Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Sono una sex worker e preferisco i mondi senza ipocrisie

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Sono arrabbiata, perché la vita non va come dovrebbe, perché non trovo alleati in questa mia corsa quotidiana, perché mi sento molto sola anche se so di non esserlo, perché vorrei urlare al mondo tutta la mia disperazione e invece me ne sto qui, zitta, a facilitare l’esistenza a molti senza trarne alcun beneficio. Non sono nata per fare la martire e non mi interessa godere di stima incondizionata da parte del mondo intero. Starei benissimo anche se mi insultassero dalla mattina alla sera, ma l’ipocrisia mi uccide, questo modo di fare per cui tra un mezzo sorriso e uno sguardo glaciale mi fai intuire quello che pensi di me ma non lo dici con chiarezza.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

La mestruazione è mia e la gestisco io

Menstruate with pride

L’Huffington Post pubblica una notizia ripresa dal Daily Mail, fonte britannica non propriamente eccezionale.

Entrambe le testate online si fanno i fatti di donne che hanno scelto di bloccare il ciclo mestruale per poter “favorire la carriera”. Mi scattano così mille campanelli in testa. Di donna in carriera si parla, in senso dispregiativo, quando si stigmatizza la donna che lavora e che predilige il lavoro invece che la maternità o la famiglia.

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Perché certi uomini temono ancora una donna libera?

Lei scrive:

Ciao Eretica,

sono Milena, una giovane ragazza di 26 anni. Seguo il tuo blog su fb da parecchio tempo anche se da dietro le quinte, senza mai entrare nel dettaglio commentando i post. Ammiro molto il tuo lavoro perché dai libero spazio alla gente, alle persone che per un motivo o per un altro non hanno coraggio di esprimersi liberamente con i propri cari, per paura di sentirsi incompresi, o peggio giudicati.

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Storia di F. (della bellezza e della voglia di sparire)

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Lei è una che potrebbe somigliare a tante tra voi. Vuole raccontare la sua esperienza e fornirci un importante spunto di discussione. Le sono, le siamo vicin*. Grazie a lei e buona lettura a voi!

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Ciao,
sono una ragazza di 28 anni. Sono una donna di quelle che si fa fatica a pensare possano avere problemi (ho un compagno meraviglioso, viviamo in una bella casa, sono giovane e di bell’aspetto) e ancor di più si fa fatica ad associare all’insulso stereotipo della femminista.
Sono una bella ragazza, dopo la laurea ho attraversato un periodo di disoccupazione molto pesante, che ha avuto effetti disastrosi sul mio equilibrio già fragile per altri motivi che qui sotto spiegherò.

Ho trovato un lavoro saltuario, sono una hostess…lavoro solo perchè sono bella, si suppone sia anche stupida e a lavoro molti ci provano con me (pur avendo 20-30 anni più di me e non ricevendo da me alcun invito al flirt) perchè associano il lavoro della hostess alla ragazza che è lì per compiacere in ogni modo (non so come scrivere questa parte, non vorrei sembrare moralista…sto cercando di parlare di un rapporto di potere tra manager e ragazza carina ma scema con cui si può fare tutto ciò che si vuole, tanto sta lì solo per compiacere..senza alcun giudizio in merito a lavori di altri tipi).

Ho dovuto mettere da parte il mio cervello e i miei ideali che non mi danno da mangiare e lasciare che a farmi arrivare a fine mese fosse solo il fatto che io sia giovane e bella. E poi? quando verranno le rughe? Quando mi si afflosceranno le tette?Dove vanno le fighe una volta che si appiattisce il culo e vengono le borse sotto agli occhi?

Vengo da una famiglia fortemente patriarcale, dalla quale sono scappata lontano cercando di mantenere il più possibile ogni tipo di distanza. Mia madre ha sempre pensato e detto di me che sono una tipa strana, che sono “legno storto” e non sono buona per il matrimonio, che ho la “lingua amara”, non sto mai zitta e pretendo che il mio uomo faccia cose “da donna” (cucinare, tipo). Mio padre ha sempre detto che sono inutilmente petulante e polemica, che parlo troppo per essere una figlia femmina, che anzichè andare all’università e riempirmi la testa di un sacco di baggianate sarebbe stato meglio (e più naturale) fare un corso da parrucchiera, restare nel mio paese natale, sposarmi giovane, fare dei figli e prendere casa vicino alla sua, così da accudirlo in vecchiaia.

La mia vena polemica è sempre stata motivo di forte disappunto da parte di mio padre, che ha sempre cercato di correggermi a suon di botte e cinghiate. Sono stata picchiata fino ai 18 anni, quando sono andata via di casa.

Appena andata via di casa, dopo solo sei mesi, ho sviluppato una sindrome da ansia generalizzata e problemi con l’alimentazione. A 20 anni sono arrivata a pesare 37kg e a restare immobile e terrorizzata sul letto per più di 3mesi per la paura di vomitare (emetofobia). Nessuno mi ha seguito, i miei hanno pensato bene di mandarmi da uno psichiatra che mi ha imbottita di psicofarmaci. Dopo un anno sono riuscita a farmi forza e dopo ancora un bel pò di tempo sono riuscita ad uscirne.

Dopo la laurea e la disoccupazione pesa, si è affacciato nella mia vita il fantasma del dover tornare a casa dai miei.
Ho ricominciato a non mangiare, ad aver paura di uscire, a pensare sempre e solo al vomito, ad essere fortemente depressa. Grazie al mio compagno sono ancora lontana dalla mia famiglia e vado in terapia, cerco di affrontare giorno per giorno il male che mi affligge.
Cos’è questo mostro che mi perseguita?

Dopo più di sei mesi di terapia posso finalmente dire che sì, da una parte è la situazione socio economica attuale, nella quale se hai due lauree non lavori se non perchè sei una bella figa (e da studentessa era più facile perchè a fare i lavoretti demmerda quando hai 24/25anni ti pigliano sempre), dall’altra è il non-amore della mia famiglia. L’astio che la mia famiglia ha nutrito nei miei confronti per non rispondere perfettamente all’idea che loro hanno della figlia femmina, le botte che ho preso perchè non stavo zitta di fronte ai soprusi, la costante disapprovazione per quello che dicevo, pensavo, facevo.

Il femminismo è stato per me la compagnia più dolce e rassicurante, mi ha dato strumenti utili a far fronte a tutti i momenti di incertezza, mi ha dato spunti di riflessione per trovare risposte alle domande che continuamente mi sono posta nella mia vita in merito alla mia “inadeguatezza”, è stato ed è una fortezza entro cui ritirarmi nei momenti peggiori.
A volte non basta avere intorno compagn* che ti aiutano a mantenerti salda attaccata alla tua fortezza, a volte i mostri entrano e devi combatterli. Ora sto combattendo ma mi sento forte perchè so che alle spalle ho tutto questo e che sono una donna forte e consapevole, che non può perdere.

So che ci sono molte donne (e penso ci siano anche molti uomini) in situazioni simili alla mia e per questo ho pensato di scrivere questa “testimonianza”: non sono sola, non siete sol*. Adelante!
F.

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Stuprata mentre era al lavoro. Un fiocco rosa è sufficiente a dire basta?

A Roma una donna, una tassista, è stata stuprata e derubata da un “romano” che l’ha bloccata, ne ha abusato, ha preso i soldi e se ne è andato. Stavolta nessuno può cercare scuse, non si può dire che era lei ad adescare, il che non significa proprio niente perché uno stupro è uno stupro sempre. Non si può dire che fosse vestita in modo indecoroso e che se l’è cercata. Non era ad una festa, non aveva bevuto, ma era semplicemente fuori a lavorare. Insomma non c’erano tutte le condizioni che normalmente fungono da alibi per chi vuole giustificare uno stupratore. E il tizio, pensate un po’, non era neppure uno “straniero” ma un romano de Roma. Insomma ai sessisti d’ogni tipo stavolta è andata storta ed è invece andata bene per chi normalmente strepita sulla necessità di evirare cazzi a destra e a manca quando si tratta di donne stuprate da stranieri. Stavolta, però, pensate un po’, non c’è un titolo in grande e in prima pagina su questa storia. Non suscita altrettanto interesse, forse, o non stimola la gente a sfogare come vorrebbe i due minuti d’odio che da sempre favoriscono un linciaggio ma non una analisi preventiva.

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I colleghi e le colleghe lavoreranno con un nastro rosa sulle loro auto e a me sembra una cosa grottesca. Un fiocco rosa per accogliere la nascita di una bambina, un altro sulla testa di una figlia che cresce, uno per vendere gudgets per la raccolta fondi contro il cancro e uno per uno stupro. Davvero vogliamo che un fiocco rosa rappresenti una circostanza come questa? Gesto gentile, senza dubbio, ma c’è di fatto che una donna non può neppure lavorare in pace, e per lavoro intendo qualunque tipo di lavoro, incluso quello delle sex workers, e non si può tollerare questo fatto senza avere almeno palesato l’intenzione di ragionare di cultura e prevenzione. Non fiocchi, securitarismi, eserciti a scortare le femmine in città. Prevenzione fatta di educazione al rispetto dei generi, ad una sessualità consapevole e consensuale. Prevenzione che parli un linguaggio che non sia paternalista ma che segua i progetti e i desideri di chi si occupa di questo da tanto tempo.

Lo stupro non è un furto qualunque. Non è la stessa cosa per un tassista uomo che potrebbe certo essere rapinato, ma dubito che il ladro alla fine lo stuprerebbe. Lo stupro è violenza di genere che avviene per via di una mentalità che lascia credere a certuni che il corpo di una donna sia lì disponibile senza che chi lo possiede abbia diritto a formulare desideri, voglie, e dunque consensualità.

Perché anche le donne hanno dei desideri, amano provare piacere nella sessualità e fare qualcosa controvoglia, sottoforma di costrizione violenta, non è solo il segno di una assoluta assenza di strumenti culturali che possano servire a costruire alternative, ma è soprattutto un crimine odioso che fino a poco tempo fa veniva considerato reato contro la morale invece che contro la persona. E temo molto la maniera in cui si parla ora di violenza, quando si descrive la donna come incapace di scegliere per se’ e si stabilisce che è vittima a prescindere, il suo corpo non le appartiene ma è corpo sociale affidato alla cura delle istituzioni paternaliste che ci priveranno anche del diritto a determinare una difesa.

Dove sono le altre donne che fanno lavori a rischio. Le commercianti che restano aperte fino a sera, le tassiste, le “viandanti”, chiunque abbia bisogno di coesistere, legittimamente, lavorando alla luce del sole per difendersi l’un l’altr@? Perché le strade sono sicure se le attraversiamo, in tante, invece che assegnare il ruolo di ronda ai militari e restarcene impaurite e chiuse in casa.

Da parte mia la solidarietà a questa donna e a tutte le lavoratrici che rischiano di incontrare persone così orribili. Buona lotta a tutte e, rivolto a tutte le persone di buon senso, mi raccomando: teniamoci strett*.

Ps: ma poi, scusate, solidarietà alla collega “rapinata”? Era chiedere troppo che scrivessero alla collega “stuprata”?

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#RiformaScuola: così tante donne perderanno il posto di lavoro

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di Sara P.

Oggi i precari della scuola si sono uniti e hanno deciso di manifestare contro la cosiddetta “buonascuola” del caro Renzi. Purtroppo di buono ha sì e no il nome visto che il DDL approvato dal Conbsiglio dei Ministri non solo distrugge il concetto di scuola pubblica ma si libera proprio dei precari che la corte Europea ha sancito sono stati sfruttati illegalmente.

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Buio e Luce

Sono in ufficio. Sto scrivendo qualcosa al computer. Credo si tratti di dati e cifre da sistemare in un database. Mi si avvicina il capo, e spero mi perdonerete il fatto che le immagini nella mia mente sono un po’ sfocate, come si trattasse di un brutto sogno. Lui poggia le mani sulle mie braccia, sento il calore del suo viso accanto al mio, mi sussurra piano qualcosa, poi, ad alta voce, passa in rassegna una serie di complimenti. Noto la collega, vicina di scrivania, che mi guarda visibilmente irritata. Forse quelle parole erano state dedicate a lei prima che a me. Buio.

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Sono una sex worker e questi sono i conti di una come me

images copiaQuando ho le mestruazioni non posso lavorare. I clienti non amano moltissimo fare sesso con chi piscia sangue. Comunque andrebbero dalla concorrenza o preferirebbero le trans che di questi problemi non ne danno. Allora sono 4/5 giorni di vacanza forzata ogni mese. Contate che devo riposare almeno un giorno a settimana e sono altri 4 giorni che sommati agli altri fanno 10 giorni, circa, di lavoro in meno. Poi può succedere che un giorno devo svegliarmi presto per sbrigare delle faccende, vivere, andare a trovare i familiari, perché anche le puttane hanno famiglia, e allora, in fin dei conti, lavoro pressappoco dai 15 ai 20 giorni al mese.

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#Italia: quello che le sex workers chiedono alle istituzioni!

La proposta di Zoning romana è naufragata nel nulla. Felicissime le abolizioniste, i preti, i fascisti, divisi tra chi vorrebbe cancellare il diritto alla libertà di scelta di chi vuole prostituirsi in maniera legale e chi vorrebbe ricacciarle nelle squallide case chiuse. Dato che la discussione è ancora aperta, più che illuminare il mondo con le mie seppur fantamegagalattiche opinioni (scherzo!), condivido con voi pensieri, scritti e rivendicazioni delle sex workers italiane, includendo donne, uomini, gay, trans. Buona lettura!

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Pia Covre
Pia Covre

Il lavoro sessuale

di Pia Covre (febbraio 2015)

Mi capita spesso di leggere articoli di giornalisti e scritti di intellettuali che citano frasi di Carla Corso e mie (Pia Covre), quasi mai riportando per intero un mio pensiero. Semplicemente prendendo frasi o pezzi di frasi delle mie interviste o di miei scritti per supportare una loro tesi. In questo modo l’incompletezza delle mie dichiarazioni vengono usate spesso per distorcere il mio pensiero. Inoltre voglio affermare che ogni momento storico ha le sue peculiarità di contesto sociale e legislativo che richiede nuove riflessioni. Quindi pur restando ferma nei principi maturati dalla esperienza e dalla conoscenza è indispensabile tenere conto della realtà per non sconfinare in un pensiero arroccato su posizioni ideologiche che non sarebbe di aiuto per affrontare i problemi di oggi. Per questo sento di voler chiarire alcuni punti sulla prostituzione.

Prostituzione é lavoro?

Senza dubbio per la maggior parte delle persone il lavoro é il mezzo che dà le risorse materiali per vivere. In questo senso possiamo definire lo scambio sesso = denaro un lavoro, tanto più se questo diventa l’unico mezzo di sostentamento per un periodo della propria vita.
Ho conosciuto persone che hanno scelto di fare il sex work per libera scelta, per hobby oppure per ribellione, altre come scelta obbligata dal bisogno o dalle circostanze. In ogni caso quando queste persone parlano dicono sempre “questo lavoro”…..mi piace…..non mi piace……é provvisorio solo per un po’…..lo faccio per i soldi e i bei vestiti…”

Comunque sempre lo chiamano lavoro.

Da quarantacinque anni (1 secolo fa) io faccio parte della comunità delle sex worker come lavoratrice, occasionale all’inizio negli anni dell’apprendistato e poi definitivamente a tempo pieno. Attivista per i miei e i nostri (di tutti/e) diritti nei 33 anni successivi. In così tanti anni ci sono stati molti cambiamenti nel mondo e nella nostra società.

Carla Corso
Carla Corso

Nel 1965 in Italia le persone che si prostituivano erano un numero modesto (ma mai si é saputo veramente quante sono) e quasi esclusivamente italiane, oggi nel 2015 pare che lavoratrici e lavoratori in questo settore ce ne siano molte di più e che siano in maggioranza persone immigrate (ogni dato numerico in questo settore si riferisce a stime approssimative, infatti nessuna ricerca statistica in Italia é mai stata fatta, ne sarebbe fattibile visto il divieto di schedatura, per sapere il numero esatto di sex worker). Le politiche sono cambiate, quelle sociali impoverite, le leggi sull’immigrazione sono diventate estremamente restrittive e sulla prostituzione c’è stato un crescendo di azioni repressive.

Quando eravamo poche migliaia di italiane a fare questo lavoro, cittadine di un paese che stava sviluppando politiche sociali e di welfare per tutti compresa l’assistenza sanitaria pubblica, non sentivamo la mancanza di protezione sociale e previdenziale, non era indispensabile essere lavoratori riconosciuti per avere diritto al welfare. Noi come attiviste chiedevamo una decriminilizzazione del nostro lavoro, meno repressione da parte della polizia, un po’ di rispetto per la nostra scelta.

In fondo lo scambio di sesso per denaro poteva benissimo essere e restare un fatto del tutto personale. In un’epoca in cui si erano conquistate molte libertà e le donne si stavano velocemente emancipando anche la prostituzione é stata libertà sessuale che ha aiutato molte donne ad emanciparsi economicamente.

Regolamentare il lavoro non era in quegli anni un nostro bisogno primario. Decriminalizzarlo sì per essere libere di usare il nostro corpo per fare sesso anche a pagamento senza venire per questo stigmatizzate.

Ma con i cambiamenti degli ultimi anni é chiaro che le cose non possono più essere così. Non si può stare immobili davanti alla globalizazione e al vasto fenomeno della migrazione femminile, si deve agire per migliorare le condizioni sociali e lavorative delle donne, soprattutto delle migranti e delle più povere, delle tante donne le cui vite sono state precarizzate dalle politiche in atto in Europa. Fra i tanti lavori informali fatti dalle donne, lavori che non offrono né protezione né diritti, c’è anche il sex work e per questo oggi si devono estendere diritti anche a questa categoria di lavoratrici/ori.

Di fronte al fatto che questo settore lavorativo é molto praticato da immigrate che possono risiedere in un Paese legalmente solo se hanno un lavoro legale il sex work deve essere riconosciuto come lavoro legale a tutti gli effetti, solo così è possibile rendere indipendenti e non ricattabili le lavoratrici.

Un lavoro che produce un reddito che deve essere riconosciuto. Chiaramente deve essere un lavoro il più autonomo possibile. Per questo non dovremmo stare qui  a perdere il nostro tempo per discutere se sia giusto legalizzare o proibire e punire la prostituzione. È molto più utile discutere su come in concreto si può, nell’ambito del sex work legalizzato, ottenere ampi spazi di libertà personale e tutele sul lavoro. Riducendo il più possibile lo spazio allo sfruttamento delle lavoratrici da parte di chiunque ovvero rafforzarle nella contrattazione con i clienti, i/le manager, gli/le intermediari e anche dal Fisco. Anche le forze di polizia potrebbero investire il loro tempo/lavoro per fare la guerra alla delinquenza e non alle sex worker.

Naturalmente in generale mi riferisco a sex worker femmine, maschi, transgender ecc..anche se spesso per velocizzare uso il femminile.

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Le amiche: ti giudico perché tu vali meno di me!

Patrizia, 38 anni, non ho preso la laurea, ho cominciato a lavorare per necessità. Ci sono stati brevissimi periodi in cui ho fatto tardi la sera, ho scopato, da sobria, con gente di cui non ricordo più neppure il nome, ho anche viaggiato, qualche volta, e pensavo fosse giusto essere coerenti, non scivolare mai troppo in là rispetto al mio perimetro di partenza, chiusa, come in una prigione.

Ho fatto quello che pensavo fosse giusto quando sono rimasta incinta e ho abortito. Era meglio così, sarei stata una pessima madre. Non avevo neanche in soldi per campare. Non li ho ancora adesso. Ho rubato letture nelle librerie, seduta a digerire pagine e pagine, ogni volta un capitolo diverso, facendo finta di niente, perché non ho mai avuto molti soldi per comprare libri. Ho tentato di essere coerente, fino all’ultimo, e invito a considerare quanto sia faticoso per quelle come noi, mantenere intatta la propria integrità, anche se tutto attorno a te dice che devi smettere di spaccare il capello in quattro. Pignola, rompipalle, ho perso un paio di lavori perché non mi andava bene ciò che ordinava il capo, perché non sono come mio padre che digeriva tutto e andava avanti per l’amore dei figli. Anche per questo, forse, ho abortito. Non ero così pronta a sacrificare la mia libertà e a consegnarmi ad una eterna rincorsa ai compromessi.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Buon primo maggio a molt* (non a tutt*!)

[#primomaggio, corteo #Torino: ragazza trascinata via da agenti e caricata su un blindato. QUI il Video]
[#primomaggio, corteo #Torino: ragazza trascinata via da agenti e caricata su un blindato. QUI il Video]
Update: leggi QUI un report dalla piazza di Torino.

La piazza di Torino, oggi, è lo specchio del paese. Precari, disoccupati, NoTav contro Pd e Cgil e viceversa. Un servizio d’ordine piddino, in stile piazze francesi, di quelli che appena ti vedo un@ che dissente urlo al terrorismo e poi la polizia che carica e per il resto è la solita retorica di sempre che parla di lavoro a partire da chi i diritti dei lavoratori li ha frantumati giorno per giorno. Gli unici “lavoratori” ipergarantiti pare siano i poliziotti che vengono reintegrati nonostante le condanne, per i quali il Ministro Alfano non immagina i numeri identificativi e nei confronti dei quali, al di là delle parentesi ufficialmente indignate, si spendono parole di continua comprensione.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Sessualità

#Germania, sex workers seguono un training speciale per assistenza a disabili

Un articolo su sex worker e disabili. Tradotto da Claudia della nostra lista Traduzioni Militanti. Buona lettura!

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Germania, sex workers seguono un training speciale per i disabili

Superando (attraversando) due tabù: la prostituzione e la sessualità dei portatori di handicap sia fisici che mentali

di Dietrich Mittler

Nuremberg – l’accogliente ufficio del centro di ascolto Kassandra per sex workers in Bavaria, stato del sud della Germania, è arredato con un brillante divano rosso, un grande tavolo di legno e un dipinto in colori pastello al muro. Questo è il luogo dove, solitamente, vanno gli uomini e le donne che vogliono lasciare l’industria del sesso per accedere a dei corsi di formazione per cambiare lavoro.

Ma un altro tipo di corso di formazione è tenuto questo pomeriggio. Sette lavorator* sono andati a conseguire il diploma in “Accompagnamento e assistenza sessuale qualificata”.

Barbel Ahlborn, che dirige il centro di ascolto di Nuremberg, è orgoglioso dei corsi che Kassandra sviluppa con Pro Familia, un centro per la pianificazione familiare. “Questo è l’unico progetto pilota della nazione” dichiara.

Il corso ha formato sei tra lavoratrici e lavoratori Erika, Birgit, Kai, Elisabeth e Romy, così come Richard e Kurt (tutti i nomi sono stati cambiati), su come possono aiutare le persone disabili a esplorare la propria sessualità.

La fine del corso è celebrata con vino frizzante, pizza e insalata. Ma i partecipanti sanno che l’aver conseguito un certificato nell’accompagnamento e assistenza non cambia cosa pensa la gente – perchè il loro tipo di lavoro, cioè la prostituzione, è ancora un tabù.

Anche se secondo molti i servizi sessuali a pagamento dovrebbero essere disponibili per quelle persone con disabilità mentali e fisiche. Dice Romy: “ L’opinione pubblica è divisa – alcuni accolgono questa possibilità, ma molti altri che si sono sempre opposti ai/alle sex workers dicono che sia perverso”.

Simone Hartmann, responsabile in capo di Pro Familia in Nuremberg non considera la cosa così negativamente. “Oggi, la sessualità e l’autonomia sessuale delle persone disabili non è più un argomento tabù, anche se ancora non è assolutamente normale trattarlo.

Tutto questo era chiaro alla conferenza di Monaco sui diritti sessuali e riproduttivi dei disabili, che si è svolta qualche mese fa. Molt* responsabil* delle strutture per i disabili non sono molto in disaccordo che i portatori di handicap abbiamo il diritto di esprimere la loro sessualità. Il riconoscere pubblicamente l’operato di sex workers nella loro struttura causa un problema di immagine, dicono.

Nel frattempo ci sono frequenti dibattiti sui forum di internet sulla sessualità della persona disabile. Può un paraplegico, per esempio, fare sesso? E se è si, come? Nei loro blog le partner femminili di questi uomini rivelano che: “Da tempo, per imparare a prendersi cura delle parti del corpo non siamo soliti trovare la parte erotica, ci riscopriamo in un nuovo intenso modo.

Prostituzione o “accompagnamento sessuale”?

Erika, che arrotonda come sex worker, dice che crede che la gente abbia un’idea sbagliata “sull’accompagnamento sessuale” ai disabili. ” Non è sempre una questione di sesso ma è anche commovente e tenero”, sottolinea. Racconta la storia della sua prima visita ad un anziano in una casa di riposo, un’esperienza che definisce una delle migliori che abbia mai avuto come sex worker a causa di qualcosa che disse l’uomo. Quando stava andando via, egli sussurrò: “Se solamente gli altri sapessero quanto siamo stati selvaggi! E ancora: ”Tutto quello che abbiamo fatto è stato danzare e toccarci un po’ “

Adesso ai cittadini di Nuremberg vengono offerti servizi per le persone con disabilità sia fisiche che mentali, per i quali lei viene pagata con 150 euro. Il suo compagno sa cosa fa: “E’ un uomo adulto, non un bambino, mi conosce e sa che non sono pazza – solo un po’ diversa dalle altre persone”

L’operatore sociale Kurt dice che divenne consapevole dei bisogni sessuali delle persone disabili lavorando come team leader nei servizi per i portatori di handicap mentali. “La sessualità è una cosa che deve essere sperimentata ma queste persone non ne hanno la possibilità”, dice. Egli non ha, ancora, un’idea concreta su questo tipo di lavoro – “ Penso che la parte più difficile sarà come spiegare ad aiutare la gente a conoscere i loro corpi, permettendogli di vedere e toccare un uomo nudo, e quel tipo di cose” dice.

A differenza di Richard, che vuole lavorare solo con clienti di sesso femminile, Kurt dice che riesce a vedersi con un uomo sebbene dipenda da chi. Kurt ha dei bambini, dei figli. Loro sanno dei suoi piani “e non è un problema, pensano che sia figo” dice.

Ma Birgit, una donna magra e vivace che si è guadagna da vivere come sex worker per 26 anni, racconta che sua figlia non ha visto bene queste novità quando l’ha informata.

Mentre la qualifica in accompagnamento e assistenza sessuale può essere una pietra miliare, in Germania, vari terapist* hanno spinto l’attenzione su questo argomento dal 1990, e ci sono vari singol* professionist* che offrono i loro servizi nella nazione – generalmente carezze, contatti col corpo, massaggi e, in alcuni casi, contatti sessuali senza baci, sesso orale o rapporti completi. Infatti, causando fastidio di alcune, Pro Familia ha anche tracciato una linea tra prostituzione e “accompagnamento sessuale.”

“La prostituzione è legale, in Germania. Sex workers sono liber* professionist*. Pagano le tasse”, dicono.

Kai, una partecipante al corso, che ha lavorato come professionista per molti anni, crede che i pregiudizi contro il lavoro sessuale sono ingiusti, ”E’ un lavoro serio”, dice sottolineando che non tutti gli uomini sono così fortunati da trovare partner e le sex worker coprono un bisogno. Aggiunge che è felice che lo sforzo congiunto di Kassandra e della Pro Familia “abbia portato una nota di serietà al nostro lavoro”.

Dal conto suo, Hartmann di Pro Familia è consapevole del fatto che la prostituzione è una questione delicata. Se pro Familia ha coadiuvato Kassandra nella gestione del corso, dice, è perchè è necessario: “In particolare in Bavaria, il bisogno di persone appropriate e qualificate per lavorare con disabil* su questo aspetto è diventato sempre più pressante”, afferma.

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'SteFike, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

#SpotSessisti: donne mestruate e inadeguate ai luoghi di lavoro?

https://www.youtube.com/watch?v=MhwPAH42bOE&feature=player_embedded

Eccone un altro. Dopo lo spot della Buscofen ci si mette pure Donna Mag. A proposito di ormoni mostruosi e sindromi premestruali.

Lo dicevo nel mio ultimo post su Il Fatto Quotidiano. La costruzione semantica, simbolica, misogina, demonizzante, fatta attorno alla questione degli ormoni femminili è persistente e non c’è verso di ribaltarla. Chi immagina di farlo in realtà capovolge semplicemente il significato sociale dell’influenza ormonale e dice che l’ormone femmina è meraviglioso e ci fa più empatiche (maddai!), materne, sensibili, bla bla. Sciocchezze.

Nel tempo non si è ancora riusciti ad affrontare la questione delle mestruazioni e della menopausa slegando questi due momenti delle nostre vite dalle narrazioni colme di pregiudizi fatte da altri. L’ormone mestruato è irritabile, ‘ncazzuso, isterico, terrorizzante. La femmina mestruata è cattiverrima e nell’immaginario normalizzante e sessista l’unico momento in cui le donne starebbero quiete è quello della gravidanza perché invece che raccontare tutta la complessità di quel momento si ama rappresentare la donna incinta come un modello di soave serenità (‘sti cazzi).

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Precarietà, R-Esistenze, Storie, Violenza

Case pericolanti a Palermo? Sono utili anche a prevenire la violenza!

Piedi per terra. Perché avere una casa nel centro storico di Palermo non è soltanto ottimo per una sensuale e silenziosa sessualità anticrollo. E’ utilissimo anche per altre evenienze che mi appresto a narrarvi. Sarina abita in un edificio che appartiene a una famiglia tal dei tali. Loro hanno l’attico. In basso sta la plebe. L’attico è ben rifinito, perfetto, ristrutturato. I piani bassi invece hanno le crepe al muro. Bisognerebbe dirlo ai pidocchi arrinisciuti che per una mera questione di gravità i danni strutturali partono dal basso. A meno che i ricconi, o sedicenti tali, che speculano sulla pelle della povera gente lucrando con affitti mediamente indecenti, per case fragili, spesso destinatarie di visite di topi di fogna, con l’idraulica che s’intoppa e con il rischio di crolli ai piani inferiori, a meno che costoro non abbiano fissato il proprio appartamento su lacci d’acciaio a tenerlo lì sospeso, non potranno certo evitare di cadere giù all’inferno assieme a tutti gli altri.

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Autodeterminazione, Critica femminista, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

#Napoli: di quelle disoccupate aggrappate alle ringhiere

occupadonnePersone disoccupate, soprattutto donne, occupano il comune di Napoli. Indovinate? Sono state portate in questura.

Alcune sono ancora lì a resistere aggrappate alla ringhiera del balcone. Una si è proprio seduta sulla ringhiera a rischio di cadere e non vuole muoversi da lì.

Di questa emergenza vogliamo parlare o dobbiamo aspettare ancora che i movimentismi di donne classiste continuino ad anestetizzarci con priorità e agende politiche che non sono le nostre?

Dobbiamo davvero continuare a prenderci in giro con balletti, fiocchetti rosa, pratiche da borghesi? Dobbiamo ancora continuare ad inseguire i sogni di gloria di quella che è quasi dirigente ed esige che la massa smandruppata di disoccupate e precarie appoggino la sua richiesta di quota rosa perché infine vada a dirigere? E con quali risultati? Forse che le donne di potere si comportano meglio degli uomini?

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