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Horror? Assassini di donne e fanciulle indifese.

Scorrere decine di titoli di film horror dagli anni settanta in poi è illuminante per capire come innanzitutto l’oggetto principale del massacratore di turno è la donna. Squartata, fatta a pezzi, massacrata, sepolta viva, bruciata, e chi più ne ha più ne metta. Togli i film a sfondo sociale con gli zombie di Romero e troviamo la misogina risposta ad Alien con Species, in cui l’aliena non è più contenitore per generare prole mostruosa ma alla ricerca di uomini di cui nutrirsi per rigenerarsi. Molti degli horror sono ispirati alla cultura Usa di Halloween, non c’è scampo. Studentesse senza meta che incontrano uomini folli muniti di asce o machete. In Italia la categorizzazione horror è raffinata quanto misogina. Lasciate stare i tempi di Argento. Viene classificato horror tutto ciò in cui una donna reagisce a violenze e si difende. Così per Antebellum o per Reckoning. Il primo parla di una donna afroamericana che sfugge ad una riedizione del tempo della schiavitù. Non senza aver agito per legittima difesa alla cattiveria razzista di gente del cavolo. Il secondo parla di una donna che non confessa di essere una strega e si difende da inquisitore, denunciante, gente piena di pregiudizi e scappa sottraendosi alla morte.

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Compagni. Antisessisti. Talvolta un po’ machisti

Lui scrive:

Ciao. Volevo condividere con voi questa riflessione, pregandovi di restare anonimo. Un po’ perché non voglio catalizzare l’attenzione su di me, non voglio essere riconosciuto da chi mi conosce e spero che non accada in caso di pubblicazione, perché non lo reputo importante e perché mi vergogno parecchio, un po’ perché vorrei sapere se altri compagni si sono mai trovati in situazioni simili, e cosa ne pensano. Vorrei che un fatto personale venisse collettivizzato.

Cerco di farla breve, perché il contorno, lo scenario, non è così importante. Soprattutto, non è così extra ordinario. Basti sapere a chi legge che nella mia città da diverso tempo un gruppetto di resident* ha preso di mira diverse famiglie rom che avevano parcheggiato i loro camper in un parco pubblico. Nei mesi passati le azioni contro le famiglie rom hanno assunto tratti al limite del terrorismo politico, nel senso letterale della parola: blocchi stradali conditi da insulti e minacce, intimidazioni, aggressioni verbali e fisiche. La destra più becera ha cavalcato, e continua a cavalcare più o meno nell’ombra, questa situazione. Tra solidal* si è deciso di indire un presidio a sostegno di queste famiglie. Tutto bene fino a qui: il classico “presidio antifa”. Noi da una parte, loro dall’altra, le guardie in mezzo. Una situazione, questa sì, ordinaria: qualche intervento al microfono, un po’ di musica, sberleffi da una parte e dall’altra. In generale, un presidio che mi lascia con l’amaro in bocca, con un prurito di sconfitta, una sensazione di non aver saputo ribaltare i rapporti di forza, fatto indispensabile a impedire nuove iniziative razziste.

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#Burkini – Indosso il velo islamico ed è il colonialismo che mi opprime

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Ciao. Mi chiamo Loubna ho 28 anni, sono musulmana, non sono sposata, cresciuta in Europa tra l’Italia e la Francia, e porto il hijab il velo islamico.

Questi ultimi anni si é cosi tanto parlato, di me, di quel pezzo di stoffa che ho deciso di mettere, sono stata strega e allo stesso tempo la vittima da salvare, dipende dai giorni e da come si svegliano i politici. A quanto sembra non ho una mente per decidere come vestirmi ma paradossalmente sono anche cosi pericolosa da poter fare il lavaggio del cervello alle altre donne.

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Sono musulmana e tutto ciò che vedete di me è il velo

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Lei scrive:

Ciao, seguo questa pagina e l’amo. Sono una giovane donna, felice di essere donna, non voglio diventare come nessun uomo in futuro, non voglio i ‘loro diritti’ voglio i miei. Voglio che nessun uomo mi dica cosa fare o non fare della mia vita, come vestirmi o non farlo. Voglio che nessuno si sorprenda se occuperò un posto importante da qualche parte e neppure se deciderò di dedicarmi alla cura della mia famiglia e dei miei figli. Voglio essere libera di scegliere.

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