Ve la racconto in modo semplice, anche perché oggi è stata una giornata complicata, io non sono stata molto bene e non ho molta energia per dirla meglio. Mi scuso a priori per la mancanza di diplomazia, ma ricordate che non c’è mai nulla di personale e che il mio è semplicemente un giudizio politico.
In questi giorni emerge, con forza, su un tot di siti, incluso questo blog, il fatto che ci sono donne che inneggiano alla guerra, ai militari israeliani e che esprimono un tale odio nei confronti dei palestinesi da far pensare direttamente a modalità – naziste – per fanatismo e livello di totale disumanità. Ne scrivo, anzi, ne scriviamo [QUI e QUI], e una rete di persone, donne, mette in condivisione notizie, traduzioni, osservazioni, analisi politiche e mi arriva voce che qualcun@ considererebbe questi articoli, ovvero cose che non ragionano della “magnificenza al femminile” (e qui di magnifico, in realtà, non c’è proprio niente), come una sorta di istigazione alla misoginia. Cioè: rilevare che ci sono donne che devono assumersi la responsabilità politica e in fondo anche personale e umana delle scelte che stanno compiendo significherebbe gettare un’onta, un po’ un’offesa su tutte le donne. Arriva anche su questo blog un messaggio che non ha nulla di criptico, e che non ho pubblicato perché contiene un insulto bello grosso, ma vi sintetizzo la parte di critica politica che sostanzialmente si rifà al femminismo della differenza e dice che:
1] parlare di Palestina in questo momento non va bene. Meglio il silenzio, abbiamo poco da dire, a non dire un cazzo siamo tanto originali e in ogni caso se proprio dobbiamo parlare della Palestina parliamo di quanto siano machisti i soldati e di quanto, eventualmente, siano femmine che hanno introiettato la violenza machista quando si parla di soldatesse o supporters varie ed eventuali.
2] Comunque il mondo si divide in un maschile e un femminile e si sa che il “maschile” è quello che per “natura” spacca i maroni al mondo.
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