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Asia, bellissima perché fiera combattente curda contro l’Isis

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Asia Ramazan Antar era una combattente curda. Morta a vent’anni. Difendeva la sua terra e l’idea di uno spazio vitale fatto di “uguaglianza di genere, redistribuzione di ricchezze e risorse, democrazia diretta, ed era la prova vivente, come molte altre e molti altri impegnat* in quella battaglia, dell’indifferenza connivente che nazioni europee e occidentali dedicano a quello che succede realmente nella battaglia contro l’Isis“. Da un lato c’è la Turchia che getta bombe sui curdi e dall’altro un occidente che racconta balle a proposito di Islam e musulmani trascurando di dire che l’esercito curdo, ovvero quello che è in prima linea contro i fanatici dell’Isis, è a maggioranza musulmana e non rappresenta affatto lo stereotipo che vogliono attaccare sulla pelle di ciascun@ di loro. Volessero combattere l’Isis per davvero dovrebbero aiutare i curdi e smettere di essere conniventi con la Turchia. E invece.

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Il sistema di autodifesa delle donne è vitale per contrastare la cultura patriarcale!

 

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Elisabetta ci propone la traduzione in italiano del volantino distribuito dalle donne del Centre des Femmes Kurdes Arin Mirkan di Marsiglia il 25 novembre durante il loro presidio. Toni e parole che portano ossigeno al clima vittimista e para-istituzionale di tante iniziative antiviolenza novembrina. Mi resta solo da augurarvi buona lettura e lasciar parlare loro.

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IL SISTEMA DI AUTODIFESA DELLE DONNE È VITALE PER CONTRASTARE LA VIOLENZA PATRIARCALE !

L’AUTODIFESA É LA GARANZIA DELLA NOSTRA LIBERTÀ !

In questo 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, salutiamo ancora una volta la resistenza delle sorelle Mirabal contro la faccia fascista del sistema patriarcale. Le sorelle Mirabal hanno rappresentato durante tutto il corso della loro vita un’attitudine basata sulla presa di coscienza, la mobilitazione e la resistenza. Come molte altre donne che hanno resistito da millenni ai quattro angoli del mondo, loro sono state per noi un simbolo di lotta per l’emancipazione delle donne.

Femmes-kurdes-Marseille-22_11_14-07-1024x1024In questo anno 2015, che presto ci lasceremo alle spalle, le forze, i regimi e coloro che supportano il sistema patriarcale peristono nella politica di genocidio contro le donne, la società e la natura. I più atroci attacchi e massacri del sistema della dominazione maschile, sotto la forma di Daesh in Medio Oriente, continuano ancora oggi a infierire contro i popoli e contro le donne. DAESH è apparso come la struttura di rappresentazione suprema del sistema patriarcale. In Medio Oriente nel ventunesimo secolo il nemico delle donne, della democrazia e della libertà si chiama DAESH. Il suo nome è Taliban in Afghanistan, altro suo nome è Boko Haram in Nigeria. Gli alleati principali delle bande terroriste sono gli stati turchi, arabi e persiani che conducono una guerra globale di fronte a una rivoluzione sociale globale che parla di democrazia, ecologia e liberazione delle donne.

Erdogan e il suo regime dell’AKP, arrivati al poter in Turchia attraverso un colpo di stato fascista, hanno nutrito e sostenuto Daesh a tutti i livelli senza nemmeno provare a nasconderlo. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea chz rappresentano il sistema capitalista sostengono politicamente e logisticamente il regime di Erdogan. Le forza della coalizione da una parte fanno piovere bombe su Daesh mentre dall’altra sostengono l’esercito e lo stato turco che conducono operazioni e bombardamenti contro i combattenti rivoluzionari che rivendicano libertà, democrazia e pace. É la dimostrazione delle sporche alleanze e collaborazioni delle forze del sistema della dominazione maschile. Queste alleanze e collaborazioni portano ai massacri, alle schiavitù, alle violenze sistematiche sulle donne. I responsabili di questi genocidi e femminicidi in Medio Oriente sono anche i fondatori di queste alleanze.

_97a0152_159386186254fc8ebe862366.40222670Oggi le ondate migratorie che affluiscono dal Medio Oriente e dall’Africa verso i paesi occidentali sono la tragedia dell’umanità. Questa tragedia è il risultato delle sporche alleanze basate sugli interessi. Nel giorno di commemorazione del 25 Novembre biasimiamo ancora gli autori di questa mentalità, che fanno i loro commerci a spese dei popoli e delle donne migranti, e fanno i loro interessi nutrendosi di guerre e di vendita di armi. Contro questi attacchi dobbiamo difendere la nostra esistenza e i differenti domini della nostra vita. Perchè queste politiche sono la realtà di tutte le guerre e le violenze alle quali siamo confrontati. Le radici che colonizzano le donne in Africa, Medio Oriente e Europa provengono da queste alleanze comuni.

Come movimento delle donne libere del Kurdistan pensiamo che non basti solo biasimare queste pratiche di genocidio che appartengono al sistema patriarcale. Assumere la resistenza delle sorelle Mirabal vuol dire anche adoperarsi pr l’instaurazione di un sistema basato sulla liberazione delle donne.

_97a0174_117704108954fc8ec091fc56.00115338Noi donne curde, arabe, armene, assire, turkmene del Rojava, del nord del Kurdistan, del Sinjar e del Kurdistan d’Iran, sviluppiamo le nostre amministrazioni autogestite. Costruiamo l’autonomia democratica delle donne a Kobane, Cizre, Botan e Amed (Diyarbakir). Perchè siamo coscienti che il sistema patriarcale non puo essere bandito e vinto solo con degli slogan. Sappiamo anche le ondate degli attacchi non saranno fermate da semplici rivendicazioni.

In effetti, oggi le donne e i popoli che vantano la democrazia e la libertà sono confrontati ad una terza guerra mondiale. Le donne che si organizzano e che resistono contro il femminicidiosono confrontate ad una violenza senza pietà. Resistiamo a questa guerra per le montagne e nelle strade. Mobilitiamo e informiamo le donne bussando ad ogni porta. Distruggiamo gli anelli dello schiavismo costruendo l’auto-difesa delle donne.

_97a0125_116714654154fc8ebd7666b7.05170090La nostra compagna Ekin Van che praticava questa autodifesa a Varto in Kurdistan del Nord è stata giustiziata dall ‘esercito fascista turco, che ha esposto il suo corpo nudo nel bel mezzo della città di Varto. La nostra compagna Ekin Van è il simbolo della nostra resistenza e del nostro sistema autogestito. Le donne kurde rivendicano : « il corpo d’Ekin Van è il nostro corpo, la sua resistenza è la nostra resistenza » e sono decise a sollevare le loro forze di autodifesa e a chiedere i conti ai mandanti.

Questo 25 novembre deve inscriversi nel solco tracciato dalle sorelle Mirabal in Repubblica Dominicana, da Sakine Cansiz-Sara a Parigi, d’Arin Mirkan in Rojava per realizzare le loro convinzioni e proseguire le loro lotte.

L’autodifesa è la garanzia della nostra libertà !

Viva la nostra lotta, viva la solidarietà internazionale delle donne !

TJKE – Movimento delle donne curde in Europa

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La rivoluzione delle donne in Rojava: vincere il fascismo costruendo una società alternativa

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di Dilar Dirik,

attivista curda e dottoranda all’università di Cambridge.

La sua ricerca è incentrata sul Kurdistan e il movimento delle donne curde

(Titolo come apparso nel blog dell’autrice: The Women’s Revolution in Rojava: Defeating Fascism by Constructing an Alternative Society, dal capitolo “A Small Key Can Open A Large Door: The Rojava Revolution” in Strangers in a Tangled Wilderness, Marzo 2015, Combustion Books. Traduzione di Eugenia)

La resistenza contro lo Stato Islamico a Kobane ha fatto conoscere al mondo la causa delle donne curde. Con la loro tipica miopia, i media non hanno preso in considerazione le radicali implicazioni del loro gesto, ovvero l’essere pronte ad abbracciare le armi in una società patriarcale, e per di più contro un gruppo che sistematicamente stupra e vende donne come schiave sessuali, anzi, persino riviste di moda si sono appropriate della lotta delle donne curde per i loro scopi sensazionalisti. Le combattenti più “attraenti” finiscono nelle interviste e nei servizi che ne fanno poi un’immagine esotica da toste amazzoni. La verità è che, per quanto possa essere affascinante – sopratutto in una prospettiva orientalista – scoprire una rivoluzione femminile tra i curdi, la mia generazione è cresciuta riconoscendo le donne combattenti come parte della nostra identità.

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