Affetti Liberi, Autodeterminazione, Contributi Critici, La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie

Il mito della caverna, il cesareo, la morte al primo giorno

di Ethan Libano

Questa è una storia d’amore. Ce l’ho sulle dita da giorni e sotto l’anima da sempre.

Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.

Questa è una storia di una traccia di ricordi. Inizia in una caverna.
E’ il luogo dove le verità vengono solo riflesse e non sono pericolose. Da qualche parte dobbiamo iniziare a imparare ma non possiamo vedere tutto in una volta. E quindi, finché ti cullano dentro, dovrebbe essere tutto attutito come la propria voce che viene udita dall’orecchio interno.

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Critica femminista, Pensieri Liberi, Violenza

#CulturaDelPossesso: genitori uccidono i figli. Li aiutiamo o no?

Proprio in questi giorni, mentre si discute del delitto di Santa Croce Camerina e si mette alla gogna, prima di aver ottenuto prove certe e di una sentenza, Veronica Panarello, tra gli altri delitti compiuti vediamo quello di due uomini [1] [2], che in due differenti luoghi della nostra penisola, uccidono moglie e figlio e poi si suicidano. In un altro post parlavo di come influisse in questi delitti la cultura del possesso. I figli li ammazzi, ovvero te li porti dietro, come fossero carne della tua carne, pezzi di cuore di cui non riconosci l’autonomia di un battito diverso dal tuo. Li uccidi, ti ammazzi, realizzando anche, a volte, un dispetto, una sottrazione di affetti, all’altro genitore. E’ possibile che quel dispetto lo compia la madre o è il padre a farlo. Sono certa che in questi giorni non avete sentito parlare degli ultimi delitti perché la storia di Loris è più succulenta. Veronica, sua madre, ha una vita talmente complicata da diventare il perfetto mostro da mettere alla gogna. Su una madre si scatena la rabbia popolare, perché secondo la mentalità corrente, per una madre, uccidere il proprio figlio, sarebbe contronatura. Eppure dalle cifre che seguono potete osservare voi stessi come l’uccisione di un figlio da parte della madre sia un fenomeno diffuso. Queste donne non sono mostri. Sono donne piene di problemi. Lo erano. Sono donne anche profondamente egoiste, perché considerare i figli cosa propria al punto di ammazzarli (io ti ho fatto e io ti disfo) è un segno di grandissimo egoismo. E’ anche segno, a mio avviso, di una totale adesione ad una cultura che vuole le madri santissime, martiri o molto ma molto cattive, senza via di mezzo, senza riuscire a dichiarare la propria stanchezza e distanza da quell’istinto materno che vorrebbero attribuirci per imposizione di ruolo di genere.

Quando sono i padri a uccidere, per un verso i media realizzano una descrizione della storia che li vede sofferenti, soli, esclusi dal ruolo genitoriale, abbandonati. Sono separati, non accettano la separazione, ancora di più non accettano la separazione dai figli. I loro delitti vengono usati da chi divulga fobia generalizzando a proposito di una presunta mostruosità dei padri tutti. Vengono usati da chi crea un pregiudizio affinché i padri non abbiano mai legittimazione e difese sociali per esigere l’affido condiviso del figlio. Se uno è un assassino lo sono tutti. Istigare all’odio contro i padri, d’altronde, è cosa che fa il paio con l’istigazione all’odio contro le madri. Parrebbe inutile raccontare una storia che non mostrifica nessuno e che tenta di capire le ragioni sociologiche, antropologiche di quel che questi uomini e queste donne compiono. Per esempio, in un libro recente che parla di uomini, una donna parlava di sindrome di Medea attribuibile agli uomini. Uccidere i figli per dispetto, portarli via alle donne che avrebbero negato l’affido o qualche visita in più, diventa il segno distintivo di una azione che in termini culturali si traduce in una ulteriore colpevolizzazione delle donne. La madre ha colpa quando è lei ad uccidere e sembrerebbe avere colpa anche quando ad uccidere è lui.

Di diverso c’è il modo in cui reagisce comunque la società. Gogna e sguardo pietoso possono riguardare la donna o l’uomo ma per l’uomo si parla di una pena ancora più grave in quanto il padre è quello che dovrebbe tutelare la vita dei figli. Non è accettabile che un uomo mostri tanta debolezza, perché ad essere debole, nella coppia come nella società, eventualmente è la donna. L’uomo deve proteggere moglie e figli. Per un verso o per l’altro entrambi, donne e uomini che uccidono i figli, trasgrediscono la regola che li lega alle convenzioni sociali. Cosa possiamo fare perciò per prevenire questi delitti?

1] Bambino ucciso dal padre. Lui uccide la moglie e poi uccide il figlio e si suicida. Non accettava la separazione.

2] Bambino ucciso dal padre. Lui aveva ucciso anche la moglie e poi si è suicidato. Non accettava la separazione.

3] Bambino ucciso dalla madre che poi si suicida.

4] Bambino ucciso  dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.

5] Bambino ucciso  dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.

6] Bambino ucciso probabilmente dalla madre. Non tollerava la separazione. Poi si suicida.

7] Bambina uccisa dal padre. Non sopportava l’idea della separazione. Poi ha tentato il suicidio.

8] Due bambini uccisi (assieme alla madre) dal padre. Voleva liberarsi del peso familiare. 

9] Bambina bruciata viva dal padre. Era un violento. Si è dato fuoco anche lui.

10] Bambino ucciso dal corteggiatore (respinto) della madre. Ritorsione.

11] Bambino ucciso dalla madre. Il marito aveva un’altra donna. Lei poi ha tentato il suicidio.

12] Bambina gettata dalla madre nelle fogne. Voleva liberarsi di lei. La bambina è sopravvissuta.

13] Due bambini uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.

14] Bambino ucciso dalla madre. Ha tentato di uccidere anche un’altra figlia. Parlano di “raptus” di follia. 

15] Due bambini bruciati/uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Il padre è sopravvissuto alle ustioni.

16] Due bambini uccisi dalla madre. Li ha buttati dalla finestra. Parlano di raptus di follia.

17] Bambino ucciso dal padre. Parlano di raptus di follia. Il padre si suicida.

18] Bambina accoltellata dalla madre. Parlano di raptus di follia. Poi tenta il suicidio. Sono sopravvissute entrambe.

19] Bambina uccisa dalla madre. Attraversava un momento “difficile”. Poi si è suicidata.

20] Bambina ridotta in fin di vita dalla madre. L’ha massacrata di botte. E’ sopravvissuta.

21] Bambina uccisa dalla madre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.

22] Bambina accoltellata dalla madre. Aveva litigato con il marito. La bambina è sopravvissuta.

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

A scuola di femminismo da un paternalista (come accreditare patriarcato buono dando addosso all’Eretica)

Ovvero quando essere anti/pas accredita il patriarcato (buono).

C’è un paternalismo che si traveste da femminismo (istituzionale) per sdoganare patriarcato (buono) con tanto di legittimazione delle donne. Si chiama backlash gender e produce mille danni al giorno. Uno degli impegni di codesti soggetti è quello di delegittimare i femminismi autodeterminati che non vogliono tutele, non tollerano paternalismi e dunque che non tollerano che un uomo possa dire a qualcuna “io so cosa è bene per te“.

Lo sapete: c’è un tale che si accredita presso mondi femministi dichiarandosi anti/pas e polarizzando lo scontro contro Eretica su tutto il web. Questa la chiave di volta per vivere di (micro)fama riflessa. Non un suo ragionamento critico. Non una sua analisi personale. Nulla di suo. Niente. Dall’alto del suo pulpito lui rilascia e toglie patentini femministi, si è autonominato guardiano del tempio, assegna etichette a quest@ e quell@ e sostanzialmente fa scuola di femminismo crocifiggendo femministe e pratiche che non gli piacciono.

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Antisessismo, Critica femminista, Genitori separati, Violenza

Lei voleva far uccidere il marito. Ora rivuole i “suoi” figli!

Leggo di una donna che voleva far uccidere il marito. Prova ad assoldare un sicario, che poi si rivela un poliziotto. Viene accusata e assolta. Lui non è mai stato in pericolo e lei non ha commesso alcun reato. Non entro nel merito dell’accusa o delle soluzioni perché non mi interessa il piano penale e come sapete bene per quello che mi riguarda il carcere e la repressione non risolvono proprio niente.

Mi piacerebbe però analizzare il contenuto dell’articolo pubblicato sul sito di RaiNews24,

Si definisce lo stato d’animo della donna come “in piena crisi coniugale e psicologicamente fragile“. Si spiega che parlò con un’amica per confidarle le sue intenzioni e l’amica, per fortuna, “avvisò l’uomo che architettò un piano per incastrare la moglie“.

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Affido condiviso, Genitori separati

Il cromosoma P

C’è un pezzo di Claudio Risè che stabilisce differenze e dice che il padre non dovrebbe indossare il grembiulino e fingere di essere “madre”, attribuendo perciò un ruolo specifico ad ogni genitore, sulla base del genere, confondendo il sesso con gli stereotipi di genere assegnati ad esso per cultura. Parere evidentemente speculare e opposto a quello di donne/madri che sostengono a loro volta come la differenza di genere debba essere ben espressa nei ruoli genitoriali. La madre ha da fare solo la madre e il padre ha da fare solo il padre. Uno dei papà con i quali sono in contatto, e che è già intervenuto su questo blog, però non è d’accordo. Ecco quel che scrive.

Il cromosoma P

di Capitan Daddy

Le generazioni cambiano e siamo cambiati anche noi, ora siamo nell’era in cui i rapporti tra genitori e figli sono molto diversi rispetto a quando eravamo bambini negli anni ’70; le separazioni allora potevi contarle in un rapporto 1/100 e nella maggior parte delle famiglie il padre lavorava e la madre faceva la casalinga: beato boom economico; adesso, invece: si vive nella speranza di trovare un lavoro, bisogna lavorare tutti e due per forza, altrimenti non si sbarca il lunario, quindi è normale che dei figli ci si occupi entrambi; la divisione dei compiti non è più netta come una volta: il padre spesso fa la madre e viceversa.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Il diritto “naturale” delle madri e gli uteri in affitto

autodeterminazioneC’è una discussione in corso, sollecitata da fonti cattoliche (l’Avvenire) ma che coinvolge anche alcune femministe, a proposito del fatto che le coppie che non possono avere figli, sia etero che gay, per cause varie, non avrebbero il diritto di ricorrere all’utero in affitto anche se le donne che affittano quell’utero lo fanno consapevolmente, per scelta, dunque senza alcuna imposizione, e vengono pagate per questo.

Naturalizzare il diritto alla genitorialità fu anche la premessa che consentì in Italia l’approvazione della legge 40, quella sulla procreazione medicalmente assistita, con una zona monca poi di fatto aspramente criticata da sentenze di cassazione e rivisitazioni giuridiche varie. Si imponeva, infatti, che quella procreazione potesse avvenire ma solo con l’uso di ovuli e semi della coppia. Perché se non puoi avere figli significa che la natura vuole così. E di accettazione del destino naturale in accettazione del destino naturale si va avanti per parentesi discriminatorie che non capisco cosa c’entrino con il femminismo.

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Affido condiviso, Genitori separati, La posta di Eretica

#AffidoCondiviso: come avete organizzato la condivisione dell’affido?

Mi scrive Lu:

Vorrei sapere se fosse possibile confrontarmi con genitori separati che hanno già in atto l’affido condiviso da tempo.

Vorrei capire con quale modalità, che tempi di permanenza dall’un@ e dall’altr@ genitore, e se i bambini hanno trovato beneficio vorrei capire in cosa ed esattamente come.

Non sono sposata, per cui al momento stiamo facendo mediazione presso un centro. La mia speranza era di percorrere questa strada per ‘abbattere’ i conflitti e poter serenamente separarci. Per ora è pura utopia. Domani chissà.

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Affido condiviso, Antiautoritarismo, Critica femminista, Genitori separati, Precarietà

Come risolvere la povertà delle madri?

La povertà delle madri. La povertà dei padri. La povertà delle persone. Quando smette la solidarietà reciproca si fa a gara a chi è più povero di chi. Ho sempre odiato questa cosa e non capivo perché fosse necessario rilevare la povertà dei padri, per esempio, fintanto che non ho inserito quel ragionamento nell’analisi di una economia in cui a lui, padre, marito, ex marito, viene assegnato il compito di sopperire alla spesa laddove un datore di lavoro o lo Stato non ci sono.

Non si tratta più di responsabilità reciproche, che è chiaro che devono esserci. Non c’entra neppure il fatto di cavarsela con poco dopo che per anni hai vissuto una vita con una partner che con te condivide compiti di genitorialità. Si tratta solo di prendere atto del fatto che per quante madri povere esistano la mia stessa lotta sociale è ridimensionata, è tremendamente addomesticata e orientata a legittimare quello stesso Stato che si serve di me per reggere in piedi il suo modello di Welfare in cui io, donna, madre, altro non sono che un ammortizzatore e uno psicofarmaco sociale.

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