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L’amore segreto ai tempi della “famiglia tradizionale”

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Quando Angela si sposò non aveva neppure sedici anni. Lui ne aveva trenta, e già era una fortuna che non ne avesse quaranta. A quei tempi capitava di frequente vedere matrimoni tra uomini adulti e donne-bambine. La storia che sto per raccontarvi è passata di bocca in bocca, da una generazione all’altra, e risale ai primi anni del ‘900. Siamo in Sicilia, a quei tempi un’isola dura, con i campi aridi pieni di pietre pesanti e i contadini sfruttati dai feudatari. Angela sposò il fratello di una guaritrice. Una di quelle che a quei tempi aggiustavano le ossa e curavano certe malattie con la magia buona. Riti per togliere i “vermi” dalla pancia, per guarire il torcicollo, per alleviare dolori e pruriti. Se c’era di mezzo una malattia la gente chiamava il medico e la guaritrice, e non necessariamente in quest’ordine. Poi la premiavano con qualche uovo, un bicchiere di farina, a volte con niente.

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Io, lei e le sue tette

Credevo di aver battuto la testa, invece eccola lì, non è un’illusione. C’è questa donna che ha due tette di considerevole grandezza e io penso solo a come affondare le mie mani in quella carne e mordere i capezzoli. Lei mi serve da bere e le sue tette ballonzolano, liberamente, e io le seguo con lo sguardo e sono sotto ipnosi. Dove vanno quelle tette vado io. Le seguirò in capo al mondo, perché lei non può non farmele toccare. Chiedo un’informazione idiota, per attirare la sua attenzione e riuscire a concentrarmi ancora su quelle tette. Lei si rende conto del mio stato e mi guarda come si guarda un affamata. Dico che mi serve il bagno e lei mi segue perché ha la chiave per aprirlo. Le afferro la mano e le dico “resta”. Lei dice “devo lavorare” e si allontana lasciandomi sola, sofferente, in uno stato davvero pietoso. Come si può perdere completamente il senno per un paio di tette. Entro e piscio, senza sedermi perché mi fa sempre un po’ schifo poggiare le chiappe sui cessi pubblici. Dopo un po’ sento bussare e io rispondo “occupato” pensando a un’altra persona con la piscia appesa. Invece è lei. Le apro. Entra.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Ricerche&Analisi, Violenza

Antiviolenza: analisi antiautoritaria su stereotipi sessisti e ruoli di genere

E’ una analisi lunga che prosegue quanto detto qui e nei link segnati in basso. Grazie a chi leggerà fino in fondo.

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Femminicidio e Violenza di Genere

Femminicidio, secondo il significato che gli è stato attribuito,  non è l’omicidio di una donna, una qualunque, ma è una vessazione/violenza/omicidio verso una donna in quanto donna, che si è ribellata/sottratta al ruolo che le viene imposto culturalmente ovvero al ruolo “di genere” che è doverosamente chiamata a interpretare. Non necessariamente il carnefice è un uomo.

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