Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Buon anno per chi ricomincia a partire da se’

Mi sono sentita a pezzi, quella volta in cui mi dissero che non ero bella. Volevo piacere e più di tutto volevo essere amata. A volte la ricerca di un modello di bellezza standard non è altro che la ricerca di un amore. Sbagliato dire che qualcuno possa amarti così come sei perché in realtà passiamo tanta vita a conformarci, per fare parte di qualcosa, per riconoscerci l’un l’altro, per liberarci pur restando in catene e per incatenarci pur dicendo che la nostra massima aspirazione è la libertà. Che io sia una donna o un uomo poco cambia, giacché non credo che per altri valga meno quello che sto dicendo. Non è una tesi e non serve confutarla, ma è soltanto analisi del reale, di quella mancanza di linguaggi diversi per comunicare che non siano il corpo, l’attrazione, il desiderio di appropriarci di qualcosa. Quand’è che sapremo guardare noi stessi per vedere quanto sangue ci scorre nelle vene, che il nostro cuore batte uguale e che non tutto può ridursi alla ricerca di carezze. Io sto con qualcuno, da molto tempo, eppure non riusciamo più a parlare. Ci accarezziamo distrattamente ogni tanto ma poi restiamo soli, ciascuno avvolto da una tenebra diversa e in cerca di qualcosa che ci dia un senso di pienezza che in realtà non troviamo.

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Il valore delle tette

378a812d6816f91c8cbe1594fd04dd92Piacere, Alice.

29 anni, laureata, cervello (e pure tutto il resto) in fuga. Artista. Dipingo, scrivo, ho fatto teatro, per un po’. Nulla di eccezionale. Solo cose parecchio di nicchia. Voglio godere del mio tempo, il mio presente, cercando di sfruttarlo il più possible perché so bene che questi sono anni che non torneranno più. Non ho nessuna voglia di trovarmi a 50 anni a rimpiangere gli anni trascorsi a sognare progetti che non ho mai realizzato e a dover ammettere che non c’è più tempo. È passato. Finito. Ad una certa età si fanno solo cose quiete e si cerca più stabilità. O almeno è così che immagino il mio futuro.

Il mio progetto di vita richiede soldi guadagnati in poco tempo, così vendo servizi sessuali, per scelta, senza dubbi, pentimenti, esigendo per me solo il riconoscimento di alcuni, necessari, diritti. Lavoro, abito in un posto e sono io che pago l’affitto. Io pago le bollette, io faccio la spesa, compro alimenti, vestiti, tutto quello che mi serve. Non chiedo soldi ai miei da circa sette anni. Ho sempre avuto una grande voglia di mandare a quel paese mio padre. Non come mia madre che è rimasta con lui per dipendenza economica. Non so se le sono grata o se la disapprovo. Di sicuro sento una profonda amarezza, per la sua mancanza di iniziativa, per il modo in cui si è assoggettata, senza saper quantificare il proprio valore. Le voglio bene, ho superato le crisi adolescenziali e, se è a questo che state pensando – perchè io so che cercate ogni pretesto per dirmi che sono sbagliata – il mestiere che faccio non dipende dalla voglia di trasgredire. Ho cominciato a farlo da adulta. Non voglio dirlo ai miei, né per dispetto né per vedere nei loro occhi sgomento, disprezzo, indignazione.

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