Cronache Dublinesi

Cronache Dublinesi

Sono a fare su e giù – Italia/Dublino – da un po’ più di un anno. Qualche mese lì e un altro mese qua, da brav@ soggett@ nomade, e mi viene da prendere in considerazione, dopo un tot di difficoltà, la possibilità di cercare un lavoro in Irlanda. Dublino è la capitale della Repubblica D’Irlanda e a parte alcune sfumature ha poco a che fare con i centri britannici comunemente conosciuti per via del fatto che si parla la stessa lingua. Oddio, la stessa proprio no. Provate ad ascoltare un britannico e un irlandese con le sfumature celtiche e le locali forme idiomatiche e vi renderete conto del fatto che si tratta quasi di un’altra lingua. La sostanza celtica potete vederla in ogni angolo dove sotto alla via nominata in inglese c’è la traduzione in lingua celtica. L’Irlanda resiste nel linguaggio, nelle tradizioni, nei canti, nella musica diffusa per le vie del centro, la city attorno a Temple Bar.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Violenza

Comunicato di SWAI (Sex Workers’ Alliance Ireland) sull’approvazione della legge sui crimini sessuali

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La legge che è passata in Irlanda a proposito della criminalizzazione dell’acquisto dei servizi sessuali, quella sul modello abolizionista “nordico”, e della criminalizzazione del lavoro collettivo, ciascun@ a mantenimento della sicurezza dell’altr@, non è piaciuta affatto ai/alle sex workers irlandesi che giustamente parlano di “crociata moralista” e rispondono con un loro comunicato. QUI in lingua originale (traduzione di Antonella):

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Oggi è un giorno terribile in Irlanda per chi lavora nel sex work. Questa legge è pericolosa.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

C’è un motivo se mentre il matrimonio omosessuale vince il diritto all’aborto perde

Mentre si celebrano le conquiste del diritto al matrimonio egualitario, ecco la tagliente analisi critica di Katha Pollitt su The Nation. Una prospettiva statunitense perfettamente valida anche per l’Italia.

L’originale qui. Traduzione di jinny dalloway (testo dal suo blog) e agnes nutter.

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Perché i diritti riproduttivi perdono e i diritti omosessuali vincono? Il tentativo fatto dallo stato dell’Indiana di far passare l’opposizione al matrimonio omosessuale sotto le spoglie della libertà religiosa ha provocato un’immediata reazione critica in tutto il paese. Nel frattempo, però, la Corte Suprema ha permesso ai datori di lavoro, per motivi religiosi, di negare l’assicurazione medica che riguarda la contraccezione – non l’aborto, la contraccezione – alle lavoratrici. Ci sono nuove leggi che stanno costringendo le cliniche che praticano aborti a chiudere; e ciò che è più assurdo, a poco a poco in ogni stato [degli USA], si stanno facendo passare persino delle restrizioni pericolose dal punto di vista medico.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

#Irlanda #Yes – Ho visto Dublino

Foto dall'Irishtime.com
Foto dall’Irishtime.com

di Antonella

Ho visto bandiere rainbow ovunque. Dublino come un immenso arcobaleno. Scritte di incoraggiamento e sorrisi a chi ha volantinato senza sosta, a chi proponeva una firma in uno dei tanti banchetti, a chi voleva un badge in più. Colori dell’anima. Non solo ieri. Nei mesi passati. Ogni giorno. Questa vittoria è partita da tanto lontano. E ieri c’era pure il sole.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, La posta di Eretica, Pensieri Liberi, R-Esistenze

In Irlanda si vota Si al matrimonio gay: ma è davvero una buona notizia?

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L’Irlanda ha votato si al referendum per il matrimonio gay. Molti e molte festeggiano. Tante persone dicono che è meglio che niente e in Italia il tono è del tipo: magari si potesse fare anche da noi. Accanto a queste e altre reazioni ci sono anche delle perplessità che provo a mettere assieme raccogliendo le riflessioni di due persone che mi hanno scritto.

Scrive Meggy (e QUI trovate la discussione che è seguita a questa riflessione):

“L’Irlanda ha votato sì al referendum sul matrimonio gay e questo viene indicato come un grande passo in avanti; è evidente che se la mettiamo sul piano pratico tra nessuna apertura al matrimonio omosessuale e un referendum il secondo è un passo avanti però a me sembra comunque aberrante che una scelta così privata come quella di volersi sposare sia sottoposta all’approvazione di tutta la popolazione votante. Forse è un punto di vista troppo estremo il mio ma a me pare abbastanza umiliante, come se si sottintendesse che se non c’è l’approvazione pubblica allora io non ho il diritto di scegliere di sposarmi.”

e continua:

“Nella cattolicissima Irlanda oggi vince il sì ai matrimoni gay” titolano quasi tutti i giornali italiani. La prima reazione è di gioia perchè finalmente viene riconosciuto un diritto di base. Dovrebbe essere un grande passo avanti, la dimostrazione che la società cambia, migliora e si autodetermina usando uno strumento istituzionale (il referendum). Per certi versi, questi pensieri rispecchiano i principi della democrazia greca che ci sono stati insegnati a scuola (potremmo discutere del fatto che la democrazia ateniese in realtà fosse un ristretto circolo di maschi ricchi e purosangue, ma non è questo il luogo). Eppure, c’è anche l’altro lato della medaglia e cioè che con il referendum è come se implicitamente si stesse dicendo: “cari connazionali,ho io il diritto di sposarmi con chi mi pare e mi piace?”. In pratica si sta chiedendo il permesso a esercitare un diritto. E purtroppo questo è solo uno dei tanti diritti non riconosciuti,non solo alla comunità lgbt ma a tutti gli uomini e le donne che ora sono oppressi. Allora forse è necessario pensare e praticare molteplici forme di lotta e magari provare a pensare a un mondo con qualche istituzione in meno e qualche libertà in più.

Vorrei rigraziare tutte le persone che hanno contribuito con le loro riflessioni.

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Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Violenza, Welfare

#Irlanda – Ragazze alla pari: una moderna forma di schiavitù

349612fb59_1396190_medUn pezzo tradotto da Antonella. QUI l’articolo in lingua originale. Buona lettura!

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La classe media irlandese contribuisce a realizzare una moderna forma di schiavitù, impiegando donne immigrate per la miseria di 2 euro l’ora per risparmiare sui vertiginosi costi degli asili (dichiarazioni del MRCI – il Centro per i Diritti dei Migranti in Irlanda).

Un numero crescente di famiglie, in particolare di Dublino Sud, ritirano i propri bambini dagli asili preferendo impiegare giovani studentesse straniere per la cura dei loro figli e per quella della casa.

Ragazze dal Brasile, dall’Est Europa, Francia, Spagna e Italia lavorano per 60 Euro a settimana e per la miseria di 2 Euro l’ora. In molti casi ci si aspetta da loro che sbrighino i lavori di casa incluso stirare, passare l’aspirapolvere, lavare, cucinare e accompagnare i bambini a scuola. In alcuni casi, le ragazze alla pari hanno riferito che hanno dovuto dividere il letto con uno dei bambini.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#Irlanda: No Clausula 6. Sex workers protestano nell’Irlanda del Nord

[Intervista con l’attivista per i diritti delle sex workersLaura Lee, (Stormont Parliamentary Buildings, Belfast). © 2014 Matt Lemon Photography]

Anche l’Irlanda approfitta dell’ideologia vittimaria per introdurre norme criminalizzanti contro i clienti delle sex workers e dunque, di fatto, per rendere più complicato e clandestino il lavoro delle sex workers, in special modo quelle migranti. Ecco quello che succede in Irlanda. Grazie a Paolo della traduzione di un pezzo tratto dal sito del Research Project Korea. Buona lettura!

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IRLANDA DEL NORD – CHE COSA E’ LA CLAUSOLA 6

La Clausola 6 fa parte della legge dell’ Irlanda del Nord “Contro la Tratta di esseri umani e lo Sfruttamento e Ulteriori Disposizioni a Sostegno alle Vittime), proposta da Lord Morrow del Partito Unionista Democratico (DUP), attualmente il più grande partito dell’ Assemblea dell’Irlanda del Nord.

Con la Clausola 6, il DUP mira a “creare un nuovo reato di acquisto di servizi sessuali per ridurre la domanda per le persone vittime di tratta e per combattere lo sfruttamento” e modifica le norme sui reati sessuali della legge del 2008 con l’intento di criminalizzare tutti gli acquisti di servizi sessuali, indipendentemente dal consenso tra le persone coinvolte.

Il 20 October 2014, i lavoratori del sesso e i loro sostenitori hanno protestato contro la Clausola 6 di fronte al Palazzo del Parlamento di Stormont a Belfast, dove i parlamentari hanno discusso gli oltre 60 emendamenti proposti al progetto di legge.

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