Affetti Liberi, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista

FriendZone: quand’è che le donne hanno il diritto di dire no?

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Ieri, sulla pagina di Abbatto i Muri, si è aperta una discussione attorno al termine FriendZone e al modo in cui esso viene utilizzato. Il termine più spesso viene riferito ad un uomo che viene trattato da una donna in modo ambiguo. La donna di cui stiamo parlando è la profumiera, quella che la fa “sciavurare” (annusare) ma non la dà. Quella che non dice no ma neanche si e resta in una situazione ambigua che le permette di fruire dei favori del friend zonato. Il punto è, come spiega Manu, che il termine è stato decisamente frainteso al punto che oramai si sente friend zonato ogni uomo che ottiene un rifiuto netto, chiaro e non frantendibile.

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Comunicazione, R-Esistenze, Violenza

Gore Unlucky Wear e l’arte splatter dedicata a noi

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Dalla pagina Gore Unlucky Wear (abbigliamento, così c’è scritto), parte la chiamata alle armi per un gorestorm, ore 17.00, contro ignoti. Appena prima però pubblicizzavano il capolavoro sanguinolento che vedete sopra (a destra) dedicato alla pagina facebook Abbatto i Muri (grazie mille… siamo commosse :D). Cosa pioverà dunque su di noi? Merda? Segnalazioni per farci chiudere la pagina? Qualcuno scrive che vorrebbe segnalarci per incitamento all’odio. Si, come no. In ogni caso abbiamo apprezzato il disegnino in cui in un lato c’è una tomba per la puttana e in mezzo c’è una testa spaccata in versione splatter che sputa sangue. Bella immagine, non trovate? Puramente artistica. Però avremmo gradito molto più sangue, tanto più rispetto a quello che vediamo noi ogni mese per le mestruazioni. A meno che non siate Gore tanto per dire e poi svenite davanti a un assorbente insanguinato. Che sia splatter ma, almeno, fate che sia splatter per davvero.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze, Satira, Sessualità

Utero in Affitto: ecco le mie “stupidaggini”!

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Oggi, come faccio da un po’ di tempo, vado a fare terapia post operatoria e alla fine, non so perché, decido di leggere l’ennesimo post in cui una donna, dicasi una, spiega a tutte noi ignorantissime, il segreto del “vero” femminismo raccontandoci, dall’alto della sua competenza in materia, che roba è la storia dell’utero in affitto e perché è dannoso far passare la stepchildadoption. Così svelo una componente intellettualmente sadomaso e scopro che esiste, effettivamente, un filone femminista tutto nuovo. Chiamasi femminismo della dominazione, con tante mistress che passano il tempo a dire alle donne quali sono le giuste scelte che dovranno fare. Non vi chiedo di immaginare queste donne vestite con lattice nero, stivaloni, tacchi a spillo e frustino in mano. Effettivamente sarebbe troppo. Ma sarei tentata di illustrarvi la bellezza dei toni usati da una mistress. Ella non regala. Concede. Ella non rispetta la tua libertà di scelta. È lei che ti dice quando, come e dove puoi sentirti libera di gestire il tuo corpo.

È vero che nel bdsm chi domina deve stipulare un patto, un contratto, con le persone sottomesse, nel senso che la storia deve essere consensuale. Io acconsento alla tua modalità lievemente sovradeterminante. Sono consenziente rispetto al fatto che mi imponi di non vendere servizi sessuali, per esempio, di non girare un film porno, di non prestare il mio utero. In questo caso secondo me ancora le varie componenti devono acquisire la necessaria consapevolezza e spero, prima o poi, che si possa ragionare tra dominatrici e sottomesse con un livello equo di godimento. Godi tu che godo anch’io. Ecco.

Nel post di cui parlo ricorrono parole come: “stupidaggini” (ovviamente si riferisce a quelle di chi non è d’accordo con lei), si scomoda perfino Filumena Marturano, con sacro legame madre/figlio annesso, poi si parla di “dirittismo” e questo è solo il principio. Provo a sintetizzare/interpretare quel che ho letto.

1 ] Secondo ella non c’è un diritto alla genitorialità. Dunque tutte le coppie etero dovranno veder sancito il controllo delle nascite perché mi risulta che i figli si facciano per desiderio degli adulti, giacché mica hanno mai chiesto di nascere. Mi si deve spiegare perché io ho diritto a fare figli ma non ho diritto a farli per affidarli alle cure di chi voglio io. Dato che si parla di “dirittismo” mi piacerebbe sapere allora che ne pensa lei del fatto che è lo Stato che decide a chi affidare i bimbi in adozione o in caso di separazione. In quello non si scorge il dirittismo? Che ne pensa del bambino che potrà nascere solo su autorizzazione dello Stato? Non è forse un bambino istituzionalizzato quello che subisce decisioni tribunalizie? E che vuol dire che non posso esigere di diventare madre o padre ad ogni costo? Dunque se non posso avere figli non dovrei usare la procreazione medicalmente assistita? Non posso adottarli e non posso chiedere a mia sorella di partorirli al posto mio se io non sono in grado? Con questa mole di diktat mi pare che il dirittismo agisca sui corpi delle donne, sulla loro/nostra libertà di scelta usando l’alibi della superiorità dei diritti del fanciullo.

2] Per la legge il mio corpo mi appartiene. È mio quando scelgo di abortire. Lo è quando nessuno può impedirmi quale sessualità preferire. Lo è quando scelgo di non sottomettermi alla violenza di nessuno. Lo è quando decido di vendere servizi sessuali (e non pezzi di corpo). Lo è quando presto l’utero per fare un figlio per altri. Mi spiego: non è assolutamente in vendita un pezzo di corpo. L’utero resta sempre dentro me. A meno che non si ritenga, ed è cosa assurda, che il bambino sia il prolungamento del corpo della donna e per ciò stesso le appartenga. Sbagliata dunque la premessa e sbagliata la conclusione.

3] Come dicevo non c’azzecca un tubo la donazione di un organo, perché non c’è pezzo di corpo che viene donato. Di questo passo si dovrebbe impedire la donazione del seme e degli ovuli. Praticamente torniamo all’800 e crocifiggiamo le donne che non possono figliare perché senza valore, in quanto sterili, per la società. Lo stato ordina quel che puoi fare finanche con i tuoi liquidi e tutto sarà sottoposto alla approvazione di una speciale commissione che tratta l’espropriazione corporea per il fine dello Stato.

4] Non si può impedire a una donna di scegliere di fare quel che vuole con il proprio corpo. Se vuole affittare l’utero è lei che decide e non le altre donne. Ogni imposizione autoritaria corrisponde a una limitazione della nostra libertà di scelta. E’ necessario opporsi con ogni mezzo alla limitazione della nostra autodeterminazione. Perché tu femminista lotti per la libertà di tutte, qualunque sia la scelta che loro compiranno, che tu la condividi o no. Perché tu femminista puoi scegliere di non farlo perché non lo reputi giusto, come l’antiabortista può non abortire, ma non puoi imporre a me la tua decisione.

5 ] Sul “protagonista muto della vicenda”. Spiegami: in quale caso il “protagonista” parla e svela il suo desiderio prima di nascere? Esiste qualche madre che ha ricevuto un messaggio (salvo la Madonna, forse) che rivela il desiderio del nascituro? Esiste una sola donna che ha soddisfatto quel desiderio? E non si apre, con questi riferimenti dal sapore antiabortista, un portone per fare entrare chiunque dica che l’embrione è persona di diritto (dato che parla ancora prima di nascere) e dunque non possiamo abortire? E che dire di chi, dopo la nascita, senza neppure consultarle, battezza le creature? Vogliamo sul serio inerpicarci su questo terreno? Io dico di no, perché ne usciremmo sconfitte. Tutte quante.

6] Questo punto, che tratta la presunta inconsistenza delle disponibilità gratuite di donne che vogliono fare figli per altri, mi suona esattamente come “sono rare le donne che scelgono liberamente di vendere servizi sessuali”. Stesso atteggiamento abolizionista, anzi, proibizionista, che porta al ragionamento di un’antiabortista che potrà dire: sono poche le donne che abortiscono per libera scelta, le altre sono costrette per povertà, per sfruttamento, perché qualcun@ le obbliga, dunque vietiamo l’aborto. Sono la sola a vedere una orripilante analogia tra queste cose o ci sono altre che si rendono conto di quanto spazio stiamo concedendo a ragionamenti che arrivano da culture che non hanno alcun rispetto per la libertà di scelta delle donne?

7] La portatrice del bambino generato per altri agisce in assoluta libertà e chi invece ci riporta a vincolare le nostre scelte al patriarcato è chi ci consegna allo Stato, alle istituzioni paternaliste e patriarcali affinché decidano per noi che veniamo giudicate evidentemente incapaci di intendere e volere. Un bel servizio reso al patriarcato è quello di chi fa appello al paternalismo dello stato con questa ridicola e sempiterna vittimizzazione delle donne che ci riporta al medioevo, io donzella indifesa e tu prode cavaliere. Perdonatemi se svelo che tutto ciò mi provoca una lieve nausea dovuta al totale disorientamento. È come se di colpo mi fossi svegliata in un altro secolo, remoto, precedente, ascoltando parole superate, tremendamente anacronistiche che mi ingabbiano in un ruolo di genere che io rifuggo con tutte le mie forze.

8] Chi si oppone non è omofob@ ma usa argomenti usati da omofob*. Che dire del plauso di certa parte reazionaria che sta perfino a destra dell’attuale governo così felice che grazie a questa discussione fumosa e pretestuosa si elimini dal ddl sulle unioni gay l’emendamento sulla stepchildadoption. I miei più sentiti complimenti, o dovrei dire condoglianze, per aver segnato un solco profondo tra i diritti dei bambini “legittimi” e quelli “illegittimi”, dove l’illegittimità sta per “frutto di una gestazione per altri realizzata all’estero”. Altri figli senza diritti, senza il diritto, dovuto in quanto i figli meritano attenzione superiore eccetera, di fruire del legame scritto con l’altro genitore non biologico. Complimenti per aver stabilito che l’unica famiglia degna è quella etero o al limite quella lesbica perché il legame con la madre, il primato materno e tutti quegli orribili concetti che negano paternità, affettività di coppie gay. Complimenti per aver stabilito che ci sono genitori di serie A e altri di serie B. Complimenti per aver concesso alle coppie gay di poter adottare (quando e dove?) figli che forse arrivano da luoghi di grande povertà, in linea con ragionamenti cattocomunisti, perché le coppie gay, per dimostrare di aver diritto ad una famiglia e a dei figli, dovranno percorrere una strada lastricata di sacrificio e dolore, un po’ come le donne che non possono avere figli o quelli che possono averli ma giammai a loro deve essere concesso di farli senza soffrire troppo. Impiantiamo 9 ovuli (ricordate la pma prima delle sentenze?) ed evitiamo l’epidurale, mi raccomando. A proposito: dato che per l’utero in prestito si pretende resti presente la madre (Quale? Quella che ha donato l’ovulo o quella che ha portato avanti la gravidanza?) in caso di adozione, invece, santificando l’opinione degli omofobi, ai genitori gay sarà permesso di adottare senza che quel figlio sia obbligato a mantenere un legame con un parente? Se non la madre, la sorella, la nonna, giusto per soddisfare le richieste di chi sostiene che senza una madre il figlio cresce male?

9] Sulla opinione contraria alla stepchildadoption non avevo dubbi. Tant’è che dall’inizio la discussione esasperata, urlata, sulla questione dell’utero in affitto, ché in nessuna proposta di legge è prevista, ho subito pensato che era lì che si voleva andare a parare. La legge non passa se tra i membri del governo, del Pd e dei suoi alleati ci sono persone contrarissime a facilitare le cose alle coppie omosessuali. Le famiglie arcobaleno lo dicono da un pezzo, così come lo dicono molte altre che sono davvero competenti sulla questione. Inorridisco di fronte all’allusione di fare una sorta di condono per i figli già nati bloccando ogni desiderio di altri figli che nasceranno in futuro da una gestazione per altri. Almeno così mi pare di capire da queste parole: “è vero anche che poter adottare i figli del partner costituirebbe una remora in meno alla scelta di concepire un bambino con utero in affitto. Si tratta quindi di bilanciare l’interesse dei già nati con quello di ulteriori nascituri, (…) una strada potrebbe essere quella di un riconoscimento “tombale” per i bambini già nati, subordinando la concessione di stepchild adoption alla presenza della madre.

Io dico: si può parlare di figli, affetti, bambini desiderati, voluti, amati, usando il termine “tombale”? Ma da quale assurdo linguaggio burocratico arriva tutto ciò? Tombale? Sul serio?

E infine: evidenziare i limiti “naturali” e dire che quando li sottolinei alcun* “reagiscono con stizza” (e questo fa il paio con il maternalista “stupidaggini”) a me pare un modo per determinare una differenza di ruolo, tu madre, io figlia, alla quale impartisci una lezione sulle patatine che non posso avere e sul giocattolo che non mi comprerai. Viene in mente che si parla di scelte umane, che riguardano le persone e che il limite alla “natura” riguarda molte altre persone? Se natura vuole che sei malat@ allora perché curarti? E’ un discorso che ha del religioso. Perché la trasfusione di sangue, perché la procreazione medicalmente assistita, perché accettare il dono di tua sorella che partorirà per te, perché rendere genitori due persone omosessuali? “Natura” sta per volontà divina? Dono del Signore? Limite delle persone non abili a far funzionare ogni parte del corpo? Dove finisce la Natura e dove inizia la Cultura? Cos’è Innaturale? Cos’è Normale? E qui entriamo nel campo della patologizzazione e nella testa di Foucault e non proseguo oltre.

Perdona Madre ma non ho più l’età per le sculacciate e se tu, madre, assieme allo Stato, padre, volete vietarmi di essere felice, ove per felicità si intende non una condizione egoistica ma di giusta armonia, ed equilibrio, desiderio, amore, affettività, permetti che mi faccio adottare da altri genitori? Perché questo è quello che faranno in tant*. Andranno all’estero, che lo vogliate o no, perché il desiderio, spinto dall’amore, non si può fermare. Non fermi il desiderio di avere figli, di avere una famiglia, di qualunque tipo essa sia, di amare la persona dello stesso sesso. Non puoi fermare l’amore e non puoi fermare l’autodeterminazione delle donne. Questo è il quasi 2016. Porta avanti le lancette del tuo orologio. E ascolta, senza imporre il tuo pensiero. Scoprirai un mondo nuovo, e sono certa che potrebbe perfino piacerti.

Ps: per la prossima sessione sadomaso mi preparo meglio. 😀

—>>>Già che ci sono vi segnalo il contro appello partito dalle altre donne, soprattutto Snoq Factory con i suoi comitati cittadini, contrarie al primo appello delle Snoq Vip (libere). Sicuramente quest’ultimo documento, per chi si appassiona alla mediazione politica, al fine di cercare una soluzione che soddisfi tutti, è decisamente meglio del primo.

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Quel che Katy ha da dire del porno

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Katy, 22 anni, famiglia italiana d’origine, si è spostata in una grossa capitale Usa per fare l’attrice porno. Il suo agente promuove la sua immagine. Organizza il book fotografico. Gestisce il sito. Mette a punto il profilo su webcam per darle un primo palcoscenico in cui muoversi. Lei impara a valorizzare profili e linee del suo corpo. Controlla il ritmo della sua voce. Si rende così conto di quel che piace ai clienti. Quello della webcam girl è sex work, racconta, e anche il porno lo è. Eppure in certi stati viene considerato una cosa a parte o in altri viene vietato esattamente come si vieta la vendita di servizi sessuali.

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L’ultima frontiera del femminismo proibizionista: vietare la chirurgia estetica!

Proibizioniste e dame della temperanza. Passavano il tempo a proibire l'alcool e a cacciare via prostitute.
Proibizioniste e dame della temperanza. Passavano il tempo a proibire l’alcool e a cacciare via prostitute.

 

Che certo femminismo sia diventato autoritario potete notarlo voi stesse. Potete vederlo nella maniera che hanno di imporre il loro punto di vista, senza capacità di ascolto per le diversità. Succede nell’ambito dell’antiviolenza, del sex working autodeterminato, del porno, delle immagini hot. Succede con i libri, con alcuni film, si pensi alla richiesta di censura sul film delle 50 sfumature di grigio che a loro parere “istigava alla violenza sulle donne”. Fino ad arrivare a quel che succede anche qui da noi, con l’accusa di compiere reati quando evitiamo di sostituirci alle donne che si raccontano e diamo voce alle loro rivendicazioni. Parlo delle sex workers, le attrici porno, le webcam girl, per poi arrivare ai divieti di indossare il velo, ancora per il bene delle donne, invocando leggi autoritarie, giustizialismi e carcere.

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La rivoluzione delle donne in Rojava: vincere il fascismo costruendo una società alternativa

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di Dilar Dirik,

attivista curda e dottoranda all’università di Cambridge.

La sua ricerca è incentrata sul Kurdistan e il movimento delle donne curde

(Titolo come apparso nel blog dell’autrice: The Women’s Revolution in Rojava: Defeating Fascism by Constructing an Alternative Society, dal capitolo “A Small Key Can Open A Large Door: The Rojava Revolution” in Strangers in a Tangled Wilderness, Marzo 2015, Combustion Books. Traduzione di Eugenia)

La resistenza contro lo Stato Islamico a Kobane ha fatto conoscere al mondo la causa delle donne curde. Con la loro tipica miopia, i media non hanno preso in considerazione le radicali implicazioni del loro gesto, ovvero l’essere pronte ad abbracciare le armi in una società patriarcale, e per di più contro un gruppo che sistematicamente stupra e vende donne come schiave sessuali, anzi, persino riviste di moda si sono appropriate della lotta delle donne curde per i loro scopi sensazionalisti. Le combattenti più “attraenti” finiscono nelle interviste e nei servizi che ne fanno poi un’immagine esotica da toste amazzoni. La verità è che, per quanto possa essere affascinante – sopratutto in una prospettiva orientalista – scoprire una rivoluzione femminile tra i curdi, la mia generazione è cresciuta riconoscendo le donne combattenti come parte della nostra identità.

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Per l’uomo che ha massacrato la fidanzata: fine pena, mai!

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Da giorni si discute – anche sulla pagina fb di Abbatto i Muri –  dello sconto di pena dato a un tale che ha massacrato di botte la sua fidanzata lasciandola in fin di vita e poi costretta su una sedia a rotelle. Gli avevano dato vent’anni di pena e invece ne sconterà “solo” 16. I familiari della ragazza non sono proprio felici di questa soluzione e questo è più che comprensibile per chi ha fatto crescere una figlia per poi vederla massacrare da un uomo violento.

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Io sto con le madri che mandano i figli stronzi a quel paese

Lei scrive:

Per una madre libertaria è difficile capire come comportarsi con una figlia che ti insulta un giorno si e uno no. Ho letto commenti poco piacevoli diretti a una donna che ha raccontato del suo pessimo rapporto con la figlia. La maggior parte delle persone hanno deciso che deve essere per forza colpa sua. Se lei è venuta su così allora è colpa della madre, senza dubbio. Un’altra scrive che di fronte alla figlia che la chiama grassa di merda (ed è body shaming) l’ha messa fuori dalla porta e l’ha mandata da suo padre. Non mi ha prescritto il medico di sopportarla, afferma. E subito commentatori e commentatrici la giudicano una cattiva persona perché non vuole dimagrire, fa sesso e non vuole subire gli insulti. Poi ci sono i maestri di pedagogia con laurea presa per corrispondenza che dicono che la figlia che insulta esprime un disagio e la madre che si sottrae all’insulto invece è solo una gran stronza. Perciò la madre deve restare ferma, impalata, a farsi prendere a schiaffi, a rinunciare ai suoi rapporti sociali o a mangiare, come in questo caso, perché una mamma deve sacrificarsi per un figlio che non ha chiesto di nascere.

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Identikit di una abolizionista della prostituzione

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Forcaiola, giustizialista, inquisitrice, gradisce soluzioni carcerarie e mette alla gogna chiunque non la pensi come lei. Si affida a notizie distorte o artefatte per guidare la ciurma di donne che sono tanto preoccupate per quelle che fanno le prostitute. Che scelgano liberamente o siano sfruttate per lei è la stessa cosa, in più si comporta come il più bieco dei giustizialisti legalitaristi di questo mondo. E’ una manettara di prima categoria e finge di ignorare che in Italia, per esempio ad essere processate per il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione sono le coinquiline delle sex workers, qualora scelgono di lavorare nello stesso appartamento. Sono i padroni di casa che affittano l’appartamento e che solo in una ultima sentenza di cassazione sono stati dichiarati innocenti. Intanto però chi vuole applicare la legge Merlin può denunciare e portare a processo chi vuole e condannare o comunque fare spendere un mare di denari in spese legali, spesso a chi di denari non ne ha, prima di arrivare alla giusta soluzione.

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Io, sex worker, sono stata picchiata solo da mia madre

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Ho litigato con mia madre, almeno 18 anni fa, e finalmente fui io a dargliele di santa ragione. Forse c’è chi immagina le botte tra donne come qualcosa di eccitante per i maschi dei dintorni. In realtà non c’è nulla di eccitante ma spuntano lividi, esattamente come quelli che venivano fuori sulla mia carne dopo che mia madre mi dava un pugno o mi lanciava un oggetto pesante, e come quelli che aveva mia madre quando ho finito di darle una lezione. Lei mi picchiava regolarmente da troppi anni. Da piccola perché ero troppo piccola. Da grande perché non ero grande così come avrebbe desiderato lei. Ci sono state volte in cui ho pensato di scappare, quand’ero ancora troppo giovane, e poi ci sono state volte in cui ho pensato di rispondere alle botte, non so come, sicuramente per legittima difesa. Avevo troppa paura, non riuscivo neanche a reagire, finché le mani non presero una direzione indipendente e io mi ritrovai a urlarle contro tutto il mio disprezzo.

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Se tra compagn* si pratica il “sessismo militante”

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Ci sono cose che per amore di militanza non sono dette a voce alta. Ricorre un’omertà che ci fa male o di sicuro fa male a me. Se un compagno ti molesta non va bene dirlo perché contribuisce alla demonizzazione che la società fa dei contesti antagonisti. Ma chi sa discernere sa bene che dire di uno che è stronzo non vuol dire che lo sono tutti. È la pretesa superiorità morale di tutti gli uomini di sinistra o anarchici che invece diventa mezzo di assoluzione per tutti, un po’ come quando dici che le donne, dato che alcune tra loro sono vittime di violenza, allora dovranno tutte essere considerate vittime.

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#Femminismi e #Antiviolenza: quello che non farò a novembre!

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Mi chiedono cosa farò a novembre, targato ormai come mese contro la violenza sulle donne. Posso dirvi quello che NON farò.

Non mi lascerò coinvolgere da chi usa il 25 novembre senza sapere niente del 25 novembre.

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Cacciata dall’occupazione perché promiscua

tumblr_mwdyj4shjd1s08dvmo2_400Quando ho occupato, assieme ad alcuni ragazzi, la casa dove abitavamo insieme, non pensavo di trovare lì persone che mi avrebbero giudicata. Attorno ai compagni si realizzano molte aspettative. Sono tutti buoni, dalla parte giusta, meravigliosi, antifascisti, antirazzisti, antisessisti. Non ho avuto alcun problema ad essere l’unica donna tra gli uomini. È vero che i primi tempi mi sono data molto da fare nella cura della casa. Mi sentivo in obbligo, come se qualcuno mi avesse fatto il lavaggio del cervello e io non riuscissi a liberarmi del ruolo di cura che ti consegnano alla nascita se tu sei femmina.

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Contributi Critici, L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Miss Italia e il tizio che guarda il dito e non la luna

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di Inchiostro

Ok.

E’ un pochino che non scrivo nulla e scommetto che non vi sono mancato.
Stavo giustappunto pensando di scrivere qualcosa riguardo la percezione dei corpi, solo che poi si è sollevato il gran macello riguardo le dichiarazioni di Miss Italia, e quindi.

Ragazzi, devo dirlo, certe cose mi fanno ammattire.
Ammattire nel senso che vengo colto da momenti di ilarità incontrollata, nel senso che sono proprio divertito.

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Quella famiglia che mi fa stare così male

Lei scrive:

Ho imparato a mie spese che la rabbia nasconde sempre un dolore .

A volte si tratta di un dolore così grande che non può essere espresso, altre volte è socialmente non accettabile e va soffocato, ma cerca di uscire ugualmente e la rabbia è assurdamente accettata da tutti.

Ho imparato che il dolore nasconde sempre una ferita.

Ed infine ho imparato a curare la ferita. Perché è il solo modo per sistemare la faccenda con la rabbia. Ma le ferite, specie se profonde e lasciate aperte a lungo generano cicatrici a volte molto dure, ma …. beh, si può convivere con una cicatrice! Poteva andarmi peggio ed avrei dovuto convivere con me stessa comunque.

Ho letto la lettera della ragazza di 24 anni che vive con una madre da accudire …. e la sua rabbia mi ha ricordato la mia.

No, non sono riuscita a fare nessun commento né a mettere alcun “mi piace”. Perché tante belle parole possono essere soggettivamente giuste ma le realtà iniziano a volte prima della nostra nascita. E non parlo di quello che succede all’embrione o al feto, no. Parlo di quando ancora non esisti prima della fecondazione … a volte diventi un pensiero o un desiderio di qualcuno e poi arrivi tu.

E pochi si soffermano a pensare al desiderio che li ha generati, a chi lo ha “partorito” come e perché, mentre moltissimi discutono di quello che succede dopo la tua nascita.

E pochissimi poi indagano sui motivi che hanno generato quel desiderio!!

Per tutti gli altri questo fatto, il non sapere e non chiedersi nulla, è una benedizione!!

Io sono nata per curare una depressione: la depressione di mia madre, causata dalla morte prematura di mio fratello dopo soli 7 giorni dalla sua nascita. Su consiglio di un medico: “Signora, ne vada a cercare un altro! Vedrà che le passa!”.

Ma sono nata io, che non ero un maschio e non andavo bene così com’ero per quanto facessi, non era mai abbastanza.

E quindi non avevo assolto il mio compito di curare la sua depressione.

Parliamo di sensi di colpa?! Parliamo dell’origine dell’autostima?!

Però ora esistevo.

Non so come fosse mia madre prima, ma credo che fosse una candidata alla depressione in ogni caso e che quell’alibi le sia stato molto più che comodo.

Di fatto le interminabili discussioni tra i miei genitori, i pianti e gli urli, la rabbia che successivamente lei metteva (come conseguenza) nelle punizioni si calmavano un po’ solo quando i problemi per la mia salute mi fermavano e allora aveva paura, paura di perdere anche me. Questo è quel che ricordo fino ai miei 9 anni. E ricordo i capelli corti ed i pantaloni. E ricordo cose che sarebbero andate bene ad un maschio, come il calcio, le chiavi inglesi e i cacciavite. Con ciò il lato positivo è che ora so cavarmela da sola sia come donna che come un uomo. Ma forse io qualche fiocco tra i capelli l’avrei voluto.

Di fatto i capelli mi sono cresciuti solo quando “per caso o per fortuna”, all’età di 9 anni mi è arrivato un fratello e sono anche comparse nell’armadio le gonne!

Ero libera di essere quel che ero. Forse.

Il ruolo di maschio erede del nome, era ufficialmente assolto da qualcuno! A quel punto a me iniziarono a venire pensieri strani per la tanta differenza che sentivo negli atteggiamenti verso il nuovo nato. Mi chiedevo che cosa ci facessi io in quella famiglia un po’ scalcagnata: ero sicuramente di troppo! Forse ero stata adottata? Avrebbe avuto un senso. E allora ecco perché non mi riconoscevano in nessuno di loro io non somigliavo abbastanza a nessuno né fisicamente (forse a mia madre di corporatura ma ero più robusta –per fortuna!) né caratterialmente (se non in senso negativo! E allora i “Sei come tua nonna!” o “Sei tutta tuo padre!” si sprecavano!!).

Andarmene? Magari! Era esattamente il mio sogno! Ma dove scappi a 9 anni?

Gelosia tra fratelli e basta, direte. Forse. Ma io l’ho sempre adorato lui, era da casa che volevo scappare! Ancora adesso, passati i miei 40, si sa bene dove vadano le attenzioni, le energie e le preoccupazioni di mia madre! Al punto che più di qualche amic* non crede ai propri occhi quando vede.

Malgrado l’arrivo di questo “maschio” le cose però tra loro migliorarono poco. Anzi le litigate fra loro furono anche più feroci e l’alibi di mio padre del lavoro, lasciava tempo a casa alle sue frustrazioni.

Quando sei piccolo credi che la tua situazione sia normale così com’è ed immagini che non esista altro di diverso. Per questo impari ad adattarti alla tua vita.

E provi a migliorare senza conoscere cosa in realtà sia il “meglio”. Forse è “meglio” se vai bene a scuola? Forse è “meglio” se pulisci e metti in ordine più che puoi? Forse è “meglio” se riesci a non fare arrabbiare nessuno, a comportarti bene, a passare quasi inosservata a fare tutto e contemporaneamente a sparire. Forse è “meglio” se … Ti riduci ad essere alta m 1,70 per kg 55 ma sei ancora grassa perché tua madre era più magra di te alla tua età.

E in mezzo provi a crescere, perché la natura lo vuole.

Quando tornando da scuola al pomeriggio lavoravo al bar, e la sera, a casa, badavo a mio fratello, fino a metterlo a letto.

Quando facevo i compiti a volte con la candela (anche disegno tecnico!) : non avevo la corrente perché mia madre non pagava le bollette, si scordava o meglio dirottava i soldi per lasciare che mio padre giocasse la schedina, fumasse e bevesse a sufficienza per restare diciamo “sedato” nel suo guscio.

Quando mi scottavo con la stufa a legna perché nessuno badava a casa.

Poi ti accorgi anni dopo, andando ad una cena con ex compagni di classe, che la maggior parte di loro non credeva che all’epoca della scuola dicessi il vero.

Per i miei ex compagni di scuola erano balle, non ci credevano e per questo mi emarginavano.

Non è facile credere al male che vivono alcuni e non è facile uscirne.

Per questo capisco la ragazza che odia sua madre, l’ho fatto anch’io. Il suo isolamento, l’emarginazione, il vuoto e la sua disperazione li conosco.

Ma è sbagliato dare consigli perché ad uscirne – beh, ne esci da solo – solo tu puoi.

Di fatto entrambi, mio padre e mia madre, in separata sede, mi dissero qualche tempo dopo che avevano più volte pensato di separarsi consapevoli che trascinavano una situazione logora, ma che non era possibile perché c’eravamo noi.

Beh, grazie tante! Ora sì che con queste vostre confessioni liberatorie, mi sentivo definitivamente in debito per questo vostro “sacrificio”! Mica l’avevamo chiesto noi di venire al mondo e di vivere in quel casino poi!

E di questo debito verso di loro, inesigibile ed impossibile da pagare, non avremmo mai più potuto svincolarci e sdebitarci! Ed “il bello” è che lo avevano fatto per noi!!

Poi si parla di senso del dovere o di obbligo morale?!

Dopo l’ennesima litigata, a poco più di 23 anni me ne andai di casa con i miei vestiti e basta. Riuscii a finire gli studi lavorando e pagando una stanza con altre ragazze. Ed iniziai a stare meglio. Da subito.

Già, perché tra le altre cose, mi ero scordata di dirvi che avevo ereditato così misera considerazione dell’essere donna che persino il ciclo mi provocava ogni mese dolori così invalidanti al punto che dovetti, negli anni, ricorrere al pronto soccorso più volte, ed almeno una volta al ricovero! Perché il dolore psicologico, soffocato ed inespresso, diventa spesso dolore fisico a nostra insaputa.

Ed uscire di casa e trovarmi da sola in “quei giorni” era tra le mie paure. La scoperta di poter avere una vita normale anche in “quei giorni”, mi spiazzò.

Da lì iniziai a cercare delle risposte, capire perché, come mai, cosa aveva potuto scatenare tutto questo. Perché io a 23 anni non lo sapevo.

Così come non sapevo prendermi cura di me stessa perché avevo sempre assolto il compito di prendermi cura degli altri. Anche di mio fratello.

Feci un matrimonio sbagliato. Al quale mio padre nemmeno si presentò. Prevedibile.

Nacque una figlia. Mi resi conto di che cosa aveva fatto mia madre con me solo quando un giorno mia figlia, ancora alle elementari, mi disse: “Dai mamma! Mettiamo tutto a posto! Così papà stasera forse non si arrabbia! Così stasera saremo tutti più contenti!”

Ma tu, figlia mia, vai bene così come sei!

Nessuno si deve permettere di amarti di meno, per quello che fai o non fai!

Nessuno ha diritto di amarti di meno, di non accettarti così come sei, di dimenticarsi della tua felicità che è la cosa più importante ed inviolabile.

Ed io lo stavo facendo di nuovo, come lo avevano fatto i miei genitori con me. Solo con scuse diverse.

Mi separai, e me ne andai di casa. Non prima di aver cercato ancora di rimettere le cose a posto, col rifugio in una nuova scusa di salute…ancora esaurita provavo ad esercitare un controllo? Decisi definitivamente dopo un suo nuovo tradimento. Avevo ancora bisogno di una scusa per lasciarlo? A ri-pensarci è pazzesco!!

Ora sono sola con la figlia. Vivo in una casa popolare. Ma lei è felice. Io ci provo ogni tanto ad esserlo, felice, ma forse non so proprio bene come si faccia.

Se ho un merito, se cerco qualcosa, se voglio qualcosa nella vita, è tutto lì. Spero di aver spezzato la catena di inadeguatezza. Forse saprò se ci sono riuscita solo se riuscirò ad aver tempo per vedere le facce dei figli di mia figlia, se ne avrà.

Tutti hanno una o più croci da portare. Accettarle è la metà della soluzione.

Non odio più mia madre perché so che è stata vittima di una catena. Credo abbia fallito nella sua occasione di migliorare un poco l’esistenza, e mi spiace per lei. Perché la vita, secondo me, è solo un’occasione per poter cambiare una parte della realtà che viviamo. E lei ha perso la sua occasione.

Molto di ciò che mi è mancato nella mia crescita e nella mia educazione, l’ho trovato in questa pagina di FB che seguo da qualche mese.

Non sempre ho condiviso le varie scelte delle varie lettere, non sempre avrei fatto la stessa cosa, non sempre ho approvo le soluzioni trovate, ma ne ho sempre visto il dolore e la rabbia, sempre uguale alla mia. E mi sono sentita meno sola.

Per questo dico: attenzione.

La legge e la società attuali non danno né aiuti né soluzioni a chi non si allinea agli archetipi ufficiali. Al limite offrono qualche pastiglia in più.

Attenzione non solo qua, nei giudizi e nei commenti, non solo a me (che ormai ho le spalle fatte) o all’altra ragazza (più giovane ed ancora in cerca di risposte che le auguro di trovare).

Attenzione anche per strada, sul marciapiede, sull’autobus, coi compagni di scuola dei vostri figli. Perché non sapete cosa stanno attraversando gli occhi di chi incrociate e non si può mai dire nulla sul personale inferno che ogni essere si porta dentro. Abbiate la tenerezza di un sorriso e la comprensione che non giudica, consapevoli che solo ognuno potrà salvare se stesso e nessuno al posto tuo. Ed aggiungo che per fare un passo indietro e non dare troppi consigli serve anche una dose di “umiltà” (questa sconosciuta!), perché nessuno è un Padreterno con le risposte in tasca!

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