelli che oggi partecipano alla gara all’indignazione poi sono andati a tredicenni e nei bei mondi in cui regna il turismo sessuale. Parlo di questi uomini d’alto bordo che hanno famiglie e figli, o sono discendenti di culture di destra e che possibilmente stanno lì a romperci le scatole con pregiudizi sulle donne, il nostro ruolo destinato alla maternità e alla cura, l’obiezione all’aborto e via di questo passo.
Parlo del fatto che indicare il mostro, il singolo, è facile perché si sposta l’attenzione che in realtà dovrebbe, secondo me, essere concentrata sulla matrice culturale che genera tutto questo. Perché si tratta di una faccenda diffusa, a tratti anche legittimata, il cui impatto sociale vedi solo quando queste ragazze cavalcano autonomamente spinte e fenomeni e ne fanno uno strumento di emancipazione dal bisogno economico. Per la serie che sei quel che sei finché e come lo diciamo noi ma se ti metti in proprio allora contro di te si scatena il finimondo. Così è per le sex workers, adulte, che scelgono di vendere servizi sessuali e chiedono regolarizzazione e così è per le tante post/adolescenti dello show business nella moda, nella tv, nell’industria cinematografica o discografica, che scelgono cosa fare, come mostrarsi, come promuoversi e come vendere la propria immagine.
Quello che emerge, a parte un paio di nomi che trovo comunque brutto siano messi alla gogna, come se non ci fossero familiari da tutelare e figli e persone care che soffrono per questo, è che mi sembra si tratti di un contesto in cui regna sovrana l’ipocrisia. Tra gli altri pare ci siano uomini di destra, si parla anche di un figlio di un parlamentare di destra, persone che evidentemente dicono una cosa e poi ne fanno un’altra. Il mondo dei due pesi e delle due misure. Quello in cui in privato fai – e lo dico senza moralismi – ciò che ti pare e in pubblico chiedi al mondo di tenere stretti i corpi e di costringerli in nome e per conto non si capisce di chi. Penso al fatto che questi umori di destra, familisti, anti/gay, antiabortisti, al pari di certi moralismi di sapore paternalista/socialdemocratico (o democristiano) che con il pretesto di “proteggerci” vedi lì a produrre sessismi e a progettare leggi e controleggi per ricoprirci e sovradeterminarci come santa madre chiesa (la loro) vuole, questi destrismi, insomma, sono poi gli stessi che leggi quando stanno a commentare con stupore le brutte abitudini delle fanciulle d’oggi o la loro presunta tendenza, in realtà smentita dai dati, di ricorrere alla contraccezione d’emergenza o all’aborto come si trattasse di bere un bicchier d’acqua.
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