Antiautoritarismo, Comunicazione, R-Esistenze

Facebook cancella la pagina di Abbatto i Muri

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hanno chiuso la pagina di abbatto i muri, ovvero quella che ha ospitato migliaia di vostre storie, e mi hanno obbligata a fare “appello” che non è detto sarà accettato. se non lo accettano rimuoveranno definitivamente la pagina. la rimozione sarebbe dovuta alla pubblicazione di immagini di non so che tipo dato che non hanno ben specificato. la foto delle suore a bagno? oppure nudo? vorrei tanto sapere cosa intendono per nudo perché non ho pubblicato nulla del genere. per restare insieme iscrivetevi alla pagina “eretica”.

https://www.facebook.com/EreticaAbbattoiMuri/?fref=ts

fate girare questo intanto https://www.facebook.com/events/645410455624593/ con l’avvertenza che esiste una pagina fake di circa 200 iscritti che ora appare quando cerchi la vera pagina di Abbatto i Muri (con più di 114.000 partecipanti alla community)

Update: facebook ha riaperto la pagina. per saperne di più leggete QUI

Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

#ShortsPerTutt* – Gambe non depilate e squadrismo sessista

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A contributo della campagna #shortspertutt* è arrivata anche la foto di una ragazza che ha scelto di non depilarsi le gambe. La reazione è stata a dir poco vergognosa. E’ un’azione di squadrismo sessista, di polizia normativa del corpo e della sua sembianza estetica. E’ un’azione di uomini che fanno sapere qual è l’indice di scopabilità di una donna e di donne che addirittura parlano di decoro. Se ci fosse bisogno di capire la validità della campagna basterebbe solo leggere quei commenti ai quali la ragazza dà risposta. La pubblichiamo qui e invitiamo chiunque ad aiutarci a compiere queste piccole/grandi rivoluzioni che passano dai corpi, dal controllo, dalla sorveglianza, dal bullismo estetico e dal fascismo di chi ti censura se non sei quello che vogliono tu sia. Qui nessuno impone ad altri di fare qualcosa ma supportiamo l’autodeterminazione di tutt*, a partire da chi decide come gestire il proprio corpo. Tu non sei nessuno per imporre la ceretta a tutte. Fattela un po’ tu se credi che i peli siano un intralcio. Buona lettura e buona resistenza a tutt*!

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Quando ho pubblicato qui la foto delle mie gambe pelose, non mi aspettavo migliaia di reazioni. Non mi aspettavo che le gambe di una donna, lasciate così come sono, potessero creare tutto questo scalpore. Insomma, sono solo un paio di gambe! solo un paio di peli!  Onestamente, le reazioni cattive, disgustate, me le aspettavo (anche se non così tante!) Era con quella aspettativa che sono uscita di casa quest’estate per la prima volta in shorts, perchè da come ne parla la gente, sembra di aver commesso un grande crimine verso la Femminilità, quasi di essersi distrutte la vita. E quindi nessuna sorpresa su quel fronte. Ma ho trovato una piacevolissima sorpresa nel sostegno di persone, sia uomini che donne, che hanno risposto con parole di solidarietà e amore. Nella vita reale, e online. Grazie a tutti voi, pian piano stiamo abbattendo questo Grande Taboo, il Terrificante Pelo.
Una donna ha chiesto se vado al mare, se mi danno fastidio i commenti della gente. Rispondo: sì, vado al mare, vado al lago, vado ovunque, non mi vergogno. Faccio sesso, lavoro, studio nei prati con le gambe all’aria. La gente flirta ancora con me. Fortunatamente vivo in una grande città e viaggio spesso nei paesi del nord, quindi mi capita davvero raramente di sentire commenti dagli sconosciuti. E i miei amici non sono un mucchio di stronzi, quindi null’altro che affetto da loro ❤ la mia vita va avanti con ben pochi cambiamenti, e il tempo che prima spendevo per depilarmi, ora posso spenderlo per leggere, mandare lettere ai miei cari, fare una passeggiata.

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'SteFike, Antiautoritarismo, Antifascismo, Comunicazione, R-Esistenze

#MeinKampf #EdicolanteResistente: Il grande fratello è quello fascista!

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Quelli che se non vendi il mein kampf violi la libertà di opinione e poi se dici che dare del malato a un gay è omofobia ti dicono che è un’opinione. Come quella di chi dice che bisogna passare la ruspa sulla pelle degli immigrati, o bisogna censurare i libri che parlano di rispetto dei generi contro il bullismo omofobico e sessista.
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Autodeterminazione, Diario di una famiglia tradizionale, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Violenza

Dedicato a Sara

Due georgiani ed un senegalese si affaccendano attorno alla mia automobile, nei loro stivali impermeabili verde bottiglia, spruzzando un detersivo filamentoso simile a zucchero filato, facendo girare – sbuffanti – la manovella di una macchinetta simile ad un’impastatrice per asciugare trapezi di pelle di daino frusti e macchiati, concentrandosi con solerzia su brandelli di carta adesiva rimasti attaccati ai finestrini. Le loro ombre filiformi si sovrappongono, senza mai collimare, lungo un murales di ciminiere da desertificazione post-industriale sullo sfondo di un’accecante e incongruo blu cobalto. Mi stropiccio gli occhi arrossati da un mezzogiorno che non rinfranca. L’aria sa di sale, menta, lubrificante per motori, trementina e sudore essiccato. Un omone con un gilet da cacciatore indossato sul torso nudo con le braccia tatuate di raffinati galeoni ottocenteschi blatera da solo di vecchiaia e belle donne, mentre batte il martello contro chiodi arrugginiti per tenere insieme listelli di legno marciti, punteggiati di muschio. Quattro uomini in canottiera giocano a carte sotto l’ombra di una lamiera di alluminio ondulata. L’autolavaggio è disseminato di attrezzi, taniche di plastica, cassoni, funi e rotoloni di filo di nylon, contenitori di vernici e fusti di sostanze vischiose come petrolio. Intravedo, nelle baracche dissestate, luridi materassi affastellati, lattine di birra rotolanti contro i fornelletti da campeggio e inquietanti tele naïves senza cornice. Mentre uno degli operai mi rivolge un sorriso il cui scintillio forestiero non appanna la mestizia da discendente di un ex-colone sovietico, mi rendo conto di avere le cosce serrate, i muscoli contratti in difesa, la vagina con il fiato sospeso come fosse la feritoia di una fortezza medioevale lasciata incustodita. Realizzo, all’improvviso, di trovarmi completamente da sola con otto uomini in una periferia che sembra destinata a diventare nel tempo luogo perfetto per un’esercitazione nucleare. Respiro a fondo e scaccio la paura con le paure passate, rievocando a me – e puntando dritti i seni floridi e sapienti contro questo piccolo esercito di soldati che alla fine non mi farà del male – i traumi e le offese, le mortificazioni e gli oltraggi, le invasioni, tutti gli sbarchi militari sul mio corpo dissenziente, che non si è inumidito.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

“Insegno il sesso agli uomini. Cosa c’è di più femminista?”

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A guardarla è proprio buffa. Toglie le scarpe e noto i piedi un po’ scontrosi, con l’alluce che rivendica la ribalta. Fortuna che non ha messo smalto a decorarlo perché altrimenti avrei temuto una minaccia. Cerca distrattamente qualcosa nella borsa e poi scava all’angolo di un comodino e tira fuori una collana di caramelle. Ogni pallina un gusto e ogni gusto una smorfia diversa. “C’ho i disturbi alimentari” – dice – “e non riesco a farne a meno. Per compensare questa mia esigenza invento giochi sessuali che hanno a che fare con il cibo. Avanzo pretese da quei clienti che dovranno portarsi dietro gusti e aromi per completare la sessione di sex working.”

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Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

#SexWorker e #PornoFemminista: María Riot, il piacere come bandiera

Foto: María Faux
Foto: María Faux

 

Intervista a María Riot: il porno femminista e il piacere come bandiera – di Gustavo Yuste

Traduzione di Grazia

Dialogo con lattrice porno e attivista María Riot. Incontrai nel porno alternativo femminista una maniera di esprimermi, dice chi inoltre esercitò la prostituzione per scelta propria. Grazie allessere una lavoratrice del sesso, per esempio, posso dedicare la maggior parte del giorno a fare attivismo per i diritti degli animali, segnala. Le sue prime inquietudini con il mondo del porno, i pregiudizi che dovette affrontare e la fondazione di Animal Libre in Argentina, nella seguente intervista. 

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Diario di una famiglia tradizionale, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Diario di una famiglia “tradizionale”

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Vi ricordate del racconto di E.? Bellissimo, sincero, commovente. Quello che segue è un aggiornamento, a distanza di circa un anno e mezzo. Stessa meraviglia, stesso incanto, stessa passione viscerale. Lei e la sua famiglia crescono, vivono, e regalano un po’ della loro bellezza anche a noi. Buona lettura!

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L’imbrunire, nel mese di Marzo, qui arriva ancora violento come una saracinesca guidata da una mano frettolosa, srotolando le sue ombre sui terrazzi sporchi delle case a due piani, sulle strade di asfalto rattoppato, sui marciapiedi con le mattonelle sollevate, sulle cartacce mulinanti e le passanti che si avvolgono nelle mantelle sintetiche color castoro o verde muschio. Si dispiega distratto e impaziente fino al mare, oscura gli imponenti frangiflutti di cemento e poi corre via fino alla linea dell’orizzonte dove ancora tremano, magiche, le mie fate morgane.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Culture, R-Esistenze

Cinque artiste femministe sex-positive da conoscere

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di Kristen Sollee (pezzo in lingua originale QUI – traduzione di Antonella)

Uno degli obiettivi centrali del femminismo è quello di combattere la rappresentazione della sessualità femminile per portarla lontano dalle grinfie del controllo patriarcale e spesso l’arte delle femministe sex-positive persegue questo obiettivo in maniera visiva, arrivando là dove la parola scritta o parlata spesso fallisce. Questo tipo di attivismo estetico è perfettamente rappresentato da una nuova mostra alla Dallas Contemporary, Black Sheep Feminism: The Art of Sexual Politics, (Il Femminismo della Pecora Nera: l’Arte della Politica del Sesso), che allestisce il lavoro di quattro artiste che sfidarono lo status quo sessuale negli anni ’70. Joan Semmel, Anita Steckel, Betty Tompkins e Cosey Fanni Tutti: ognuna di loro ha esplorato una esplicita sessualità femminile attraverso diversi percorsi artistici e come risultato tutte incontrarono un certo livello di esclusione dalla comunità artistico/femminista.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Ci hanno fottuto il femminismo (e noi ce lo riprendiamo)

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Sono femminista da sempre, perché ho sempre avuto voglia e bisogno di liberarmi da norme che mi obbligavano a essere qualcuno che non conoscevo. Non mi ero scelta. Non sapevo chi fosse la persona che avrebbe dovuto essere il mio modello di bellezza. Quando vivi un femminismo che si concretizza sulla tua pelle è difficile che altre possano ingannarti svelando una sorta di misoginia inconsapevole.

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Femministe riunite a Parigi contro la surrogacy: peggio del #FamilyDay

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Oggi a Parigi sono riunite donne, sedicenti femministe, che parlano dei corpi di altre senza che le altre siano state interpellate. Un po’ come avviene nel sovradeterminante family day. O come avviene nel sinodo con vescovi e cardinali che parlano di noi, o in una assemblea di gatti che parlano di topi, o di ricche che parlano di povere, o di bianche che parlano di nere, o di ricche occidentali che parlano di donne povere che abitano in nazioni altrettanto povere.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Femminismo, linguaggi autoritari e ideologia vittimaria

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Ogni volta che leggo i giornali cerco appositamente titoli che raccontino il martirio di questo o quel personaggio, partito politico, soggetto territoriale. Se non c’è il martirio non puoi rappresentare una vittima. Se non c’è una vittima tu non puoi vivere di luce riflessa parlando al posto suo, godendo dei privilegi che la vittima ottiene. Parlo di riconoscimenti sociali, di fama, gloria, di quel che non ti spetta più per meriti e capacità, ma solo per la quantità di ferite che mostrerai in pubblico. Che siano vere o false non importa. Ciascuno godrà del riconoscimento massimo che una società civilizzata può fornire.

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Surrogacy come reato universale? E Saturno che ne pensa?

Madri surrogate paragonate agli stupratori. Per le quali lui vorrebbe la galera. E per fortuna che c'è la stampa straniera a capire quanto sono orribili le affermazioni del ministro.
Madri surrogate paragonate agli stupratori. Per le quali lui vorrebbe la galera. E per fortuna che c’è la stampa straniera a capire quanto sono orribili le affermazioni del ministro. 

 

Il ministro sceriffo, quello che spara bordate in difesa delle donne come soggetti deboli, colui che ha sempre portato avanti una politica paternalista di repressione e controllo tutoriale sui percorsi delle donne, oggi paragona le madri surrogate agli stupratori – per le quali vorrebbe la galera – e dichiara che la surrogacy dovrebbe essere dichiarata reato “universale”. Probabilmente si riferisce solo al pianeta terra e non a tutto il sistema solare, ma stiano attenti gli abitanti di marte e saturno perché non si sa mai a quali altezze potrà mai arrivare il braccio armato della legge immaginata dal ministro.

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Quando non sei d’accordo e ti danno della pazza

Su questo blog parliamo spesso di malattie come la depressione, i disturbi alimentari, alcune volte abbiamo parlato di altro genere di disturbi, e quel che viene fuori in ogni caso è la difficoltà a dirsi “malati” perché ancora si considera che la malattia mentale, che può partire da squilibri chimici o da fattori educativi/ambientali e non so che altro, non c’entra niente con la cattiva considerazione che si ha degli altri.

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L’inchiesta scandalo de Il Giornale: centri sociali come luoghi di perdizione!

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Avete letto l’ultima trovata shock de Il Giornale? Hanno mandato un ragazzo con l’espressione da Urlo di Munch in giro per Centri Sociali, o per lo meno attualmente ne ha recensito uno, il Ri.Make. Che il Giornale e il Centro Destra milanese nutrano una evidente avversione nei confronti dei centri sociali non è cosa nuova per nessuno. Che li descrivano come luoghi di perdizione, depravazione e satanismo (talvolta) è già cosa nota. Mancava il piglio da Le Iene, a violare la privacy di persone che non hanno autorizzato nessuno a filmarli e poi a pubblicarne le immagini su un quotidiano. Eppure quest’uomo in balìa di un viaggio nel regno del terrore insiste su questo dettaglio ad ogni piè sospinto. Due pesi e due misure. Egli può infiltrarsi e raccattare qualche dettaglio buono per fare titoli sensazionalisti ma gli altri non possono praticare militanza con occupazione di spazi che vengono restituiti alla collettività per farne luoghi di incontro e di iniziative politiche che hanno un senso ben preciso.

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Vendo servizi sessuali per libera scelta: potete accettarlo?

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Mi chiamo Caterina e il mio lavoro è vendere servizi sessuali. Sono una sex worker senza, per ora, possibilità di regolarizzazione. Mi servirebbe poter fare il mio mestiere alla luce del sole e invece devo sottostare al volere di paternalisti e moraliste, anche un po’ sessuofobe, che pretendono di relegarmi al margine della società, da clandestina, per “il mio bene”.

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