Contributi Critici, R-Esistenze

Fine della differenza sessuale?*

di Federico Zappino  (da QUI)

Oggi ci viene posta una domanda: “fine della differenza sessuale?”. Ma che cosa ci stiamo domandando, e che cosa ci viene domandato, oggi, con la domanda “fine della differenza sessuale?”. Qual è l’oggetto di questa domanda, e in che modo tale oggetto è strutturato o compromesso dalla sua stessa presentazione? Prima di rispondere vorrei iniziare dalla condivisione di un timore, di una paura – la paura che dietro a questa domanda si celi un equivoco di fondo; al contempo, non faccio parte di coloro che sono disposti a porre rimedio a questo equivoco tirando rovinosamente al ribasso, e dunque, in fondo, rassicurando chi invece ritiene che la differenza sessuale sia qualcosa di minacciato, o da tutelare, o da valorizzare, o che sia semplicemente folle mettere in discussione.

La mia paura è che ogni qual volta si sollevi la questione dell’esistenza, o della sopravvivenza, della differenza sessuale, e ogni qual volta tale questione venga sottoposta a chi, più o meno, si posizioni o si collochi, o venga collocato, nell’alveo del transfemminismo queer – ogni qual volta si venga richiamat* sulla differenza sessuale, insomma, e il richiamo è di tipo disciplinare, ci si stia implicitamente accusando di essere quasi dei visionari, di mettere in discussione l’esistenza e la materialità di organi interni ed esterni, o di non conoscere le differenze tra questi organi (di recente, una importante esponente del femminismo mi ha accusato, sintomaticamente, di non sapere come nascano i bambini). Al di là del fatto che tali accuse sottintendendano una patologizzazione e al contempo alimentino il privilegio abilista ed etero-riproduttivo, è forse bene ricordare che esistono altri modi di porre la questione della riproduzione, del corpo, e delle differenze tra i corpi, anche al di fuori del lessico della differenza sessuale: esistono altri modi purché si sia disposti a indagare, appunto, quanto l’oggetto coincida con la sua presentazione, o quanto, al contrario, da essa possa, o debba, differire. Con ciò non sto dicendo che l’oggetto possa essere ridotto al modo in cui viene presentato, ma solo che ogni oggetto, e dunque anche la differenza sessuale, per essere leggibile, richiede una presentazione.

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Critica femminista, Femministese, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Quelle che giudicano Butler e l’intersezionalità come nemiche delle donne

Car*, dopo aver scritto il post “La donna privilegiata e il femminismo intersezionale” ho letto, su un gruppo facebook che fa riferimento al “pensiero della differenza”, alcuni commenti ai quali avrei voluto rispondere in quella stessa pagina ma, per un motivo o per un altro (soprattutto per problemi di salute), non ne ho avuto il tempo. Poi leggendo e rileggendo mi sono anche resa conto che quelle risposte, in realtà, costituiscono un repertorio tipico di un certo femminismo che liquida alcune critiche o altri femminismi banalizzando, delegittimando con attacchi velatamente personali, teorizzando complotti. Quel repertorio rende, a mio avviso, impossibile la dialettica tra femminismi perché se non la pensi come loro allora ti considerano una nemica delle donne. Lo stesso capita per chi commenta il post “Sul dis-ordine simbolico della beddamatresantissima“, ancora sulla stessa pagina, e qui mi consegnano perfino strane teorie su quel che avrei mangiato a pasqua (nessun agnello, di sicuro).

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Antisessismo, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

I generi secondo Judith Butler in un video con grafica 8-bit

Questo video a cura del collettivo Wisecrack, e tradotto e sottotitolato in italiano per noi da Cruth A Bhàis, è parte di una serie, 8-bit Philosophy, che riassume molti pensieri filosofici interessanti in pochi minuti con l’aiuto di una grafica 8-bit e di personaggi famosi dei videogiochi anni ’80 e ’90. Quello che vedete sopra spiega abbastanza efficacemente il pensiero sul genere di Judith Butler nell’epoca di Youtube.

Ps: Manu suggerisce di scrivere “clicca sull’icona della rotella in basso a destra e attiva sottotitoli in italiano.”