Personale/Politico

L’innesco di un tentato suicidio

Credo di dovervi un’ultima spiegazione, per tutto il sostegno che mi avete dato e perché a questo punto sento di poter avviarmi da sola verso soluzioni che saranno solo mie. Quello che so è che per tanto tempo mi sono sentita di peso e in colpa. I miei due tentati suicidi sono dovuti a questo. La psichiatra ha parlato di innesco dovuto da un disturbo da dipendenza, il mio disturbo, la mia dipendenza affettiva nei confronti del coniuge. Senza volerlo lui mi ha manipolata e fatta sentire piccola e ha cancellato la mia autostima. Con ogni discussione decisiva avveniva il mio tentato suicidio, per non essergli di peso, per non disturbarlo. Queste dinamiche non avvengono perché qualcuno è buono e un’altra persona è cattiva. Avvengono per un insieme di fattori che non sto qui a spiegarvi. Si verifica un intreccio di personalità e la mia è deficitaria in senso affettivo, sin dall’infanzia, dunque il mio amore è diventato dipendente. Se io fossi stata più sicura di me, se avessi avuto una base sicura da cui partire, non avrei pensato al mio coniuge come ad un marito, padre, fratello, amante, mio tutto. Quindi quando ho capito, grazie alla psichiatra, quale era l’innesco mi è stato più semplice disinnescare, per ben due volte, da gennaio, ho avuto due episodi di grave senso di colpa accompagnati dalla tentazione di suicidarmi, ma non l’ho fatto. Ho preso le distanze da me, ho analizzato razionalmente, e ho trovato il modo di disinnescare. Ed ora quello che succederà sarà affare mio e del mio coniuge. Lasciarsi, non lasciarsi. Non c’è da parte mia nessun rancore. Io lo capisco. Capisco come deve essersi sentito mentre stavo in silenzio, senza concedergli un briciolo di spazio. Deve essersi sentito davvero molto solo. Per ora stiamo discutendo. Ci vogliamo bene. Vent’anni insieme non sono un solo giorno. Se è un’occasione per crescere insieme lo faremo. Se ognuno vorrà farlo per conto proprio allora ok. Ma il punto di quell’attesa snervante era il fatto di sapere che qualcosa fosse in sospeso e mentre c’è qualcosa in sospeso non si può andare né avanti né indietro. Forse ieri abbiamo fatto un piccolo passo. Non so in che direzione. Ma oggi siamo un po’ più liberi di autogestirci. Di progredire in una relazione o di volerci comunque molto bene. Mi spiace se con i miei sfoghi ho dato l’impressione di voler evitare di assumermi responsabilità. Non è così. Io sono corresponsabile di ogni cosa. Almeno da quando ho ottenuto la maggiore età. Prima non penso che dovrei alleggerire il peso ai miei genitori per quel che mi hanno fatto. Ma per tutto questo tempo non ho fatto altro che assumermi responsabilità e analizzare ogni punto della mia vita per trovare risposte ed è stato davvero faticoso, difficile, impegnativo. Da tutto ciò riparto. Da tutto ciò ricomincio a vivere. E a proposito: la psichiatra, quella che mi stava antipatica, è veramente in gamba, davvero brava, e mi ha aiutata moltissimo. Mai fidarsi delle prime impressioni. Un’altra lezione appresa e messa da parte.

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