Comunicazione, Personale/Politico

Agorafobica costretta al silenzio senza internet

Per alcuni sembrerà una scemenza per me invece è un problema. Non ricevo visite, non parlo con nessuno e internet è la mia unica finestra sul mondo. Tim nicchia, nessuna voce umana, va improvvisamente in guasto se tenti di fare un reclamo. Rimarrò in silenzio e sola per giorni. Vi prego, se potete, venitemi a trovare o traghettatemi al chiuso in un luogo con connessione.

Baci a tutti

Antonella eretica

Antiautoritarismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Alessandra Moretti, l’hate speech e i campanacci della corrida

di Loredana Lipperini (da Lipperatura)

So di arrivare buona ultima sulla lettera che la deputata Pd Alessandra Moretti ha inviato al direttore delCorriere della Sera a proposito dell’hate speech in rete. So anche che in molte e molti le hanno fatto notare le inesattezze contenute nella medesima: prima fra tutte, quella sull’anonimato, dal momento che basta frequentare un poco i social per rendersi conto che odiatori (e odiatrici, che sono in numero notevolissimo, e questo non va taciuto) si firmano con nome e cognome e aggiungono anche una bella fotografia sullo sfondo di un prato fiorito o di una languida spiaggia nel proprio profilo. E anche coloro che fanno uso di un nickname sono, per lo più, facilmente individuabili.
Exit “anonimato”, Enter “la rete è sessista”.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Critica femminista

Alessandra Moretti, se vuole censurare il web almeno non usi la scusa delle donne

internazionaleDi Angela Azzaro (da Gli Altri)

Non sapevamo con certezza cosa si sarebbero inventate, ma eravamo sicure: i fatti di sessismo delle ultime settimane e la loro strumentalizzazione avrebbero portato a immaginare una legge repressiva. E’ stato sufficiente aspettare un paio di settimane e dal cilindro ne è sbucata fuori una. Domenica sul Corriere della sera si poteva leggere la lettera della deputata Pd, Alessandra Moretti, che illustrava la sua proposta contro l’hatespeech (insulti minacce e istigazione all’odio) in rete indirizzata in particolare contro coloro che offendono le donne.

La legge non viene illustrata nel dettaglio, ma i punti cardine sono chiari: “Occorre – scrive la deputata – che i provider inizino un processo di responsabilizzazione dei contenuti, affinché la rete resti luogo di dibattito libero e democratico e non spazio per dare sfogo alle peggiori frustrazioni e agli istinti più bassi”. In nome della libertà si invoca la censura, ben sapendo che le norme per perseguire su internet esistono già, e si chiede di mostrare i volti di coloro che insultano nel web. Una sorta di gogna pubblica autorizzata e spacciata come atto di civiltà.

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Antiautoritarismo, R-Esistenze

#Istanbul #Taksim: report manifestazione di Luca Tincalla (in turco)

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[Il cartello dice: “se ciò che succede in questo paese è normale, allora siamo tutti matti”]

A proposito delle proteste in Turchia contro la legge che censura internet voluta dal governo. Da Istanbul Luca Tincalla, del quale potete leggere il report (in italiano) QUI, dice che la novità è che “i media turchi sono stati costretti a parlare della manifestazione poichè molti di loro sono a rischio chiusura, e aspettando le prossime elezioni, mettono il piede un po’ di qua e un po’ di là“. Poi mi segnala la traduzione in turco del suo report che ha realizzato e pubblicato Tolga Darcan. Lo riposto qui, grazie a Tolga e Luca:

8 Şubat akşamı, İnternet sansürüne karşı gösterilere katılmak üzere Taksim’e gittim. Çünkü imza kampanyalarına katılmak ve öfkelenmek, ne yazık ki yeterli olmuyor. Bir şeyler yapmak gerek, olabildiğince. Spor olsun diye şikayet edenler hiçbir şeyi değiştiremiyor, tıklama-aktivizminin ötesine geçemiyorlar. Elbette ki olan bitene gözlerini, burunlarını, kulaklarını ve başka yerlerini tıkayanlardan daha iyiler. Örneğin, “benim nasıl düşündüğümü sen bilmiyorsun” diyenlerden. Madem öyle söyleyin bana. Siz benim nasıl düşündüğümü biliyorsunuz. Ben açık bir kitabım. “Testimone a Gezi Park” (“Gezi Parkı’nın Tanığı”) isimli bir kitap. Luca Tincalla adında bir adam. Kolay, değil mi? Yüzümü ve sözlerimi ortaya koydum, en azından. En azından diyorum, çünkü bu ülkeyi, Türkiye’yi SEVİYORUM. Sanattan, şehirlerden, anıtlardan, kültürel mirastan ve diğer şeylerden bahsetmek yerine direnişten bahsetmek zorunda kalmak beni gerçekten üzüyor. Ancak şu durumda başka türlüsünü de yapamıyorum. Bu mevzuu, kendi seçimlerimi yaptığımı ve – ama değil, ve – sizin seçimlerinize de saygı duyduğumu söyleyerek kapatıyorum; çünkü dünyanın hepimize ihtiyacı var, can yoldaşlarına ve öyle olmayanlara. Fakat yol ortasındaki bir köpek gibi terk edilmiş olmak beni üzüyor. Nokta.

Neden gösterilere katıldım?

Bu yasak da neyin nesi?

Yürürlüğe girdi mi?

Farklı yollarla baypas edilemez mi?

Yanıtlayayım. Tersten başlayarak.

Farklı yollarla devre dışı bırakılıp bırakılamayacağını bilmiyorum; ama sanırım bu mümkün. Nereleri ve nasıl vuracağını görmek gerek önce. İnternet üzerinde vpn yahut benzeri yöntemlerin kullanılıp kullanılamayacağını görmek gerek.

Cumhurbaşkanı Abdullah Gül’ün yasayı meclise geri göndermek için 15 günü olduğundan, yasa henüz yürürlüğe girmiş değil. Gül tarafından veto edilebilir. Belki hayalciliğimden kaynaklanan bir hipotez; ama yaşam devam ettikçe umut da hep vardır demişti biri, her ne kadar sonu pek iyi olmadıysa da.

Bu yasakçı düzenlemeyle, hükûmet organı olan TİB, herhangi bir site veya sayfayı 24 saatten az bir sürede tek bir tıkla erişime engelleme hakkına sahip olacak. Bunun yanında her bir kullanıcıya ait tüm erişim verilerini de gönlünce edinebilecek.

Son olarak, gösterilere katıldım, çünkü yürürlüğe girdiği takdirde bu yasanın ifade özgürlüğümü ihlâl edeceğini hissediyorum. Yalnız değildim. Benimle birlikte en azından 5000 kişi, belki de daha fazlası vardı. İstiklal Caddesi boyunca Tünel’den Taksim’e doğru yürürken, daha akşam 18’de TOMA’ların ortalıkta dolaştığını gördüm. 18.40’da Burger King’e ulaştım ve terasa çıktım. Gösterilerin öngörülen başlama saati olan 19’a doğru, ezanlar okunurken, meydandaki insanlar polis tarafından dağıtıldı. İstiklal’e ulaşabilir miyim diye bakmak için aşağı indim, ama başaramadım, bir polis kordonu girişleri kapatmıştı. Yeniden terasa döndüm. Göz yaşartıcı gazların etkisiyle kaçışan göstericileri gördüm. Biri, polisin kısa süre sonra yukarı çıkabileceği konusunda bizi uyardı. Biber gazlarının havada uçuştuğu meydana indim. Korunmak için taktığım fularla bile doğru dürüst nefes alamıyordum; ama suratını hiçbir şeyle korumamış bir kız vardı, omzuna girdim ve o metroya binene kadar aynı eşarbın altında birlikte soluduk. Sonra geri döndüm, devam etmek istiyordum. Alman Hastanesi’nin oraya gittim, çünkü Twitter’dan orada çatışmalar olduğunu okumuştum. Gerçekten de vardı. Yalnızca bu da değil. Plastik bir kurşun birkaç metre yakınımdan geçti: yere paralel bir şekilde ateşlenmişti, eminim. Sonrasında havai fişekler, göz yaşartıcı gazlar, ateşler içindeki barikatlar… Burada noktalıyorum.

Burada noktalıyorum ama daha bitmedi, en azından benim için; bundan emin olabilirsiniz.

http://www.youtube.com/watch?v=wyVJaUidYFs

Leggi anche:

#Istanbul #Taksim: la manifestazione contro la censura di internet

Istanbul chiama Italia: la repressione in piazza continua!

Tutti i post su OccupyGeziTaksim e Turchia

Comunicazione, Culture, Recensioni

#Libro: “Morti di fama” – intervista a Loredana Lipperini

Morti di fama_Sovrac_@01Pubblicato da poco. Non l’ho ancora letto ma sono curiosissima e lo leggerò con piacere. Intanto mi faccio raccontare due o tre cose da Loredana Lipperini che il libro [qui il tumblr] l’ha scritto assieme a Giovanni Arduino. Leggete quello che ci racconta e poi, così, sapremo quanto mort@ di fama c’è in ciascun@ di noi. Un grazie a Loredana per questa intervista e grazie anche a Giovanni che assieme a lei ha osato toccare l’argomento. Buona lettura!

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Insomma, hai pubblicato con Giovanni Arduino un libro che parla di Internet. Direi che eri annoiatissima se dopo aver parlato di mamme ti serviva giusto un altro tema dogmatico (come hai osato!) per attirare folle di difensori della rispettabilità del web…

Un tema dogmatico, hai detto bene. Avevo già sperimentato più volte che quando si esprime una critica alla rete (ma poi, parlare genericamente di critica alla rete ha poco senso: si discute di pratiche all’interno del mezzo, e non del mezzo, ma facciamo finta che sia così) si viene arruolati nelle fila del generale Ludd. Anche qui, sarebbe interessante ricordare chi era Ned Ludd: non il  visionario retrogrado della vulgata sprezzante nei confronti dei luddisti, ma un combattente che fece ben più che distruggere un telaio meccanico negli ultimi anni del Settecento. Il luddismo era un movimento operaio che difendeva i lavoratori, attraverso il sabotaggio, non dalla rivoluzione industriale in sé, ma dalle forme di sfruttamento che ne derivarono. Ecco, ho già evocato alcune parole sbagliate: movimento operaio, sabotaggio, sfruttamento: chiedo venia e andiamo avanti.  L’idea del libro non è affatto quella di “parlar male della rete con chiacchiere da bar”, come mi è stato rimproverato: bensì quella di provare a capire quali forme di sfruttamento molto meno visibili di un telaio meccanico vengono messe in atto oggi, con l’obiettivo – consapevole o meno – di rendere tutti noi un brand, un me-logo, che è destinato a veicolare altri brand per venderli. Proprio stamattina leggevo la dichiarazione di un ingegnere che lavora a Google: “Il nostro problema non è tanto sapere cosa fanno le persone, ma come fornire servizi che li sfruttino a pieno senza spaventarle”. Dunque, perché non parlarne? Perché non raccontare che tutti noi (tutti, tu, io, Giovanni, chi ci legge) siamo in un meccanismo anche piacevolissimo, indubbiamente utile, persino profittevole: ma che ci spinge, che lo vogliamo o no, a essere sempre più visibili? Una visibilità che porta, forse, qualche piccolo vantaggio a noi: ma soprattutto la porta alle multinazionali del web. Ma non ti ho risposto fino in fondo: non mi annoiavo affatto, ma i temi dogmatici mi affascinano. Da eretica a eretica.

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