MenoePausa

Il cliente coprofago

Parlando di precarietà e lavoro c’è una delle mie colleghe di telefonia erotica che come me ha una laurea. Lei ha preso pure un master. Avesse saputo che sarebbe finita a fare questo lavoro avrebbe studiato meno, dice, o avrebbe viaggiato, se la sarebbe goduta, forse ora si troverebbe all’estero, almeno potrebbe fare telefonia erotica in più lingue. E non è una frase a doppio senso.

Lei è la più giovane tra noi e ogni giorno arriva, mi dà un bacio sulla guancia, siede alla postazione vicino la mia, e comincia i suoi numeri meravigliosi. E’ brava, si, e fossi stata così sveglia alla sua età avrei probabilmente fatto una gran carriera. Non so in che campo ma certamente sarei andata oltre questo mio momento.

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Sono una badante e lei se l’è fatta addosso

La bambina ultraottantenne che ho in custodia la mattina si è fatta la pipì addosso. E’ la prima volta che le capita da che ci sono io. Stava lì seduta sulla sua poltrona a guardare una tivù che è vero un po’ è da farsi addosso. Un po’ d’urina talvolta la stimola anche a me.

A un certo punto ho visto gocciolare e lei non s’era accorta. Così le ho chiesto di venire su con me che la portavo in bagno. Continuava a chiedermi perché. “Non devo andare” – mi diceva. Non ho potuto fare a meno di dirle che fosse necessario farci belle e profumarci e poi potevamo andare a passeggiare vicino al suo balcone. Così s’è resa conto e ha cominciato a toccarsi i pantaloni e poi la faccia per nascondersi per la mortificazione.

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Il cassetto magico

Stamattina la mia bimba ultraottantenne ha svelato un suo segreto. Mi ha così autorizzato a interrompere il silenzio e ho scovato una sua foto dentro un magico cassetto.

I cassetti delle persone anziane sono magici, lo penso, ché li apri e vengono fuori storie infinitesimali su memorie che son nostre eppure in tanti vorrebbero smaltire.

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Come idratare la patata

Visita dalla ginecologa.

Pronostici sulla mia condizione da pre-menopausa.

Mi chiede se accuso sintomi di qualche tipo.

“A parte la follia?” – avrebbe detto la mia amica, che lo sa bene che mi sono portata avanti sul lavoro. Perciò chiedo di che sintomi si tratta. Cosa dovrei sentire esattamente? Subirò una metamorfosi?

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Toccami sempre

Volevo dire, tra una telefonata erotica ed un’altra, che stamane ho ricominciato a fare da badante alla piccina. L’ho ritrovata accomodata sulla sua poltrona, dito incollato al telecomando, volto grinzoso ma curato, ché la figliola l’ha trattata bene anche se non sembra l’abbia fatta spostare un metro da quella posizione.

Le ho raccontato delle mie vacanze, e si fa per dire, in quella trappola di negozio dove ho impacchettato regali per pochi euro che non mi sono stati ancora corrisposti. Dirle che c’era gente che comprava gran sciocchezze l’ha fatta ridere, tant’è che le ho messo in ridicolo ogni cosa, per distoglierla da quella scatola televisiva.

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Fammi vento

La verità è che certe mattine mi guardo allo specchio e penso di essere talmente brutta e consumata da non riuscire neppure a immaginare di avere qualche possibilità per il mio futuro.

La verità è che provo a farmi coraggio ma lo so da me che il mio domani non esiste perché non c’è un domani per quelle come me. Allora devo adeguarmi a quello che non ho e devo farmelo bastare. Devo lasciar stare i sogni di realizzazione perché me li hanno frantumati contro mille delusioni. Devo accontentarmi di essere quella che sono, una che non ha più tempo e che non può immaginare che domani sarà diverso.

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Il diritto alla cioccolata

Guardo la mia vicina di postazione, che non ha ancora compiuto trent’anni, eppure ha quello sguardo già vissuto di una che la sa più lunga di me. So che ha studiato e non ha mai perduto le speranze. So che ha sperato e non ha mai smesso di studiare. Non ha compiuto passi falsi, niente di deleterio, ma si, forse una birra qualche volta e poi si vive il sesso come vuole, ma sono colpe queste?

Ma che domande sono costretta a farmi, perché precarie e vive significa affrontare anche la santa inquisizione. Ha una capigliatura seria, pare un’impiegata aziendale, diversamente dal mio ricciolo arruffato e dal mio look da girl post quarantenne.

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Il gossip terapeutico

Oggi la bambina ottantenne che ho in cura per tutta la mattinata non sta bene. Non so cosa abbia fatto nel week end, ma io l’avevo lasciata sorridente e ora la ritrovo spenta e con lo sguardo ancora fisso davanti alla tv.

Provo ad attirare la sua attenzione ma è inutile. Proprio non sta bene. Chiamo la figlia per sapere e lei mi dice che è tutto normale. Normale? – dico io. Ma si, normale, mi risponde lei, ché aveva provato a farla chiacchierare ma con sua figlia non vuole fare niente e allora si è riammutolita.

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Lo smalto rosa

Ce l’ho davanti, questa donna bella, le ho detto “buongiorno” e lei ha sorriso. Ora mi riconosce, ascolta e parla. Giusto qualche parola.

Ho portato con me i cosmetici. Ne ho parlato con la figlia e lei è d’accordo. Qualunque cosa è sempre meglio che lasciarla lì impassibile.

Un trucco leggerissimo e poi lo smalto. Le ho massaggiato le mani con una crema. Nel frattempo le dicevo di quella volta che mi ero messa uno smalto così madreperlato che illuminava la strada al buio.

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Belle a passeggio

La bambina ultraottantenne che accudisco la mattina mi è più familiare. Sono trascorsi quattro giorni e ho fatto qualche minuscolo progresso.

Ogni tanto mi osserva. Distoglie lo sguardo dalla televisione e dice delle cose. Esprime delle opionioni sui programmi che vede. Pochi cenni, mentre io già conosco la programmazione televisiva del mattino quasi a memoria.

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La badante televisiva

Primo giorno. Andato. L’anziana signora piazzata in poltrona. Mi accoglie la figlia. Ci diamo il cambio. Io arrivo e lei esce. Mi siedo accanto a lei che finge di non vedermi. O forse non mi vede per davvero.

La osservo e insisto, e seguo i lineamenti del suo viso, le orecchie troppo grandi, fatti di cartilagine e vecchiaia, la bocca ricucita su quei denti falsi, lo sguardo un po’ velato, opaco e l’espressione quasi felice. Guarda uno dei programmi del mattino. L’espressione si ravviva quando c’è la pubblicità. Muove piano un piede, poi li incrocia entrambi, dalle caviglie in giù. Tiene le mani salde sui lati della poltrona. Ancorata, ferma.

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La precaria da compagnia

L’anziana signora è tutta intera. Non l’ho capito perché la figlia mi darebbe sei euro l’ora ma io accetto.

E’ una donna autonoma, resta in poltrona a guardare la televisione, sa andare in bagno ma non si deve affaticare…

Capisco. Cosa dovrei fare?

Le faccia compagnia, può guardare la televisione assieme a lei o leggere qualcosa se gradisce. Comincerebbe alle 8.00. Avrà già fatto colazione. Verso le 11.00 cominci a preparare il pranzo, con poco sale e con gli ingredienti che le dico. Dopo pranzo la accompagna in camera da letto per un riposino e quando si sveglia arrivo io e lei può andare.

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Sei euro l’ora

La sconosciuta mi ha chiamato. Dice che all’agenzia per cui lavora lei non cercano nessuna come me. Mi ha detto che forse potrebbe esserci in futuro. nel frattempo mi dice che c’è una donna che conosce che mi pagherebbe sei euro l’ora per stare un po’ di tempo con sua madre. Donna anziana e malandata ma sostanzialmente autonoma, così me la descrive.

Sarebbe un lavoro in nero e mi ritroverei a invadere un settore che è quello al quale attingono le migranti per campare. La mia nuova amica mi dice che di quel lavoro lei può fare a meno. Garantirebbe lei per me e l’ho ascoltata al telefono, con la sua voce vivacissima, e una vera attenzione nei miei confronti. E’ quanto lei poteva fare e 6 euro l’ora per badare ad una anziana è quello che per ora può bastare.

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Offerte di lavoro e limiti d’età

Avete notato che qualche volta, leggendo gli annunci ricorre questo messaggio?

Il presente annuncio è rivolto ad entrambi i sessi, ai sensi delle leggi 903/77 e 125/91, e a persone di tutte le età e tutte le nazionalità, ai sensi dei decreti legislativi 215/03 e 216/03.

Dunque se esistono dei decreti (quello che riguarda l’età è il 216/03) che stabiliscono che non si possono porre limiti all’età perché allora gli annunci sono pieni di questi limiti?

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Santa precaria

Siamo alle solite. Devo un po’ scegliere. Senza stipendio non posso vivere per conto mio, realizzare nulla che mi appartenga, avere spazio d’autonomia. Semplicemente dipendo da.

La dipendenza tenti di evitarla finchè puoi. Infine ti capita di investire tutto ciò che hai nella famiglia, in una relazione, e allora non hai più nulla e non ti viene restituito nulla.

Non posso scegliere. Non posso andare avanti. Non posso neppure soccorrere mia figlia che ha il suo tempo da vivere che giudico prioritario rispetto al mio ma non ho davvero niente da darle.

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