Ho pensato e ripensato e credo proprio che ci sia chi vuole che le storie delle donne siano “sane e felici”, sul social network più frequentato al mondo, facebook, che ogni giorno mi invia un avviso intimidatorio per dirmi che sono a rischio chiusura pagina e profilo utente e poi mi invita a cancellare post come QUESTO, in cui non mi pare ci siano violazioni al loro codice morale, tuttavia la faccenda diventa palesemente una forma di persecuzione algoritmica. Mi si dice che si desidera mantenere un contesto sano e felice, dunque nessuna delle vostre storie può essere accettabile se non parla di voi felici e senza esposizione di corpi e storie che vi rendono vive.
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Facebook cancella foto storica su molestie fasciste alle donne nere

La ragione “pubblicazione senza il consenso della donna”. Mi è arrivata così, oggetto la pagina di abbatto i muri. Dunque se il revenge porn può continuare senza problemi la storia fascista invece sarà censurata per non indignare i fascisti.
Il post diceva:
Si scrive “madamato”, ma si legge “stupro legalizzato”. Un termine usato nelle ex-colonie italiane, prima in Eritrea e successivamente anche nelle altre colonie, Libia e Somalia. Mussolini col “madamato” permetteva a tutti i fascisti la propria bambina (7-8-9-10-11 anni) dentro il letto. Non solo ai militari, ma anche ai civili. Credo sia ovvio che solo un pervertito pedofilo può permettere tale scempio, una persona normale non la penserebbe nemmeno una schifezza del genere. Tra l’altro sono tante le testimonianze di stupri ai danni di ragazzine che hanno avuto la sfortuna di incontrare Mussolini.
Continua a leggere “Facebook cancella foto storica su molestie fasciste alle donne nere”Facebook cancella una donna stuprata

G. partecipa alla campagna di liberazione dei corpi, per non sentirsi sola, per comunicare malessere e rinascita. Racconta di aver subito uno stupro e come conseguenza di essere sprofondata in autolesionismo e disturbi alimentari. La foto mostra la sua sofferenza, il suo dolore e poi la sua rinascita. Facebook la censura per “promuovere un posto sicuro per tutti”. Per tutti ma non per lei. Come se l’avessero ignorata per la seconda volta. Come se lo stupro subito non fosse abbastanza. Come se raccontare le conseguenze di un trauma fosse un attentato alla sicurezza altrui e non un grido di aiuto alla sorellanza che la accoglie e la abbraccia.
Continua a leggere “Facebook cancella una donna stuprata”Il Gruppo “Azzurre” va incoraggiato e non segnalato
L’altro ieri abbiamo ricevuto alcune segnalazioni per il gruppo “Azzurre” basate sul fatto che nella descrizione c’era un “Sono quattro lesbiche, basta soldi” tratto da una citazione offensiva di Belloli di cui La Falla aveva parlato qualche giorno fa. Senza pensarci troppo e senza verificare ho pubblicato una delle mail che invitava alla segnalazione di massa del gruppo per farlo chiudere.
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Preoccupazioni materne (8°): ti amo, virtualmente!
Lei è una mamma di quelle che fanno della maternità una via per raggiungere vette di santità. Ha il gruppo facebook “Oasi materna“, si è iscritta alla pagina “Cuore di mamma” e partecipa ad ogni discussione in cui anche per sbaglio si ragiona di maternità. Tra lotta per la difesa del diritto all’allattamento naturale e lotta per difendere i bambini da ogni mostro possibile e immaginabile, questa signora, passa su internet buona parte della sua giornata.
Sulla sua bacheca troverete sicuramente mille foto del bambino che cresce, mangia, si sbrodola, fa la cacca, gioca, dorme e per ogni foto c’è un commento strappalacrime, di quelli che piacciono all’Italia nazional/popolare ed evocano un dio/patria/famiglia per ogni frase ripetuta.
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Facebook censura Simone de Beauvoir
E’ la seconda volta che capita e sono convinta che non sia una coincidenza. La gente rosica e mi vuole fare chiudere la pagina, l’account, interrompere e disperdere reti, relazioni e contenuti. Beni preziosi, beni comuni, non miei.
Ecco come la gente usa la censura, incluso quella che difenderebbe la “dignità” delle donne. Consegnando a un ente superiore, una commissione di faccialibro o chi per essa, la possibilità di decidere per noi cosa sia offensivo e cosa no e così si finisce per fare censurare anche l’arte.
Avevo condiviso il link del post di Tiziana Lo Porto in cui c’era una splendida foto, artistica, di un nudo, di spalle, di Simone de Beauvoir. E’ stata segnalata e rimossa da facebook che mi ha bloccato l’account e ha minacciato di chiudere la pagina alla prossima infrazione.
Io so che c’è chi gufa (e segnala) per fare in modo che la pagina di Abbatto i Muri smetta di esistere ma da parte di facebook accogliere queste segnalazioni e censurare un post come quello è veramente una idiozia.
Quello che mi viene in mente ora di dire è che pornografia sono le tante pubblicità idiote su diete e altro che ci vengono propinate ogni minuto. Sono le immagini sessiste di chi mette lì un culo per scriverci sopra una osservazione che finisce sempre con il dare della zoccola a una donna.
Io non segnalo e non chiedo che si censuri nulla ma se non mi si permette di raccontare anche la nudità in maniera antisessista mi chiedo di che cosa stiamo parlando.
Vorrei avere il diritto di esibire nudi autodeterminati, che non offendono le donne e che sicuramente non offendono me. Ad offendermi sono i bacchettoni, puritani, le moraliste e i sessisti e poi le persone che usano facebook come cecchino per fare fuori spazi di chi si vuole far tacere.
Il diritto d’opinione della tetta (censure su facebook)
Qualcun@, chissà chi, ha segnalato un post della pagina facebook di Abbatto i Muri perché conterrebbe nudità. Facebook poi mi dice che la mia tetta è pornografia. Impone di rimuovere tutti i contenuti simili e mi monitoreranno per un po’. Sicché se mi chiudono la pagina nelle prossime ore è perché facebook è bacchettona e perché la gente a cui non piaccio, infine, non potendo fare altro tenta la strada della censura. E questo è.
Non c’è da farne un dramma perché si sa che è così. La tetta, anzi, il capezzolo, a facebook non piacciono, neppure se si pubblica come rivendicazione politica che nulla ha di pornografico. Della pornografia si ha comunque una concezione un po’ retrò. A me quella dei corpi non dispiace. Ma è chiaro che chi segnala non ha neanche, a mio avviso, problemi con la mia tetta, semplicemente usa uno strumento di delazione per censurarti quando non ha altri modi per metterti a tacere. E’ un dispetto. Uno sgarbo. Una meschineria. Ed è di meschinerie che purtroppo sono fatte le “relazioni” controverse condite a furor di squadrism* su facebook.
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