Vi abbiamo spesso raccontato come i razzisti speculino sulle notizie di stupri commessi da “stranieri” per poter istigare odio contro tutte le persone “straniere”. Abbiamo anche raccontato come i razzisti istighino odio contro le donne – bianche – che esprimano opinioni antirazziste. Augurano loro stupri da parte di uomini neri e le insultano in ogni modo possibile. Tutto ciò non nasce oggi, non è un fatto nuovo ma si ripete negli anni a partire dal momento in cui il razzismo fu in qualche modo riconosciuto come “utile” in determinate società.
Tag: Femminismo Intersezionale
Ecco le donne che lottano dall’interno affinché il femminismo non sia solo bianco

Articolo di Gabriela Sánchez / Icíar Gutiérrez
In lingua originale QUI. Traduzione di Emilia del gruppo Abbatto i Muri.
Femminismo Bianco, Eugenetica e sterilizzazioni forzate delle donne di colore
Testo originale QUI. Traduzione di Isabella.
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L’abito delle donne bianche
(donne bianche in maschera)
DI SHERRONDA J. BROWN
Questo scritto contiene ampi riferimenti alla violenza riproduttiva e alcuni cenni sulla violenza sessuale.
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Decathlon e l’hijab: la Francia è impazzita
Di Ilyes Ramdani (QUI l’articolo in lingua originale. Traduzione di Gisella, revisione di Elisabetta del Gruppo Abbatto i Muri).
La polemica alimentata dai responsabili politici di «République en marche» e del partito «Les Républicains» hanno spinto Decathlon a rinunciare alla commercializzazione dell’«hijab da corsa». Ben lontano dall’essere un semplice aneddoto, l’episodio è sintomatico della nevrosi che colpisce una parte della società francese in tema di Islam e velo.
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“Sciacquati la bocca con l’acido” e “ti piace il bastone nero”: insulti alla ragazza antirazzista
Di questa triste vicenda si parla da qualche giorno ma vale la pena riproporla non solo per dare tutta la nostra solidarietà a Martina ma anche per proporre due righe di riflessione prima di lasciarvi al post che le ha dedicato la cugina e alle screen con alcuni commenti pieni di insulti razzisti e sessisti. Come abbiamo più volte detto le donne per quelli della Lega sono considerate proprietà patriottiche. Se stanno con un immigrato, in special modo se nero, allora partono insulti che svelano non solo milioni di stereotipi razzisti ma anche il loro evidente senso di inferiorità. Il fatto che la cultura patriarcale impone che tra maschi ci si misuri il pene per primeggiare in dimensioni conta per costoro e attribuiscono alle donne il premio di questa insulsa gara. Le donne devono interpretare un copione preciso: stuprate dai neri e dunque utili alla propaganda razzista, oppure di proprietà di un bianco italico e a insultare le traditrici della razza tra i commenti dei social. Le donne però sono meglio di così. Le persone, gli uomini, si possono amare a prescindere dal colore della pelle e dalle dimensioni del pene. E se per i razzisti non è così allora poveri loro. Questa è la cultura istigata da chiunque stia riportando l’Italia al fascismo del ventennio Mussoliniano.
Cristina Vangone su Facebook scrive:
Qualche giorno fa il ministro Salvini ha postato sulla sua pagina Facebook un video in cui durante un collegamento con Massimo Giletti, su La7, raccontava di una signora delLa Maddalena che dopo averlo incontrato gli ha regalato un rosario. Nello stesso video, poco dopo aver baciato il crocifisso, ha espresso quello che, dal suo punto di vista, implica l’avere a cuore i bambini (africani e italiani) e l’agire nei loro interessi. Concetti nei confronti dei quali una libera cittadina s’è sentita di esprimere dissenso attraverso un commento. Ciò che ne è derivato e che stasera voglio condividere con voi è stata una scarica violentissima di risposte marcatamente razziste, sessiste e assolutamente non pertinenti. Non un’argomentazione, non un tentativo di confronto, non un abbozzo di dialogo, non un “credo che tu ti possa sbagliare perché…”.
Faccio la sex worker e l’otto marzo parteciperò allo sciopero delle donne
Lei scrive:
Cara Eretica, sono una donna di 36 anni che nella vita ha fatto di tutto per essere indipendente. Sono stata fin da subito disposta a viaggiare per lavoro, sono andata ovunque e ho fatto qualunque cosa. Però non ne ho ricavato nessuna stabilità ed è stato un po’ come vivere alla giornata. Ho deciso perciò di fare la sex worker e quello che non mi aspettavo era il giudizio di donne più grandi di me che pensano di sapere quello che dovrei fare con il mio corpo.
Ho detto subito alle mie amiche cosa avevo scelto di fare e ho portato la mia esperienza nelle riunioni e nella vita di tutti i giorni. Sapete qual è stato il danno maggiore? Quello che mi hanno procurato queste donne perbene che non fanno che giudicarmi e colpevolizzarmi. Naturalmente l’otto marzo io sciopererò e parteciperò alle manifestazioni che saranno organizzate ma non mi piace sentirmi giudicata e quindi sceglierò come sempre di stare con le mie amiche transfemministe e queer.
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#Brasile – Saremo nelle strade, siamo resistenza!
di Vanessa Gil* e Cláudia Prates**
Articolo originale: QUI (traduzione di Maria Cristina Migliore del gruppo Abbatto i Muri)
Un antico dibattito della sinistra riemerge già all’inizio dell’insediamento del governo fascista in Brasile: i programmi identitari intesi come discordanti e di minore importanza nel contesto generale.
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Perché sono femminista
Lei scrive:
Ho sempre avuto un cuore femminista, ma ho avuto tanta difficoltà a tirarlo fuori, a tirar fuori la rabbia, mi sono sentita sempre un po’ fake come femminista perché avevo una sola idea di femminismo, di donna indipendente, forte, in carriera, un’idea che mi ha trasmesso mia madre, che a suo modo era femminista pure lei. Era titolare dell’attività di famiglia perché l’aveva ereditata dai suoi genitori, lei e mio padre lavoravano insieme, anche sei lei si occupava pure della casa e di crescere tre figlie, mia madre si è fatta in quattro per tanti anni per riuscire a fare tutto, e mi diceva sempre di studiare perché dovevo lavorare perché poi una donna che non lavora nella coppia non ha potere di decidere, per lei lo studio era fondamentale per stare quasi alla pari di un uomo, “quasi” perché comunque lui restava sempre il capofamiglia.
Era anche un discorso classista perché per loro l’unica strada possibile per una donna di una famiglia rispettabile era lo studio, potevi lavorare se avevi un titolo, fare la domestica non era tanto onorevole, per loro se non facevi un lavoro d’ufficio era più giusto stare a casa. Poi nella visione dei miei genitori ovviamente non c’era indipendenza, non c’era divertimento, se sei donna devi solo andare a scuola, studiare e al momento giusto trovare un brav’uomo da sposare. Una ragazza seria per loro non fa tardi la sera e se esce in quel caso i genitori sanno dov’è con chi starà e rientrerà all’orario stabilito da loro.
#Bologna – 1/2/3 febbraio – A Lesbicx si parla di inclusione e intersezionalità
Uno, due e tre febbraio a Bologna si celebra Lesbicx. Un evento in cui il movimento lesbico si incontra per ribadire alcuni principi e raccontare le proprie rivendicazioni. Paola Guazzo, una delle relatrici dell’evento, lo introduce così:
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Praticare l’intersezionalità: contro la colonizzazione del pensiero Black nel discorso femminista bianco
Di Ariane Poisson
(articolo originale qui – traduzione di Antonella e Leda del Gruppo Abbatto i Muri)
Contesto: l’intersezionalità come nuovo trend femminista
Il termine intersezionalità fu coniato dall’accademica femminista nera Kimberlé Crenshaw nella sua pubblicazione del 1989 “Demarginalizzare l’intersezione di razza e genere: una critica femminista della dottrina dell’antidiscriminazione, della teoria femminista e delle politiche antirazziste” e le radici culturali di questa teoria si basano su discorsi portati avanti dall’abolizionista (della schiavitù afroamericana negli USA, NdT) Sojourner Truth e la studiosa di Liberazione Nera Anna J. Cooper nel 19esimo secolo. In una parola, l’intersezionalità teorizza che l’esperienza di oppressione sistemica cui è sottoposta una donna nera non è la somma di ciò che opprime un uomo nero sommato all’oppressione subita da una donna bianca. Oggi l’intersezionalità ha permeato il discorso femminista bianco, ma i suoi termini sono divenuti vaghi, marginali e meno pregnanti. Tanto che, prima di esplorare la teoria di Crenshaw sull’intersezionalità, in quanto donna bianca si dovrebbe chiaramente identificare cosa l’intersezionalità è e non cosa possa essere per me. L’intersezionalità non è universale e non tutte le intersezioni delle identità sono su uno stesso piano, specialmente quando una intersezione include la bianchezza. Non importa quali altri assi di discriminazione sono in gioco, la bianchezza conferisce un supporto tale per cui a chi ne beneficia non sarà dato di sperimentare l’impatto totale dell’oppressione o dell’invisibilizzazione smascherate dalla teoria intersezionale.
Il maschilismo è la più dannosa forma di oppressione
Il maschilismo è una cultura basata sulla conservazione del privilegio maschile. Quel privilegio consente ad alcuni il perpetuare di situazioni di schiavitù nei confronti di chiunque i maschilisti ritengano inferiori. Ragionando in senso intersezionale il maschilismo oggi non può fare a meno di essere accostato al razzismo, all’autoritarismo, al classismo. Questo non vuol dire che tra le persone nere non vi siano maschilisti o che tra gli antirazzisti e gli antifascisti non vi siano persone sessiste, anzi. Significa invece che il maschilismo è una delle culture di oppressione, su larga scala, in qualunque longitudine e latitudine vi troviate, che accomuna molte persone: uomini e anche donne che il maschilismo lo veicolano come niente fosse. Un’altra forma di oppressione è la bianchezza, il razzismo, e l’altra il classismo. Persone ricche che schiavizzano quelle povere. Persone bianche che schiavizzano quelle nere. Se consideriamo una scala gerarchica tra le varie tipologie di oppressione troviamo uomini che opprimono donne e opprimono altri uomini o le persone gay, lesbiche e trans perché non si conformano alla loro idea di società. In questo caso parliamo di uomini etero.
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Il mio femminismo “imperfetto”
Antonella scrive:
Sono nata in un paesone di provincia da una famiglia molto ordinaria e tradizionalista, per fortuna non bigotta. Una famiglia in cui il quotidiano veniva acquistato tutti i giorni e dove tuttavia il massimo della cultura era rappresentato dai libri di Selezione dal Reader’s Digest che mio padre comprava per corrispondenza. Ho imparato a leggere presto e altrettanto presto ho scoperto che ero troppo maschio per essere una bambina “giusta”. Ho passato la vita a cercare di piacere invece che di piacermi (e a ben vedere ancora non è finita ‘sta storia infame).
Ero piccola ma c’ero già quando la rivoluzione femminista cambiava le piazze e le menti di tante donne in Italia, ricordo i TG e le notizie e le immagini di quei cortei verso cui mio padre esprimeva giudizi sprezzanti: le donne dovevano ovviamente stare a casa, come mia madre, che sfiancata da quattro figli e dalla depressione si ammazzerà a 49 anni, il giorno del suo compleanno.
A proposito dell’aborto in Messico. Decolonizzarsi è una pratica di messa in discussione quotidiana e siamo tutte in processo
Ciao a chi ci legge. Siamo un gruppo di donne italiane che vivono in Messico, ci siamo sempre interessate al contesto in cui viviamo ed inoltre alcune di noi hanno abortito, proprio qui in Messico. Per questo, l’articolo uscito sul blog di Eretica sul Fatto Quotidiano il 9 gennaio ci interpella profondamente e dobbiamo dire che, appena letto, ci siamo chieste: l’avranno rapita e sostituita con qualcun’altra? Le avranno hackerato il blog?
Alcune di noi hanno fatto parte di collettivi femministi italiani e non, così come abbiamo spesso letto il blog “Abbatto i muri” e prima ancora “Femminismo a Sud”. Così, dopo un primo momento di sgomento, abbiamo deciso di scrivere a Eretica per esprimerle le nostre perplessità circa il contenuto del suo articolo, perché l’abbiamo sempre ritenuta una compagna aperta alle critiche costruttive e al dialogo con altre compagne. Di fatti, dopo un breve scambio di mail con lei, abbiamo deciso insieme di pubblicare le nostre riflessioni in merito all’articolo, per condividerle con piú persone possibile e socializzare un altro punto di vista, diciamo, situato.
In generale, l’articolo in questione ci fa interrogare su cos’è il femminismo, cosa sono i femminismi e come si stringono legami di solidarietà dal basso e purtroppo, con molto dolore, dobbiamo ammettere che conferma ciò che spesso le compagne latinoamericane sostengono: che il femminismo ‘bianco’ europeo/eurocentrico a volte è proprio riproduttore di stereotipi. Lo sguardo di questo (nostro) femminismo si fa facilmente superficiale e sommario quando si posa su realtà lontane, perdendo molta della radicalità e soprattutto dell’intersezionalità che rivendica a livello discorsivo. Scrivere di realtà “lontane” ma più in generale di realtà che si conoscono poco è un esercizio delicato, in cui è più che mai necessario tenere presente che il discorso che produciamo costruisce realtà: abbiamo la possibilità di riprodurre narrazioni stereotipate, semplificate, a volte false, a volte romantiche, oppure di cercare di produrne di nuove, il più possibile autentiche, situate, lucide, partigiane e rispettose. Oppure anche di tacere, se sappiamo di non saperne abbastanza: e questo “abbastanza” è sempre relativo.
Quelle femministe che attaccano perché sei troppo svestita o troppo vestita
Dal gruppo di abbatto i muri un’altra traduzione (grazie a Desirée) per facilitare la condivisione di un messaggio importante.
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Lesbiche contro nere, bisex, trans, gay. In passato come oggi!
Vi chiederete se la fase reazionaria delle arcilesbiche attuali sia del tutto nuova o dettata dalle necessità dei tempi bui che stiamo attraversando. Niente di tutto questo. La storia delle lesbiche degli anni settanta dimostra come il separatismo oltranzista, leggasi anti-intersezionalismo, le ha già portate ad escludere persone bisessuali, gay, trans, di altre classi sociali che non fossero borghesi/medie, di altri colori che non fossero il bianco e di altra natura che non fosse la lesbica nata biologicamente femmina. In Italia, come anche tutto il resto dei gruppi reazionari pseudo femministi dell’ultima ora, sono arrivate con decine di anni di ritardo. Oggi si identificano con le Femministe radicali trans escludenti (terf), condividono discorsi omofobi contro la facoltà dei gay di avere e crescere figli, non dicono una sola parola su migranti disperate/i e neppure sulla precarietà. La storia si ripete, perché esse pensano che noi non la conosciamo. Ma noi la conosciamo: tanto e forse anche più di loro e prevediamo le loro prossime mosse proprio perché si muovono con decenni di ritardo. Io l’avevo scritto molti anni fa. Il futuro sarebbe stato questo. Ho cercato di avvertire compagni e compagne ma il futuro ci è piombato in testa come un edificio in crollo. Le pietre, per capirci, non hanno colpito noi. Il rincoglionimento non fa parte della nostra strategia politica. 🙂
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