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Quel ridicolo picchetto antiporno di Gloria Steinem

La femminista radicale Gloria Steinem ne ha fatta un’altra delle sue. Ha fatto interventi in favore della candidata Hillary Clinton, è una figura filo-istituzionale, ha fatto visita al centro contro la tratta gestito da una falsa vittima di tratta (vedi Somaly Mam), si accompagna volentieri ad alcune sopravvissute della prostituzione (quella la cui iniziativa a Roma è diventata un luogo escludente per le sex workers che volevano dire la propria) tuonando contro i/le sex workers che vendono servizi sessuali per scelta, è anche una Terf [a, b, c, d, e,] (femminista radicale trans escludente) che solo di recente ha ambiguamente, senza poi rimettersi tanto in discussione e solo dopo una petizione contro le sue affermazioni, chiesto scusa alle persone trans offese ripetutamente nel corso della sua carriera femminista, è una antiporno che vittimizza tutte le donne a prescindere dal fatto che le dicano che lei non rappresenta tutte quante.

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The Deuce – La via del porno: la serie televisiva che descrive la complessità del fenomeno

The Deuce – La via del porno, è una serie televisiva prodotta dalla HBO e interpretata magistralmente da James Franco e da donne spettacolari che rendono perfettamente il clima del periodo. Tra tutte si distingue Maggie Gyllenhaal nel ruolo di Candy, una prostituta di strada che negli anni settanta rifiuta il pappone e si autogestisce non senza rischi e ritorsioni.

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Intolleranza e mistificazioni delle “femministe” abolizioniste (della prostituzione)

Illustrazione di Moira Murphy Fonte.

 

Ancora su femministe radicali sex workers escludenti (Swerf) e sex workers autodeterminate, che scelgono di vendere servizi sessuali, che vengono disconosciute e insultate. Una recente discussione ha attivato uno strascico in cui l’intolleranza prosegue via social, per bocca delle – più o meno – stesse persone che volano di pagina in pagina per dettare il verbo abolizionista – guai se non la pensi come loro – con disinformazione, mistificazione, violenza “argomentativa” e disonestà intellettuale senza eguali. In particolare la discussione alla quale mi riferisco, che potete trovare per intero sulla pagina di Maschile Plurale, da tempo ormai colonia tiranneggiata da abolizionist* intolleranti, parte da quel che è successo a Roma e insiste sugli stessi argomenti di sempre.

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Differenza tra analisi politica femminista e insulti delle abolizioniste

Temi relativi al conflitto interno al movimento femminista, con una divisione insanabile dovuta alla totale intolleranza delle abolizioniste, alias femministe della differenza che corrispondono alle femministe radicali statunitensi.

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La ‘lobby pimp’ all’Amnesty AGM? E’ una calunnia delle abolizioniste

[Articolo in lingua originale qui – traduzione di Baba Yaga]

L’insulto ‘pimp lobby’, lobby di papponi, lanciato nei confronti di chi si batte per una completa decriminalizzazione scredita il movimento delle sex workers. Il report di Frankie Mullin sull’Amnesty UK Annual General Meeting.

Frankie Mullinn è una giornalista freelance che si occupa di questioni sociali con un interesse particolare per le sex work politics.
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Dicono di Eretica (di tutto e di più): parlando di sex working e attacchi personali

La domenica dovrebbe essere un momento di relax. Per me lo è stato. Per altre invece. Per l’appunto mi avvisano che sulla bacheca (pubblica) di una abolizionista si svolge un siparietto che si ripete da anni (su varie bacheche facebook), ai miei danni, con attacchi personali, giacché gli argomenti evidentemente scarseggiano.

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#IAm/Aim – Il tempo buio della Restaurazione

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di Fabrizia

Viviamo nel tempo buio della restaurazione. Uno dei molti segnali è senza dubbio l’appropriazione culturale indebita. È un metodo subdolo, passivo-aggressivo, per rendere invisibili le persone più soggette all’oppressione e alla discriminazione sociale. È il puerile e parossistico sovvertimento delle parti, che fa gridare al razzismo contro i bianchi, alla discriminazione degli etero, all’oppressione maschile da parte del genere femminile.

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