'SteFike, Pensieri Liberi, Precarietà, R-Esistenze

Lo shatush non è una malattia

Questo è un post di puro cazzeggio.

Oggi, in ospedale, incontro una tizia che mi dice che deve fare uno shatush. Pensavo fosse una roba grave. Le ho chiesto: ma per quali sintomi? E lei mi fa: devo fare una tinta sfumata, sopra più scuri e sotto più chiari, ma non biondi perché è da terrona. La guardo stupita. Io sono una “terrona” ma non ho la più pallida idea di cosa sia lo shatush. Avessi dei soldi da spendere al massimo mi farei una gita da qualche parte. E non capisco perché il capello sfumato biondo in punta è da terrona. Io vedo le “terrone” curatissime o con riflessi biondi naturali che sono dovuti al sole. Se il sole e il mare schiariscono i capelli è colpa delle donne meridionali? Per inciso, io sono rossa, con le sfumature biondo rame. I momenti in cui il biondo è diventato quasi trasparente sono stati quelli in cui sono stata per mesi al mare. Ad ogni modo non è finita lì.

Dato che ho mostrato una enorme ignoranza in proposito allora la tipa si è sentita in dovere di spiegarmi per filo e per segno come si fa uno shatush. Tentando di mostrarmi molto interessata, tra le mie domande più intelligenti segnalo:

– ma come si tingono i capelli di tre sfumature diverse e graduate?
– ma la sfumatura graduata non era tipica di chi, dopo una passata di colore, dopo qualche mese, mostrava la ricrescita?
– Cosa c’era che non andava con il capello in tinta unita?
– ma se io volessi i capelli di tre sfumature di colori diversi si può fare o no? Tipo se li volessi rossi, sfumati azzurro, sfumati boh?
– posso farmi lo shatush in un’altra zona pelosa del corpo? (questa, tascissima, avrei voluto chiederla ma ho taciuto… e però, mumble mumble)

Sicché vedevo la tizia incaponirsi per tentare di colmare le mie terribili lacune. Infine, spazientita mi fa: comunque lo shatush bisogna farlo con i capelli molto lunghi e preferibilmente lisci. E così mi ha liquidata in un colpo solo perché al momento ho il capello mediamente lungo e riccio. Alla domanda: quanto costa? Mi dice che costerà all’incirca un centinaio di euro o poco più.

– Poco più? – le faccio eco.
Ma come… poco più… Con cento euro arrivo in un’altra città e respiro aria diversa. Faccio la spesa per tutta la famiglia per una settimana. Pago una bolletta e se sono fortunata potrebbe restarmi anche qualcosa per rifarmici un cinema. Sto parlando ovviamente di una spesa per volta, perché tutte assieme costano un botto di più, ma spendere cento euro per lo shatush mi sembra da sprecona: altro che terrona.

Non glielo dico, anzi, mi mostro estremamente interessata mentre lei si infervora e mi propina le sue competenze in fatto di trucco e parrucco. Spero che da un momento all’altro mi chiamino per fare qualunque cosa. Fatemi una pera consistente, per favore, di modo che io possa dirle si con un sorriso da ebete stampato sulle labbra. Invece niente.

Fortuna che ho le amiche, anche quelle online, che emergono per dirmi le cose più buffe. E si, potete “babbiare” sulla mia bacheca fintanto che non vi sfiderò a duello, triello, quadriello, di lotta nel fango. Nud*. 🙂

Ps: devo fermarmi qui ancora per un po’ di ore. Se voleste farmi il favore di attaccarmi o insultarmi quando sono in grado di rispondervi lo gradirei. 😛

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#Moretti: quella depilata è più brava in tutto!

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La mia amica Angela Azzaro mi segnala questa vicenda, che parte da una intervista sul Corriere ad Alessandra Moretti e viene ripresa su varie testate italiane. Sento l’intervista e nella maniera entusiasta di raccontare se stessa intravedo un momento della mia recente esistenza, allorquando mi imbottirono di un particolare farmaco per superare un dolore lancinante al fianco destro. Credo mi abbiano regalato un  momento a contatto con una di quelle droghe legalizzate che circolano liberamente per gli ospedali. Ero talmente entusiasta che mi ritrovai a raccontare un sacco di stronzate a gente perfettamente sconosciuta. Dissi che ero una eccellente donna, una straordinaria qualunquecosa e che amavo laccare le unghia in nero ogni qual volta lo desideravo. Dissi che amavo l’unghia nera e un abbigliamento dark punk e che in quel periodo, in particolare, godevo di letture fantascientifiche con eroine che cambiavano il mondo nelle quali mi immedesimavo moltissimo.

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Il pene moscio è deleterio per l’autostima

Uno, due, tre, e gira, e volta, e salta, e inarca il bacino, e fatti cascare il capello di lato, ché fa più figa, e vai, e vai, e all’improvviso a lui si ammoscia. Tu sei lassù, come volessi pilotare un’astronave che decolla per andare sulla luna, e invece te ne resti poggiata su quel pene moscio.

Dunque, dovete sapere che il pene moscio poggiato su qualunque pezzo di carne, non fa un grande effetto. Per dire: se lui vuole abbracciarmi da dietro, e poggia il suo pene sul mio culo, ogni tanto pare che ti consegni un timido toc toc, fastidioso, perché non è una roba dura, sulla quale puoi strofinarti, desiderando che ti strusci fra le gambe. E’ proprio una roba moscissima che chiede appena appena il permesso. D’impulso, allora, ti viene solo di ritrarti. Vorresti mettere un cuscino, la coperta, il lenzuolo tra il tuo culo e il suo pene, ma lui insiste. Allora provi a perorare la tua causa. Glielo allisci con un massaggio fatto coi glutei, un po’ su e un po’ giù, sperando che si erga, divino, promuovendo la durezza come standard di comunicazione tra te ed esso.

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Giammai pompini al pene che sa di urina

In ospedale.

Senti – mi dice lei – se devo dirtela tutta, il momento che mi dava un po’ fastidio era quando lui voleva gli facessi un pompino al sapore di piscio. Gli dicevo: lavati, pulisciti con la carta igienica quando vai a urinare, e lui niente. Pensava che il movimento sul prepuzio fosse abbastanza, come appassionarsi mentre si carica un cazzo a salve. Su questa cosa abbiamo avuto seri problemi, perché lui era convinto che di una persona che ti piace deve piacerti tutto, ma prima di farmi leccare io mi lavavo. Il mio confine laggiù era ben igienizzato, non perché amo le cose asettiche da ospedale. E’ solo perché ogni liquido va bene, incluso il tuo sudore, ma il piscio proprio no.

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Sesso su base indiziaria: come posso dirgli che non funziona?

2-21-5-2012E’ quello che va più di moda, piace alle famiglie, è auspicato da religiosi e affini, perché di sesso esplicito non bisogna parlare, a scuola non puoi imparare e non c’è verso di pensare ad un futuro in cui io e tu potremo essere egualmente consapevoli di come vanno quelle due o tre questioni che riguardano il nostro piacere.

Mi scrive L. che racconta come la sua ultima relazione sia stata una specie di inferno vissuta con un uomo che poteva dirsi uno stalker delle zone erogene, o per lo meno di quelle che lui riteneva tali. Ci sono certi, dice lei, che non sono affatto ricettivi, e dunque lei diceva che insistere su quel determinato punto non sortiva alcun effetto, lui chiedeva scusa e la volta dopo eccolo, ancora, a ripetere lo stesso copione. Mi chiede L. se ne so nulla di memoria selettiva, mancato ascolto e reciprocità e indifferenza nei confronti dell’altro anche quando si parla di consensualità.

Cioè: io acconsento e faccio sesso con te e tu fai come se io non ci fossi e trovi il modo di trascurare il mio consenso, dunque anche il mio parere, nonostante io senta che il tuo corpo sia sdraiato sul mio, lo vedo e sento, lo posso toccare, ed ecco, vedi?, quella che sta in basso sono proprio io.

Allora lei ha riprovato a dirglielo e lui ha tirato fuori un pippone sul fatto che gli vengono le ansie da prestazione, le insicurezze e che si sente giudicato. Il senso di colpa da mancata efficacia nella prestazione, lui dice, è simile a quello che prova chiunque pensi di mettere in atto una violenza. Perciò, così non va bene e così neppure, lui non sa più bene cosa fare.

L. dice che in realtà, adesso, è lei che non sa cosa fare. Pare così brutto lasciarlo perché sessualmente non sono compatibili o è superficiale? E se poi lui se ne esce fuori con un tipico “quella lì è una puttana” lei che farà? Si sentirà davvero tale? Non che le interessi ma quello che le preme è capire, da un punto di vista di genere, se sta trascurando qualcosa o se lui ha ragione.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, Sessualità

La vagina mnestica

wall-of-penisesSento il bisogno di parlarvi d’altro. Mi aiuta la mia amica Irene Chias che in un capitolo del suo bel libro, Esercizi di Sevizia e Seduzione, parla di Vagina Mnestica.

Sarebbe utile avere anche un cervello mnestico, a pensarci bene, giacché perdere traccia degli stimoli che arrivano a ripensare la sua forma non è mai una gran cosa. Di fatto, il cervello, è generalmente pigro, la sua forma si adatta a quelle che poi definiamo solide, dogmatiche e incontestabili certezze, al punto che ogni dubbio sollevato viene trattato con discreta indignazione di fronte a quella che si ritiene un’eresia.

Per mio conto, vorrei dire, non ho mai avuto né il cervello statico e lo stesso posso dire della mia vagina. Allora vorrei raccontarvi come una vagina si adegua ai peni di passaggio, di forma e misura differente, e ne trae ugualmente piacere.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, R-Esistenze

Ce lo chiede l’Europa: “Il corpo è mio è ci faccio quello che voglio io!”

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Paola Bacchiddu è la responsabile della comunicazione per la lista Tsipras [QUI il sito e QUI il programma]. Un paio di giorni fa ha pubblicato sulla sua bacheca facebook la foto e il commento che vedete. Seguono altri commenti divertiti, molta ironia, grandi risate e tutto si svolge alla faccia della pesantezza “militante” moralista che anche in certi ambiti sinistrorsi vedi un po’ dovunque. Lei sta scherzando. Sulla sua bacheca facebook.

Il fatto è che l’Italia è un posto piccolo, di pensieri piccoli, di menti piccole e questa cosa qui diventa una “notizia”, con buona pace del giornalismo serio, perché basta vedere uno stacco di coscia e un fondoschiena per raccontare, in tono un po’ scandalizzato e prendendosi molto sul serio, la deriva di queste femmine che in politica osano non somigliare tutte quante alle simil renziane. Quelle che, per esempio, giustificano perfino la propria avvenenza dichiarando, come fossero al termine di un concorso di bellezza, che in ogni caso tutto quel che sognano è il matrimonio e la pace nel mondo.

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Precarietà, R-Esistenze, Welfare

Le deputate Pd sono vicine ai bisogni della gente?

Picierno, onorevole del Pd candidata capolista per le europee, dice che con 80 euro si può fare la spesa per 2 settimane. Vorrei sapere in quale supermercato va a fare la spesa perché gli sconti, dalle sue parti, devono essere pazzeschi.

Gli ottanta euro sono la social card formato governo Renzi, tipo pacco di pasta in salsa democristiana, che viene assegnato alle famiglie con reddito pari a 1000 euri mensili su base individuale per lavoro dipendente. Se il tuo reddito è 1200, 1300, 1400, 1500 e la tua famiglia è monoreddito, ovvero sei il solo o la sola a lavorare, allora si parla di spese per il coniuge non detraibili e non ti spetta niente né per te né per il coniuge disoccupato. Se sei disoccupato, precaria, ancora più precarizzata con il jobs act, se non guadagni niente non ti spetta niente. Mi pare giusto. Invece che pensare ad un reddito minimo che punti sull’autonomia degli individui si ragiona sempre per categorie assistenzialiste e familiste.

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Satira, Sindaca Sceriffa, Storie

La Sindaca Sceriffa: le quote rosa sono una vera benedizione!

yesshecan2Vota Gioviale” – era scritto sul manifesto due metri per tre esposto lungo la via principale della città. Il suo nome è Bruna ed è l’esempio classico di quel che si può realizzare grazie alle pari opportunità. “Vota donna” – era il sottotesto e sullo striscione a destra ancora puoi guardare il suo volto dal sorriso artefatto e i lineamenti opportunamente corretti con Photoshop.

Bruna Gioviale è donna cresciuta in politica. Braccio destro del segretario di sezione. Braccio destro del segretario provinciale. Braccio destro del segretario regionale. Essere il braccio destro l’aveva molto confusa perché per quanto lei affermasse di essere di sinistra da molto tempo non le riusciva più di sembrare tale.

Un giorno poi le dissero che essere donna significa essere già di sinistra e incarnare il bene perciò lei non ebbe dubbi: da quel momento in poi sarebbe stata la donnità quello che l’avrebbe caratterizzata. Si presentò alle elezioni raccontando del suo grande trauma. Stuprata virtualmente da un tale che aveva osato mostrarle il pene durante una sessione chat, lei, indignatissima, aveva proposto alle donne del suo partito di studiare una proposta di legge che impedisse l’esposizione dei genitali nel web. Chiunque avesse osato mostrare un pene avrebbe immediatamente ricevuto una visita dalla polizia a tutela della fragilità delle donne (PTFD) appositamente creata per salvarle anche da queste circostanze.

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Satira

Papa Giovanna e le altre (Buon otto marzo anarchico!)

di Gegen (compagn@ anarchic@)

La risata è un atto anarchico quando viene indirizzata contro il potere e l’autorità, perché li mina alle basi: quelle del rispetto deferente che credono sia loro dovuto. La risata può essere liberata, liberatoria e libertaria se la usiamo contro le strutture che ci opprimono. Quindi questo non è un articolo come tutti gli altri sull’otto marzo. Non serve a fare il punto della situazione o a lamentarsi del presente. È piuttosto un tentativo di passare al contrattacco con l’arma più potente che abbiamo: l’ironia.

La piazza di fronte la basilica di San Petra quella domenica è piena di gente. Tutti aspettano con ansia l’Angelus di Papa Giovanna Paola II, salita sul trono di Petra dopo Giovanna Paola I, durata solo trentatré giorni e morta in circostanze misteriose. Avrebbe parlato della sua nuova Enciclica, la “Virorum Dignitate” che era stata pubblicata la settimana prima e trattava la spinosa questione del sacerdozio maschile, vietato sin dagli albori della Chiesa.

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Nuovo governo: scenari di un nuovo, possibile, ministero al #pariopportunismo

agenzia_ansia1Assisto attonita, come voialtri, al dibattito (ma è un dibattito?) di questi giorni che si svolge tra la segreteria Pd e il presidente del consiglio, e non so voi ma francamente non c’ho capito una figa.

Quello che ho capito è che c’è crisi, il segretario vuole un nuovo governo all’altezza (di cosa?), l’italiano medio pensa che il governo sta facendo male il suo lavoro (ma va?) e allora ecco il superman della politica che arriva a metterci in salvo tutti quanti. Lui. Da solo. Con il toto ministri/e che nel frattempo i media sparano, penso, per terrorizzarci.

Guardo persone che normalmente votano e le vedo un po’ deluse, perché non si capisce come e perchè debba essere il segretario di un partito, d’accordo con il quirinale, a stabilire cose sulle quali parlamentari, elettori ed elettrici, vorrebbero dire la propria opinione. Oltretutto c’è un equivoco di fondo: le primarie di un partito non sono l’elezione diretta del presidente del consiglio e dunque non si capisce come e perché l’investitura, spetti a qualcuno esterno (Monti docet)  al parlamento invece che a chi è stat@ votat@ per farne parte.

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Masturbarsi o non masturbarsi? Questo è il problema!

Woman with her hand in her pink and black polka dot lace pantiesDalle mie parti di masturbazione si parla in vari modi. Quand’è al maschile c’è chi te la descrive come atto collettivo, un po’ a dispetto anti-sistema. M’a minu o n’a minamu (me la meno o ce la meniamo) è la risposta tipica di chi ti dice che se ne frega, qualunque cosa tu faccia, qualunque azione intraprenda, lui se la mena o loro se la menano. Ho sempre pensato all’atto del menarsela, prendendo alla lettera il proposito, e immagino un masturbante atto di autoflagellazione o una azione collettiva compiuta da uomini che pigliano a sberle il proprio pene. Chissà se la radice linguistica del concetto ha a che fare con la colpa impressa nell’atto masturbatorio. D’altronde un po’ tutti siamo cresciuti con una serie di danger sulla nostra strada. Se te lo tocchi poi diventi cieco, a menartela troppo diventi impotente. E forse, in effetti, se te lo pigli a mattonate ogni mattina tanto bene la cosa non ti fa. Ma la sega invece non mi pare un atto così violento.

C’è chi procede lentamente, chi a ritmi balzellanti, chi prende la rincorsa e poi si sloga il polso, chi aziona un tasto con conseguenti movimenti compulsivi. Poi te li vedi lievemente stanchi e rincoglioniti e la questione sembra averli sollevati. Di polluzioni e affini comunque vi parlerà meglio chi ne sa di più. Io mi limito alle culture popolari per quel che mi ricordo.

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Se stiri i pantaloni non perdi la virilità

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La pubblicità della donna ignuda che stira i pantaloni dell’uomo che legge il giornale non è nuova. La foto circola da parecchio, già recensita tra le immagini definite sessiste. Personalmente la trovo monotona, stereotipata, non mi verrebbe però in mente di segnalarla allo Iap impegnato a rispondere a varie richieste affinché sia rispettata la pubblica morale e decenza. Ma i tempi sono purtroppo questi. C’è chi vi ha detto che la donna nuda in pubblicità offende la vostra dignità. Personalmente mi infastidisce il fatto che l’antisessismo sia usato in maniera pretestuosa per legittimare repressione e censura. Perché è più semplice reprimere invece che inventarsi una risposta controculturale che sovverta quel che non ti piace.

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'SteFike, Comunicazione

Se lavi i piatti poi non trombi (una lavastoviglie no?)

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Post ameno su cose amene. Pare che la solita squadra di ricercatori scientifici che testano sui soliti 200 individui (sono convinta che sono sempre gli stessi) le loro deboli teorie, sia arrivata ad un’altra delle loro geniali conclusioni. Stavolta decidono come e perché un uomo può farci sangue (da “mi fai sangue”, che in palermitano significa che mi fai sangue… non c’è una traduzione perché in italiano non c’è un modo di dire corrispondente che parla di attrazione fisica e carnalità sanguigna e passionale tanto quanto questo). Naturalmente la parità fa male al sesso. Il suo sesso. Dunque se smette di lavare i piatti da domani tromberà alla grande. Il coro unanime, invece, dirige preferenze in ben altra direzione. A noi, e uso il noi perché in tante si sono espresse così, fa sangue un uomo che lava i piatti. Quello con la clava che esce dalla caverna per andare a caccia, da antispecista quale sono, personalmente non mi attrae moltissimo. Il tizio rude, un po’ retrò, avrà il suo fascino ma alla fine se non partecipa ai lavori di casa, giusto io che non voglio affatto che si istituzionalizzi il ruolo della casalinga (disperata), cosce serrate e zero confidenza.

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E dopo la fellatio s’ha da parlare di cunnilingus

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Lìccamilla” (leccamela) non è un appello frequente per le strade palermitane. L’invito, che viene usato anche per rispondere a chi dice qualcosa che non ti piace, ti taglia la strada, ti manda a quel paese, è in generale riferito ancora alla fellatio. Va’ sucamilla, o il più moderno Suka!, con la kappa, o ancora, la variante ma va sucami un prunu ‘nna l’arbulu ri me nonnu, fanno sempre riferimento a quell’azione.

A Palermo poi le cose bisogna assumerle in modo complesso. Per dire, un semplice ‘un ci scassari ‘a minchia, o mi sta rumpennu a minchia, può anche diventare mi sta rumpennu l’ossu truncuni ra canna piscianti, perché non dovete mai sottovalutare la solida preparazione in anatomia che il palermitano medio applica nelle sue espressioni.

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