Saprete che alla denuncia di stupri di gruppo e ai femminicidi il governo, sotto spinta delle donne come Roccella e le sue colleghe radical feminist (quelle che non rispettano le scelte libere delle donne e che insultano le s3xw0rkers), ha risposto con leggi inutili, moraliste, censorie e soprattutto criminalizzanti per le donne che osano praticare mestieri in cui due adulti consensuali offrono performance per altri adulti.
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Stupri, short, forcaiol*, rape culture
In questi giorni sulla pagina facebook di Abbatto i Muri si discute animatamente di linciaggi ai danni degli stupratori e di moralizzazione dei gusti, in fatto di abbigliamento, delle adolescenti che indossano gli short.
Non fosse evidente a tutt* il fatto che dire a una adolescente che deve coprirsi e poi dire che uno stupratore dovrà essere castrato, appartengono allo stesso parametro sessista, mi accingo a raccontare perché tra le due cose c’è una correlazione che va tenuta in considerazione.
Lasciare su una pagina facebook commenti viscerali, sfoghi, sputi deresponsabilizzanti, giacché puntano a individuare e a mettere al cappio il mostro, del tipo “castriamoli”, “tagliamoglielo”, “facciamolo stuprare da un nero”, “rinchiudetelo e poi buttate la chiave”, fino al messaggio che coinvolge i genitori, “arrestateli”, “fategliela vedere”, come se questo risolvesse il problema, non significa affatto lottare contro la cultura dello stupro. Invece la si alimenta, si legittima la disumanizzazione come arma di vendetta, che non è la giusta autodifesa che deve poter esercitare la vittima di stupro, ma è la sete di sangue che appartiene a estranei di passaggio che con un “castriamoli” immaginano di avere compiuto il proprio dovere.
Le soluzioni giustizialiste, prese da una cultura patriarcale che genera giustificazioni per gli stupratori, roba paternalista, per rendere eroiche le gesta di altri uomini, i tutori, che si contrappongono ai carnefici, come se i tutori non veicolassero sessismo, quando ridono di una battuta in cui le donne sono giudicate secondo stereotipi offensivi, quando distinguono le ragazze in quelle perbene o per male, esattamente come fanno molte donne che non sono affatto assolvibili in fatto di diffusione di cultura sessista, non servono a niente. Se non si sovverte il linguaggio o quella stessa cultura che genera i “castriamoli”, temibile tanto quanto la cultura dello strupro, non si raggiungeranno grandi risultati.
Non si può immaginare di risolvere alcunché se non si prova a spendere un po’ più di energie e pensieri per analizzare la questione e modificare la mentalità normativa e moralista, a partire dalle persone che abbiamo accanto o da noi stess*. Non si ottiene niente se poi, sempre sulla pagina di Abbatto i Muri, si commenta un pessimo articolo in cui si sparla degli short indossati dalle adolescenti, e si usano parole come “buon gusto”, “igiene”, “provocazione”, “decoro”, “decenza”, “se poi le stuprano se la sono cercata”, “dress code”, e via di questo passo.
Come si può contestare l’uso del burqa per le donne “musulmane” e poi evocarne la necessità per ricoprire i culi e le cosce delle ragazze occidentali? Perché mai non vi riesce di farvi un po’ di affari vostri e di spiegare che quel che non piace a voi non è detto che non debba piacere ad altre. Perché assumere toni maternalisti, in un moderno matriarcato che tutto sa e tutto esige di imporre a noi altre povere fanciulle inconsapevoli, inadeguate, indecorose, e libere. Non dovreste piuttosto battagliare per fare in modo che queste ragazze possano girare indossando quello che vogliono senza incorrere in nessun rischio e in nessun giudizio? Non vi rendete conto del fatto che così alimentate la cultura dello stupro, usando una morale degna del ‘800 vittoriano?
Perché mai queste ragazze devono subire bacchettate da signore di mezza età o anche più giovani che continuano a fare distinzioni tra le ragazze perbene e quelle per male? E poi, ricordate qualche tempo fa quando si scagliò contro gli short un tale che chiamò le ragazze zoccolette o puttanelle o non ricordo esattamente, anche se il senso era certamente quello, e tutte le donne saltarono a piè pari sul treno dell’indignazione e gli augurarono financo la morte? E se una donna dice che gli short non vanno bene per una adolescente invece poi si dice che ha ragione? A me pare un po’ in contraddizione.
Esiste un moderno matriarcato reso legittimo perfino da un certo femminismo che esige il controllo sui corpi delle donne a partire dalla propria visione morale e dalla propria pudica inclinazione alla censura dei corpi e alla demonizzazione dell’uomo e della sua sessualità. Le donne prendono la parola e cosa fanno? Limitano lo spazio di altre? Decidono che le donne devono comportarsi come dicono loro? E dunque perché mai dovremmo sentirci beatamente al sicuro con un matriarcato che si sostituisce ad un patriarcato che si rinnova per stretta evocazione delle donne? Queste chiamate alle armi di donne che vogliono trasformare gli uomini in boia, in conto terzi, in protettori dei corpi delle donne, in tutori dei nostri pensieri. A me tutto ciò sembra sbagliato e mi pare che si stia andando nella direzione sbagliata, perché oltretutto di questi uomini che rispondono agli appelli delle “femministe”, per assumere il controllo dei propri peni e di quelli dei loro simili, ho una pessima opinione: sono gli stessi che poi esigono di spiegare a me come dovrei essere femminista. Si chiama Mansplaining, o paternalismo che dir si voglia.
Dunque, riassumendo, la cultura dello stupro non si combatte con i “castriamoli”, nessun metodo incivile, inquisitorio, medioevale. La cultura dello stupro non si combatte neppure con un “rivestiti scostumata” perché è quello che ci hanno detto i patriarchi e i maschilisti per troppi secoli e non possiamo farci piacere quelle parole solo perché a pronunciarle è una donna.
Perdete un po’ di tempo a pensare, piuttosto, ed evitate di giudicare le altre. Siamo tante e diverse. Bisogna combattere affinché tutte siano libere di vivere come vogliono. Di tutto il resto possiamo fare a meno.
Se volete seguire le discussioni stanno qui (https://www.facebook.com/AbbattoMuri/posts/1030212197045940) e qui (https://www.facebook.com/AbbattoMuri/posts/1030006180399875).
Per l’uomo che ha massacrato la fidanzata: fine pena, mai!
Da giorni si discute – anche sulla pagina fb di Abbatto i Muri – dello sconto di pena dato a un tale che ha massacrato di botte la sua fidanzata lasciandola in fin di vita e poi costretta su una sedia a rotelle. Gli avevano dato vent’anni di pena e invece ne sconterà “solo” 16. I familiari della ragazza non sono proprio felici di questa soluzione e questo è più che comprensibile per chi ha fatto crescere una figlia per poi vederla massacrare da un uomo violento.
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Identikit di una abolizionista della prostituzione
Forcaiola, giustizialista, inquisitrice, gradisce soluzioni carcerarie e mette alla gogna chiunque non la pensi come lei. Si affida a notizie distorte o artefatte per guidare la ciurma di donne che sono tanto preoccupate per quelle che fanno le prostitute. Che scelgano liberamente o siano sfruttate per lei è la stessa cosa, in più si comporta come il più bieco dei giustizialisti legalitaristi di questo mondo. E’ una manettara di prima categoria e finge di ignorare che in Italia, per esempio ad essere processate per il reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione sono le coinquiline delle sex workers, qualora scelgono di lavorare nello stesso appartamento. Sono i padroni di casa che affittano l’appartamento e che solo in una ultima sentenza di cassazione sono stati dichiarati innocenti. Intanto però chi vuole applicare la legge Merlin può denunciare e portare a processo chi vuole e condannare o comunque fare spendere un mare di denari in spese legali, spesso a chi di denari non ne ha, prima di arrivare alla giusta soluzione.
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Estinguere le carceri con canzoni di merda
di Inchiostro
Metto musica di merda a tutto volume.
Accendo una sigaretta.
Ho un mal di testa lancinante, ma mi rifiuto di prendere degli analgesici.
Mi dico, piuttosto, che dovrei seriamente considerare il fatto di bere meno.
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Gogne pubbliche e sedativi sociali
https://www.youtube.com/watch?v=hw8_Ro1R7ig
Trovo questo video sulla bacheca facebook di una femminista. I commenti variano da un “ben gli sta” a “finalmente… questa si che è giustizia“. A me non sembra affatto un progresso. Mi sembra invece che alle donne sia stata concessa la gestione della forca e non mi pare che questa sia una conquista. La forca va distrutta, le tecniche di linciaggio vanno seppellite, la lapidazione pubblica va contrastata e non riprodotta per mano femminile. Quello che vedete è un sedativo sociale. Segue a chilometri di pornoindignazione che viene così placata per mano di donne le cui vite sono manipolate da chi realizza una cultura familista/patriarcale. La stessa che condisce la vita di alcune bambine, adolescenti, ragazze, indiane con matrimoni pattuiti tra caste. Così le pene severe dovrebbero riparare al fatto che quella cultura non viene messa assolutamente in discussione.
#CulturaDelPossesso: genitori uccidono i figli. Li aiutiamo o no?
Proprio in questi giorni, mentre si discute del delitto di Santa Croce Camerina e si mette alla gogna, prima di aver ottenuto prove certe e di una sentenza, Veronica Panarello, tra gli altri delitti compiuti vediamo quello di due uomini [1] [2], che in due differenti luoghi della nostra penisola, uccidono moglie e figlio e poi si suicidano. In un altro post parlavo di come influisse in questi delitti la cultura del possesso. I figli li ammazzi, ovvero te li porti dietro, come fossero carne della tua carne, pezzi di cuore di cui non riconosci l’autonomia di un battito diverso dal tuo. Li uccidi, ti ammazzi, realizzando anche, a volte, un dispetto, una sottrazione di affetti, all’altro genitore. E’ possibile che quel dispetto lo compia la madre o è il padre a farlo. Sono certa che in questi giorni non avete sentito parlare degli ultimi delitti perché la storia di Loris è più succulenta. Veronica, sua madre, ha una vita talmente complicata da diventare il perfetto mostro da mettere alla gogna. Su una madre si scatena la rabbia popolare, perché secondo la mentalità corrente, per una madre, uccidere il proprio figlio, sarebbe contronatura. Eppure dalle cifre che seguono potete osservare voi stessi come l’uccisione di un figlio da parte della madre sia un fenomeno diffuso. Queste donne non sono mostri. Sono donne piene di problemi. Lo erano. Sono donne anche profondamente egoiste, perché considerare i figli cosa propria al punto di ammazzarli (io ti ho fatto e io ti disfo) è un segno di grandissimo egoismo. E’ anche segno, a mio avviso, di una totale adesione ad una cultura che vuole le madri santissime, martiri o molto ma molto cattive, senza via di mezzo, senza riuscire a dichiarare la propria stanchezza e distanza da quell’istinto materno che vorrebbero attribuirci per imposizione di ruolo di genere.
Quando sono i padri a uccidere, per un verso i media realizzano una descrizione della storia che li vede sofferenti, soli, esclusi dal ruolo genitoriale, abbandonati. Sono separati, non accettano la separazione, ancora di più non accettano la separazione dai figli. I loro delitti vengono usati da chi divulga fobia generalizzando a proposito di una presunta mostruosità dei padri tutti. Vengono usati da chi crea un pregiudizio affinché i padri non abbiano mai legittimazione e difese sociali per esigere l’affido condiviso del figlio. Se uno è un assassino lo sono tutti. Istigare all’odio contro i padri, d’altronde, è cosa che fa il paio con l’istigazione all’odio contro le madri. Parrebbe inutile raccontare una storia che non mostrifica nessuno e che tenta di capire le ragioni sociologiche, antropologiche di quel che questi uomini e queste donne compiono. Per esempio, in un libro recente che parla di uomini, una donna parlava di sindrome di Medea attribuibile agli uomini. Uccidere i figli per dispetto, portarli via alle donne che avrebbero negato l’affido o qualche visita in più, diventa il segno distintivo di una azione che in termini culturali si traduce in una ulteriore colpevolizzazione delle donne. La madre ha colpa quando è lei ad uccidere e sembrerebbe avere colpa anche quando ad uccidere è lui.
Di diverso c’è il modo in cui reagisce comunque la società. Gogna e sguardo pietoso possono riguardare la donna o l’uomo ma per l’uomo si parla di una pena ancora più grave in quanto il padre è quello che dovrebbe tutelare la vita dei figli. Non è accettabile che un uomo mostri tanta debolezza, perché ad essere debole, nella coppia come nella società, eventualmente è la donna. L’uomo deve proteggere moglie e figli. Per un verso o per l’altro entrambi, donne e uomini che uccidono i figli, trasgrediscono la regola che li lega alle convenzioni sociali. Cosa possiamo fare perciò per prevenire questi delitti?
3] Bambino ucciso dalla madre che poi si suicida.
4] Bambino ucciso dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.
5] Bambino ucciso dalla madre. Aveva tentato di uccidere anche il marito. Poi si è suicidata.
6] Bambino ucciso probabilmente dalla madre. Non tollerava la separazione. Poi si suicida.
7] Bambina uccisa dal padre. Non sopportava l’idea della separazione. Poi ha tentato il suicidio.
8] Due bambini uccisi (assieme alla madre) dal padre. Voleva liberarsi del peso familiare.
9] Bambina bruciata viva dal padre. Era un violento. Si è dato fuoco anche lui.
10] Bambino ucciso dal corteggiatore (respinto) della madre. Ritorsione.
11] Bambino ucciso dalla madre. Il marito aveva un’altra donna. Lei poi ha tentato il suicidio.
12] Bambina gettata dalla madre nelle fogne. Voleva liberarsi di lei. La bambina è sopravvissuta.
13] Due bambini uccisi dal padre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.
16] Due bambini uccisi dalla madre. Li ha buttati dalla finestra. Parlano di raptus di follia.
17] Bambino ucciso dal padre. Parlano di raptus di follia. Il padre si suicida.
19] Bambina uccisa dalla madre. Attraversava un momento “difficile”. Poi si è suicidata.
20] Bambina ridotta in fin di vita dalla madre. L’ha massacrata di botte. E’ sopravvissuta.
21] Bambina uccisa dalla madre. Non accettava la separazione. Poi ha tentato il suicidio.
22] Bambina accoltellata dalla madre. Aveva litigato con il marito. La bambina è sopravvissuta.
Cosimo Pagnani: contro il femminicidio serve prevenzione e cultura
Del delitto compiuto dall’utente facebook sostenuto, nell’assassinio commesso, da centinaia di like, se ne parla un po’ ovunque con toni che, purtroppo, tendono sempre nella stessa direzione. In poche abbiamo tentato di inserire nel discorso pubblico parole che ricerchino una sintonia collettiva per realizzare una campagna culturale di prevenzione e sensibilizzazione. Parecchie persone, invece, hanno seguito la solita strategia deresponsabilizzante, alla ricerca di nuovi mostri da schedare, da mettere alla gogna pubblicamente, da perseguire perfino penalmente, come se mettere in galera, oltre all’assassino, tutte le persone che mettono un like a un orribile “sei morta troia” risolvesse qualcosa.
La gara, come al solito, è al linciaggio delle singole persone, come se questo rappresentasse una soluzione e dunque bisogna spiegare, ancora una volta, che non è con il giustizialismo che si risolvono queste cose. Serve un’analisi, che vada oltre la linea di governo sollecitata a promuovere altre leggi dure contro il femminicidio. L’analisi parte da questo: una legge contro il femminicidio è già stata fatta e come si può vedere non serve a niente. Chi chiede altre leggi non ha ben capito, secondo me, quanto e come sia complicato cambiare la cultura di un paese in cui gli assassini di donne, fino a pochi decenni fa, contavano sull’assoluzione per questioni d’onore.
Cambiare quella cultura non è semplice, e non c’entrano le separazioni, i divorzi, gli affidi dei figli, perché la ragione per cui una donna viene uccisa resta ancora da ricercarsi in una mentalità che non sopporta il fatto che le donne possano decidere qualcosa di diverso da quel che decidono i loro ex. Il punto è che alcuni uomini non riconoscono alle donne la libertà di scelta e questo dato emerge da quel che viene detto o scritto, talvolta, sugli stupri, sugli aborti, sulla sessualità lesbica. Una donna che non è libera di scegliere non può neppure lasciare un uomo senza beccarsi conseguenze persecutorie e violente.
E’ vero che tutto ciò non riguarda solo gli uomini, giacché le donne possono essere perfide e ugualmente fetenti nei confronti dei loro ex, ma questo dato viene usato per giustificare una più diffusa mentalità misogina e sessista che ha trasformato un pregiudizio di genere nella pretesa di giustificare un uomo che uccide la propria ex. Quell’uomo viene giustificato da parenti e amici, da conoscenti, attiva un meccanismo che procura una tifoseria su facebook, come l’accusato di stupro coinvolge tutto un paese per praticare bullismo e stalking contro la ragazza che l’ha denunciato. Siamo ancora fermi al “processo per stupro”, dove le prime a sostenere gli uomini di famiglia sono le donne che guardano ai propri figli come a innocenti creature da salvare dalle ‘zoccole’ che viaggiano per le strade in minigonna.
Capisco che tanti di voi vivano in città, separati dal mondo attraverso una porta che non vi consente di conoscere neppure il vostro vicino di pianerottolo, ma l’Italia è molto più arretrata di quel che pensate. L’Italia è ancora quel posto in cui le donne devono pagare per lo sgarbo fatto ad un uomo e questa cultura non cambierà con nuove leggi, con la schedatura fascista di chi mette i like, con la violazione della privacy di chi dice sciocchezze su facebook, perché diventerebbe una caccia alle streghe, considerando il fatto che il mostro è tra noi, quella cultura viene veicolata da tutti e che se non si combatte culturalmente quella mentalità ci saranno altre Marie assassinate e altra gente che tiferà per i loro assassini. Vi prego, pensiamoci, senza lasciarci prendere, come al solito, dall’ansia sociale e dall’indignazione che smuove le viscere. A bocce ferme, se ne avete voglia.
Ps: e che nessuno mi dica che la colpa è di internet perché internet è lo specchio di quel che noi siamo.
Update: In queste ore hanno creato una pagina a nome di Pagnani per dare sfogo ai dieci minuti d’odio di varie persone, uomini e donne, che gli augurano il peggio del peggio e lo insultano in ogni modo. Pensate che questa sia una soluzione al problema? Invece no. Questo è parte del problema. Tanti erano i like che plaudivano al linciaggio sessista contro la sua ex moglie e tanti sono i like che plaudono al linciaggio contro di lui. Le persone cambiano ma il metodo resta lo stesso. Parliamone.
[articolo pubblicato anche su Il Fatto Quotidiano]
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Se un direttore di testata vuole insegnarci come prevenire la violenza sulle donne
Mi scrive Francesca Rivieri, responsabile del Centro antiviolenza D.U.N.A. di Massa, la quale viene intervistata da un giornalista di lagazzettadimassacarrara.it sul tema del linguaggio sessista in pubblicità. Il Centro sta organizzando un workshop su quel tema e nell’intervista Francesca ragiona sulla comunicazione a proposito di violenza sulle donne. Parla della rivittimizzazione delle donne uccise quando sui media un femminicidio viene descritto come un “omicidio passionale” e racconta come l’interazione tra chi si occupa di violenza sulle donne e chi offre notizie di cronaca sia necessaria per determinare un cambiamento culturale.
Linciaggio per #Schettino e per chi invoca il garantismo
Per me non è affatto una sorpresa leggere che mentre mi assentavo dal web stava accadendo quello che accade sempre. La società “innocente” si erge su tutto e tutti per delimitare spazi e dire chi può vivere o morire, pollice su o pollice giù. Gente alienata e facebook dipendente che avrà mille scheletri nell’armadio, che ha sicuramente fatto nella vita qualcosa di cui non va fier@, che stabilisce chi deve fare cosa, non secondo le leggi che determinano l’andamento della giustizia ma secondo la morale comune, quella del popolo, la stessa morale che può impiccare qualcuno sulla base di un sospetto o può rovinare la reputazione di una persona e non lasciarla in pace mai più soltanto perché non la pensa come noi. E’ il popolo dei linciatori e delle linciatrici morali, Savonarola dei nostri tempi, per cui il mondo va ripulito da esempi di imperfezione e di presunta o reale immoralità perché loro sono i giusti, i migliori, i puri.
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Le donne sono vittime di violenze, perciò tu sei colpevole!
Sono una avvocata e mai avrei pensato di poter dire quanto sto dicendo. Un giorno arriva da me un uomo, distrutto, devastato, completamente massacrato. Il volto sofferente, gli occhi gonfi, i lineamenti tirati. Magro, sfinito. Racconta che ha trascorso anni di inferno, vorrebbe uscire da un incubo e non è neppure in grado di articolare bene le parole. “Sono imbottito di farmaci perché altrimenti arrivano le crisi di panico” – mi dice, e strascicando sillaba dopo sillaba mi parla di una storia alla quale stentavo a credere. “Sono stato condannato ingiustamente“, spiega, e parla di una condanna in primo grado per violenze ai danni di una donna che lo avrebbe accusato di averle destinato attenzioni aggressive e ripetute molestie in ufficio.
Una collega, di quelle che tu saluti al mattino di passaggio tra l’ufficio A e l’ufficio B, con la quale resti nell’ascensore tra un piano e l’altro e che talvolta incontri nelle pause caffè all’angolo bar e scambi giusto due parole. Dicevano che questa signora fosse una molto in gamba, riconosciuta nel suo ambiente, non fosse per il fatto che nel suo computer, a volerle cercare, trovavi lettere di fuoco dirette ora ad uno ora all’altro con toni del tipo: “ti ho chiesto di accompagnarmi a quella festa e tu hai accettato. poi però non mi hai degnata di uno sguardo per tutta la sera e questo lo giudico offensivo“. Delle sue lettere però vi parlerò alla fine perché adesso il punto è che davanti a me ho un uomo che prova a dirmi perché la sua vita è andata in pezzi.
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Giustizialismo ed esaltazione del materno
La giustizialista pro/madri somma pratiche e teorie di quella corrente di pensiero che dice di voler liberare le donne accreditando il valore delle prigioni, che smentisce accuse generiche, stereotipate, pregiudizievoli e gratuite ripartite contro persone e generi accreditando altre accuse contro altre persone e altri generi. Tenta di sconfiggere il padrone utilizzando gli strumenti del padrone, come si sarebbe detto una volta. E dunque immagina di salvarsi dal patriarcato consegnandosi al patriarcato (buono). Pensa di opporsi al paternalismo legittimando e sollecitando paternalismo di Stato. Invoca diritti/poteri per le donne a seconda del ruolo che rivestono, dunque invoca diritti frazionati e non già per le persone ma per le madri, le donne incinte, le mogli, perfino le ex. In fondo adopera riduzionismo biologico per identificarsi in una categoria “protetta”. Se per le donne reclama presunzione di innocenza agli uomini assegna la presunzione di colpevolezza.
La giustizialista rinuncia all’autorganizzazione e consegna il corpo delle donne a papà Stato. La stessa cosa fa con i corpi dei figli, esigendo una ingerenza istituzionale in cui il possesso su quei corpi è sancito a suon di sentenze, perizie e controperizie. Per lei nelle separazioni i figli devono restare con le madri, facendo dell’esaltazione del materno quasi un mestiere, i padri ci saranno invece con il contagocce e quelli che vogliono esserci di più sono cattivi ed ogni cosa si farà per dimostrarlo.
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Di #Bertolucci, #sodomie non autorizzate e giustizialismi retroattivi
E’ veramente atroce vedere come chi ha una avversione paternalista per il porno approfitti della questione del film di Bertolucci per raccontare che chissà che cosa fanno di male alle attrici hard. Le attrici hard sono informate, da quel che so, di quel che dovranno fare nelle scene e che piaccia o meno a censori, bacchettoni, moralisti e paternalisti vari lo fanno per scelta. E’ mai possibile che si tenti a tutti i costi di usare un metro proibizionista sostituendosi alle donne affinché si dica che tutte sono da salvare anche se non vogliono essere salvate? E oltretutto: è mai possibile che l’unico modo che si ha per discutere di questo sia quello che verte immediatamente in direzione di securitarismo, punizioni, galere e quant’altro?
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La folla in attesa della “giusta” sentenza
La folla attende, coi forconi in mano, gran ghigno di soddisfazione perché il vecchio potrebbe finalmente varcar la soglia delle patrie galere. Era lo scopo della vita di certuni ossessionati da codesta cosa. Era l’assillo di giustizialisti che demonizzando il soggetto ritenevano che fuori lui è d’improvviso l’Italia sarebbe stata salva.
E’ chiave di legittimazione per la giustizia giusta che domani sarà altrettanto “giusta” con Marta e gli altri #NoTav, perché quegli stessi signori, un minimo stalinisti, al pari dei fascisti, che immaginano soluzioni carcerarie per ripagare con la catarsi la povera gente alla quale non offre alcuna risposta seria in fatto di lavoro, reddito, casa, bisogni primari insoddisfatti, sono poi quelli che si augurano la galera per #NoTav e tante persone di movimenti sparsi, come siamo noi, che combattiamo odiando le galere e certamente avendo sguardo ben più disincantato rispetto al livello di giustezza di questa giustizia.
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La galera per gli uomini prima della fine di un processo?
Va bene. Adesso è chiaro dove vuole andare Repubblica e chi la segue/legge/ispira. Dopo la lettera della vittima/prigioniera ecco il punto. Vogliono l’aumento di pena per lo stalking di modo che sia consentita la custodia preventiva e comunque la galera invece che domiciliari dopo la condanna. Oppure vogliono la modifica del decreto svuota/carceri che dovrebbe decidere giusto in questo caso di fare una eccezione e di usare per le persone accusate di stalking, sulla base della loro pericolosità sociale che immagino sia relativa al sesso degli accusati (varrebbe anche per le donne?), la stessa regola che vale per chiunque sia accusat@ di un reato che preveda una pena superiore ai 4 anni.
Quella di decidere che un accusato di stalking – accusato e non condannato – sia da rinchiudere per evitare che ammazzi una donna, seguendo il consiglio di onorevoli della Lega che, fosse per loro, aspirerebbero anche a pene perfino più giustizialiste, ritenendolo colpevole sulla base di una casistica evidenziata sui quotidiani, senza attendere neppure l’esito del processo, a me sembra una decisione davvero degna di un paese che abdica alla galera ogni possibile soluzione in fatto di violenza sulle donne.
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