E’ incredibile come il dolore trovi spazio perfino nella apparente patina di indifferenza costruita con i farmaci. Arriva tutto assieme, in un pianto incontrollato, e non si ferma, non mi lascia neppure il tempo per respirare. Difficile spiegare come il tempo di assenza sia dovuto ad un distacco non cercato, per non lasciarsi sopraffare dal dolore. Difficile spiegare che il dolore è tanto e tale da indurre il terrore perfino quando dovresti solo rispondere al telefono. Difficile spiegarlo a chi con superficialità relega la depressione all’angolo in cui l’ignoranza la lascia definire con uno stigma negativo, quello di pazza, quello di malata, detto da chi usa questi termini per screditarti, delegittimarti, insultarti, detto da chi, possibilmente, vanta una onorata carriera di filantropo o di missionaria, tanto pietosa per se stessa e totalmente analfabeta per quello che ti riguarda, gente che pensa di essere empatica e poi apostrofa con un “curati!” te che hai semplicemente espresso un’opinione.
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