A proposito del fatti di Colonia, Emanuela esprime:
“il fastidio senza limiti che si prova a dover, ancora una volta, vedere politiche autoritarie, razziste e discriminanti promosse in nome dei diritti delle donne. Il che mostra come la moda delle politiche per la “parità di genere” spesso non faccia altro che appropriarsi del linguaggio delle battaglie per la giustizia sociale e piegarlo al mantenimento di un ordine sociale sessista, razzista e classista. Se le nostre analisi e lotte non si situano all’intersezione di tutte queste dimensioni si rischia di riprodurre il discorso dominante, a volte senza rendersene conto. Io sono una ricercatrice independente e insegno Genere e Conflitti all’università. Mi trovo costantemente a ripetere che ridurre la questione al paradigma delle donne vittime non fa altro che perpetuare le gerarchie di genere e svuotare le nostre analisi del loro carattere sovversivo rispetto al discorso accademico mainstream. Io stessa negli anni ho trasformato il mio approccio allo studio e alla ricerca e continuo a interrogarmi su chi e che cosa sto escludendo, chi sto lasciando fuori dalla mia comprensione di fenomeni legati sì alla violenza diretta ma anche in modo inequivocabile a molteplici forme di violenza strutturale e culturale.






