Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Sessualità, Storie

L’immaginario erotico vissuto con senso di colpa

Attenzione, questo testo parla esplicitamente di stupro

[Teniamo a precisare che dare spazio a questa narrazione non significa minimamente legittimare chi strumentalizza un racconto come questo per dire che dunque alle donne piacerebbe essere stuprate. Non è così. I gusti sessuali di dominazione/sottomissione sono cosa consensuale e ancora di più le fantasie sono semplici fantasie. Se non vi piace leggerne passate oltre. Grazie.]

 

Lei scrive:

Ciao Eretica.
Ho già scritto alla pagina, ma per un argomento completamente differente. Quello di cui sto per parlare è un tema scomodo, a tratti vergognoso, ma che penso vada portato alla luce e sviscerato senza pregiudizi.

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Confessioni di una sgrillettatrice seriale

Lei scrive:

Oggi ho letto l’articolo di Pasionaria sul porno, e mi sono decisa a mettere nero su bianco quello che, da molto tempo, penso in proposito.

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza

Torre del Greco: la campagna antiviolenza che rafforza stereotipi sessisti

Lei scrive:

Buongiorno, volevo segnalarvi la campagna anti-violenza sulle donne del comune di Torre del Greco. Siamo messi peggio che al ministero della sanità (si riferisce alla campagna sul piano di fertilità ndb) quanto a insulto alle donne.
I link sono al profilo del vicesindaco e assessore alle pari opportunità. Grazie.

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Fashion Dead per il nuovo disco dei Basura

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Francesca scrive:

Ciao Eretica, volevo sottoporti questa questione che si sta dibattendo nella piccola Aosta. Un gruppo musicale sta lanciando il nuovo disco utilizzando una serie di immagini di dubbio gusto. Ti incollo qui la loro pagina FB: https://www.facebook.com/basuranoize/?ref=ts&fref=ts

La mia associazione (https://www.facebook.com/doradonneinvda/) ha cercato di capire quale fosse il messaggio che lo shooting voleva comunicare, le risposte sono state in ordine: il silenzio, il dileggio, le argomentazioni più strambe, le accuse di femminismo misogino e bacchettone.

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Ti voglio depilata ma mi tengo la mia foresta vergine, egli disse

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Non ho mai capito perché agli uomini è concesso di andare in giro con sopracciglia tipo alberi dopo il passaggio di un tifone. Invece un giorno è capitato che io uscissi fuori con le sopracciglia non allineate. Ne avevo ripulito una e mi ero scordata l’altra. Così potevo usare l’opzione doubleface per adescare uomini con gusti assai diversi. Il tizio che mi aveva invitato a cena non era incline all’ironia, perciò non era una storia che potevo sistemare con una battuta. Per tutta la cena si percepiva il suo imbarazzo e alla fine pure il mio. Maledicendomi per aver dimenticato la pinzetta a casa – diversamente avrei potuto sistemare il pelo in bagno – mi concessi il diritto di continuare a conversare come se niente fosse. Ci sono mode di ogni tipo sul trucco e il pelo delle donne. Perché non è possibile annoverare tra quelle pure la moda delle sopracciglia spaiate?

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Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Il brand antisessista che realizza altri stereotipi sessisti

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C’è stato un tempo in cui avremmo fatto carte false pur di leggere un ragionamento critico sui condizionamenti estetici che obbligavano le donne a ritoccarsi per adeguarsi al modello offerto dalle riviste patinate. Poi avvenne che ci si interessò, fino all’ossessione, di quel che il corpo delle donne doveva patire per guadagnare punti in paradiso. Qualcuna fu felice di veder scippate lotte antisessiste da chi ne realizzò un ulteriore business ed eccoci ad avere a che fare con il brand donne, antiviolenza, antisessismo, riprodotto in salsa glamour senza che sia minimamente messo in discussione nulla di quel che bisognerebbe far notare.

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Critica femminista

Borromeo, la bella addormentata 2.0

borromeodi Angela Azzaro (da Il Garantista)

Nei giorni scorsi abbiamo appreso che Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi si sono fidanzati ufficialmente. Il principe di Monaco le avrebbe regalato un anello molto costoso e ad aprile 2015, molto probabilmente, convoleranno a giuste nozze.

Il gossip non è stato al momento né smentito né confermato, ma è interessante il groviglio che si è creato tra immagine, immaginario e protagonisti in carne e ossa. Perché è successo che una delle più acerrime e agguerrite contestatrici di Berlusconi, reo non certo di fare politiche liberiste ma di uscire con donne come Ruby, si presta ad assecondare l’immaginario anni 50.

Lo scarto tra la notizia, le foto e gli ultimi dieci anni di politica su tette, culi e buoni sentimenti è tutta qui: la contestazione alle donne accusate di vendere il proprio corpo non erano fatte per liberare le donne da qualsiasi tipo di oppressione o modello, ma per riportarle nell’alveo delle favole, delle brave fatine che attendono con trepidazione il principe azzurro.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze, Recensioni

Modelli estetici dominanti e critica alla chirurgia plastica

Si tratta di un cortometraggio di Frédéric Doazan che si inserisce nella critica dei modelli estetici dominanti. Un po’ moralista, secondo me, soprattutto quando stabilisce che una donna, pur di restare bella, aderendo a quel modello, rinuncia perfino a un feto, e per quanto la critica sia efficace la trovo giudicante nei confronti di chi sceglie di ricorrere alla chirurgia estetica. La critica alla chirurgia estetica si trova anche in vari capitoli delle critiche sulla gestione rispettosa del Corpo delle Donne, e per quanto sia vero che esiste un business estetico, trovo che si sia insinuata, nella critica femminista, una estremizzazione, che divide le stesse donne in “vere” e “rifatte” e che, seguendo un filone un tantino radical transofobo, esclude le trans dalle donne biologiche.

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Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Femminicidio come brand: l’industria della moda ci prova!

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Stavolta è il turno del mondo della moda milanese. Che fanno di bello? Rappresentano un’industria. E cosa fa un’industria? Vuole vendere. Ecco: quello che vedete è il capitale che fagocita i contenuti del brand femminicidio, perché le donne/vittime servono al capitalismo.

Il muro delle bambole, con dichiarazione apocalittica siglata dalle grandi firme della moda (e non solo), restituisce in pieno il senso di quel che già in altre occasioni abbiamo visto.

Ma dato che il mondo della moda espone significati e lotte che includono anche il mio sangue allora ecco due cose da dire a costoro.

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Il porno è mio e lo gestisco io!

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La risposta al porno di cattiva qualità non è vietare il porno, ma fare dei porno migliori!” – scriveva la porno post modernista Annie Sprinkle nel 2001. Lo raccontava al termine di una lunga guerra, tra oscurantiste antiporno (vedi Andrea Dworkin commentata da Judith Butler o da Nadine Strossen) e femministe free sex, che negli stati Uniti si celebrava negli anni ’80 e ’90. Molti anni dopo l’Europa tinge le sue politiche movimentiste dello stesso grado di puritanesimo e parrebbe d’essere nel villaggio calvinista descritto da Lars Von Trier ne Le onde del destino o in quello protestante de Il Pranzo di Babette di Karen Blixen mentre leggiamo delle imprese colonialiste di donne che vorrebbero imporre il modello nordico a tutte noi dell’incivile sud.

Arriva dal nord Europa l’ossessione volta a purificare le città dalle sempre più inascoltate e calunniate sex workers e dallo stesso nord arriva il regresso oscurantista contro il porno. Si tinge perfino di socialdemocrazia, finge d’essere un intento in favore delle donne ma alle donne toglie parola e le riduce a semplici oggetti che possono soltanto essere vittime o tacere. Le sex workers però non tacciono ed esigono di essere ascoltate mentre propongono visioni giuridiche non repressive e che restituiscano loro diritti e garanzie. Non tacciono neppure le donne che guardano, godono, vivono, fanno porno, ciascuna alla loro maniera, per quanto la legge italiana sia oltremodo punitiva e limitante in questo.

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