Annunci

Siamo tutte Jenni Galloni

Jenni, ci piace ricordarla così. Senza saccheggiare, come fanno le varie testate giornalistiche, la sua bacheca facebook.

Jenni, ci piace ricordarla così. Senza saccheggiare, come fanno le varie testate giornalistiche, la sua bacheca facebook.

 

Lei scrive:

Ciao Eretica,
scrivo questa lettera chiedendo di rimanere anonima.
La “ragazza incinta di 25 anni trovata morta”, quella cui “la madre pubblica la foto choc del cadavere su Facebook” io la conoscevo. Forse lei non si ricordava nemmeno più di me, ho vissuto 7 anni a Bologna ma non vi abito più da quasi 3. Ho conosciuto Jenni che era ancora una bambina, ad una serata tekno in uno dei tanti locali, e ruppi le palle all’entrata perchè facessero entrare lei e il suo ragazzo di allora assieme al loro cucciolo di cane. La rividi poi a molte feste, ci si scambiava un saluto e un sorriso, ma non ci siamo mai conosciute molto.

[Read more…]

Annunci

Lega nord e sessismo, i leghisti umiliano una compagna

Ricevo e pubblico, invitandovi a fare circolare, con solidarietà a questa ragazza oggetto di grave slut shaming.

[Read more…]

La resistente Emel, gli insulti sessisti e la lotta

12115844_10208337805552413_2792558704609444423_n

di Inchiostro

Ho visto una foto, l’ho vista di sfuggita scorrendo la Home di questo posto schifoso conosciuto come Facebook.
La foto di Emel*.
Non so quanti anni abbia, che lavoro faccia, non so nulla – non è vero, due click e quattro scroll di siti e ho scoperto tutto -.
Lei è lì, col pugno chiuso e quegli occhi.
L’ho stampata, me la sono appesa di fronte. La fisso. La guardo. I brividi mi percorrono la pelle, mi scivolano sulla schiena.

Quell’elettricità pazzesca, forte, che ti fa pulsare le tempie, gonfiare gli occhi al limite delle lacrime – che poi non versi, perché da queste parti è un po’ che piangere è diventato inutile -.
Emel è lì,che fissa davanti a sé, le mascelle strette, il volto duro, severo, eppure al contempo rilassato, quasi pacifico.
Non ci sono smorfie di dolore sul suo volto, non ci sono lacrime, la bocca non è deformata in un urlo rabbioso.

No, Emel è lì, in piedi, fiera e indomita, forte.
Il suo pugno, a braccio teso, cerca il cielo, quei cancelli del paradiso che qualcuno, tanto tempo fa, aveva detto di voler assaltare e che, poi, nemmeno è riuscito a scardinare.
Emel è lì e noi siamo qui.
Noi siamo qui a scannarci sulle minchiate, quando è là fuori che dovremmo riversare la nostra rabbia, la nostra forza, risparmiando le parole rabbiose, le spiegazioni articolate, i confronti che alla fine diventano risse verbali – e le risse verbali sono noiose – per qualcosa di più concreto, di più costruttivo o, a seconda delle prospettive, distruttivo.

Che vengano a metterceli pure i dildi nel culo, che ci prendano pure a pisellate, quando hanno finito di controllare chi ce l’ha più lungo.
Parlo per me, e dico che degli insulti non mi importa nulla. Sono il primo a non essere una persona civile, a non volere i confronti civili, la civiltà come convenzione della comunicazione mi fa cagare, come mi fa cagare dover sempre essere polite o posato o chissàchecazzodaltro.
Non mi importa molto della sensibilità, perché la mia è costantemente colpita, ferita, devastata ogni cazzo di giorno.

Quando mi fermo a parlare coi senza tetto di Piazza Della Repubblica, quando vedo i controllori dell’ATM di Milano, forti della loro divisa da mezz’uomini, insultare deliberatamente le persone per il colore della loro pelle, o per la scarsa conoscenza dell’italiano.
Ogni volta che mi dicono che la bomba in piazza Fontana l’han messa quelli come me, con annesse grasse risate di quello scherzo della natura di Delfo Zorzi – morirai, prima o poi, coglione -.
Ogni volta che i giornali mi chiamano teppista, terrorista, ignorante, pazzo, pericolo pubblico.

Ogni volta che i moderati spengono i fuochi che si cerca di accendere, ogni volta che qualche buontempone sceglie la propria sicurezza, in favore di una disciplina che nega all’uomo il diritto d’essere uomo, di esistere, di vivere una vita degna di questo nome.
Che cazzo volete che me ne freghi di quattro insulti, nemmeno fantasiosi, scritti in una piattaforma informatica? Non si dovrebbe nemmeno rispondere, a certe cose, perché non sono degne di risposta.
Siamo più forti degli insulti, delle brutte parole.
E vi dico di più: gli insulti andrebbero rivendicati. E’ questa la cosa che fa incazzare chi insulta.

Come fa incazzare il potere una donna che, fiera e forte, rimane in piedi, immobile, con il suo pugno gigante alzato al cielo, le sue mascelle serrate, senza versare una lacrima. Come a dire che la devono spezzare, perché lei si pieghi. Come a dire che, per cento volte che verranno, per cento volte dovranno tornare indietro. Come a dire che non basta l’uccisione del marito per farle pensare che la lotta sia persa e, anzi, è proprio per il marito che adesso lei lotterà più forte di prima. Fino alla morte o alla vittoria, senza compromessi.
Perché i compromessi li fanno le persone inutili, quelle che potrebbero morire domani e nessuno ne sentirebbe la mancanza.

E io sto con Emel e non me ne fotte un cazzo degli insulti di quattro coglioni che non hanno altri argomenti se non i soliti stantii luoghi comuni che, più che fare incazzare, annoiano da morire.
E per le persone che annoiano le strade hanno da sempre una sola risposta, che qui non si può scrivere.
Ecco, questo è il mio pensiero.
Il pensiero di uno che butta tutto sul ridere, perché quando si è seri bisogna esserlo per bene, fino in fondo, per davvero.
E sicuramente non sono gli insulti su una bacheca di facebook a dover meritare la mia serietà, e nemmeno la vostra, spero e mi auguro.
Altrimenti non abbiamo capito niente e non stiamo andando da nessuna parte.

Emel lo sa. E il suo discorso al funerale ne è stato testimonianza.
Non rabbia, non indignazione, non urla.
Ma solo fiera, decisa, potente determinazione:
“Noi vogliamo la pace per questo paese, per i poveri di questo paese, per i lavoratori, i curdi, i turchi, i lazidi, i circassi, per le donne e gli uomini.

Noi abbiamo detto ‘pace’, lui ha detto ‘morte’. Noi sappiamo chi è l’assassino. Ma siamo in piedi. Con la nostra coscienza, con la nostra morale, la nostra lotta continuerà.
Ci uccidono una volta ma mille volte rinasciamo. La libertà arriverà.”

Io sto con Emel, e piango.
Piango una rabbia antica che, prima o poi, qualcuno pagherà.

Vostro,

Inchiostro.

*Emel è moglie del ferroviere anarchico ucciso in Turchia il 12 ottobre

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.

Joss Whedon cacciato da twitter da squadriste femministe

joss-whedon-scarlett-johansson-marvel-640x426

Joss Whedon, notoriamente antisessista, tra le altre cose sceneggiatore e creatore di diversi personaggi femminili, forti, determinati, con Buffy l’ammazza vampiri o DollHouse, ha chiuso il suo account twitter che constava di 1.000.000 di follower. Non è stato molto chiaro sul perché l’abbia fatto ma la motivazione, molto probabilmente, anzi certamente, per quanto lui abbia negato questa supposizione, è riconducibile ad un attacco squadrista da parte di presunte femministe che hanno preso a pretesto una sorta di polemica nata attorno a due vicende legate al suo ultimo Avengers – Age of Ultron.

[Read more…]

Salvini, la castrazione chimica e i due minuti d’odio

La notizia è quella di una donna che dopo aver ordinato una pizza riceve a domicilio anche uno stupro. Se la news fosse stata pubblicata senza specificare la nazionalità dello stupratore i commenti, così come è avvenuto per un altro caso datato 21 aprile, ne sono certa, sarebbero stati tutti contro la donna. Si sarebbero sprecati i “è una bugiarda”, “se l’è cercata”, “prima l’ha scopato e poi si è pentita”, eccetera. Invece l’uomo denunciato è straniero, nordafricano, e allora, il prode Salvini, certamente non conscio del fatto di concedere al suo elettorato due minuti d’odio, dimenticando i tanti stupri e atti di violenza commessi da italiani, esprime il suo parare quieto e responsabile e propone la vecchia ricetta di sempre di stampo leghista. Castrazione chimica, con pregiudizio per gli stranieri, perché gli italiani veri proteggono le “loro” donne.

[Read more…]

Alessandra Moretti, l’hate speech e i campanacci della corrida

di Loredana Lipperini (da Lipperatura)

So di arrivare buona ultima sulla lettera che la deputata Pd Alessandra Moretti ha inviato al direttore delCorriere della Sera a proposito dell’hate speech in rete. So anche che in molte e molti le hanno fatto notare le inesattezze contenute nella medesima: prima fra tutte, quella sull’anonimato, dal momento che basta frequentare un poco i social per rendersi conto che odiatori (e odiatrici, che sono in numero notevolissimo, e questo non va taciuto) si firmano con nome e cognome e aggiungono anche una bella fotografia sullo sfondo di un prato fiorito o di una languida spiaggia nel proprio profilo. E anche coloro che fanno uso di un nickname sono, per lo più, facilmente individuabili.
Exit “anonimato”, Enter “la rete è sessista”.

[Read more…]

Alessandra Moretti, se vuole censurare il web almeno non usi la scusa delle donne

internazionaleDi Angela Azzaro (da Gli Altri)

Non sapevamo con certezza cosa si sarebbero inventate, ma eravamo sicure: i fatti di sessismo delle ultime settimane e la loro strumentalizzazione avrebbero portato a immaginare una legge repressiva. E’ stato sufficiente aspettare un paio di settimane e dal cilindro ne è sbucata fuori una. Domenica sul Corriere della sera si poteva leggere la lettera della deputata Pd, Alessandra Moretti, che illustrava la sua proposta contro l’hatespeech (insulti minacce e istigazione all’odio) in rete indirizzata in particolare contro coloro che offendono le donne.

La legge non viene illustrata nel dettaglio, ma i punti cardine sono chiari: “Occorre – scrive la deputata – che i provider inizino un processo di responsabilizzazione dei contenuti, affinché la rete resti luogo di dibattito libero e democratico e non spazio per dare sfogo alle peggiori frustrazioni e agli istinti più bassi”. In nome della libertà si invoca la censura, ben sapendo che le norme per perseguire su internet esistono già, e si chiede di mostrare i volti di coloro che insultano nel web. Una sorta di gogna pubblica autorizzata e spacciata come atto di civiltà.

[Read more…]

Sessismo, insulti e l’incapacità di accettare il pensiero autonomo

Gli insulti sessisti e moralisti sono di vari tipi. Ve ne definisco due. La prima tipologia è quella che è più semplice individuare. Fa riferimento alle tue qualità fisiche. Sei donna perciò non puoi essere altro che un oggetto. Al tuo passaggio quel che hanno da dire è un volgare apprezzamento, che tu sia di destra, di sinistra, pdl, pd, m5s, grillin@, infine qualcuno ti darà sempre della bagascia, troia, puttana. C’è chi farà riferimento, spesso, al tuo corpo, la tua fisicità, perché se sei bella, vivi, cammini, respiri, pensi, non puoi che essere arrivata dove stai solo perché l’hai data a qualcuno. E il giudizio sul darla è moralista perché separa la svendita di se’ in due parti precise: è più grave se dai via le idee o la figa? Il dilemma è sempre uguale. Lo stesso insulto riferito agli uomini al massimo è a sfondo omofobico, con terrore anale incluso. Puoi aver dato via il culo, mai le idee. L’insulto sessista è anche quello che risponde male all’accusa d’essere potenziali stupratori, perché le donne non puoi classificarle secondo un indice di stuprabilità. Che si possa essere grate, riconoscenti, per essere stuprate è una fantasia offensiva. Uno stereotipo sessista che viene veicolato senza coscienza perché introiettato o per convinzione. Un luogo comune. Un errore.

[Read more…]

#Grillo #Boldrini: insulti sessisti utili a chi vuole delegittimare l’M5S

videoconboldrini

Oggi è stata una bellissima giornata di lotta per le donne. Repubblica che fa? Ovviamente la sua prima pagina è dedicata a sputtanare la reputazione di Grillo e il Movimento Cinque Stelle (tanto per cambiare) perché al momento occorre dire che il governo fa cose buone e giuste, sempre, e serve una martire, offerta in premio anche grazie a quegli idioti sessisti che vanificano in un solo momento il lavoro dei parlamentari grillini e non hanno altro da fare che buttare fango a commento nei social network.

Di coglioni è pieno il mondo e sui social network ce n’è pure di più. Dovrei farvi leggere la sequela di insulti, anche sessisti ma non solo, di quelli accreditati da sinistrorsi o sedicenti tali, giacché se l’insulto proviene dall’intellighenzia di partito allora è meglio, senza dubbio, dicevo che dovrei farvi leggere la sequela di insulti che sono dedicati a me da rosiconi uomini e da rosicone donne, dove il più moderato mi augura il manicomio e la più politically correct scrive che quando mi vedrà mi sputerà addosso. E tutto questo grazie anche a chi innesca le micce e poi racconta in giro che si tratterebbe “solo” di critica politica e dei commenti successivi, e figuriamoci, non ne risponde lui/lei.

[Read more…]

Social network: la merda della rete!

Mi è capitato a volte di essere di malumore, perché un branco di cyberbull*, uomini e donne, mi insultavano, sicché vivevo poi la mia vita reale e quando c’era chi mi vuole bene a chiedermi “che ti è successo?” mi rendevo conto di quanto fosse assurdo tutto questo. Se vivi una vita normale, con i tuoi alti e bassi, gli affetti che spendono la propria giornata tentando di realizzare qualcosa di buono per se’ e chi sta loro attorno, è davvero difficile spiegare.

C’è gente che sta attaccata al computer dalla mattina alla sera, praticamente non hanno una vita, evadono costantemente la possibilità di affrontare i propri problemi, sono consumat*, depress*, cronicizzano situazioni già compromesse e quel che fanno è sfogare ossessivamente frustrazione scegliendo di volta in volta un obiettivo differente. Il loro maggiore godimento è il sangue, perciò vedi persone che campano solo di contrapposizione, non creano, non hanno molto da dire e dunque organizzano linciaggi contro quest@ o quell@ e plaudono, insultando, gonfi di livore, alla morte virtuale di qualcun@, alla sconfitta di quelle che sono persone.

[Read more…]