Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, La posta di Eretica, R-Esistenze

Quei pregiudizi occidentali contro le donne velate

Protesta contro la legge sul divieto del velo. Fonte
Protesta contro la legge sul divieto del velo. Fonte

 

Lei scrive:

“Carissima Eretica,

sono una dottoranda in Relazioni Internazionali che si occupa di genere/gender e islam, in generale mi occupo di donne musulmane.

Una cosa che non riesco proprio a capire di noi “occidentali” è il fatto che abbiamo pregiudizi e stereotipi per le donne velate.

Parliamo tanto di violenza sulle donne, ma non siamo a volte noi stesse a violare la privacy delle donne musulmane che scelgono di indossare il hijab?

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Antirazzismo, La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza

#Polonia: il mio amico musulmano pestato da sei cattolici polacchi

di Enrica Massari

Fermatevi un attimo a pensare a cosa significhi razzismo. Per il dizionario razzismo è: “Concezione fondata sul presupposto che esistano razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze.”.
Fermatevi adesso a pensare a cosa definisca una razza superiore ad un’altra. Per il dizionario superiorità è: “Possesso di maggiori pregi, di più alte doti o qualità”.
Quindi un razzista è colui che convinto della propria superiorità, ritiene la sua cultura, la sua religione, la sua razza, superiore ad un’altra.
Parole insomma, scritte su un dizionario sempre troppo chiuso.
Ora vorrei parlarvi della mia esperienza con il razzismo.
Quest’anno ho avuto la fortuna di partecipare ad un progetto Erasmus in Polonia, per ben sei mesi. Mesi ricchi di emozioni, di amici fantastici e nuovi apprendimenti. Ho scoperto un paese che non mi aspettavo, così diverso dall’Italia. Ho visitato città splendide, ho apprezzato la loro cultura. E ho ringraziato ogni giorno di quei sei mesi di essere italiana (invece che di altra provenienza).

Sono del parere che non si debba fare di tutta l’erba un fascio, ci sono sempre due facce in una medaglia. Vanto ancora tantissime ottime conoscenze polacche. Ma in quei sei mesi ho visto anche tanto odio. Odio viscerale per chiunque non professi la stessa fede. Ho visto polacchi chiedere sempre una stessa domanda: “Da dove vieni?”. E non era una domanda per conoscersi, no. Era quasi una minaccia, un avvertimento.
Era in quei momenti che rabbrividivo, guardando i miei amici turchi. Loro sono musulmani, ‘feccia’ per i nobili e cattolicissimi polacchi.
Sono andata via dalla Polonia, col cuore pesante, con la paura di qualche chiamata che non volevo ricevere da qualche amico rimasto lì.

La telefonata è arrivata purtroppo, proprio oggi. Il mio carissimo amico è stato pestato da 6 polacchi, perché avrebbe la “colpa” professare una fede che non è la loro. Ora è in prognosi riservata, solo, in un paese che l’ha ospitato e poi malmenato.
Ringrazio la Polonia per avermi ospitata, ma la odio. La odio con tutta me stessa per non aver apprezzato il mio amico! La Polonia è Europa, l’Italia è Europa, e accettatelo, anche la Turchia è Europa, con la sua cultura e la sua fede. Ma soprattutto, siamo esseri umani, abbiamo gli stessi organi, abbiamo gli stessi occhi, la stessa pelle e abbiamo un dono enorme, la mente. Che fa viaggi immensi e ci rende unici e meravigliosi a modo nostro e con la nostra diversità.

E non dite che diverso è sbagliato, diverso è solo andare in un’altra direzione.
La diversità non deve separare, ma unire, ampliare gli orizzonti, viaggiare.
Oggi piango un amico in prognosi riservata, oggi mi sento impotente, ho solo le mie parole e il cuore spezzato. Ma sono fermamente convinta che un cuore spezzato, può aggiustare cervelli rotti! Quindi voglio scrivere e urlare a tutti voi che fino a quando esisteranno ancora persone capaci di amare e di accettare, c’è speranza! Io ho bisogno di speranza, e ho bisogno di non sentirmi sola! Ho bisogno che chiunque stia leggendo questo post abbia la forza di condividerlo e dare uno schiaffo a chiunque non si sia mai preso la briga di aprire il dizionario per scoprire che la diversità non deve diventare manifestazione di superiorità.

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La strage di #Orlando, uno sfogo

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Jess scrive:

Cara Eretica,
mi piacerebbe se questo messaggio arrivasse a tanti, per disgustarci insieme e anche riflettere.
Non si può commentare una strage come quella di Orlando, come quella al Bataclan, come le tante che accadono nel mondo e sono più o meno pubblicizzate, ogni frase di cordoglio e tristezza non ha valore di fronte a una vita umana persa e il giornalismo credo dovrebbe aver coscienza di questo: raccontare una cronaca, dare voce a chi è stato vittima ed evitare di politicizzare una tragedia.

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Razzismo super decomplessificato – Se la “moda islamica” mette a nudo il razzismo di Stato

H&M

di Faysal Riad (professore di francese e militante antirazzista)*

Con la dichiarazione di Laurence Rossignol, il razzismo repubblicano dei liberali francesi attualmente al potere ha raggiunto un livello straordinario, non nella sostanza ma nella forma: islamofobia + negrofobia completamente decomplessificate, totalmente accettate e espresse in un linguaggio osceno, dove il disprezzo, l’odio, l’ignoranza e la stupidità fanno a gara con l’ignominia e l’orrore. Intervistata su RMC la “ministra delle famiglie, dell’infanzia e dei diritti delle donne” Laurence Rossignol ha dichiarato che le case di moda che vendono degli “abiti islamici” (veli o foulard) sono “irresponsabili” perché “da un certo punto di vista incoraggiano la prigionia del corpo delle donne”. E quando il presentatore ha obiettato che alcune donne portano il foulard o il velo per scelta, la ministra ha avuto il coraggio di rispondere così: “c’erano anche dei negri americani che erano favorevoli allo schiavismo (…) Io credo che molte di queste donne siano delle militanti dell’islam politico”.

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Sito tedesco su sesso/consenso spiegato ai migranti: per Salvini è “invasione pianificata”

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Un post a più pensieri e mani (Elena & Antonella)

Avete presente i fatti di Colonia, vero? Per quel che ci riguarda abbiamo sempre respinto la tesi strumentale che usava le donne in senso razzista. Tutto quello che abbiamo scritto in proposito potete trovarlo QUI. Ora ci troviamo ad affrontare un altro dilemma. Leggiamo di un sito, istituzionale, a cura del ministero per la salute tedesco in cooperazione con il governo belga, una vera e propria traccia di informazioni su quel che è la sessualità consapevole. consensuale, tra persone di varie culture e di ogni genere.

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Gli insulti sessisti e razzisti dopo OneBillionRising a Imola

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Mi scrive Veronica e mi racconta questa cosa affinché sia commentata e osservata. Non sono insulti particolarmente nuovi perché il mantra della donna che sarà stuprata dal maschio dell’Isis è diventato una costante in offesa a ogni donna che declina l’antisessismo assieme all’antirazzismo.

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#Colonia: l’Internazionale dei maschi misogini e predatori

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COLONIA ovvero l’internazionale dei maschi misogini e predatori :: quando la verità è scomoda e non se ne parla più,

Tutti ricordano i cosiddetti fatti del capodanno di Colonia. Che, incredibilmente, si è saputo subito essersi replicati nello stesso momento in decine di luoghi.
La narrazione era degna di quell’ormai famoso manifesto dell’Italia colonial-fascista: DIFENDILA!

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Autodeterminazione, categorie imposte, stereotipi

6046b9a8367215fb9ce98aa75b858c16Mi chiamo M., sono una studentessa di 25 anni. Sono emigrata all’estero da un paio di anni, per studio. Mi trovo qui a voler condividere una riflessione che mi ronza in testa da ieri sera, che riguarda l’autodeterminazione, la libertà di essere, il rifiuto di categorie pre-impostate.

Ieri, per la prima volta in via mia, ho posato nuda. Mi trovo a mio agio con il mio corpo, sono una fervente sostenitrice del corpo umano come capolavoro artistico, in tutte le sue forme e varietà. Ho posato per una scuola di disegno ed è stata un’esperienza meravigliosa: per la prima volta, il mio corpo nudo non veniva sessualizzato. Venivo guardata come una statua, come un soggetto da rappresentare, nonostante fossi completamente nuda davanti ad un gruppo di dieci sconosciuti.

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Antirazzismo, Antisessismo, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

#Colonia: Alice Schwarzer e “Le conseguenze della falsa tolleranza”

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Eugenia traduce/sintetizza un articolo di Alice Schwarzer, in Germania la “femminista per antonomasia”. Si intitola “Colonia: queste sono le conseguenze della falsa tolleranza”. Una parte del discorso “femminista” tedesco sta ruotando intorno a questo tipo di retorica. Lei si definisce femminista di “seconda ondata”, ha trascorso molto tempo a Parigi negli anni 60/ 70, faceva anche parte del Mouvement de Liberation des femmes ed era al seguito della De Beauvoir. Poi ha fondato in Germania la rivista femminile “Emma” e si è sempre vantata del fatto che nella sua redazione ci sono sempre state e ci saranno sempre solo donne. Inoltre ha lanciato varie campagne contro la pornografia e la prostituzione (e ti pareva che non era pure antiporno e abolizionista!). Oggi segue a ruota le femministe di “seconda ondata” che, a furia di campagne anti-velo, anti islam, a nostro avviso ha fatto una gran brutta fine.

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Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

Stereotipi sessisti e immaginari neocoloniali: buon anno da L’Espresso

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di Marta Panighel

Gli occhi terrorizzati, invocanti aiuto, di una donna musulmana vestita di un niqab. Accanto, una giovane modella nuda, magra, bianca. È questa la prima copertina dell’anno de L’Espresso: un mix di neo-orientalismo e neo-colonialismo, una visione dicotomica che ripropone lo stereotipo di un Oriente arcaico, popolato da donne vittime, rinchiuse negli harem o sotto un velo che le annulla, contrapposto all’Occidente moderno, avanzato, libertario e libertino (ma solo quando si tratta di mettere una donna nuda in copertina).

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Naziyah Mahmood: io sono io, fattene una ragione!

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Dice Cruth A Bhàis: sulla pagina Facebook del gruppo Esfinges (…)
oggi hanno pubblicato la storia di una combattente, poetessa, astrofisica, ingegnere aereospaziale di nome Naziyah Mahmood che mi piacerebbe condividere con voi e con tutti. (Grazie a Cruth per averla tradotta)

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“Alla signora che, preoccupandosi per me, ha detto che non dovrei sprecare il mio tempo su cose come ‘combattere, i bastoni, le spade’ perché è qualcosa che una ragazza non dovrebbe fare-Grazie per esserti preoccupata, ma non ho bisogno del tuo permesso per fare le cose che amo.
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Antirazzismo, Contributi Critici, R-Esistenze

Da Bagdad a Parigi : nessuna pace senza giustizia !

Elisabetta traduce questo articolo e spiega: “è di Zahra Ali dal titolo “Nessuna pace senza giustizia”, pubblicato il 2 dicembre su un blog di quartieri popolari “quartiers XXI”, ancora a proposito del clima post-attentati. Lei è curatrice di “Féminismes islamiques”, credo la prima raccolta francofona di contributi sul femminismo musulmano di autrici femministe e musulmane in giro per il mondo.” – Grazie a Elisabetta e buona lettura!

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di Zahra Ali

Figlia di una famiglia di esuli politici iracheni, nata in Francia, musulmana e militante antirazzista e femminista, Zahra Ali analizza gli attentati del 13 novembre – « Per una sera, Parigi è stata Bagdad » e conclude : « Oggi più che mai abbiamo bisogno di un movimento contro la guerra, il razzismo e di solidarietà con i rifugiati » 

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Manifestazione contro la corruzione, piazza Tahrir, Bagdad, Iraq, 16 ottobre 2015.

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Antifascismo, Antirazzismo, Comunicazione, R-Esistenze

I sostenitori del Gamergate sono responsabili di aver modificato una foto del giornalista Veerender Jubbal per farlo apparire come un terrorista

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Di Rich Stanton

Testo originale QUI. Traduzione di Cruth A Bhàis

In seguito agli attacchi terroristici avvenuti a Parigi Venerdì notte (era il 13 novembre ndt) la maggior parte del mondo ha reagito con orrore.
Ma individui attivi nel Gamergate –un movimento che si occupa, a seconda di chi chiediate, di molestare donne e quelli che il gruppo chiama Social Justice Warrior (SJWs, Guerrieri della giustizia sociale) nell’industria del videogioco, oppure di indire campagne per una migliore trasparenza e standard etici tra i media- hanno avuto una reazione diversa.
Questi individui hanno usato la tragedia per presentare un critico del Gamergate, il giornalista canadese Veerender Jubbal, come uno dei terroristi di Parigi.

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Caccia alle streghe, islamofobia e lutto obbligatorio

Tra le tante cacce alle streghe partite in questi giorni c’è quella che individua una scuola superiore dove alcune ragazze, di religione musulmana, non avrebbero aderito al minuto di silenzio per le vittime di Parigi e addirittura sarebbero uscite fuori dalla classe. Senza approfondire, senza chiedere cosa realmente fosse successo, le ragazze erano già state condannate al rogo e così anche la preside dell’istituto che nulla avrebbe fatto per obbligare le ragazze a restare in classe. In realtà le cose sono andate in modo un po’ diverso. Ad uscire dalla classe sono stati in tanti, di tutte le fedi o di nessuna, e il punto messo in discussione era il dubbio che si ricordassero soltanto certe vittime e non tutte quelle perite in azioni di terrorismo un po’ dovunque al mondo. E’ lecito dire che se si dimenticano i morti di altri luoghi e altre fedi forse il problema non è di quelle poche partecipanti musulmane ma evidentemente è dei media che hanno immediatamente approfittato dell’occasione per mettere alla gogna sei ragazze dipinte come mostri ed è anche di terribili commentatori e commentatrici che hanno ritenuto di dover propinarci il solito copione farcito di razzismi, intolleranza ed empatia selettiva. In nome delle vittime parigine si può dire o fare di tutto e si può perfino attribuire una ipotesi di reato ai danni di chi ha voluto applicare il proprio senso critico ad una discussione che non li coinvolge.

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Lui, violento in quanto stronzo e non perché musulmano

Sono Ilaria, 32 anni, divorziata e con un figlio. Mi sono sposata dieci anni fa, per amore, e poi arrivò il bambino. La mia storia potrebbe esaurirsi in due righe, non fosse che il mio ex marito è musulmano. Premetto che in nessun modo voglio generalizzare perché sto parlando del mio ex e non di tutti gli uomini musulmani.

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