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Il machismo che fa male agli uomini

Lui scrive:

“Voglio restare anonimo, e raccontare la mia storia come fanno tante persone su questo blog che seguo giornalmente da almeno due anni. Sono un uomo di 26 anni (si, mi definisco ‘uomo’ anche se a 26 noi tutt* siamo considerati ragazzini) e ho modellato la mia vita cercando di essere qualcun altro, facendo fuggire persone che a me tenevano, ma anche persone che non mi amavano affatto.

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Siamo lesbiche, siamo una coppia e non esistiamo per il piacere maschile

Loro scrivono:

Ciao Eretica,

Siamo una coppia di ragazze lesbiche, insieme da tre anni. In tutto questo tempo abbiamo viaggiato tanto ed in tutti i posti che abbiamo visitato siamo sempre state importunate, come se non bastasse essere giudicate, chiacchierate e schernite a casa nostra. Scriviamo per denunciare la doppia discriminazione che viviamo ogni giorno, come omosessuali e come donne. Questo è un piccolo campionario dei commenti non richiesti ricevuti in tre anni:

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A lui che non tiene conto dei miei desideri (sessuali)

Non serve tu mi dica come muovermi, spostarmi, comportarmi. Non serve che mi insegni a far l’amore perché i miei bisogni sono stampati sulla pelle e in quanto ai tuoi è da lì che devi cominciare, senza ipocrisia, senza mascherare nulla con una finta filantropia. Probabilmente ho qualcosa da insegnarti anch’io, e se mi vedi abile e intenta a prendere l’iniziativa mi farai un gran favore, tu a me, se non ti ammosci, non ti scoraggi, se non viene meno il tuo bisogno di apparire macho. Perché sarai il mio partner se cedi un po’ il comando, se il sesso per te non è gestione univoca del potere, se non è un passo singolo ma è una danza che contempla anche la mia presenza.

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#Orlando: Omar Mateen ha ucciso perché fanatico, machista, omofobo

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Provate a pubblicare su facebook la foto di due uomini che si baciano. C’è chi vi dirà che l’amore è amore (e se anche fosse solo sesso?). Poi c’è chi dirà che ha i classici amici gay, ma. E via via che i commenti crescono, con numerose persone che si galvanizzano a vicenda, qualcuno osa parlare di possessioni demoniache, c’è chi lasca lì un “che schifo!”, qualcuno dice che non apprezza le manifestazione sessuali pubbliche (ma se una coppia etero si bacia per strada sono certa che non se la prenderà affatto). Poi arriva lo squadrone dei difensori della norma etero e si succedono i “vergogna”, “siete immorali”, “dovrebbero bruciarvi”, “poi non vi lamentate se vi ammazzano”, “siete esibizionisti e ve la cercate”, “va bene se lo fanno in privato ma in pubblico mi fanno vomitare”. E se ne parli ancora e dici che si sente una strisciante, neppure tanto strisciante, omofobia, ti dicono che sono “opinioni”, che esiste una lobby gay che vuole frocizzare il mondo, la stessa lobby che vuole introdurre il malvagio gender – puro personaggio fantasy – nelle scuole e che attenta alla etero-sanità-mentale dei più piccoli. I bimbi sono le presunte vittime di un processo di colonizzazione che a volte si riferisce alla frociaggine e altre invece agli immigrati. In caso di gay e musulmani gli parte l’embolo della confusione e le pupille già dilatate e colme di quella stessa materia della quale era stracolma la tal santa obbediente alle voci che le parlavano nella testa cominciano a roteare e quasi pensi che si stia trasformando in qualcosa di nuovo, di diverso, di nazista.

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Sarri, perché non vieni in piazza contro l’omofobia?

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Ieri sera ho scoperto che il tecnico del Napoli si chiama Sarri e l’allenatore dell’Inter si chiama Mancini. Parto da qui per dire che la mia disinformazione in tema calcistico è tanta. In famiglia però la questione è parecchio sentita e ad un certo punto sento dei grandi vaffanculo da parte di parenti e amici che guardavano i commenti dopo partita. I vaffanculo erano diretti a chi, secondo loro, stava mettendo alla gogna Sarri perché avrebbe dato del “frocio” a Mancini. Io accorro rispondendo alle urla sovrumane – e quando c’è di mezzo il calcio temo sempre che qualcuno abbia avuto un infarto – e accenno una richiesta di spiegazione.

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Puta (puttana)

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di Satya Vinaver

(testo originale QUI. Traduzione di M’ària Jezabel Muscau. Revisione di Martina)

La strada è uno spazio per gli uomini e me lo dicono chiaramente le violenze che vivo ogni giorno quando abbandono lo spazio che mi è stato designato: la casa.

Mi hanno insegnato a vivere con paura, a chiudere le gambe, a non usare gonne troppo corte, scollature troppo vistose.

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Le prostitute e il machismo

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Articolo originale di Rosa Montero e da El Pais quiTraduzione di Eddie

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Due settimane fa, il collettivo Hetaira ha organizzato a Madrid una vivace festa per celebrare i suoi vent’anni di vita. Il gruppo venne fondato nel 1995 da un gruppo di femministe, tra cui alcune prostitute, per difendere i diritti delle lavoratrici sessuali; per vent’anni queste eroiche combattenti hanno lottato quasi in completa solitudine contro i pregiudizi più retrivi. Pochi gruppi sociali sono esposti ad una discriminazione così completa come le prostitute. In primo luogo, tutti si sentono in diritto di avere un’opinione sulla prostituzione, ma al tempo stesso non concedono lo stesso diritto alle lavoratrici sessuali. Nessuno chiede loro cosa pensino al riguardo poiché, a causa di un intenso puritanesimo e di una profonda ignoranza, la maggioranza dei politici e dei cittadini, a destra come a sinistra, le ritengono senza eccezione vittime dei protettori che vanno riscattate dal loro triste destino, anche contro la loro volontà.

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#Sessista – E se la reputazione in gioco fosse la sua?

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Teniamo tanto a questa cosa. Si può chiamare onore, reputazione e sono ragioni per le quali si interviene a tutela o addirittura in via preventiva. Mia madre sorvegliava la mia reputazione prestando orecchio tra i pettegolezzi dei vicini e soprattutto delle vicine. Mio padre aggiungeva il suo onore al mio, ovvero quel che riguardava me riguardava di riflesso anche lui. Il mio onore da salvaguardare per salvaguardare il suo e quello della famiglia.

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Ero sovradeterminante. Sono diventato femminista!

A ragionare del perché al femminismo alcune persone debbano qualcosa ci sono anche gli uomini. Uno di questi, un lettore di questo blog, ha voluto regalarmi la storia che segue per dirmi perché per lui il femminismo ha contato e conta molto. Una presa di coscienza, di un tratto sovradeterminante o sovradeterminato, è quello che riguarda tante persone che ho incontrato e che hanno a che fare con il femminismo. Perciò il femminismo non può essere sovradeterminante, benché in modo diverso. Perciò deve essere inteso come movimento di liberazione privo di qualunque finalità normativa. Di questo racconto mi piace un fatto preciso. Succede, a volte, che un uomo che prende coscienza di un tratto sovradeterminante, che la cultura sessista coccola e incoraggia, invece che negarlo finisce semplicemente per mascherarlo d’altro. Un sovradeterminante sessista può diventare il più autoritario paternalista devoluto alla causa contro la violenza sulle donne, per esempio.

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