Per quanto sia attualmente impegnata a pensare alla mia salute ci sono delle notizie che mi raggiungono ovunque. Come quella sulla donna decapitata, per esempio, che dapprincipio, per la stampa, era la compagna del decapitatore, poi era solo una di “origini latinoamericane”, e mancava poco che le dessero della prostituta, poi diventò la colf, con probabile e torbida storia da ricercarsi nelle retrovie degli sgabuzzini, tra un passaggio di cera e una pulizia del cesso, e infine, ma solo infine, diventò la colf ucraina di nome Oksana Martseniuk che viene brutalmente assassinata da un bianco, italiano, benestante, trentacinquenne, malato, con manie di persecuzione, in grado di procurarsi farmaci attraverso internet e di immaginare una vita da mercenario in difesa dello Stato di Israele. Uno che aveva armi, una specie di fanatico che viene respinto perfino quando si offre volontario per guerreggiare in difesa di presunte guerre giuste e che massacra con 40 coltellate una donna che lavorava per mandare i soldi alla famiglia.
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