Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze

Undici consigli per essere un* buon* complice nella lotta

(articolo pubblicato originariamente da Lysandra, Sarah Zouak e Justine Devillaine dell’associazione Lallab a questo indirizzo – traduzione di Luana e revisione di Benz del Gruppo di lavoro Abbatto I Muri)

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Quando noi presentiamo l’associazione Lallab, avviene una cosa buffa: non otteniamo affatto le stesse reazioni! «Noi» vuol dire Sarah, musulmana, e Justine, atea, entrambe cofondatrici di Lallab, realizzatrici della docu-serie Women SenseTour in Muslim Countries e femministe.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Culture, R-Esistenze

Cos’è la decolonizzazione e cosa significa per me

Articolo in lingua originale QUI. Traduzione di Yu (revisione di Leda) del gruppo di lavoro Abbatto i Muri.

di TINA CURIEL-ALLEN

Tina Curiel-Allen, donna di origine messicana residente negli stati Uniti d’America, poetessa, scrittrice, attivista, spiega il significato di decolonizzazione per coloro che non hanno familiarità con il termine. Occorre notare che Tina scrive dalla California, una terra che ora è conosciuta come parte degli Stati Uniti d’America. La sua famiglia ha origini che sono rintracciabili in California, altre parti dell’America del nord, e in Messico. Il suo è un tentativo di esprimersi sulla colonizzazione non generalizzando, ma piuttosto raccontando l’esperienza della comunità alla quale appartiene, includendo gli anziani e gli insegnanti che, dice lei, è stata fortunata a conoscere.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze, Ricerche&Analisi

La necessità di un femminismo decoloniale per Françoise Vergès

Articolo di Rosa Moussaoui pubblicato su L’Humanité e poi ripreso in lingua originale QUI. Traduzione di Benz del Gruppo Abbatto i Muri.

Rosa Moussaoui: In questo libro, avete messo in prospettiva le lotte di quelle che chiamate donne “razzializzate”, evidenziando il loro contributo alla definizione di una politica globale di liberazione. Che cosa guadagnano i movimenti di emancipazione rilevando questa categoria di “razza” forgiata dal capitalismo emergente per legittimare la tratta degli schiavi e la schiavitù? Possiamo immaginare un’altra denominazione oltre a quella di “razzializzato”, che fissa lo stigma e relega in secondo piano l’appartenenza alla classe?

Françoise Vergès: Sono vicina, qui, alla tesi del capitalismo razziale. Il capitalismo, fin dall’inizio, porta in sé processi di razializzazione. Fin dall’inizio, questo sistema ha cominciato a selezionare gli esseri umani, a razzializzare i gruppi. Per il teorico afro-americano Cedric Robinson, i primi gruppi razziali furono gli ebrei d’Europa. Vi erano quindi processi razzisti prima della schiavitù. Ma con la tratta coloniale degli schiavi e la schiavitù, questi processi di razializzazione si sono consolidati, rivestendo  una dimensione globale. Questi processi di razializzazione si rinnovano continuamente. In Francia, oggi, i rom ne sono l’oggetto. Chi sarà il prossimo, non lo so, ma ci sarà. Questi processi sono presenti anche nei dipartimenti d’oltremare: sull’isola della Riunione, con i malgasci o i comoriani; nelle Indie occidentali, con gli haitiani o i dominicani.

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