Autodeterminazione, Pensieri Liberi, Personale/Politico, R-Esistenze

Cronache postpsichiatriche: l’adolescenza e i disturbi alimentari

Per la mia autobiografia.

In questa foto avevo 14 anni. Dato che mio padre mi diceva che avevo le gambe brutte allora mi sentivo bruttissima. Piena di complessi mi abbigliavo tanto per coprirmi il più possibile. Non pesavo chissà quanto. Ero normo peso ma allo specchio vedevo una obesa e mi sentivo sempre in difetto. A farmi i dispetti e farmi sentire male c’era anche mia sorella gelosa perché secondo lei mio padre dedicava più attenzioni (botte) a me che a lei. Quindi io e il mio corpo non andavamo d’accordo. Diventavo sempre più timida e non pensavo di meritare amore in nessun caso, da parte di nessuno. I miei disturbi alimentari cominciarono dopo le prime mestruazioni, quando sviluppai il seno e i fianchi si allargarono. Digiunavo del tutto o mi rimpinzavo di nascosto di schifezze. Non vomitavo. Quel che mangiavo lo smaltivo con tantissima attività fisica. Correvo, camminavo molto, facevo ginnastica, salivo e scendevo le scale a ripetizione, facevo danza e così pensavo di avere il controllo su qualcosa dato che della mia vita, del mio corpo, del mio destino sembrava io non potessi avere il controllo mai. Tutto era strettamente supervisionato da mio padre.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie, Violenza

Mi violenta psicologicamente ma non posso stare senza di lui

Come spesso succede quando qualcun@ racconta su questo blog pezzi di vita scomodi, non facili da comprendere e rigettati dalla lineare narrazione pubblica, si toglie il coperchio ad una pentola con l’acqua in ebollizione, e dunque eccovi una delle bolle. Noi non possiamo fare altro che ascoltare.

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Coming Out, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Diario di una (non) anoressica

Lei scrive:

[02-06-2016] – È da tanto che penso di scrivere questa pagina di diario, ma da sempre rimando.
Mi chiamo….no, non mi chiamo, il mio nome non ha importanza, potrei essere chiunque, la tua amata sorellina, la tua timida vicina di casa, la stronza che ti isola a scuola, l’insopportabile secchiona, la strafiga che invidi il sabato in discoteca. Ho quasi 17 anni, i miei genitori sono separati, vivo con mia madre e il suo compagno.

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La posta di Eretica, R-Esistenze, Storie

Non mi piaccio. Temo che lui sceglierà un’altra!

Lei scrive:

Cara Eretica, dopo aver letto tante testimonianze di ragazze che non si sentono a proprio agio con il corpo (e anche, purtroppo, dopo aver letto tanti commenti affatto empatici e molto ipocriti) ho deciso anche io di lasciarti una piccola testimonianza (che probabilmente diventerà lunga perché sono prolissa).
Non so cosa significhi essere magra, non so cosa significhi essere adatti per gli standard assurdi di questa società, non so nemmeno cosa significhi essere desiderati o desiderabili.

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'SteFike, Affetti Liberi, Autodeterminazione, Sessualità, Storie

Di quando lui ti tocca male e tu lo cacci via

Ci sono volte in cui ti incazzi, altre in cui ti imbufalisci e altre ancora in cui vorresti spaccare tutto. Capita quando aumenta il prezzo del pane, quando la padrona di casa ti dice che te ne devi andare, quando apri il rubinetto dell’acqua calda e arriva un getto ghiacciato e quando lui ti tocca e smette proprio quando stavi per avere un orgasmo.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, Pensieri Liberi, R-Esistenze

Il sesso maschile è sporco, io sono brutta e tu non devi spogliarti!

"Sono stata io a volerlo. Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E’ l’imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione, e anche di profondo dolore: in manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso." Alda Merini"
“Sono stata io a volerlo. Mi fa sorridere il moralismo della gente, non lo tirano fuori per il nudo in sé, ormai ovunque, ma per quello non perfetto. E’ l’imperfezione a scandalizzare, come fosse una colpa. Il mio è stato un gesto di provocazione, e anche di profondo dolore: in manicomio ci spogliavano come fossimo cose. Mi sento nuda ancora adesso.”
Alda Merini”

Ora che, si spera, è diminuita l’attenzione mediatica sulla faccenda dei culi e dell’uso politico del corpo, ora che siamo “tra noi”, vorrei affrontare due argomenti che sono alla base di alcune “critiche” ricevute.

Salto la faccenda che si riferisce al fatto che puoi spogliarti solo se segui un certo codice militante. La pioggia di insulti e di reprimende moraliste che stanno arrivando addosso a Paola e a chiunque stia dalla sua parte riguarda tutte noi. Non si placherà certo quando tu, compagna, qualunque sia il tuo aspetto e il tuo genere, domani farai una slut walk. Se oggi rafforzi lo stigma moralista che vorrebbero attaccarci addosso domani te lo ritroverai attaccato sulla fronte. Sappilo. Ma di questo avevo in qualche modo ragionato qui e ne sto ragionando anche qui.

Poi: ho letto una sorta di critica all’iniziativa “Ce lo chiede l’Europa” in cui sostanzialmente si dice che l’omo sarebbe un penetratore ambulante “per natura” e che datosi che l’immagine femminile lo stimolerebbe a penetrare la prima che si trova sotto tiro è necessario il moralismo per moralizzare la loro, sbagliatissima, sessualità. Questa la sintesi. Tutto ciò a me sembra solo sessismo, di quello becero, alla massima potenza, e il fatto che in nome della difesa delle donne e della lotta antiviolenza possano circolare simili “opinioni” a me fa comprendere moltissimo sulla deriva che abbiano preso certi dibattiti.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

La svolta per le tre precarie ultraquarantenni

Tre donne quasi coetanee. 45/46/47 anni. Tre donne precarie. Una non si è mai sposata e vive con sua madre. L’altra si è separata, senza figli, ed è tornata a vivere dai suoi. Una è sposata e vive con il marito.

Mi scrivono separatamente e metto assieme queste storie perché credo vi sia un minimo denominatore comune.

Quella che non si è mai sposata vive la sua condizione come una mancanza. Dispera alla ricerca di qualcun@ e la sua vita è come quella di un cane che si morde la coda. Se non va via di casa non avrà modo di socializzare quanto necessario. Se non socializza non trova nessuno. Che arrivi uno che la trombi e la salvi contemporaneamente, sapendo che è difficile trombare se lei ha la madre in casa e lui, se disponibile, è facile che sia separato, senza il becco di un quattrino e con poche soluzioni abitative indipendenti, è quanto mai complesso, sicché mentre si perde in mille storie fotoromanzate, talvolta sperando che l’amore arrivi in viaggio a raggiungere i parenti, ché poi sono le uscite consentite e preferite nella sua condizione, quando le amiche sono sposate e hanno figli, tu sei rimasta una delle rare della compagnia, per respirare vai a pranzo o cena dai parenti e lì a parte tuo cugino dodicenne non incontri altro, e nel frattempo, dicevo, gli anni passano, le rughe aumentano e finisci per contemplare una immagine del prima e dopo un intervento di chirurgia estetica come se avessi visto la madonna.

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Precarietà, Storie

Disperazione precaria

Finché si può andare avanti allora si va avanti e quando non si può più che si fa? Si torna a stare tutti e tutte assieme, come un tempo, in famiglia. Si lascia tutto, vita, città, interessi, prospettive, perché lo sa anche un bambino che se non ci sono soldi non puoi cercare di far soldi.

C’è una ragazza, una donna, che emigrò per fare qualcosa di meglio di quel che faceva al paese suo. Quando andava a casa, nelle feste, poi tornava carica di cose buone, di quelle che nella città dalla quale volle essere adottata non poteva comprarne mai. Poi quel rifornimento finiva e lei si accontentava della scarsa spesa, quel rifornimento insipido che poteva permettersi comprando al supermarket.

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MenoePausa

Anti-Panic Woman

So che sapete tutto circa l’ansia da prestazione, il ruolo della donna-valium è però esteso anche a vicende in cui non è prevista l’erezione.

Non generalizzo. Parlo di una persona e basta. Anzi sono già due e non allargo la statistica. Due uomini che se dimenticano dove hanno poggiato il portafogli vanno nel panico e d’improvviso diventano posseduti ché ci vuole un esorcismo per farli tornare umani.

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Precarietà, Storie, Welfare

Serafina

Serafina si sveglia e porta il bimbo a scuola. Poi si accomoda a fare la fila al centro per l’impiego. Lì le dicono di compilare un modulo e di cercarsi qualche annuncio nella postazione online. Lei dice: ma io  ho il computer dentro casa. Avessi voluto quello, non serviva venire qui. Le dicono che c’è a breve un corso di formazione per l’imprenditoria. Non c’ho un euro, dice lei. Ma alla funzionaria non importa. L’unica cosa che sanno fare è dirle di indebitarsi per trovare un altro lavoro.

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FinchéMorteNonViSepari

L’autoritarismo imposto

Mia figlia dice che certe volte io la disoriento. Vorrebbe le impartissi ordini chiari per darle un indirizzo obbligatorio. Dice che l’incertezza la fa sentire oppressa e che nell’indecisione serve qualcuno che ti guidi, con convinzione ma senza quell’autoritarismo che neppure a lei piace.

Pensieri grandi di una figlia oramai diventata donna che discute di relazioni e si confronta come io qui mi confronto con voi. Io ho avuto due genitori che non mi hanno lasciato scelta. Mi hanno imposto quasi ogni cosa e quel che ho guadagnato come libertà di decisione poi l’ho pagato a caro prezzo.

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FinchéMorteNonViSepari

L’amore bambino

Vedi? Amore, amore, amore. Abbiamo pressappoco la stessa età ma tu sei più giovane. Sei impetuoso, irragionevole, entusiasta, un po’ bizzarro. Dici che vedi scorrermi la vita dentro gli occhi. Dici che non ti lascio spazio. Dici che svolgo con noncuranza gli appuntamenti di relazione. Dici che non ti ascolto a sufficienza e che non sono disposta a capire. E dunque eccomi, posso dirlo, io ti capisco. Capisco ogni cosa che tu fai e quello che dici. Capisco che è tuo diritto prendere e sbattere una porta per manifestare la tua rabbia, che perdere il controllo sia liberatorio, che considerare opprimente il mio sguardo da genitore sia perfino giusto. Hai ragione.

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FinchéMorteNonViSepari

Il senso pratico e lo Stato che non c’è

Continuo da qui.

Stavolta separarmi fu più complicato. Ero da sola e fu mia madre che bussò all’alba ben due giorni dopo. Le urla, il vicinato, qualcuno glielo aveva detto. “Se non torni a casa non posso aiutarti” e posò un sacco della spesa sopra il tavolo. “Tuo padre non sa niente e quando lo saprà vorrà sapere perché non sei venuta a casa…“. Mi sorprendeva sempre quella donna. Un perfetto ufficiale in seconda con l’intenzione di far marciare la truppa dritto fino alla meta.

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FinchéMorteNonViSepari

Mentire sulla prima volta

La prima volta in fatto di sesso con un uomo fu, appunto, la prima volta.

La prima volta in fatto di sesso con un altro uomo fu un’altra volta ma lui voleva sapere se si trattava della prima e dissi che la prima fu un errore e una pessima esperienza. Invece era stata una scelta e mi era piaciuto un sacco.

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