Un aggiornamento a proposito della discussione sulla strage compiuta dal misogino Elliot Rodger. Già sintetizzavo il dibattito che avviene negli Stati Uniti e concludevo con una ovvietà che dall’esterno riesce immediatamente visibile: tanto scontrarsi tra uomini e donne, ciascuno a strumentalizzare in modo diverso quello che è successo per attribuire la colpa all’altr@, finisce per tornare utile a chi vuole spostare la discussione da una questione centrale che riguarda tante altre stragi già avvenute negli U.s.a. Agli americani puoi dire tutto ma non puoi toccargli il “diritto costituzionale” a possedere un’arma. Quello è un commercio che non si tocca. Non si tocca la lobby delle armi così come in generale non si tocca l’industria repressiva alla far west. In questo non c’è destra o sinistra che tenga: sono tutti e tutte d’accordo. Proposte timidamente avanzate in sede istituzionale vengono bocciate prima ancora che vengano messe in discussione. E gli argomenti che si tirano fuori sono sempre gli stessi, non ultimo quello, di stampo meramente patriarcale, per cui i padri e le madri di famiglia hanno il diritto a tenere un’arma in casa per proteggere, nell’ordine, la proprietà, i beni, i figli e le figlie. Complice di questi ragionamenti è la propaganda razzista da sempre lì a raccontare che gli italiani, i neri, i gialli, i rossi, latinoamericani, arabi, africani, europei, quelli armati di frecce o di lupare, di mitra o di coltelli, comunque i poveri, non fanno altro che progettare assalti nelle case per stuprare le loro donne, rubare i loro beni eccetera eccetera, per quanto i figli alla Elliot Rodger, bianco, ricco, siano fuori dai cliché razzisti e classisti.
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