Comunicazione, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, Precarietà, R-Esistenze

Non ho che te – critica politica a un testo da radio

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Di Inchiostro

E’ un po’ che manco da questo posto, quindi buongiorno.

Lavorando capita di ascoltare la radio, e capita di ascoltare, volenti o nolenti, i nuovi singoli che vengono spinti dalle case discografiche.
A me della musica – insomma, io ascolto punk, in una canzone non cerco gli arzigogolii di Joe Satriani – importa relativamente, mi piace invece ascoltare il testo.
E’ un paio di giorni che mi soffermo, ogni volta quando la passano, sul testo dell’ultima canzone di Ligabue.
E, devo confessarvelo, mi fa incazzare.
E’ una canzone che parla di un uomo che perde il posto di lavoro.
E ne parla in un modo che a me non piace.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Comunicazione, Precarietà, R-Esistenze, Violenza

#NoExpo #Milano: rivoluzionari o briganti?

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A caldo, dopo aver seguito, via radio e cronache di piazza, la giornata NoExpo Mayday milanese. Nei giorni precedenti varie perquisizioni “preventive”. Perquisizioni anche sui bus in arrivo a Milano da varie città italiane. I media mainstream ad agitare lo spettro del terrorismo. Criminalizzati tutti quanti, da quelli che usano i fischietti a quelli che “imbrattano” i muri. Blocco delle zone rosse. Alcune zone di Milano blindate. E fin qui sembrerebbe di essere tornati a Genova del 2001.

Ad un certo punto il corteo, numerosissimo, e si parla di 100.000 persone che hanno marciato dall’inizio alla fine senza fermarsi mai, è stato interrotto da un gruppo che ha rotto vetrine, di banche, agenzie interinali, luoghi che hanno a che fare con la precarietà delle persone, e c’è stato uno scontro con la polizia. I manifestanti a lanciare pedardi, bombe carta, qualche molotov, costruendo barricate con i contenitori dell’immondizia e dando fuoco ad alcune automobili. La polizia ha risposto con parecchi lacrimogeni, idranti, diverse cariche e fermi di un po’ di persone. Non so bene quant* ma so che ci sono di mezzo ragazzi e ragazze (sicuramente due ragazze che non si capisce per cosa siano state fermate, vedi video QUI e QUI).

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L’altra parte del corteo continuava ed è riuscita a raggiungere la fine rappresentando le proprie rivendicazioni. NoExpo unita alla Mayday, giornata di manifestazione di precari e giornata di denuncia che ricorda come in Italia sia leso il diritto ad abitare, con sgomberi di spazi occupati che ospitano diverse famiglie, il diritto ad un reddito, alla fine dello sfruttamento, perché di accontentarsi di lavorare gratis per Expo nessuno ha voglia, e poi c’è il diritto di libera circolazione per gli esseri umani, quelle persone che muoiono anonimamente nel mediterraneo. In piazza c’erano i NoTav che hanno ricordato come in generale la costruzione di grandi opere, Expo compresa, diventa uno scippo di risorse e spazi alla comunità. Sono costose, non servono a nulla, non sono gradite dalle persone che vivono quel territorio. Nel corteo anche i sindacati di base e tantissime persone che lottano contro un modello di sviluppo neoliberista che sta massacrando ogni persona, incluse quelle che si suicidano, o quelle che finiscono in mezzo alla strada, quelle che devono elemosinare diritti e che non ce la fanno proprio più.

Che siate o siamo d’accordo o meno con i diversi modi di intendere la manifestazione e la rivendicazione di diritti, questo immagino volesse essere il senso di questa ricchissima giornata.

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I titoli dei giornali però dimenticano tutto il resto e si concentrano su un momento, una zona e mandano a ripetizione immagini che mi dicono non sono durate così tanto. Come se si volesse dare l’impressione che gli attacchi da parte di alcuni manifestanti ci siano stati per ore, ore e ore. Non fosse che per il fatto che ad un certo punto il gruppo, tra lacrimogeni e fumogeni, ha tolto maschere e abiti neri e si è mischiato a tutti gli altri. Ma i giornali recitano lo stesso copione di Genova del 2001. Parlano di devastazione, e questo significa che si prepara il terreno per un’accusa di devastazione e saccheggio che ancora oggi pesa sul groppone di alcune delle persone arrestate a Genova nel 2001. Si parla di molti anni di galera e non di affido ai servizi sociali come succede per certuni. E in futuro ci sarà chi raccoglie soldi per le spese legali, chi farà appelli per un maggiore garantismo e già oggi c’è chi vorrebbe che i manifestanti accusati sprofondassero in un antro buio e profondo.

I politici poi seguono a ruota la massa di persone che sui social stanno augurando una morte lenta e dolorosa ai manifestanti dichiarati responsabili di aver devastato Milano. Ci sono quelli che chiedevano alla polizia di sparare ad altezza uomo. Quelli che per tutto il pomeriggio su twitter hanno sperato che ci fosse il morto, anzi, i morti. Quelli che vorrebbero mettere in galera queste persone e buttare via la chiave. C’è chi suggerisce l’uso di armi definitive o di spranghe con colpi bel assestati. Poi c’è la massa di delusi che sostiene che per l’azione di queste persone tutta la manifestazione, pacifica, viene messa in cattiva luce. Si fa la divisione tra buoni e cattivi, si chiede ai buoni di cacciare via i cattivi dai movimenti (quali?) e si recita esattamente lo stesso copione di 14 anni fa.

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Per fortuna non c’è scappato il morto, dice qualcuno, e per fortuna la polizia si è comportata egregiamente disperdendo i manifestanti e restando compatti a tenere la posizione. Per fortuna non si parla di una nuova Bolzaneto. Non si sa se esistono altri spazi che le forze dell’ordine non hanno visitato in questi giorni, giusto per andare ad accertarsi che quei furbissimi black bloc non si siano rintanati lì portandosi dietro armi di distruzione di massa.

Quel che penso: mi fido poco della stampa perché so, per esperienza, che non racconta le cose così come sono. Genova 2001 docet. Non so come sono andate le cose e dunque mi limito a osservare, come voi. Non riesco più a farmi uscire di bocca qualcosa tipo, peccato… hanno rovinato una manifestazione pacifica, e non perché io ami particolarmente quelle azioni, ma perché so che il discorso è molto più complesso e io già prevedo le dichiarazioni di un po’ di persone del centro destra che su questo baseranno ogni tipo di decisione per limitare il dissenso nelle piazze future. Ho imparato a non giudicare anche quando non condivido alcune cose, perché è sempre il dito che mi mettono di fronte quando a me, invece, interessa vedere la luna.

A me interessa capire cosa rimane di questa giornata. Voi indignati, persone incazzate, gente che non ne può più o gente che ce l’ha con i manifestanti, davvero non capite i motivi per cui tutte queste persone sono scese in piazza? Va veramente tutto bene? Abbiamo quel che ci serve? Riuscite a capire l’esasperazione e la rabbia solo quando riguarda i “forconi”? La situazione economica è okay per voi? Perché io so che non è così. Allora togliamo ogni pretesto di mezzo per ragionare di cose che riguardano tutti noi, giacché a quello che è successo in quella parte di Milano in cui manifestanti e polizia si sono scontrati penseranno sicuramente i giudici, le forze dell’ordine eccetera eccetera. Non è nostro compito fare processi parziali. Per quanto io vorrei trovarmi di fronte tutti quelli che nel tempo hanno condiviso sulle proprie bacheche facebook scritte tipo “la rivoluzione non è un pranzo di gala”, “serve una nuova resistenza”, “i partigiani siamo noi”, e poi oggi guardano questi ragazzi intenti a spaccare tutto e si indignano da morire. E’ chiaro che queste persone saranno oggetto di indagini e sentenze e non so che altro. Io credo che lo sappiano, che lo mettano in conto. Non so neppure se la loro si possa definire una rivoluzione o uno sfogo adolescenziale. So però che ogni tanto vorrei leggere delle analisi interessanti e non questa incoerenza di massa e questo modo deresponsabilizzante di chi assegna le colpe ad alcuni mentre si dedica alla rivoluzione da tastiera.

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Insomma, che vi stiano sulle ovaie o no, ‘sti manifestanti, a voi interessa recuperare un diritto di dissenso rispetto a quello che ci viene imposto? Come vorreste considerare la vostra impotenza, la rabbia, la voglia di resistenza, tanto apprezzata quando avviene in Turchia ma per nulla considerata se succede qui? Vi piace continuare a sbraitare su facebook? Cosa proponete in alternativa, perché una critica politica ci sta tutta se ritenete, riteniamo, che queste persone abbiano agito male, ma avete una alternativa da mostrare e comunicare a costoro?

E io vorrei leggerla e farla una critica politica soprattutto rispetto al fatto che alla fine le dinamiche di piazza sono sempre quelle, siamo fermi a 15 anni fa e se già 15 anni fa si è capito che con una manifestazione gestita in questo modo si fa presto a legittimare altra feroce repressione e la frammentazione di movimenti e persone, perché mai si insiste? So che in Grecia, in Turchia, in tante città europee, ovunque i movimenti combattono contro gentrificazione, cementificazione, speculazioni sui territori, neoliberismo selvaggio che ha creato sacche di povertà enormi. So che da altri paesi arriva l’eco delle azioni di queste persone che scendono in piazza a costo di essere arrestati, di beccarsi un proiettile e morire, e tante persone sono morte nelle piazze in questi anni. Come le chiamiamo le morti conseguenti gli attacchi in Piazza Taksim? Come chiamiamo quello che è successo in Grecia?

Quindi cosa si vuole fare in Italia? Sinceramente non mi è chiaro. Mi piacerebbe capire di più. E mi fermo qui.

Ps: E comunque, scusate, ma di ‘sti tempi la macchina incendiata mi riesce difficile da accettare. Cazzo c’entra la macchina di una singola persona che per sfiga ha parcheggiato lì? Se anche volevate dare l’idea di una rivoluzione, avete deciso di inimicarvi le masse? E’ già successo. E non si va molto lontano. O no?

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il blocco nero
il blocco nero

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lacrimogeno sparato ad altezza uomo
il "fermo" di una manifestante
il “fermo” di una manifestante
Antiautoritarismo, Critica femminista, La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#RiformaScuola: così tante donne perderanno il posto di lavoro

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di Sara P.

Oggi i precari della scuola si sono uniti e hanno deciso di manifestare contro la cosiddetta “buonascuola” del caro Renzi. Purtroppo di buono ha sì e no il nome visto che il DDL approvato dal Conbsiglio dei Ministri non solo distrugge il concetto di scuola pubblica ma si libera proprio dei precari che la corte Europea ha sancito sono stati sfruttati illegalmente.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

Da Nadia a me e Loredana e alle altre, sulla sorellanza femminista

Con Nadia, così come con alcune altre persone, a tratti mi sono sentita come in una specie di relazione clandestina, nel senso che evito di commentare sulla sua bacheca, di invadere e mostrarmi eccessivamente o del tutto presso alcuni spazi, e questo capita quando temi che la sola tua presenza provocherà un flame o che l’ombra negativa che altr* hanno ricucito su di te si rifletta su quell’altra. Non è un timore infondato dato che ad altre donne che, nel tempo, mi hanno dimostrato stima e affetto, pur nella diversità di opinioni, non sono state risparmiato critiche già solo per il fatto che mi davano confidenza senza sentire l’esigenza di scomunicarmi. Perché al di là di quello che ho già scritto dovete sapere che in rete ormai si persegue una specie di reato associativo d’opinione, per cui se tu parli con tizi@, che parla con cai@ che parla con semproni@, nel caso in cui l’amic@ dell’amic@ di semproni@ ha scritto o detto qualcosa che non piace allora si ricava la “prova” per attaccare personalmente tizi@. Lo so, è un delirio, ma tant’è. Leggetevi Nadia Somma che scrive questo post che mi ricorda una cosa che per me conta molto: si può pensarla diversamente ma non si smette mai di ascoltare e avere rispetto dell’altra persona. Grazie a Nadia e a Loredana Lipperini che mi dedica uno status sulla sua pagina facebook, e buona lettura!

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Stamattina Loredana Lipperini sulla sua pagina condivide un post di Eretika “Il femminismo bottegaio e la sorellanza di ‘SteOvaie’  ricco di spunti, e sento la necessità di scrivere di getto alcune riflessioni soprattuto riguardo ad  uno dei punti che lei ha affrontato:” quando dici che non la pensi come loro, semplicemente, ti vogliono violentemente zittire, virtualmente ammazzare. E parlo di morte sociale”.

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Antiautoritarismo, Attivismo, Contributi Critici, R-Esistenze

#Turchia al voto, intervista a Tülay Karakartal

Elezioni amministrative il 30 marzo. Luca Tincalla intervista Tülay Karakartal, candidata a muhtar.

Il 30 marzo in Turchia si tengono le elezioni amministrative. Sono delle elezioni importanti, non solo in previsione delle politiche del 2015, perché nelle grandi metropoli turche come nei piccoli paesi si “giocano” diversi appalti e chi uscirà vincitore da queste elezioni è probabile che poi sarà più avvantaggiato nel vincere le prossime aste. In Turchia, del resto, si costruisce ancora e tanti capitali stranieri circolano ancora in questo paese che fabbrica strade, autostrade, ponti come centri commerciali, strutture abitative e moschee. Già, la fucina di Vulcano in Turchia è sempre al lavoro. Peccato che non sempre quel che si costruisce rispetta gli opinabili parametri del bello e, soprattutto, dell’utile. A che pro, per esempio, tagliare gli alberi di uno degli ultimi parchi rimasti nel centrale quartiere di Taksim a Istanbul? Oppure, sempre a Istanbul, perché mandare via la comunità rom di Tarlabaşıper costruire barocchi edifici di lusso? Perché ad Ankara bisogna far passare l’autostrada proprio in mezzo alla foresta dell’Università di Odtü? Perché il cosiddetto progresso non si ferma, dirà qualcuno. E questa regola è valida ovunque; persino in Italia dove, nelle vie e per le valli, un manipolo di eroi si batte contro la disinformazione dei media mainstream e continua una lotta senza quartiere – e senza patria – per difendere i propri diritti mentre il resto della popolazione dorme sonni senza sogni o ha deciso di abbracciare il credo del non voto.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Buon #8Marzo, perché la tua è pelle ribelle!

memeottomarzo-2Leggevo questo e vorrei augurare un buon otto marzo alle persone sulla cui testa pende uno stigma senza fine. Quelle che si alzano all’alba per farsi fotografare nude e ricavarci i soldi per stare meglio. Quelle che devono girare scene in una spiaggia d’inverno per esigenze di copione e lì, se devi fare che lui ti penetra e tu devi godere, non è poi così semplice. A quelle che non si vergognano di vendere servizi sessuali e che tra un giro di giostra e l’altro devono scansare un po’ le abolizioniste che senza manco chiederglielo le vorrebbero “salvare”, un po’ le guardie che le opprimono per ottenere seghe e pompini a sconto o le ricattano per un permesso di soggiorno e un po’ gli sfruttatori che non aspettano altro che di vederle a chiedere protezione e sono ovviamente pronti a dare riparo in cambio di una volgarissima estorsione.

Vorrei augurare buon otto marzo a quell* che sanno parlarsi senza aver paura della differenza, alle persone che non vogliono importi una morale insulsa, austera, giudicante e a quell* che non ti annoiano la vita a raccontarti che il femminismo sarebbe come una religione: se non sei d’accordo con loro allora saresti “maschia”. Buon otto marzo a quell* che non difendono le ministre, le potenti, per poi rompere le ovaie con metodi squadristi alle militanti squattrinate, ché tanto è assai più facile leccare il mondo dal basso invece che partecipare alla sua costruzione assieme a chi non ti unge e manco ti gratifica. Auguri e buona lotta a chi non accorre ad ogni spron battuto all’urlo d’emergenza che arriva dalla ministra ché se non reciti il copione d’arte così come lo vuole lei quasi esige la censura e punto e basta.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#8Marzo: festa dell’autodeterminazione!

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Perché questo dovrebbe essere. La giornata in cui, se proprio si vuole, si ricorda che ci sono mille lotte, persone, soggetti autodeterminati ai quali non può essere imposta alcuna visione morale dall’alto. Nessuna militarizzazione dei pensieri, nessuna costrizione dei corpi, nessuna prigione morale. Una giornata laica in cui si celebra l’autodeterminazione e basta, che già sarebbe un passo avanti, perché dire “donna” di per se’ non significa niente. Non esiste un modello dell’esser donna. Esiste una battaglia che è comune a tante persone per il rispetto dell’autodeterminazione di ciascun@ a prescindere dalle scelte che tu farai.

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