Antiautoritarismo, Attivismo, Contributi Critici, R-Esistenze

#Turchia al voto, intervista a Tülay Karakartal

Elezioni amministrative il 30 marzo. Luca Tincalla intervista Tülay Karakartal, candidata a muhtar.

Il 30 marzo in Turchia si tengono le elezioni amministrative. Sono delle elezioni importanti, non solo in previsione delle politiche del 2015, perché nelle grandi metropoli turche come nei piccoli paesi si “giocano” diversi appalti e chi uscirà vincitore da queste elezioni è probabile che poi sarà più avvantaggiato nel vincere le prossime aste. In Turchia, del resto, si costruisce ancora e tanti capitali stranieri circolano ancora in questo paese che fabbrica strade, autostrade, ponti come centri commerciali, strutture abitative e moschee. Già, la fucina di Vulcano in Turchia è sempre al lavoro. Peccato che non sempre quel che si costruisce rispetta gli opinabili parametri del bello e, soprattutto, dell’utile. A che pro, per esempio, tagliare gli alberi di uno degli ultimi parchi rimasti nel centrale quartiere di Taksim a Istanbul? Oppure, sempre a Istanbul, perché mandare via la comunità rom di Tarlabaşıper costruire barocchi edifici di lusso? Perché ad Ankara bisogna far passare l’autostrada proprio in mezzo alla foresta dell’Università di Odtü? Perché il cosiddetto progresso non si ferma, dirà qualcuno. E questa regola è valida ovunque; persino in Italia dove, nelle vie e per le valli, un manipolo di eroi si batte contro la disinformazione dei media mainstream e continua una lotta senza quartiere – e senza patria – per difendere i propri diritti mentre il resto della popolazione dorme sonni senza sogni o ha deciso di abbracciare il credo del non voto.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Buon #8Marzo, perché la tua è pelle ribelle!

memeottomarzo-2Leggevo questo e vorrei augurare un buon otto marzo alle persone sulla cui testa pende uno stigma senza fine. Quelle che si alzano all’alba per farsi fotografare nude e ricavarci i soldi per stare meglio. Quelle che devono girare scene in una spiaggia d’inverno per esigenze di copione e lì, se devi fare che lui ti penetra e tu devi godere, non è poi così semplice. A quelle che non si vergognano di vendere servizi sessuali e che tra un giro di giostra e l’altro devono scansare un po’ le abolizioniste che senza manco chiederglielo le vorrebbero “salvare”, un po’ le guardie che le opprimono per ottenere seghe e pompini a sconto o le ricattano per un permesso di soggiorno e un po’ gli sfruttatori che non aspettano altro che di vederle a chiedere protezione e sono ovviamente pronti a dare riparo in cambio di una volgarissima estorsione.

Vorrei augurare buon otto marzo a quell* che sanno parlarsi senza aver paura della differenza, alle persone che non vogliono importi una morale insulsa, austera, giudicante e a quell* che non ti annoiano la vita a raccontarti che il femminismo sarebbe come una religione: se non sei d’accordo con loro allora saresti “maschia”. Buon otto marzo a quell* che non difendono le ministre, le potenti, per poi rompere le ovaie con metodi squadristi alle militanti squattrinate, ché tanto è assai più facile leccare il mondo dal basso invece che partecipare alla sua costruzione assieme a chi non ti unge e manco ti gratifica. Auguri e buona lotta a chi non accorre ad ogni spron battuto all’urlo d’emergenza che arriva dalla ministra ché se non reciti il copione d’arte così come lo vuole lei quasi esige la censura e punto e basta.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#8Marzo: festa dell’autodeterminazione!

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Perché questo dovrebbe essere. La giornata in cui, se proprio si vuole, si ricorda che ci sono mille lotte, persone, soggetti autodeterminati ai quali non può essere imposta alcuna visione morale dall’alto. Nessuna militarizzazione dei pensieri, nessuna costrizione dei corpi, nessuna prigione morale. Una giornata laica in cui si celebra l’autodeterminazione e basta, che già sarebbe un passo avanti, perché dire “donna” di per se’ non significa niente. Non esiste un modello dell’esser donna. Esiste una battaglia che è comune a tante persone per il rispetto dell’autodeterminazione di ciascun@ a prescindere dalle scelte che tu farai.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#8Marzo #Roma – #IoDecido di Manifestare

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L’8 marzo è la giornata che tradizionalmente ricorda e rivendica le battaglie e l’autodeterminazione delle donne.

Quest’anno vogliamo far diventare quel giorno anche un momento di espressione e manifestazione di tutte e tutti: donne, uomini, gay, lesbiche, trans, queer, intersex, migranti, chi lotta per la casa, il lavoro, il reddito, contro le grandi opere e contro i cie.

Partendo dalla parola d’ordine “io decido” vogliamo opporci all’obiezione di coscienza che mina internamente la legge 194, vogliamo che ospedali pubblici e consultori vengano sostanzialmente rifinanziati. Siamo pront* a manifestare per avere pieno accesso alla ru486 e alla pillola del giorno dopo, per affermare la libertà di scelta sul parto, sull’aborto, sulla nostra sessualità e sulle nostre vite! […]

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Antiautoritarismo, R-Esistenze

Eppure, un tempo, la lotta per i beni comuni era una responsabilità collettiva

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Leggevo delle manifestazioni di oggi contro la repressione inflitta ai movimenti, e mi veniva in mente un ricordo, semplice, che vorrei condividere con voi.

La mia terra è stata devastata dall’appropriazione di beni comuni e territori per realizzare opere, grandi e piccole, a volte ultimate e altre volte no. C’entrava la mafia imprenditrice, così dicevano, ed era il tempo in cui le imprese non dovevano neppure presentare una certificazione antimafia. Arrivavano grosse imprese del nord, vincevano gli appalti, poi davano in subappalto ad altri imprenditori locali in odor di mafia, e così avveniva lo scippo del nostro territorio. C’erano sempre di mezzo i soldi. C’era di mezzo il profitto.

La mafia non è quella cosa che vi raccontano in tv dove c’è coppola e lupara e gente campagnola che parla in dialetto stretto. La mafia è capitalismo, appalti, imprese, l’aspirazione di mettere le mani sulla cosa pubblica per gestire il tuo denaro e dirottarlo a finanziare opere che non sono utili per la comunità.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze

#YoDecido: mai consegnare i corpi allo Stato (Nè per tutele Nè per proibizioni)

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Appena concluso l’intervento in diretta con RadiAzione provo a riassumere riflessioni e anche la giornata di lotta di oggi, a partire dalla Spagna, dove le donne si battono contro la legge Gallardòn, fino alle strade e le piazze italiane in cui tante donne hanno portato la loro solidarietà.

Lo Stato interviene sui corpi delle donne, appropriandosene e ignorando la scelta delle donne, in più modi. Il corpo delle donne viene affidato al papà Stato quando gli chiedi tutela, gli chiedi di decidere al posto tuo, per esempio, e dato che lo Stato ha una vocazione patriarcale quel che trovo assurdo è che ci siano donne, anche femministe, che reclamano a gran voce di essere poste sotto tutela dallo Stato. Esigere tutela, essere felici quando lo Stato decide per l’irrevocabilità della querela, ad esempio, quando cioè decide che la tua scelta non conta perché ti considera malata, troppo fragile, con buona pace di mater/paternalisti che adorano istituzionalizzare lo status della vittima per consegnare i corpi delle donne ai tutori, controllori, sorveglianti della nostra vita, sessualità, autonomia, incluso quella economica, significa legittimare lo Stato a scegliere per te sempre. Significa che accrediti lo Stato nella funzione di controllo del tuo corpo.

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Lo Stato, come qualunque istituzione patriarcale, non sa “possederti” a metà. Se tu dici che hai bisogno perfino di essere salvata da te stessa allora ti rinchiude, patologizza, ti vuole curare per farti tornare in te, e fa tutte quelle belle cose che tante hanno subito in passato e continuano a subire. Se esci e manifesti ti manganella e ti rinchiude in galera… la galera… altro strumento repressivo di controllo e irregimentazione sui corpi che alcune donne legittimano ed evocano come strumento di salvezza per noi.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Riappropriarsi delle narrazioni #antiviolenza (basta megafoni istituzionali!)

In queste giornate dense di dettagli macabri su quante donne subiscono violenza io temo che ogni parola possa tradursi nella richiesta di altre leggi in cui mi vietano di andare perfino al cesso da sola.

Mi sento un po’ come mi sentivo quando ero piccola, con l’affetto attorno di una mamma santissima e un papà benevolmente paternalista. Magnifici, nel mantenere il proprio ruolo, ma tanto distanti da me.

E se gli dici che qualcuno ti ha molestata ti dicono che non puoi uscire dopo il tramonto. Se torni a casa da scuola e racconti che un compagno t’ha detto “ciolla” non so perché si decide che la colpa sia della lunghezza della gonna. Se uno ti mette le mani addosso allora ricorre lo strepitìo del “non sai di chi ella è figlia“, perché siamo tutte figlie di qualcuno. Se poi uno fa lo stronzo allora se la vedrà con tuo padre, tuo fratello, tuo zio. Se vai in discoteca e c’è uno che ci prova arriva il tuo amico che gli dice “andiamo e discutiamocela fuori“. Se poi pigli e ti fai mettere le mani addosso impunemente o sei una minore/minorata o sei semplicemente una puttana da archiviare in quanto tale.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Se Non Con Marta Quando? Se toccano una toccano tutte!

Quanti soldi spende lo Stato (cioè noi) per pagare polizie, armi, manganelli, mezzi, lacrimogeni, repressione, che poi ci si rivolta contro? Capitoli di spesa? In nome di chi? In nome di quali “emergenze” sociali se poi tutto ciò si ripercuote contro le persone più precarie? Quanto spendiamo per dare man forte a chi poi va a sostenere uno sfratto, a respingere un migrante, a manganellare una compagna in piazza mentre rivendica il diritto alla casa, al lavoro, al reddito, all’istruzione, alla sanità, alla salvaguardia del territorio in cui vive…

Si fanno tagli per sottrarci scuola pubblica, sanità pubblica, beni che ci sono necessari ma non mi risulta che si taglino mai le spese in direzione di giustizia e difesa (militare). Com’è possibile che poi, anche se questa gente la paghiamo noi, non ci riesce mai di licenziarla? Perché mai quelli che hanno percosso e fatto male a Genova nel G8 2001 sono stati promossi o comunque stanno ancora lì? Voi paghereste lo stipendio ad uno che vi ha picchiato, limitato, represso, fatto male? E perché mai?

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Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#Napoli: di quelle disoccupate aggrappate alle ringhiere

occupadonnePersone disoccupate, soprattutto donne, occupano il comune di Napoli. Indovinate? Sono state portate in questura.

Alcune sono ancora lì a resistere aggrappate alla ringhiera del balcone. Una si è proprio seduta sulla ringhiera a rischio di cadere e non vuole muoversi da lì.

Di questa emergenza vogliamo parlare o dobbiamo aspettare ancora che i movimentismi di donne classiste continuino ad anestetizzarci con priorità e agende politiche che non sono le nostre?

Dobbiamo davvero continuare a prenderci in giro con balletti, fiocchetti rosa, pratiche da borghesi? Dobbiamo ancora continuare ad inseguire i sogni di gloria di quella che è quasi dirigente ed esige che la massa smandruppata di disoccupate e precarie appoggino la sua richiesta di quota rosa perché infine vada a dirigere? E con quali risultati? Forse che le donne di potere si comportano meglio degli uomini?

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