Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

La rivolta è fica

Ci risiamo, da qualche giorno l’ombra nera squadrista del cyberbullismo è tornata a far parlare di sé. No, non lo avevamo considerato un capitolo archiviato. Sappiamo bene che il substrato culturale di violenza e giudizio soffocante che si respira in alcuni ambienti della rete non si sconfigge in un giorno. Allora facciamo un po’ di riepilogo.

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista

Solidarietà a Nichi Vendola: no attacchi personali per opporsi alla GpA

La discussione sulla step child adoption e sulla Gestazione per Altri è già abbastanza deleteria, in certi casi limitata da scivoloni rovinosi in termini di stile e onestà politica, senza aggiungere altra carne al fuoco. Mi riferisco in questo caso alla carne di Nichi Vendola, la cui dimensione politica non è qui in discussione perché c’è chi ha inserito il suo nome in una gogna che è riferita ad una sua presunta – non confermata – scelta personale. Ho letto un articolo che mi ha spiazzata. Non pensavo davvero che da femministe si potesse dedicare un post che invade e giudica le scelte e la sfera privata di un uomo, per quanto sia una figura pubblica.

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Antiautoritarismo, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Il Registro Pubblico degli stupratori? E’ solo una pubblica vendetta!

gognaA proposito della proposta, di cui ho parlato QUI, di istituire il Registro Pubblico dei sex offenders, fatta da un gruppo di tassiste in seguito allo stupro avvenuto a Roma, Angela Azzaro esprime assoluta contrarietà. Ecco cosa scrive sulla sua bacheca facebook:

Sono contrarissima al registro pubblico degli stupratori. Sta girando una raccolta firme a partire dal caso della tassista che ha subito violenza qualche settimana fa. Qui provo a spiegare le ragioni della mia contrarietà

1) perché ha tutta la valenza non della giustizia, ma della vendetta. È la vendetta non risolve i problemi, ma rende la società – tutta – più violenta

2) perché fare un registro marchia le persone a vita, negando loro la possibilità di cambiare. E’ la cancellazione di 2000 anni di storia in cui abbiamo creduto che l’umanità, l’uomo e la donna potessero cambiare

3) perché veicola un’idea opposta a quella per cui mi sono sempre battuta e continuerò a farlo. L’idea cioè che gli uomini (intesi come sesso maschile) non sono cattivi per natura ma che alcuni loro comportamenti sbagliati o violenti o deprecabili siano il frutto di una cultura, identità, storia che possiamo e dobbiamo mettere in discussione. Che abbiamo già messo in discussione costruendo grandi cambiamenti

4) perché nega che la sfida per il cambiamento passi attraverso la rivisitazione dei ruoli e del rapporto tra uomini e donne

5) perché induce a pensare che i violentatori sono i mostri, gli estranei. Mentre è risaputo che la violenza sessuale avviene molto più spesso da parte di persone conosciute se non intime. E così facendo ancora una volta invece di aiutare a risolvere il problema, il registro dei mostri non fa altro che impedire di affrontarlo per come in realtà si pone, mettendo le donne ancora più a rischio

6) perché più banalmente non serve a una mazza. Fatto il registro, le donne che fanno se lo studiano a memoria? Vanno in giro con l’elenco dei volti? Oppure quando incontrano qualcuno consultano prima il registro? L’elenco serve a creare una gogna pubblica, una sorta di ghigliottina virtuale dove far saltare le teste

7) perché i tassisti vogliono le pistole e le tassiste vogliono il registro. È cioè un’azione speculare alla vendetta personale, al far west, alla negazione dello stato di diritto

8) perché spero che chi è autore di violenza venga inserito in percorsi di recupero e non sottoposto alla lapidazione

9) perché sono di sinistra e credo che essere di sinistra significhi battersi per cambiare il mondo non per renderlo più schifoso

10) perché sono femminista, e penso che il mondo si possa e debba cambiare. Nel novecento si sono fatti passi incredibili che non voglio in nessun modo mettere in discussione

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Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Comunicazione, Contributi Critici, R-Esistenze, Violenza

La retorica sul femminicidio non serve a niente

Da un nuovo quotidiano, Il Garantista, oggi per la prima volta in edicola, questo pezzo che condivido perfettamente. Vi segnalo allo stesso tempo un altro pezzo sulla versione online del giornale in cui Angela Azzaro parla della gogna mediatica riservata al presunto “colpevole” nel caso Gambirasio. Buona lettura!

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La retorica sul femminicidio non serve a niente

di Elettra Deiana

Nella tragica vicenda di Motta Visconti ci sono tutti gli elementi per rimettere in scena alla grande quell’horror pornografico che infesta la cronaca nera ed è diventato ormai l’ingrediente indispensabile di questo tipo di informazione. In realtà tutto questo non ha nulla o poco a che vedere con l’informazione. E’ al contrario, una narrazione costruita su una precisa semantica e su precisi meccanismi comunicativi, il cui fine è soprattutto il coinvolgimento emotivo di chi ascolta, guarda, compulsivamente si informa e sa tutto, in ossessiva continuità con luoghi dell’indagine e del giudizio.

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