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Fashion Dead per il nuovo disco dei Basura

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Francesca scrive:

Ciao Eretica, volevo sottoporti questa questione che si sta dibattendo nella piccola Aosta. Un gruppo musicale sta lanciando il nuovo disco utilizzando una serie di immagini di dubbio gusto. Ti incollo qui la loro pagina FB: https://www.facebook.com/basuranoize/?ref=ts&fref=ts

La mia associazione (https://www.facebook.com/doradonneinvda/) ha cercato di capire quale fosse il messaggio che lo shooting voleva comunicare, le risposte sono state in ordine: il silenzio, il dileggio, le argomentazioni più strambe, le accuse di femminismo misogino e bacchettone.

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Fashion Dead: la donna “svenuta” che pubblicizza scarpe

Mentre sulla pagina di Abbatto i Muri si parla di autoaccettazione, di recupero di autostima, di condivisione del proprio disagio che ha a che fare con il proprio corpo, su un’altra pagina qualcun@ pubblica un’immagine che pubblicizzerebbe un paio di scarpe. La ditta che produce le scarpe ha preso però le distanze in modo netto da quella maniera di fare marketing, ma sulla pagina in cui la foto è stata pubblicata una risposta alle critiche ricevute è stata pubblicata giusto qualche minuto fa.

Questa è l’immagine:

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Questa la presa di distanza della Ixos:

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Questa la risposta della azienda che ha diffuso l’immagine:

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Su un post scritto tempo fa raccontavo della Fashion Victim e della Fashion Dead e di come varie aziende utilizzassero la posa della donna svenuta, addirittura morta, per pubblicizzare un marchio. Quello che si fa è restituire un’immagine che ricorda una violenza con glamour. Non so cosa voglia dire la foto con la modella dai jeans un po’ abbassati. In effetti non si capisce cosa pubblicizzi. Le mutande? I jeans? La cosa che salta all’occhio è come l’effetto glamour renda una donna “perfetta”, secondo il modello estetico imposto, anche da svenuta, o precipitata per via dei tacchi, o chi lo sa.

Diciamo sempre che chi si occupa di violenza sulle donne dovrebbe prendere le distanze in modo assoluto dalla vittimizzazione delle donne, evitando di proporre più o meno lo stesso modello che piace a chi fa marketing. La donna livida in volto, graffiata, svenuta, morta, crocifissa, e mai forte, grintosa, viva. Noi non vogliamo essere raccontate così, e mi riferisco alle donne che hanno subito violenza, me compresa. Perché siamo sopravvissute ma siamo forti, a schiena dritta, e sicuramente non usiamo photoshop per proporci con lividi che possano impietosire il mondo.

Resta dunque questa comunicazione che indigna e perciò chi ha ideato questa foto ha raggiunto lo scopo, che è far parlare di se’. Ho esitato prima di pubblicare perché non volevo dare altra visibilità a chi ne ha già tanta ma infine credo sia necessario dato che se ne parla comunque e se ne parla secondo me in modo sbagliato. La corsa alla segnalazione, il tentativo di far cancellare l’immagine, non risolvono niente. Trovo più utile mettere in giro subvertising come quelli ideati e messi in condivisione da Yolanda Dominguez. Notate soprattutto la donna svenuta vicino ai fiori. Non trovate che un’azione antisessista di questo tipo sia più efficace?

Altre iniziative di sovversione comunicativa quiquiquiquiqui. Ricreare immagini con donne di non photoshoppata statura, corporatura, fisicità o con uomini non machisti può essere utile a rendere evidente la bruttezza del fenomeno. Per conto mio farei subvertising anche delle campagne antiviolenza, ma tant’è, ché lì resistono rigide dicotomie e stereotipi. L’uomo ha da fare – sempre – il tutore e la donna il soggetto debole. D’altro canto non per niente di campagne come quelle delle Frangette Estreme ce ne sono davvero poche, direi rare…

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Ps: in giro troverete anche immagini di morte, livide, crocifisse, sono parte di campagne contro la violenza sulle donne. Sapreste distinguerle dalle altre? Poi ditemi qual è la differenza…

—>>>Molte immagini di altre donne “svenute” potete trovarle sul web usando Google, parole chiave: fashion dead. Ne trovate a bizzeffe. Poi digitate “violenza donne”. Vedrete chi fa più a gara a nutrire quell’immaginario.

Allora chiedo: nessun@ vuole mettere in circolo parodie dell’immagine che non ci piace?

#Brand #Femminicidio: Quanto mi paghi se faccio la donna morta?

Del femminismo necrofilo e la “vittima” come modello sociale

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A #MissItalia sfila il modello “vittima di violenza”

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Miss Italia quest’anno va in onda su La7. Non la seguo e non l’ho mai seguita con attenzione, non per pregiudizio nei confronti delle ragazze che tentano la fortuna e che si guadagnano un lavoro mostrando il corpo, ma perché quel che ci vedo io è un richiamo patriottico/nazionale che individua le “italiane” belle, bianche, ciascuna a rappresentare una regione, veicolando un modello nostalgico secondo me ancora fermo agli anni ’50. I gusti sono gusti. ‘Ste ragazze hanno un’età che varia dai 18 ai 23/24 anni e hanno tutto il diritto di sperimentare e fare quello che gli pare. Ricordo che alcune brindarono, virtualmente, quando la Rai, per il calo di ascolti e questioni di budget economico, mollò il programma e io avevo un’opinione un po’ diversa. Ora che il programma viaggia per altre reti il calo di ascolti non mi pare riparato, anche perché della manifestazione non mi sembra si sia parlato moltissimo. Oggi in varie testate spunta invece la notizia che tra le finaliste c’è una bella ragazza campana, non meglio conosciuta se non come quella che era stata picchiata dal fidanzato. Aver subito violenza diventa un valore aggiunto e dunque la sfilata realizza un po’ di ascolti sollecitando un po’ di curiosità attorno a una ragazza che ha vissuto una vicenda complicata – e si spera l’abbia superata – e che rischia di diventare la protagonista di una fiction simil reality.

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#Femminicidio come brand: l’industria della moda ci prova!

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Stavolta è il turno del mondo della moda milanese. Che fanno di bello? Rappresentano un’industria. E cosa fa un’industria? Vuole vendere. Ecco: quello che vedete è il capitale che fagocita i contenuti del brand femminicidio, perché le donne/vittime servono al capitalismo.

Il muro delle bambole, con dichiarazione apocalittica siglata dalle grandi firme della moda (e non solo), restituisce in pieno il senso di quel che già in altre occasioni abbiamo visto.

Ma dato che il mondo della moda espone significati e lotte che includono anche il mio sangue allora ecco due cose da dire a costoro.

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